ADIS – ottima zuppa di lenticchie, da assaggiare nelle case nubiane e nelle bettole lungo la strada
ARGO – isola di 4 x 20 km raggiungibile in auto quasi sempre, infatti il canale che la collega alla terraferma è inondato solo durante le piene del Nilo. Al suo interno si trovano le rovine di Tabo ma non l’abbiamo trovato (le missioni archeologiche svizzere hanno portato via quasi tutto). Argo è più comoda da raggiungere dell’altra isola, Sai, situata più a nord e rappresenta quindi una comoda alternativa di visita. In auto si osservano edifici pubblici ben tenuti, giardini fioriti con buganvillee pendenti dai muretti, case dipinte di bianco alle pareti esterne e splendidamente decorate all’interno. Si può alloggiare in una casa nubiana, noi abbiamo visitato la bellissima casa accanto alla moschea, utilizzata soprattutto dagli archeologi dell’università di Ginevra in missione. Dal primo piano si gode di una splendida vista sul Nilo e gli orti, dove le operazioni sono ancora svolte manualmente.
AMARA (non visto) – per i patiti di archeologia, era una città coloniale in epoca egizia e conserva i resti di un tempio dedicato a Ramses II. Arrivarci è complicato per le cattive condizioni delle piste.
ATMUR DESERT – il deserto che inizia a sud di Karima presenta finalmente le dune e l’ambiente che ci aspetteremmo e ospita una foresta pietrificata risalente al Pleistocene (28 milioni di anni fa).
BABBUINI – se ne trovano famiglie intere nella parte a est sia a Kassala sia lungo la strada, ma abitano soprattutto nella parte centrale del Sudan.
BAYUDA DESERT – deserto sassoso racchiuso nella grande ansa del Nilo, abitato da nomadi prevalentemente della tribù dei Bisharin. Sulla piana desertica spiccano antichi coni vulcanici finché, tra gli ultimi tratti pianeggianti, all’orizzonte si scorgono il verde delle coltivazioni attorno al Nilo e il grosso profilo del Jebel Barkal.
CAPELLI – i capelli dei sudanesi sono quasi sempre neri, crespi, grossi, ricci. Anche in Sudan, nonostante io invece abbia i capelli castani e lisci, vado dal parrucchiere per una immersione di quasi 2h nelle chiacchiere femminili di un salone, dove mi diverto anche a vedere le altre clienti. Esco con una testa “tutta nuova” e uno splendido tatuaggio all’henné sul braccio.
CAROVANA – le centinaia di cammelli (dromedari) che percorrono le piste del deserto sono spettacolari ma nulla è più serio dei convogli che, da varie zone del Sudan, salgono verso nord alla volta dei souk di Assuan e Cairo. Si vedono centinaia di carcasse dei poveri animali che non sono riusciti a resistere al caldo e al percorso di stenti, a volte lungo anche più di 1000 km.

imm003_sudan38
CATARATTA – il Nilo scorre lentamente verso nord, le sue acque si fanno turbolente, soprattutto nella stagione delle piogge, all’altezza delle sei cataratte da Khartoum ad Assuan. Di queste solo un paio sono visitabili, la sesta e la terza, mentre le altre sono state cancellate dalle dighe.
CINA – da anni ha colonizzato appalti e infrastrutture in Africa, da scambiare con minerali, petrolio, energia. Dopo strade e dighe, le grandi opere principali, in futuro i cinesi saranno ancora in Sudan e nel resto dell’Africa, ovviamente con l’impiego di capitali, società, maestranze e operai cinesi e con vantaggi minimi per i sudanesi.
DARFUR – questa ricca e ampia provincia, collocata a sud ovest di Khartoum, è purtroppo tristemente famosa per il lungo conflitto, che ha coinvolto sia gli abitanti locali sia gli occidentali a causa della sua posizione strategica e soprattutto dei ricchi giacimenti di petrolio.
DERVISCI – nulla a che vedere con i dervisci rotanti turchi, i dervisci danzanti del Sudan si riuniscono il venerdì pomeriggio presso la tomba di Hammad al Nil. La cerimonia è sentita, per nulla turistica, in 2h abbondanti si vedono i dervisci vestiti con una tunica bianca e verde, prima in piccoli gruppi poi con altri adepti sempre più numerosi. Cantano, ballano e mettono in atto una processione molto coinvolgente, vale davvero la pena assistervi.

