Sono venuta per la prima volta a Milano 25 anni fa. Era il 1987, Pasqua; da allora ci sono tornata tante volte per lavoro e per piacere, prima di decidere che volevo starci. Era la città che faceva per me, molto più adatta alle mie esigenze rispetto al Veneto con le sue cittadine, i borghi e i bei paesaggi dal mare alla montagna, ma lontanissimi dal mio modo di vivere.
L’occasione di rivedere il centro come la prima volta si presenta grazie alle passeggiate fotografiche che, in un percorso di circa tre ore, mostrano il centro storico “una fetta” per volta, nelle sue varie connotazioni urbanistiche e storiche.

Una bella domenica di primavera ci troviamo in piazza Duomo, luogo simbolico con una storia ricca e articolata.

La folla del mattino è quanto mai varia e noi siamo forse una trentina: Delia, la nostra fantastica guida, fatica un po’ a farsi sentire sopra le voci di passanti, fedeli, personaggi deliranti che lanciano al vento i propri anatemi.
Voltando le spalle al Duomo una sequenza di palazzi vecchi e nuovi si affaccia sulla piazza, l’imboccatura della Galleria, i portici che vanno verso la Rinascente e oltre, incluse le viuzze antiche dedicate ai santi e ai benefattori della città.

Da Corso Vittorio Emanuele vi sono soprattutto eleganti vetrine, dedicate quasi completamente allo shopping. Quante volte i veri milanesi mi hanno raccontato il Corso com’era anni fa, con altri negozi, tanti cinema e addirittura le auto! Ma nessuno mi ha detto che la chiesa di San Babila, pur avendo un aspetto austero, non è antica come si potrebbe pensare e anche la colonna col leone non è una reminiscenza di quando Venezia premette inutilmente alle porte di Milano.
Io mi muovo intorpidita dal sonno e dai pensieri, nel bel mezzo di una spiegazione mi siedo un attimo al sole: davanti a noi delle mura antiche, accanto una chiesetta dove un prete dall’accento strano celebra messa secondo il rito russo, ascoltato dai suoi fedeli che gremiscono anche il piccolo sagrato reggendo tante candele colorate.

Dopo una pausa caffè, breve ma necessaria per svegliarmi davvero, sono pronta per la lunga passeggiata che ci porta su corso Venezia, con tanti palazzi bellissimi…

…sino ai giardini di via Palestro, uno dei tanti polmoni verdi in città, dove sono sbocciati fiori dai mille colori.

Al vicino Planetario la terra si unisce al cielo, i numerosi incontri formativi sono un’ottima occasione per sbirciare tra i mondi lontani delle stelle, anche le più lontane.

A Porta Venezia Milano finiva, questa era l’estremità orientale della città oltre la quale correva addirittura un lungo viale alberato dove oggi ci sono i palazzi e la confusione di corso Buenos Aires. La porta che tuttora veglia all’incrocio di tante vie ci ricorda che per entrare, anche solo con un panino per il pranzo, si pagava il dazio. Questi dettagli di un tempo che fu contrastano fortemente con l’estensione tentacolare raggiunta di recente, tanto che si vede a fatica il confine tra un comune e l’altro.
Milano ebbe legami forti con i Paesi d’Europa che diventarono nazioni molto prima e meglio dell’Italia, ma larghe fasce della popolazione furono vulnerabili in occasioni terribili come le grandi pestilenze, di cui oggi rimane il ricordo nel vicino lazzaretto. Né grande né piccola, Milano non ha nulla in comune con le vere città europee delle quali si ostina a voler copiare i modelli di sviluppo, anche perché con i personaggi che l’hanno governata negli ultimi anni era davvero difficile sperarci.

Altri palazzi stupendi sorgono dal lato opposto, dove ha trionfato quello stile liberty di cui Milano va ancora giustamente orgogliosa.


E protetti come si conviene a un bene da tutelare, nel giardino di palazzo Invernizzi si trovano tanti fenicotteri rosa.

Non li vedevo da 25 anni, quando feci la mia prima passeggiata in giro per il centro di Milano con la mia amica Elena, conosciuta l’estate precedente a Londra.