imm026_sudan14

DIGHE – le ultime grandi opere costruite a bloccare il corso del Nilo ed imbrigliarne le acque, a scopo commerciale e di produzione energetica, ma con enormi conseguenze ambientali e sociali.
DONGOLA – città collocata in un importante snodo stradale, finalmente asfaltato, che collega il nord del paese alla capitale. Sede di importanti commerci da secoli, Dongola ha dato i natali ad alcuni personaggi che hanno contribuito alle vicende storiche recenti del Sudan.
DONGOLA AL AJOUZ (UNESCO) – oggi è quasi una città morta, con le rovine degli antichi tesori sommerse dalla sabbia, ma ospita tre distinti insediamenti: le qubbe, edifici conici che fungevano da tombe dei marabutti o santoni musulmani; i resti di un castello (poi monastero e moschea) di epoca medievale circondato da numerosi edifici in mattoni adibiti a usi civili; una bellissima cattedrale sulle sponde del Nilo con capitelli e colonne di granito. Dongola era infatti la capitale del regno di Makuria, attivo per quasi 1000 anni tra il VI e il XV secolo.

imm020_sudan47
DROMEDARIO – la nave del deserto fornisce latte, sterco e un mezzo di trasporto insostituibile da vivo, carne e pelle da morto.
DONGOLA AL AJOUZ –
ED DAMER – cittadina situata alla confluenza tra i fiumi Nilo e Atbara, ospita scuole coraniche attive dal XVII secolo, forse fu sede di scuole sacerdotali già in epoca meroitica. Oggi è soprattutto un luogo di transito, sia per le carovane che attraversano il deserto nubiano in direzione di Assuan e dei grandi mercati egiziani, sia per i commerci che si svolgono su moderni mezzi a motore.
EL KURRU – altra necropoli della XXV dinastia dove si possono osservare i diversi stadi di costruzione e sviluppo delle piramidi e delle tombe. I due tumuli meglio conservati sono dedicati al re Pianky e alla moglie, dipinta sul letto di morte in posizione prona. Si visitano scendendo ripide scalette in un ambiente angusto, ma la bellezza degli affreschi ivi conservati ripaga ampiamente il sacrificio e ci trasporta in un ambiente molto simile, in piccolo, alle piramidi di Giza e Dahshur nonché alle tombe della Valle dei Re a Luxor.
EMERGENCY – da 18 anni l’organizzazione italiana fondata da Gino Strada fornisce cure mediche gratuite alle vittime civili delle guerre, in Sudan è presente a Khartoum e nei tre centri pediatrici di Mayo, Nyala e Port Sudan.

imm001_ns09
FASULIJA (fagioli e verdure in padella), FELAFEL (polpette di ceci), FUL (minestra di lenticchie rosse) – le principali portate di un pasto nubiano sono semplici ma ottime, genuine, freschissime.
GEDAREF – città collocata sulla strada principale, asfaltata, che unisce Khartoum a Port Sudan, circondata sia da coltivazioni di cereali sia da aree incolte con alberi simili ad acacie. Nel tratto di strada tra Wadi Medani e Gedaref, massicci montuosi scuri e blocchi granitici sono ricoperti da alberi, inclusi alcuni baobab, e gli “abitanti” principali sono nutrite famiglie di babbuini.
GEZIRA – l’isola fertilissima situata a sud est di Khartoum, alla confluenza tra Nilo Bianco e Nilo Azzurro. Wadi Medani ne è il centro principale, un tempo era coltivata soprattutto a cotone ma oggi presenta soprattutto campi di grano e altri cereali.
GHAZALI – un antico monastero copto di cui rimangono i resti dell’edificio sacro con la netta distinzione tra le navate, l’abside e le mura esterne, dove vivevano i monaci.
HENNE – colorante in polvere estratto dalle foglie e rami, essiccati e macinati, della pianta del genere Lawsonia. Si utilizza per colorare i capelli e produrre tatuaggi temporanei su mani e piedi.
INFIBULAZIONE – la principale mutilazione genitale femminile è una pratica ancora diffusa in Sudan e in altri paesi, consiste nell’asportazione del clitoride e parte delle piccole e grandi labbra. Dovrebbe togliere alla donna la possibilità di provare piacere nel rapporto, oggi finalmente molte famiglie e i giovani si rendono conto che è meglio non praticarla.
JALABIYA – lunga tunica bianca o colorata indossata da uomini e donne, si porta sopra i vestiti.
JEBEL BARKAL – UNESCO. Alla base di questa montagna sacra, imponente, visibile da decine di km di distanza, c’è un complesso di templi risalenti al nuovo regno che costituiva il centro spirituale di Kush. Se gli scavi proseguiranno se ne potrebbe dimostrare l’estensione fino alle rive del Nilo, attraverso una serie di viali attualmente sepolti sotto la sabbia, tanto che il Jebel Barkal è stato soprannominato la “Karnak del sud”. In attesa di vederne un riscontro preciso si può ammirare l’estensione e la varietà delle rovine salendo sulla sommità della montagna: un rapido sentiero permette di salire tra le rocce, per poi lasciarsi scivolare sulla sabbia dal lato opposto. Ma girando intorno alla montagna all’alba o al tramonto se ne possono ammirare i tesori più da vicino: il tempio principale, costruito sotto Ramses II e dedicato ad Amon, è preceduto da un viale ornato da statue di granito nero, il corpo centrale poggiava su enormi colonne di marmo ed aveva le pareti decorate con pregevoli geroglifici. Gli scavi hanno portato alla luce parte degli edifici: templi, tombe e santuari costruiti tra la XVIII e la XXV dinastia; è stata accertata la presenza di templi scavati nella roccia anche se sono visibili solo pochi resti, parzialmente crollati. Forse si trattava del tentativo fallito di costruire qui un enorme tempio votivo, come il contemporaneo complesso di Abu Simbel in Egitto. Le piramidi situate all’estremità occidentale del sito arricchiscono il mistero che circondano Jebel Barkal: per la loro forma slanciata ma con gli spigoli arrotondati sono affascinanti e misteriose, in quanto prive di riferimenti temporali o informazioni dettagliate sulla loro storia e funzione.
JEBEL DOSHA – è il punto più alto del ns giro, dista poco più di 400 km da Assuan e meno di 100 km da Wadi Halfa, il punto di confine con l’Egitto. Anche Jebel Dosha doveva avere un valore spirituale perché il versante a strapiombo sul Nilo presenta vari geroglifici. Dalla cima del Jebel si può spaziare con la vista per centinaia di km in lontananza.
JEBEL TOTEEL – le montagne che fanno da sfondo a Kassala.

imm012_sudan9
KAGBAR 3RD CATARACT – in un ambiente stretto tra i verdi palmeti sulla sponda destra e l’aspro deserto libico sulla sponda sinistra, si trova la terza cataratta del Nilo. Con la costruzione delle dighe la quinta e la quarta cataratta sono scomparse, e quella di Kagbar è oggi quasi l’unico luogo dove nei periodi di piena si possono ammirare le irruente acque del Nilo. La vista migliore si gode salendo in cima alle rovine del forte ottomano, evidentemente questa zona era contesa sin dall’antichità, molti edifici sono stati posti a guardia del fiume.
KARIMA – cittadina anticamente al centro della civiltà di Napata, comoda base per le escursioni nei numerosi siti, oggi è sede di un importante mercato giornaliero (l’ultimo sulla via verso nord) ma non ha ancora sviluppato né la trasformazione dei prodotti agricoli, né le infrastrutture (ferrovia) o la produzione manifatturiera, come avrebbero voluto gli inglesi in epoca coloniale.
KASSALA – la grande città situata quasi al confine eritreo, a est, e non distante dal confine etiope, a sud, è dominata da grossi monoliti tra i quali Jebel Toteel è il più noto. Qui vive un crogiolo di etnie, che ha nei Rashaidia il gruppo principale, con lineamenti ben diversi da quelli delle tribù nubiane o della capitale. Per la posizione geografica particolare è stata oggetto di contese e va visitata con cautela, soprattutto nei dintorni che sono ancora pesantemente presidiati dalla polizia: nel sobborgo di Wad Sherifa si trova un enorme campo di profughi eritrei che ospita più di 100.000 persone. Ma anche nel centro città, estremamente sicuro, è difficile scattare fotografie. A Kassala si trova una folta rappresentanza di americani in “missione di pace”, di forze dell’ONU e diverse ONG; si visita tranquillamente in una giornata per scoprire i meandri del grosso mercato, girare nel bel giardino pubblico per poi salire tra grosse pietre squadrate fino in cima al Jebel Toteel magari inseguendo i numerosi babbuini che vi abitano. Infine ci si riposa con la bella vista della città che si gode proprio dalle pendici di Jebel Toteel, sorseggiando una bibita sotto le frasche del parco – giardino stupendamente decorato che gli abitanti vi hanno ricavato.