Non ci avevo più pensato in tutto questo tempo, che strano, mi ci è voluta questa splendida passeggiata fotografica per tornarci.
Certo che anche Milano è un’ostrica, non svela le sue parti più belle a un visitatore frettoloso. Chi viene qui per lavoro non ha tempo di curiosare in centro tra palazzi antichi e giardini nascosti, botteghe eleganti e negozi per gourmet. Mi arrabbio ogni volta che qualcuno afferma “Milano è brutta” perché vuol dire che non la conosce. Non si può dire che Milano sia brutta, eppure questo è un diffuso luogo comune per chi ci passa solo le ore necessarie per lavoro, chiuso in ufficio o in palazzi anonimi o nelle fabbriche dell’hinterland, costretto a seguire ritmi frenetici. Ed è normale a fine giornata scappare verso un’altra destinazione o tornare a casa. Oppure, chi resta la sera “rischia” di farsi travolgere dalla movida in quartieri costruiti per spennare soldi alla gente, tra divertimenti d’effetto ma effimeri, vuoti.
Ecco, Milano è un’ostrica ma è anche una prostituta, una di quelle vecchie prostitute d’altri tempi, grosse e accoglienti, che prendevano tra le proprie braccia gli uomini per un breve tempo, per riscaldarli e lasciarli andare, dopo un intenso momento d’intimità, più poveri e più soli ma in qualche modo soddisfatti. Peccato che proprio per questo Milano abbia anche una fama poco invidiabile di città cara, carissima, ma questa è un’altra storia.
Ripenso al mio primo giro di perlustrazione a Milano, 25 anni fa con Elena, soprattutto quando sono sola, camminando per strade che mi piacciono, che oggi mi appartengono e mi suscitano ancora emozioni e ricordi. Sto qui da un tempo indefinito, ero già qui ancor prima di venire ad abitarci. Direi che ho fatto tutto quello che potevo e ora posso guardare avanti, magari altrove.
Grazie ancora ai compagni di passeggiata vecchi e nuovi, dai più fedeli e conosciuti a partire da Delia “the best guide in town”, Arcangelo, Gabriella, Gianni, Guido, Isabella, Ivana, Lucia, Roberta, Roberto, Serena, Sergio, Wally, agli amici che incontrerò a una proiezione di viaggio o alla prossima passeggiata!
Le foto attuali sono di SERENA – ISABELLA – GABRIELLA che ringrazio, in attesa di sviluppare le mie diapositive.
Questo era il programma del primo aprile:
Una cattedrale al posto di due …
El Sciur Carera
S. Babila e il leone della Serenissima
La Ca’ di Ciapp e i palazzi di C.so Venezia
Villa Reale e il suo giardino all’inglese
Il Civico Planetario
I Bastioni: la passeggiata in carrozza della nobiltà
L’architettura Liberty milanese
C’era una volta un Lazzaretto
Prossimo appuntamento sabato 21 aprile con il sestiere di Porta Ticinese. Peccato che non ci sarò!

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5 comments

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brava.
buon viaggio.

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Eccomi qui, cara Roberta! Non ho resistito a venirti a trovare e non potevo trovare post migliore sulla mia città, da tanti bistrattata! Mi sei ancora più simpatica! A presto, ora ti inserisco nel mio blog roll!!

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ma figurati, io ADDORO milano anche se ora sono di ritorno nella mia terra natia a nordest. buona lettura, fate da mangiare delle cosine troppo buone nel BB mi sa che uno di questi mesi vengo a trovarvi, siete aperti tutto l’anno? 🙂

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Ciao Roby, tra tardo autunno e fine inverno siamo chiusi. In pratica tra ottobre e metà marzo. Me ne torno a Milano. Se, però, qualcuno volesse trascorrere qualche giorno al B&B lo apriamo ma, per motivi di costi, non riscaldo l’intera casa per una o due notti. Almeno per un soggiorno di tre notti. 😀

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perfetto, grazie x info, al momento sono super presa e non posso fare previsioni almeno fino al mese di otttobre. preferisco consultare le amiche prima di farti una richiesta specifica, a presto ROBERTA

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