imm006_sudan11

KAWA – i resti di un tempio scavato quasi 80 anni fa si ergono presso il Nilo. Richiamano la splendida epoca di Akhenaton e Tutankhamon ma purtroppo ne rimane davvero poco e, se non c’è il custode ad accompagnarvi nella visita, se ne apprezzano solo l’impianto costruttivo perché la sabbia ha sommerso la gran parte delle colonne e dei geroglifici che erano stati portati alla luce.
KERMA (UNESCO) – fu la sede dell’omonima civiltà, fiorita a partire dal terzo millennio a.C. e poi conquistata dagli egizi intorno al 1.500 a.C. Conserva addirittura testimonianze più antiche, risalenti al neolitico, fondamentali per ricostruire l’intera storia africana e le migrazioni dei popoli in epoca preistorica. All’epoca, come dimostrano i graffiti con le raffigurazioni di grossi animali selvatici, queste terre erano fertili e coltivabili, poi iniziò il processo di desertificazione che, lentamente, prosegue ancor oggi. Non a caso Kerma è sede di un piccolo delizioso museo organizzato in modo moderno ed efficiente che, visitato alla fine del percorso, ne mostra i reperti migliori e ne spiega i dettagli. E non a caso la defuffa occidentale, un cumulo squadrato costruito con mattoni crudi, è il principale edificio rimasto in piedi nel sito, e viene paragonato ad altrettanto importanti siti del Sahel dalle analoghe caratteristiche costruttive. Migliaia di tombe di diverse epoche storiche, con i resti di centinaia di persone e animali morti o sacrificati, sono state portate alla luce assieme a ricchi corredi funerari.
KHARTOUM – la capitale sudanese è oggi un immenso cantiere aperto dove compagnie locali e (soprattutto) internazionali stanno mettendo a punto opere, infrastrutture, mega alberghi per renderla sempre più accogliente. In assenza di una storia propria con solo 200 anni circa di vita e un poco glorioso passato coloniale, costruito soprattutto da e per gli inglesi, non aspettiamoci nulla di emozionante. I viali alberati, i palazzi, il souk del Cairo o di altre capitali sono lontanissimi, eppure Khartoum ha il fascino démodé di una città in evoluzione. Le strade non sono asfaltate nemmeno in centro città, in zona Souk el Arabi, dove per tutto il giorno accanto ai negozi veri e propri si svolge un chiassoso mercatino in strada dove la gente vende quello che ha: generi alimentari, schede telefoniche, prodotti per la casa e per la persona. Localini, caffè e ristoranti con giardino si susseguono l’uno accanto all’altro in riva al Nilo, e di fronte svettano i grattacieli degli hotel cinque stelle di grandi catene. Andare a zonzo senza meta è facile e divertente, tra edifici sacri e palazzi pubblici, sedi di scuole e università che si annunciano con cartelli enormi, ma guai a fotografarli.
KHAWADJA – nome con cui in Sudan si identifica lo straniero bianco.
LEZIZ – delizioso, un nome da ricordare quando i nubiani ci fanno assaggiare qualcosa, ma anche il ns ristorante preferito di Khartoum.
MANI – le mani e i piedi, anche tatuati, e gli occhi sono la parte del corpo più “esibita”; le mani sono particolarmente curate, una stretta di mano ci permette di entrare in contatto con i Sudanesi.
MEROE – UNESCO. Con oltre 40 costruzioni è il maggiore gruppo di piramidi del mondo, raggruppate nella necropoli (nord e sud). Meroe presenta lo schema costruttivo proprio anche degli egizi: la città dei morti con i luoghi di culto in un luogo deputato e, distante, la città dei vivi sede delle attività commerciali, degli edifici pubblici ecc. Dalla necropoli si gode uno splendido e indimenticabile panorama, consiglio di visitarla dal tardo pomeriggio. Questa visita personalmente mi ha tolto il fiato per l’emozione, nonostante alcune piramidi siano state davvero maltrattate, o ricostruite con un intento poco conservativo. Della seconda, purtroppo, si gode un po’ meno anche per le scarse indicazioni (frecce, cartelli). Speriamo che gli scavi in corso restituiscano nuovi tesori celati sotto la sabbia. Meroe resta comunque un momento altissimo del viaggio.

imm004_sudan56
MEROWE – l’antico tempio di Napata fu costruito da Taharqa e dedicato a Amon, pochi resti ne sono visibili ma sotto la sabbia è ancora tutto da scavare, e intorno c’è il brulichio della città di oggi.
MULWAD – bianchissime case dai portali dipinti si stagliano su un cielo blu, sullo sfondo un palmeto invoglia a curiosare oltre, dove un lungo orto coltivato a cereali e legumi è irrigato con l’acqua del Nilo, grazie a un sistema di canali solo in parte automatizzato. Visitiamo la scuola, per 1h siamo circondati da decine di ragazzini, curiosi, chiassosi e carini. Altri villaggi nubiani sono visitabili per gustare la genuina ospitalità della gente, per vedere come vivono e lavorano.
MUSAWWARAT ES SUFRA – stupendo complesso di templi dedicati al leone (tempio di Apedemek) e all’elefante, è circondato da un’ampia cinta muraria e vi si accede attraversando un bell’ambiente di savana con sparuti alberi di acacie. Al mattino si può assistere alla raccolta d’acqua dai pozzi, che i nomadi delle tribù Shaiqiya effettuano con l’aiuto di asini.
NAGA – leoni e serpenti sono rappresentati in questo favoloso complesso, sia con le divinità egizie (tra cui Amon, Iside, Osiride) sia con immagini di battaglie; una grande testimonianza, assieme al pregevole chiosco di epoca greco romana, dei rapporti intrattenuti in tempo di guerra e di pace.
NILO – il Nilo è il fiume più lungo del mondo (oltre 6.600 km) assieme al Rio delle Amazzoni. Khartoum si trova alla confluenza tra il Nilo azzurro originato in Uganda, e il Nilo bianco proveniente dall’Etiopia, come si vede dal vecchio ponte di ferro. Il Nilo dà la vita a milioni di persone, anche grazie ai numerosi tributari tra i quali l’Atbara, anche se due terzi delle acque sono disperse per evaporazione.

imm003_sudan35
NURI – la necropoli di Napata, costruita dal re eretico Taharqa, che consta di tante piramidi molto più piccole delle piramidi egizie, dalla caratteristica forma digradante.
OASI – le molte oasi nel deserto libico non sono né facili da raggiungere, per le cattive condizioni delle piste, né da visitare; la polizia dà i permessi con fatica adducendo generici “motivi di sicurezza”; ne avevo fatto un elenco al corrispondente (ILAL – SHEMSI – SOWANI – AL GHEBA) ma non ci siamo andati.
OMDURMAN – a meno di 40 km a nord di Khartoum, sulla sponda occidentale del Nilo, si trova questa cittadina sede di un grande souq quotidiano, dove si può acquistare davvero di tutto e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi si possono fare acquisti di generi alimentari, mobili, prodotti vari (nella parte scoperta), souvenir (principalmente nella parte coperta), in zone ben distinte per settori merceologici. Una visita di venerdì diventa l’opportunità per passare anche un paio d’ore presso la tomba (qubba) di Sheikh Hammad al Nil venerato dai dervisci danzanti, che cantano, ballano e sfilano in processione. La cerimonia è sentita, per nulla turistica, vale davvero la pena assistervi.
PONTON – KUKKA è l’unico posto dove abbiamo trovato il traghetto per attraversare il Nilo, per il resto i ponton sono stati quasi del tutto rimpiazzati da ponti veri e propri. Finalmente attraversiamo il Nilo dal ponton, ovvero su una vecchia chiatta che carica le ns auto assieme ad altri mezzi e persone, per trascorrere una bella 1/2h sul fiume. Oggi i ponti hanno sostituito quasi completamente i ponton, rendendo il viaggio meno romantico per noi ma più efficiente per i sudanesi.
PORTE – le porte delle case nubiane sono sempre belle, anche se decorate solo con pochi motivi istoriati, oppure con disegni geometrici dai colori sgargianti.

imm011_sudan16
QUBBE – le tombe a forma di cono dove sono seppelliti i marabutti o santoni musulmani, oggi luogo di pellegrinaggio dei fedeli.
RASHAIDIA – tribù diffusa nel nord est del Sudan (costa del mar Rosso) sino Kassala e all’Eritrea.
SABU – un buon luogo per fare una sosta veloce tra le palme e ammirare dei semplici graffiti.
SAI (non visto) – isola di 5 x 12 km raggiungibile con una navigazione su feluca, la si può percorrere a piedi o in tuktuk. I ritrovamenti archeologici risalgono alle tante civiltà che vi si sono avvicendate: kerma, meroitica, napatea, egizia, cristiana, islamica e ottomana. Sai è oggi un grande e fertile giardino, se si è fortunati vi si può anche alloggiare in case nubiane.
SCARIFICAZIONI – le deformazioni cutanee praticate ancor oggi, in Sudan come in altri paesi africani, con motivi geometrici che permettono di distinguere gli appartenenti delle diverse tribù. Si ottengono tramite dolorosissimi tagli e bruciature che diventano cicatrici permanenti sulla pelle del viso, o della schiena o sugli arti, servono anche per coinvolgere la persona nella vita del gruppo.
SEDDINGA – del tempio, costruito nel 1.400 a.C. rimane poco più di una colonna, tutto intorno sorgevano ben 400 piramidi di una immensa necropoli ma quasi nulla oggi è visibile, mentre i tesori rinvenuti sono sparsi tra i musei di Khartoum e Pisa.
SELIM – villaggio carino presso il Nilo, per noi luogo di passaggio e alloggio in una casa nubiana.
SESIBI – di questo tempio fatto costruire da Akhenaton, il re eretico, rimangono in piedi solo due colonne ma si visita comunque con piacere.
SHABALOKA 6TH CATARACT (non visto) – la sesta cataratta del Nilo si trova circa 40 km a nord di Khartoum: dovevamo vederla alla partenza del tour, ma purtroppo non abbiamo avuto tempo. A onor del vero, a dicembre, si vede ben poco delle turbinanti acque del fiume.
SHENDI – strategicamente collocata su antiche vie carovaniere, Shendi è circondata da una fertile campagna che produce tutto l’anno frutta e verdura. Il ricco mercato è assai piacevole da visitare anche se è meglio non fare fotografie o camuffarsi nell’atto di fotografare, vedere diario giornaliero.
SOLEB – questo tempio, costruito nella stessa epoca in cui splendeva la civiltà di Luxor, è dedicato ad Amon: ci è arrivato in ottime condizioni, è decisamente uno dei siti più belli che abbiamo visitato. Alcuni tesori rinvenuti a partire dagli anni ’50 dalla missione dell’università di Pisa non sono più qui, ma è ben visibile l’impianto architettonico. Sia le colonne rimaste in piedi, simili a quelle del tempio di Karnak, sia quelle cadute a terra raccontano conquiste, feste e commerci più che storie di spiritualità. Percorrere il tempio in tutta la sua lunghezza è un po’ come visitare uno stupendo piccolo museo a cielo aperto.
TOMBOS – quello che oggi è un villaggio diciamo non ben curato era anticamente la cava di granito più importante della Nubia, dal quale furono estratte le pietre migliori per le sculture che oggi troviamo nei siti e nei musei. Peccato che la visita alle cave si svolga soprattutto tra ricoveri di capre e immondizia diffusa con una sola grossa statua visibile distesa a terra, abbandonata. Ma se, come è successo a noi, il guardiano si prodiga per mostrarvi anche le bellezze sparse lungo il fiume, nei pressi del Nilo avrete la gradita sorpresa di scorgere incisioni rupestri e geroglifici, in un bell’ambiente naturale che prelude alla terza cataratta, situata solo 20 km a nord. In questi luoghi infatti correva il confine meridionale del territorio, segnalato e difeso con impegno dagli Egizi.
SUDAN – Colorante utilizzato nell’industria chimica e conciaria per conferire colore rosso al peperoncino e derivati, alla curcuma ecc., la legislazione europea ne ha spesso denunciato la tossicità sequestrando derrate contaminate provenienti dall’India, Turchia e vari Paesi africani.
TRIBU’ – nel ns viaggio abbiamo incontrato fra gli altri Beja, Rashaidia, Shaiqiya ma vi sono oltre 100 tribù e clan, o sottogruppi (ad esempio i Bisharin appartengono al gruppo Beja).
WADI MEDANI – il capoluogo della regione di Jezira è definita proprio così dai sudanesi, un’isola con terra fertilissima, intensamente coltivata, anche se ai bordi della strada abbondano la sporcizia e le carcasse di animali morti: i capi più deboli non sopravvivono alla transumanza verso l’Egitto.
ZENZERO – fresco, essiccato, in polvere, lo si trova ovunque, io lo mettevo ogni giorno nel caffè.

Ti è piaciuto questo post? Allora leggi anche gli altri, li trovi qui:

Salaam Sudan

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *