Non sarà un elenco “dall’Afghanistan allo Zimbabwe”, inizio con l’acqua e finisco con lo zaino. La lettera più rappresentata è la C. Grazie alla vulcanica Silvia Ceriegi di Trippando per farci divertire e scervellare con le sue 1000 idee, che si leggono chiare e tonde sul suo blog, in particolare qui:
http://trippando.com/2012/07/24/abc-co-blogger-allarrembaggio/

Invito cinque amiche blogger a scrivere il loro ABC:
ANNA
annachef/wordpress.com
DIANA
camelcrossingksa/blogspot.com
LORELLA
laberettina/blogspot.com
OLIVIA
killingsnobbery.com
SANJA
strangerinmilan.com

Buona lettura!
Gamberettarossa

ACQUA – bere tanto fa bene, e l’acqua è la compagna più preziosa in ogni viaggio: l’acqua che sgorga dalle fonti alpine, l’acqua del rubinetto ove possibile, che alcuni dalle mie parti chiamano “acqua del sindaco” ma anche le acque minerali che si devono acquistare in abbondanza nei paesi in condizioni igieniche non ottimali. In Israele per sbaglio un compagno di viaggio ha bevuto a garganella da una grossa bottiglia di plastica, per poi scoprire che la sua ragazza ci aveva messo dentro l’acqua santa da una chiesa di Nazareth, curioso no? Tranquilli, non c’è stato alcun effetto collaterale, l’acqua era davvero santa e anche sana!
AEROPORTI – tempo fa ho contato il passaggio in più di 100 aeroporti nelle mie peregrinazioni, ora non li conto più. Nel 1996 presi 60 aerei in meno di sei mesi. Partenze, arrivi, check in, dogana, controlli, metal detector. Tutti uguali o quasi. Ci passo ore tra un volo e l’altro, di alcuni conosco i riferimenti utili, primi fra tutti i bagni ma naturalmente anche i negozi duty free e gli store dei marchi internazionali, come il caffè Starbucks, con la sua rassicurante insegna verde e nera e con l’utilissima, per chi la usa, connessione wi-fi. Gli aeroporti sono dei non luoghi per certi versi, ma in realtà sono una fantastica fonte di conoscenza e ispirazione per un’anima nomade come me. Mi piace specialmente sedermi in disparte a un gate, possibilmente non il mio, e osservare il passaggio di centinaia di persone diverse, che corrono e si incrociano e se va bene si scambiano uno sguardo veloce. Mi piace vedere cosa danno da mangiare nei ristoranti più o meno di lusso: tutto il cibo è carissimo in aeroporto, ma spesso è meglio di ciò che viene servito in volo quindi, a volte, faccio un investimento. Anche le bevande non scherzano, oltre al caffè ho imparato a essere indulgente con me stessa e concedermi una birra, soprattutto quando sto per trascorrere le mie vacanze in un paese musulmano dove, si sa, gli alcolici sono merce rara o inesistente.

AMICI – quante amicizie nascono in viaggio? Negli ultimi anni ho viaggiato sempre in gruppo, un modo di conoscersi e aprirsi al rapporto con gli altri per tornare a casa arricchiti da questa esperienza. Non ho nulla contro i viaggi di gruppo ma spero di partire ancora per un viaggio da sola, una dimensione che mi è sempre piaciuta e che mi manca da tempo, proprio per l’attenzione maggiore agli altri che impone e per la possibilità di fare nuove conoscenze, amici veri, ancor oggi presenti nella mia vita a distanza di tanti anni dal primo incontro.
AUTISTI – Vedere anche la voce “Taxi”. Il mio nome è Randall, sono il vostro autista e vi condurrò da Vancouver a Seattle a bordo di questo bus della Greyhound”. Era carino Randall, correva l’anno 2002 e ricordo perfettamente quel viaggio di 5h dove attraversai via terra la frontiera tra Canada e USA. Mentre guidava gli chiedevo mille cose dalla mia poltroncina in prima fila, con la migliore vista sulla strada davanti a noi. Potrei scrivere pagine e pagine dedicate alle chiacchiere con gli autisti che mi hanno portato in giro, infatti quando prendevo la Greyhound ai bei tempi dei miei viaggi negli USA mi sedevo apposta in prima fila per poter parlare con l’autista, che me ne raccontava di tutti i colori e naturalmente mi aiutava una volta arrivata a destinazione. A Stoccolma, per risparmiare, presi il bus per andare dall’aeroporto in centro città e, quando seppe che ero italiana, l’autista mi disse di non pagare. Ero sua ospite, lui era curdo, a quei tempi il PKK faceva la voce grossa per chiedere l’indipendenza e degli italiani diedero una mano ai capi del movimento, diciamo così.
AVVENTURA – con o senza Avventure nel mondo, l’associazione che da quasi dieci anni si fida di me e mi manda in giro in qualità di coordinatore dei suoi viaggi di gruppo, ogni viaggio è un’avventura, un’esperienza ogni volta diversa e irripetibile. Spesso la paragono a una maionese, che girando gli ingredienti può uscire più o meno bene ma sempre, quando finisce, ci lascia addosso nuove storie da raccontare.
BAGAGLIO – ma quante cose mi porto via? Lo zaino è sempre lo stesso o quasi, 10 chili di vestiti e accessori che cerco regolarmente di portare in cabina, anche se più spesso finisce nella stiva. Una borsa morbida nera e un marsupio con macchina fotografica, cellulare e documenti. Così parto all’andata, mentre al ritorno ho spesso una – due borse in più con i vari acquisti. Mi fanno sempre le foto perché dicono che sembro una profuga, questo per me è quasi un complimento!
BARATTO – eh sì, ormai lo sanno anche i sassi che baratto il soggiorno in BB con le mie conserve, è una pratica troppo divertente e socializzante, la consiglio a tutti coloro che hanno un talento da valorizzare, un prodotto da promuovere o semplicemente la voglia di mettersi in gioco con questa antichissima eppure attualissima pratica commerciale.
BB – bed & breakfast, vedere anche la voce “hotel”. Penso i BB siano la migliore invenzione dell’uomo dopo il pane tostato (cit.). Appartengono storicamente alla cultura anglosassone, ma finalmente oggi ce ne sono alcune centinaia anche in Italia. Credo che alloggiare in un BB sia una delle esperienze migliori che si possano vivere, per sentirsi ospiti e non clienti, per condividere alcuni spazi con una famiglia che ci ospita, per conoscersi e scambiare consigli, impressioni, un po’ di tutto. Ora che la rete facilita comunicazioni e contatti, ma soprattutto da quando cerco di scambiare il soggiorno in BB con le conserve, apprezzo ancora di più questa modalità d’alloggio.
BEVANDE – acqua, birra, caffè, latte, tè, vino. Per conoscere le persone che si incontrano in viaggio non c’è modo migliore che sedersi attorno a un tavolo o stare accucciati su un tappeto e sorseggiare insieme una bevanda comunicando a parole o a gesti. Si può anche proseguire il viaggio insieme e diventare amici. Questi “liquidi” hanno spesso un significato “sacro” e sono presenti nelle cerimonie religiose, un motivo in più per provarli quando andiamo in giro per il mondo!
BIRRA – “scoperta” oltre 5.000 anni fa al tempo degli Egizi, che lasciavano i cereali a bagno in acqua e la vedevano fermentare, oggi la birra è prodotta in tutto il mondo a partire da tre semplici ingredienti: orzo, luppolo, acqua. L’Europa centrale ne ha fatto una bandiera e un motivo per indugiare in birrerie (un tempo) fumose e pub, ma anche nei locali all’aperto nelle serate estive. Ne esistono migliaia di varietà e, accanto alle produzioni più standardizzate che propongono le multinazionali maggiori, oggi sono molto di moda le birre artigianali prodotte da piccoli birrifici. I miei viaggi all’estero sono iniziati proprio andando alla scoperta di Londra e della Gran Bretagna, poi della Francia e del Belgio dove ho studiato sei mesi negli anni Novanta con il progetto Erasmus. Che bei tempi! Alla Faculté des Sciences Agronomiques de Gembloux c’era almeno una festa a settimana che iniziava al “Pub de la Fac” e proseguiva nei locali a noi riservati dove il deejay ci faceva divertire e ballare fino alle ore piccole. La birra, anche quella prodotta internamente nell’abbazia che ospita l’Università dal 1.600, scorreva a fiumi ed era sempre offerta alle ragazze (un esborso notevole per i nostri colleghi). All’epoca in Belgio esistevano ben 700 produttori di birre, tutte di elevata qualità e con la possibilità di effettuare abbinamenti importanti durante i pasti. Figlia della tradizione monastica medievale, la birra trappista ha saputo mantenere il fascino antico sia nei marchi più importanti come Chimay e Leffe, sia nelle produzioni minori.
BUS – mezzi pubblici forse non sempre amici dell’ambiente, spesso i bus necessari per visitare alcuni luoghi impervi purché non ci si soffermi troppo sullo stile di guida dell’autista di turno. In alcuni posti l’incidente è sempre dietro l’angolo, che paura!
CAFFE’ – la tostatura del caffè inizia alcuni secoli fa tra la Penisola arabica (da cui il nome di una specie di caffè) e gli altipiani dell’Etiopia. Furono proprio i pastori degli altipiani ad accorgersi per primi della particolare eccitazione delle capre che si cibavano con le bacche di caffè le quali, per la cronaca, sono di un bel colore rosso. Quando i pastori lasciavano quelle bacche sul fuoco la sera, al mattino le trovavano tostate. Se le mettevano a scaldare con l’acqua questa diventava scura, aromatica e appunto eccitante. Oggi il caffè è coltivato in tre continenti in vaste aree, purtroppo con dinamiche di profitto ancora abbastanza sbilanciate a favore delle multinazionali. Viene raccolto verde, trasportato in sacchi ai principali porti per essere poi indirizzato alle torrefazioni, secondo le abitudini dei consumatori. Ad esempio in Italia essa avviene a temperature elevate, più adatte alla macchina espresso e alla moka, mentre il caffè americano e il caffè turco traggono origine da un trattamento termico meno forte. Il caffè è sempre una piacevole scoperta, ovunque. Nonostante io cerchi sempre di adattarmi ai costumi locali, una tazza di caffè al mattino è il modo migliore per mettermi in carreggiata, chiedo solo una cosa al luogo e alle persone che mi ospitano: per favore no caffè solubile o surrogati.

CAMPEGGIO – vedere anche la voce “hotel”. Il campeggio era il luogo di vacanze quando da piccola, e fino all’età di circa 20 anni, andavo via con la mia famiglia: auto, bagagli e roulottte. Le ferie erano basate di solito in un posto molto carino e attrezzato, a Cortina, ma a volte anche sulle spiagge dell’Adriatico adatte per famiglie con bambini, e oltre il confine in quella che allora si chiamava Jugoslavia. Oppure nelle Marche e in Puglia. Ora non posso dire di essere diventata proprio “comodosa” ma, anche alla luce delle ultime esperienze in terre lontane, faccio un po’ fatica a pensare che un viaggio si svolga tutto con pernottamento in tenda. Qualcuno vuole farmi cambiare idea?
CARICABATTERIE – a me basta il grosso caricabatterie per il cellulare (no macchina fotografica digitale, no tablet ecc). Nelle mie poche esperienze nel deserto trovavo confortevole la mancanza di prese elettriche, voleva dire semplicemente che non ci si poteva collegare, e che male c’è?
CARTA DI CREDITO/ CONTANTI – diatriba eterna tra chi vuole partire con pochi soldi temendo attacchi di predoni, ladrones ecc, che purtroppo esistono e non si possono ignorare, e chi come me porta la visa ma poi la usa pochissimo, confidando sempre nelle spese al mercato e nella possibilità di negoziare condizioni migliori ogniqualvolta si paga cash.
CELLULARE – uso il cellulare da quasi 20 anni, da quando lavoro, eppure ancor oggi trovo piacevole l’assenza di campo che certe lande desolate, deserti, montagne regalano. Tanto questo isolamento non dura a lungo e poi, appena può, il gestore ripristina il segnale con una serie di BIP rassicuranti.
CIGV – il Club Internazionale dei Grandi Viaggiatori nasce nel 1982 per iniziativa di un farmacista tunisino, Rached Trimèche, che andando in giro per lavoro cercava le info sui paesi di destinazione anche attraverso contatti mirati con colleghi e amici sul posto (all’epoca c’erano le guide turistiche cartacee, ma non si usavano internet né le comunicazioni mobili). A un certo punto pensò che fosse utile unire le persone che andavano in giro per lavoro e metterle in contatto per creare una rete di amicizie in grado di risolvere i possibili problemi, ma anche di dare consigli utili sulle cose da fare o i luoghi da evitare ecc. Oggi il CIGV conta quasi 3000 soci in tutto il mondo, di estrazioni diverse ma con una forte presenza di professionisti, giornalisti, fotografi, esso da statuto “promuove il viaggio come modalità di diffondere il valore dell’amicizia e della pace nel mondo”. Sono socia del CIGV dal 2005, attualmente frequento la delegazione di Milano, in futuro ho in programma di espandere l’associazione e renderla più visibile anche tra i nuovi viaggiatori, reali e virtuali, che conosco nei miei viaggi. Il prossimo congresso mondiale CIGV si svolgerà all’inizio del 2013 in un luogo molto bello, un’isola in mezzo all’oceano indiano…
CONSERVE – le conserve di zia robi sono il mio principale motivo di soddisfazione nelle quattro stagioni, ormai ne faccio decine di tipi diversi (confetture, creme, chutney, sottoli) e mi invento ogni anno qualcosa di nuovo per poi destinare i miei bellissimi vasetti ai regali di Natale o a simpatici scambi, le baratto con prodotti o servizi diversi. Grazie alle conserve sono stata intervistata da Ballarò (settembre 2011) e ho partecipato a Uno mattina estate (luglio 2012).

CULTI – nonostante il mio forte agnosticismo e l’utilizzo della ragione più che della fede, subisco il fascino dei luoghi di culto più che di altri luoghi d’interesse turistico. Quando parto per un viaggio cerco di dedicarvi un tempo cospicuo a visitare chiese, moschee, sinagoghe, templi e monasteri.

CULTURE – culture al plurale, sì, tutto fa cultura, l’espressione orale, l’artigianato, la danza, le manifestazioni di strada, in viaggio cerco di vedere sempre tutto e preferisco digiunare per assistere a una performance, per mangiare c’è sempre tempo.
DESERTO – tra gli ambienti terrestri più vari e affascinanti anche se, nell’accezione comune, “deserto” è spesso sinonimo di vuoto e desolazione. Le steppe asiatiche e il Sahara sono ambienti completamente diversi, nel deserto si assiste al fiorire di forme di vita particolari: le piante crescono attingendo la poca acqua dal sottosuolo e immagazzinandola grazie alla particolare conformazione di foglie e radici. Gli animali si spostano seguendo rotte millenarie, sanno dove un’oasi li può dissetare e rinfrescare all’ombra delle palme e degli arbusti. Non sempre sono accompagnati da un pastore ed è bellissimo vederli rientrare vicino alle tende dei loro padroni, al calare della sera. Le popolazioni che vivono nel deserto si sono adattate al clima estremo, caldissimo di giorno, freddo di notte, e si muovono alla costante ricerca di acqua. In futuro l’oro blu sarà sempre più conteso, inoltre nel sottosuolo delle aree desertiche spesso si nascondono metalli preziosi, gas, petrolio, insomma tante risorse naturali che fanno gola all’Occidente. Per sfruttare tutti questi beni le multinazionali stanno accorrendo in molte zone desertiche, aree un tempo ritenute di poco interesse strategico, per colonizzarle e costringere le popolazioni locali a migrazioni forzate, con terribili conseguenze sociali e tensioni che possono sfociare in veri e propri conflitti. Prossime destinazioni, schiena permettendo: Taklamakan, Namibia, Atacama, Outback australiano.
DIAPOSITIVE – vedere anche le voci “Fotografie” e “Macchina fotografica”. Alzi la mano chi viaggia ancora con i rullini come me. Ho compagni di viaggio con macchine più o meno tecnologiche e/o i-phone, i-pad, i-pod, i- qui quo qua… ma non sono ancora pronta al salto, devo vedere il prodotto, toccarlo, sentirlo, per quanto ormai le prestazioni della mia vecchia Olympus siano molto limitate.
EMOZIONI – sono quei brividi che un viaggiatore sente, e che nessun racconto o immagine sarà mai abbastanza bello o dettagliato da spiegare.
FIUMI – sono innamorata del Nilo che ho seguito per lunghi tratti, in Egitto esso è fiorito colorito curato e urbanizzato, percorso da ogni tipo di imbarcazione, dai barconi locali alle eleganti feluche, sino a ingombranti navi da crociera.

In Sudan invece niente feluche, le rive del fiume ancora ben preservate sono utilizzate per un’agricoltura di sussistenza, ma attiva tutto l’anno con due – tre raccolti di legumi e cereali. Sono però in avvicinamento nubi dense: sono costruite dighe, sbarramenti e varie opere di sfruttamento delle acque totalmente irrispettose delle popolazioni locali. Li ho visti, i giovani “deportati” nelle new town contenti comunque di dormire in case “nuove e moderne” piuttosto che in tende col tetto di paglia, ma a parlarne con i vecchi la musica cambia. La grande opera che fece più impressione a noi europei fu la madre di tutte le dighe, costruita ad Assuan sommergendo tesori come Abu Sinbel e Philae che furono però ricostruiti più in alto. Da allora lo scempio è proseguito e non si è ancora arreestato, nel silenzio dei media internazionali. In Asia la diga delle tre gole, in Cina, ha fatto lo stesso, Chongqing e i dintorni sono stati completamente sommersi, 2 o 4 milioni di cinesi (secondo stime ufficiali o di ONG) hanno dovuto lasciare per sempre le loro case e le loro terre. Qualcuno mi racconti se il Mekong o il Rio delle Amazzoni stanno subendo lo stesso destino che, in tal caso, ci vado di corsa.
FOOD – mangiare non è solo una necessità, mangiare è anche una grande fonte di gioia nei miei viaggi in terre lontane. Assaggiare, piluccare, scegliere da una bancarella piuttosto che dal menu di un locale, anche da mangiare con le mani. Mica che il finger food è un’invenzione modaiola di oggi, eh?

FOTOGRAFIE – va be’ diapositive, fotografie, insomma basta che il risultato finale sia materiale e tangibile, non un file da proiettare o condividere su uno schermo, magari ognuno a casa propria.
FRUTTA – vedere anche la voce “Verdura”. Mangio frutta fresca al mattino e fino all’ora di pranzo, mi piace sbocconcellarla quindi la lavo, ma non sempre la sbuccio, e come cantava Battisti “le conseguenze spesso fan soffrire”.
GUIDE …
1, guide umane – dicesi guida una persona qualificata e formata a condurre una o più persone nella visita di luoghi d’arte o paesaggisticamente interessanti (def personale), in un territorio definito per il quale ha studiato ed è costantemente aggiornata. Non ho nulla contro la categoria guide ma di solito preferisco scoprire una città con i miei occhi e le mie gambe, poi vado a Gerusalemme e una donna meravigliosa mi fa scoprire alcuni angoli speciali di questa città speciale e nulla è più come prima.
2, guide cartacee – datemi una guida cartacea e andrò dappertutto, sfogliandola e consumandola, magari perdendomi ma arrivando sempre a destinazione. Le prendo in biblioteca prima di un viaggio all’estero, come case editrici sono affezionata al touring e alla lonely planet finché qualcuno mi mostrerà come funzionano le altre. In Italia uso le guide per scegliere hotel e ristoranti, ci lavoro anche e ne conosco alcuni pregi e difetti. Ma non parlatemi di app e tripadvisor e simili.
3, guida intesa come stile di guida e guidatori, vedere la voce “autisti”.
HOTEL – Diciamo hotel per alloggio ok? Un posto dove dormire, farsi una doccia e, a volte, mangiare. Un hotel in città, un BB o agriturismo fuori città. Una buona colazione anche salata è sempre la mia preferita, mi sazia e mi permette di proseguire, spesso, per tutto il giorno mangiando poco o nulla. Lo so, non fa molto bene alla salute ma fa parte del mio stile di vita e ben si adatta ad alcune situazioni di lavoro, mettiamola così. Cenare in hotel in Italia è ancora un’idea che non piace a molti, specialmente in città dove è più divertente uscire e cercare il ristorante giusto. Ma dando la mia fiducia ad alcune strutture, soprattutto a gestione familiare, nei miei giri ho fatto delle scoperte piacevolissime. Oppure c’è la situazione paradossale di alcuni ristoranti dive si mangia bene e, incidentalmente, vi sono anche alcune stanze magari non elegantissime ma assolutamente dignitose. Soprattutto con le norme che impongono un consumo di alcool molto moderato per chi guida, questi posti possono servire! Sono a disposizione per segnalazioni e consigli da “acquolina in bocca”.
IMODIUM – non è la salvezza contro i problemi di pancia ma, presa con parsimonia, aiuta. Altri rimedi naturali quali aumentare il consumo di tè caldo, ad esempio, sono migliori per iniziare ad arginare il problema e ricorrere alle medicine solo se esso persiste.
JETLAG – chi non ne soffre alzi la mano, io mi sento sempre sballottata quando vado dall’altra parte del mondo e impiego alcuni giorni per adattarmi al fuso orario locale. Trovo molto diverso l’effetto di volare verso est o verso ovest e ho sempre accettato questo disagio come una parte del gioco dei viaggi. Oggi sorrido quando penso alla paura enorme che avevo la prima volta che presi un aereo, ma c’è gente che non vuole proprio volare e questo è un affare molto più serio.
KARMA – il viaggio mi mette in uno stato di pace che poche altre esperienze mi danno, viaggiare influenza positivamente il mio karma. Quando sono in giro mi sento un’altra persona, anche perché di rado sono in compagnia delle persone che frequento quotidianamente. Dopo qualche giorno “stacco la spina”, poi i giorni si susseguono e non ricordo più bene se è lunedì o martedì o…
LATTE – ne bevo pochissimo, mi piace freddo, non lo metto nel caffè né nel tè. Non utilizzo prodotti UHT o a lunga conservazione, quindi in viaggio non lo prendo quasi mai. Peccato perché in certi posti dev’essere proprio buono! E anche se non è coerente preferisco sorseggiare latte appena munto, bollito e raffreddato, come mi è stato portato dai pastori mongoli nel Gobi.
LAVORO – viaggiare per lavoro è bello, mettetevelo in testa voi che andate in giro solo per piacere. Rispettando i tempi aziendali non mi sono mai chiusa in hotel la sera, con la classica frase timorosa “che palle sono da sola, dove vado a mangiare?” Anzi, di solito mi diverto molto e conosco brava gente, osti, commensali, turisti, trasformando una cena da sola in una piacevole serata.
LIBRO – leggo poco, lo ammetto, potrei leggere quasi solo la sera ma mi stanco molto e preferisco occupare il tempo diversamente. Anche in viaggio preferisco studiare le guide, compagne di viaggio imprescindibili. E ai libri destino il mio tempo al ritorno, un modo fantastico per continuare a viaggiare attraverso le parole di chi è partito prima di me.
LUCCHETTO – un lucchetto nello zaino dovrebbe servire a legare i bagagli in alcuni spostamenti. Aiuta a prevenire le possibili visite di malintenzionati anche se è meglio non doverlo usare!
MACCHINA FOTOGRAFICA – punto dolente attualmente, non voglio arrendermi al digitale perché non mi ci sento portata per niente, ma ormai la vecchia macchina fotografica analogica non garantisce più le prestazioni del passato e rappresenta un salasso a ogni viaggio, tra le spese per il materiale e la manutenzione che le dovrei riservare. Andrà a finire che non faccio più foto??
MARSUPIO – niente borsette in viaggio, ho tanti marsupi di tutti i colori e dimensioni, anche abbastanza eleganti, potrei portarli fuori nelle uscite serali e non posso proprio farne a meno.
MEDICINE – il kit del viaggiatore è sempre abbastanza nutrito, nel mio metto sempre: antifebbrile, antidiarroico, antistaminico, disinfettante, autan o simili, aspirina, cerotti, collirio, integratori salini tipo polase, garza, tappi per le orecchie, salviette umidificate, carta igienica, detersivo, mollette, spago, antibatterico per pulirsi le mani. Eppure mi è capitato di finire l’aspirina o di non trovare un antidolorifico nel mio kit, e dovermi pertanto fermare nella farmacia del villaggio più vicino. Per non parlare delle pastiglie per la profilassi antimalarica…
MARE O MONTAGNA – per anni è stata la domanda che si facevano gli italiani in partenza per le vacanze, a sottolineare l’abbondante offerta del nostro Bel Paese. Io vado a fasi alterne, sono molto affezionata alla montagna, soprattutto alle mie bellissime Dolomiti, ma sono anche stata in tanti posti davvero stupendi, mari vicini e lontani. Poi però che nessuno mi dica di stare in acqua o fare lunghe nuotate al largo, non ci riesco più purtroppo e preferisco crogiolarmi al sole.
MODA – vedere anche la voce “Shopping”. Oggi ho dovuto rinunciare a tante spese che facevo un tempo in vestiti, ma quando voglio proprio concedermi uno sfizio, magari con la scusa di una cerimonia, compro ancora qualcosa di carino che mi faccia stare bene. Classico, colori pastello, di quei capi “evergreen” che potrò portare per molto tempo senza stancarmi e senza vederli soppiantati da qualcosa di solo un po’ diverso (più corto o più lungo o…).
NATURA – ammiro le meraviglie della natura che considero espressioni artistiche al pari di una chiesa o un quadro, ma l’idea di fare un viaggio tutto all’insegna della natura mi spaventa, soprattutto in quei posti dove incombe la supremazia di piante e animali e questi possono costituire una minaccia se l’uomo invade il loro territorio. Parlo in particolare dei parchi africani, una zona che non sono ancora riuscita ad affrontare, non sono ancora nella mia lista delle priorità, ma del doman non v’è certezza. Non capisco ancora come abbia potuto passare 16 giorni in Mongolia dove, a parte qualche piccolo tempio buddista poco significativo, per il resto c’è una sequenza di colline verdeggianti punteggiate da capi di bestiame semi selvatici e bianche gher dove alloggiano i nomadi mongoli. E mi è piaciuto tantissimo!
OCEANIA – mi manca, ebbene sì, sono stata nei quattro continenti ma non in Australia, Nuova Zelanda &CO. A trent’anni ho avuto una temporanea infatuazione per il continente agli antipodi ma ho sprecato l’occasione e poi mi è passata la voglia. Ora attendo il momento giusto per farmela tornare.
OSTELLI – vedere anche la voce “Hotel”. Amo gli ostelli almeno quanto amo i BB, fanno parte della storia della mia vita e hanno contribuito fortemente alla mia iniziazione ai viaggi. A partire da Firenze poi nella vecchia Europa, ho alloggiato in ostelli in Gran Bretagna, Belgio, Spagna, Francia, Irlanda, Portogallo. Non molto, lo so. Lavorando mi stavo dimenticando, purtroppo, della loro esistenza. Ma in un momento di sconforto sulla strada per la California (prometto un post dedicato sull’argomento) il grande amore per gli ostelli è tornato e ne ho visti tantissimi sulla West Coast. Di seguito sono venute New York e la Florida, diversi ostelli in Cina e infine dei posti lussuosi nel mio ultimo viaggio in Israele. Sono favorevolissima all’utilizzo di queste strutture, sia in città sia in posti più piccoli e nascosti. L’ostello è la soluzione ideale per chi viaggia da solo, umanamente permette di conoscere tantissime persone con cui si condividono spazi fisici ed esperienze, giungendo a volte alla possibilità di proseguire insieme. L’ostello offre anche la possibilità di cucinare e lavare i panni, vantaggio non trascurabile in un viaggio itinerante.
PANE – vedere anche la voce “Prodotti tipici”. Ma quanto è buono il pane? Lo mangio ovunque, cito a caso le prime cose che mi vengono a mente ma pensando al pane mi ritornano in mente tanti ricordi di viaggio. Dal chapati e naan in India, ai pani caldi con sopra i semini che in Yemen e in Siria uscivano caldi dai forni di strada, dai bagel di tradizione ebraica che ormai si trovano anche nelle nostre città alle ciambelle, dolci e salate, che assaggiavo nel nord Europa, quando negli anni 90 vendevo macchine per panificazione. Ma il pane, anzi i pani (vi sono centinaia di tipologie produttive locali) sono anche un enorme patrimonio della nostra bella Italia che, come i formaggi e i vini, in passato sono stati oscurati da prodotti “venduti” meglio (per esempio i prodotti francesi).

PASSAPORTO – il mio secondo passaporto scade tra un anno esatto. Lo ritirerò se me lo permettono, è così pieno di timbri che a malapena ci staranno i prossimi, se riesco ad andare dove dico io.
PENNE – vedere la voce “Quaderni”
PIZZA – iniziamo con le tre regole, i miei personali “do’s & dont’s” della pizza. Uno: la più buona si mangia in Italia. Due: la pizza è margherita o marinara, da accompagnare con una birra fresca alla spina, possibilmente italiana o artigianale, o da un vinello leggero bianco o rosso. Tre: no catene please, tranne poche eccezioni. Non sempre le pizzerie nostrane lavorano bene, spesso rincorrono i loro tempi tecnici a discapito dei tempi “naturali” di lievitazione dell’impasto. La pasta madre è ancora poco usata ma ce ne sarà sempre più bisogno per mantenere un buon consumo di pizza, soprattutto nei locali, e prevenire gli enormi problemi legati ad allergie e intolleranze. Dove mangiare la pizza: A Napoli da Brandi, la storica pizzeria dove si dice sia nata la pizza margherita, bianca, rossa e verde, ma anche nelle pizzerie al trancio e nelle bettole (che Dio le mantenga vive e vegete) dove vent’anni fa una margherita e una birra costavano 4.000 lire. Bei tempi andati, lo so, purtroppo l’altro difetto di molte pizzerie è che sono carissime. Non mi capacito ancora di avere pagato, un mese fa a Roma, da 6 a 9 euro solo per una margherita, un prezzo assurdo e a mio avviso ingiustificato. E fuori dall’Italia? Ho mangiato la migliore pizza New York, mentre a Bitola in Macedonia – ma negli anni ottanta era ancora Jugoslavia – ricordo una deliziosa pizza soffice con sopra… il ragù. Ero con la mia famiglia. Provare la pizza com’è fatta nei diversi Paesi fa parte di quella Food experience che ogni viaggiatore dovrebbe fare.
PRODOTTI (ALIMENTARI) TIPICI – Oggi finalmente i produttori e i consumatori italiani sono un po’ più tutelati, pur di sapersi destreggiare tra le varie DOC e DOCG, DOP, IGP, DECO e chi più ne ha più ne metta. Attenzione però a truffe, falsificazioni, imitazioni, inquinamenti, i rischi dietro l’angolo per i prodotti di successo, anche nella moda e nel design dove il “Made in Italy” è sempre ricercato ma non sempre è difeso.

PRESA UNIVERSALE – guai a dimenticarla, c’è il rischio di non potersi asciugare i capelli (soprattutto le donne), radere la barba (soprattutto gli uomini) caricare tutti gli apparecchi elettronici. Ma di solito c’è sempre un compagno di viaggio che la presta a coloro che l’hanno scordata!
QUADERNI – Penne e quaderni, tutto il materiale per le scuole è sempre ben accetto, io di solito compro un pacco di penne e un paio di risme di quaderni da distribuire a una o più scuole.
RELAX – questo sconosciuto, nei miei viaggi alla scoperta di terre lontane lo spazio concesso al relax è veramente scarso. Di solito si marcia a ritmi serrati per almeno metà percorso, 7-10 giorni, prima di fermarsi in un posto senza l’ansia di vedere tutto e metterci sopra tutte le bandierine da turisti come consigliano le guide. Relax potrebbe essere al mare o alle terme, o in una città dove ognuno può prendersi il tempo necessario per scoprirla con i propri ritmi e secondo le proprie esigenze. Viaggiando da sola la scansione del tempo ovviamente è diversa, lo spazio relax è forse ancora più scarso ma, incredibilmente, quando ho staccato la spina rispetto alla vita di tutti i giorni poi va bene qualsiasi cosa, davvero. E quando torno, all’immancabile domanda “Ti sei riposata?” di solito rispondo “Riposata no, rilassata sì”.
SAPONE – non credo sia un vero souvenir di viaggio, ma lo compro sempre da quando ad Aleppo in Siria, proprio dove ora si stanno ammazzando per mandare via un dittatore e sostituirlo con chissà chi, mi sono innamorata di quelle mattonelle scure con dentro l’olio, universalmente note come sapone di Aleppo e vittime, come la settimana enigmistica, di innumerevoli tentativi d’imitazione. Poi ho preso le saponette alla lavanda a Grasse, in Provenza, e in viaggio compro sempre prodotti di bellezza, spugne in fibra naturale, creme solari ayurvediche, sali da bagno, impossibile resistere! A Ein Gedi, sul Mar Morto (sponda israeliana) ho preso gli omonimi sali, e infine in Giordania, a Bethania oltre il Giordano, praticamente lì di fronte, ho scoperto che con il fango del Mar Morto fanno un sapone scurissimo, ottimo per pulire e purificare la pelle, lo consiglio.
SCARPE – sandali, scarponcini, ciabatte sono sufficienti ad affrontare la maggior parte dei viaggi, più qualcosa di più elegante se la sera si esce per lo struscio. Poiché le scarpe più belle del mondo credo siano ancora Made in Italy, per non smentirmi ho fatto un unico acquisto di scarpe all’estero, in un outlet di Las Vegas dove, globalmente, ho lasciato ben più di uno stipendio. Un mocassino comodissimo fatto nelle Marche da quel signore che mette i pallini sulla suola e si occupa anche di calcio, chiaro no? Un affarone di cui vado ancora fiera, oltre 10 anni dopo.

SCUOLE – visitare una scuola in viaggio è un momento così emozionante che lascia sempre il segno, soprattutto dove in presenza di scarsi mezzi disponibili per studenti e docenti, questi comunque ci accolgono in classi affollate con sorrisi e strette di mano, ascoltano i nostri racconti dall’Italia e infine condividono immancabili foto di gruppo. Ho ancora nelle orecchie le grida e gli applausi dei ragazzini vocianti a Mulwad, in Sudan, lo spettacolo di danza con i bastoni ad Aihole, in Karnataka, India del sud, a dimostrare che un pezzo di legno può essere usato per giocare, non solo per sferrare colpi e causare dolore. E gli occhi tristi compensati da un sorriso poco convinto della scuola di Bakhtapur, in Nepal, dove una missione sostiene insegnamenti di base e l’inserimento sociale di bambini disabili.
SHOPPING – che sia in un souk dove si deve trattare fino allo sfinimento, al supermercato per una grossa spesa prima di prendere magari la via del deserto, o nei centri commerciali tutti griffati che amo, la shopping experience è come la food experience. Un momento catartico che alla donna italiana media (ma anche a me che nella media non mi identifico) fa uscire istinti sopiti, ne cambia i connotati e la fa uscire si solito con soddisfazione direttamente proporzionale all’entità della spesa. Adoro i mercati nelle città e ancor più nei villaggi sperduti dove ognuno porta ciò che produce per venderlo, ci passo tutto il tempo possibile osservando, annusando, fotografando. Ma rimpiango tanto anche i bei tempi in cui andavo in giro per lavoro e, da sola o con colleghe più scatenate di me, al termine di pallose riunioni o seminari ci fiondavamo da qualche parte con la carta di credito ben lucidata uscendo con svariate borse piene e gli occhi luccicanti, pronte a confrontarci anche con invidia per scoprire chi avesse fatto i migliori affari.
SPIAGGIA – ci sono spiagge vicine e lontane, qui parlo solo di quelle vicine. Nascere in faccia al mar Adriatico aiuta ad apprezzare le altre spiagge: il mare, e non me ne vogliano i compaesani, non è un granché. Gli argomenti dei fanatici di Jesolo, Caorle &CO mi hanno sempre lasciato indifferente, escludendo le famiglie con bambini per le quali in effetti tali località sono bene attrezzate. Peggio ancora la costa romagnola, di Rimini e Riccione apprezzo il bellissimo territorio circostante, ma mai ci trascorrerei una vacanza di mare. A me piace il Lido di Venezia che tanti odiano o definiscono realisticamente “un ospizio di lusso”, ogni volta che sbarco a Santa Maria Elisabetta sono felice. Felice perché ho visto Venezia nelle sue parti migliori dal vaporetto, perché mi accingo a rosolarmi al sole per qualche ora e, se possibile, sorseggerò uno spritz Campari in un locale carino sulla via del ritorno. Sono molto affezionata al Lido, tra due settimane poi inizia la Mostra del Cinema, proietteranno film a tutte le ore (non vedo l’ora). Lungo l’Adriatico si susseguono molte spiagge, sia proseguendo da Venezia verso est, in particolare da Trieste e oltre il confine, sia verso sud. Ho trascorso belle giornate tra mare e entroterra sia nelle Marche sia in Puglia. Ionio semisconosciuto. Tirreno qua e là. Mar Ligure molto bello e carico di ricordi, anche se arrivata alla S di spiaggia bisogna distinguere tra la S di Sabbia (si) e Scogli (assolutamente no). E per l’Italia le ultime due S a me praticamente sconosciute: Sardegna e Sicilia. Spero di visitarle come si deve. Esterofila come sono sempre stata, se faccio qui una lista delle mie spiagge preferite tante sono all’estero. Sempre all’insegna della lettera S: sun – sand – sea.
TAXI – Anche i tassisti non scherzano, credo di essere stata sempre molto fortunata anche in posti improbabili o pericolosi. Gli americani sono sempre stati bravissimi, come a Bogotà in Colombia (anche di giorno), a Los Angeles (di notte), a Seattle dove lo chauffeur alla guida di un bellissimo “Emerald cab” era un sikh serissimo. Portava un grosso turbante, non parlava inglese e per tutto il tragitto parlò al cellulare, con l’auricolare, in una lingua incomprensibile. Poiché l’11 settembre era passato da pochi mesi non ero del tutto tranquilla, ma alla fine andò tutto bene. E come guidano? A Rio in taxi mi sembrava di essere su una pista di Formula 1, l’importante è arrivare dicevo quando mi scaricavano, ma a volte credo di avere baciato l’asfalto a fine corsa.
TE’ – una leggenda cinese narra che un monaco in meditazione nella foresta si sia addormentato sotto un albero, riscaldato da un braciere su cui aveva messo a bollire dell’acqua in un pentolino. Al mattino il monaco, bevendo l’acqua ancora calda, ne sentì gli effetti benefici: le foglie dell’albero, cadute nel pentolino, avevano colorato l’acqua. L’utilizzo del tè in Cina pare sia iniziato intorno al 5.000 a.C., a partire da un’unica specie vegetale, la Camellia Sinensis, oggi ne sono coltivate circa 10.000 varietà. La storia e la cultura del tè in Oriente assomigliano molto alla storia e alla cultura del vino in Europa, e possono arricchire di mille suggestioni un viaggio in Asia. Tè, tisane, infusi di fiori sono buoni e fanno bene, possibilmente se sono preparati a partire da foglie e fiori interi, e non da anonime bustine. A parte la caffeina presente nella maggior parte dei tè, per il resto gli infusi sono ricchissimi di proprietà curative: stimolano la digestione, aiutano la pulizia dei denti e del cavo orale, sono ricchi di antibatterici e soprattutto antiossidanti, proprio come il vino rosso. Da otto anni cerco di studiare e assaggiare i diversi tè, che in Asia hanno la loro migliore espressione sia nei classici tè neri coltivati in India (Darjeeling, Assam e Nilgiri) e Sri Lanka, sia nelle mille sfumature di tè verdi e neri prodotti e trasformati in Cina. Ancora più emozionante è degustare gli oolong cinesi e di Formosa, tè fermentati solo parzialmente con una ricchezza aromatica straordinaria, e infine i Pu-erh cinesi, tè post-fermentati tramite la permanenza sotto terra a contatto con muffe particolari
TENDA – basta tenda, o no? Dopo il campeggio con la mia famiglia, ma ero molto giovane, dopo due viaggi nel deserto (ma in Sudan hanno smarrito il bagaglio contenente lo zaino, il sacco a pelo e appunto la tenda) e con una schiena pressoché a pezzi direi che faccio una pausa, poi se riprendo lo faccio sapere.
TESSERE – millemiglia, star alliance, one world. Le compagnie aeree si inventano ancora questi trucchi, all’epoca dei voli low cost, per fidelizzare i clienti. Ma sono brava ad accumulare miglia, più brava che a usare la tessera del supermercato. E il prossimo viaggio premio sarà lontano, molto lontano!
TRENI – odio i treni ma sto imparando a usarli. Sono un mezzo di trasporto inadatto alla mia persona, cioè io non sono adatta ai tempi e alle modalità di trasporto che i treni offrono. Ma un viaggio in treno è un’esperienza unica! I pezzetti di Cina, India e Mongolia che ho percorso a bordo di un vecchio treno sono oggi tra i miei migliori ricordi di viaggio. E prima o poi prenderò la Transiberiana!
UFFICIO – come odiare il principale luogo di lavoro del 90% delle persone e vivere più felici stando in giro, in viaggio appunto, anche a costo di affrontare inconvenienti quotidiani pur di essere libera e senza impicci intorno: capi, colleghi, orari, mensa, pausa caffè, cartellino (!!!!!!!!). Ho altre incombenze, questo sì, sono libera e sola, ma in 20 anni di lavoro e anche con i 1000 problemi che devo affrontare ora non mi sono ancora convinta che l’ufficio sia un buono spazio per condividere la vita lavorativa.
USANZE – Paese che vai, usanze che trovi. Viaggiare serve per conoscere popoli lontani ma anche i loro usi, costumi, abitudini. Sembra facile, ma se nessuno ce lo spiega come si fa a sapere come si stringe la mano a uno sconosciuto, come presentarsi, come affrontare l’addio? Come ci si siede a tavola, Dove si posizionano uomini e donne, Quando si può iniziare a mangiare, Se un dono all’ospite è gradito o meno? Quali colori si associano alla gioia piuttosto che alle circostanze luttuose? Meno male leggo la guida prima di partire, perché ci si aspetta un po’ di comprensione reciproca ma la gaffe è sempre in agguato.
VACCINAZIONI – il ministero consiglia, condizioni climatiche, rischio alto/ basso. Le parole chiave per effettuare le vaccinazioni o la profilassi prima di un viaggio sono queste. Non sempre sono sufficienti a evitare del tutto il rischio di contrarre una malattia infettiva, è bene viaggiare seguendo le precauzioni del buon senso (lavarsi le mani, consumare cibi cotti, lavare e sbucciare la frutta) ed essere protetti anche con l’abbigliamento adeguato ed eventualmente con zanzariera e repellenti. Poi insomma, il tifo e il tetano si possono prendere anche in Italia purtroppo, quindi un po’ di sano fatalismo fa bene.
VERDURA – io vivo di verdura e di frutta, in viaggio assaggio tutto e difficilmente rimango delusa. E fotografo tutto ciò che trovo nei mercati, soprattutto ciò che in quel momento non posso mangiare.
VINO – la coltivazione della vite dovrebbe essere iniziata da qualche parte in Georgia o Armenia, quando il destino mi porterà in questi Paesi voglio proprio andare “alle radici della viticoltura”. Italia e Francia hanno fatto crescere le nobili arti della viticoltura e dell’enologia fino ad espressioni sublimi. Il nettare degli dei allieta le tavole degli italiani da secoli, ne beviamo sempre meno ma speriamo sia sempre più buono. Ora che qualcuno ha deciso di non farci bere quasi più al ristorante, i maghi del marketing dovranno inventare qualcosa per aumentarne il consumo domestico, con questa crisi. Ce la faranno?
VOLONTARIATO – ecco come viaggerò in futuro, basta viaggiare di corsa, raggiungerò una missione in Africa e se posso darò una mano a fare qualcosa, insegnerò, starò in giro con i bambini, ecco l’ho scritto.
WAITING LIST – o Lista d’attesa in italiano, o Lista de espera in spagnolo. Ma che bello il libro di Arturo Arango, l’ho preso alla Feltrinelli al ritorno da Cuba (anno 2000) e l’ho divorato, annuendo a ogni pagina. Poi non ho avuto voglia di vedere il film di Juan Carlos Tabio. Certo imbattersi in una lista d’attesa vera, quella che può non andare a buon fine, costringe ad avere almeno un piano B. E questa esperienza mi è toccata proprio a Cuba, entrambe le volte che ho visitato La Isla Grande. Nel 2000 le due amiche che viaggiavano con me mi hanno mollato alla Cubana de Aviacion a cercare di posticipare il volo di rientro di una settimana. Eravamo appena arrivate ma ci piaceva troppo e, se avessimo avuto tre settimane disponibili invece di due, avremmo proseguito anche oltre Santiago. Loro se ne sono andate da Coppelia a mangiare il gelato mentre io procedevo lentamente in una fila infinita fingendo di leggere la Lonely planet, mentre ascoltavo i discorsi degli altri. Volete sapere come è finita? Andate sul mio blog!
WEB 2.0 – costretta dagli eventi sono spesso collegata alla rete, ma finché potrò in viaggio starò felicemente scollegata: niente computer, niente facebook, e pazienza se la posta elettronica si intasa. Amo il deserto perché spero che il cellulare non funzioni, per godermi il viaggio senza aspettarmi di sentire bip, trilli e squilli ogni momento. Nel racconto che dedicherò alla Giordania parlerò sicuramente di Zedane, il mio beduino preferito che nel 2002 portò me e la mia amica al campo sulla sua vecchia Toyota e, quando sentì squillare il mio cellulare, si fermò a bordo strada. Era una chiamata di lavoro, e mi spiegò che poco più avanti non ci sarebbe più stato segnale. Finalmente, pensai. Oggi purtroppo a Wadi Rum c’è campo ovunque, è cambiato tutto, anche il campo tendato di Zedane è diventato una specie di villaggio turistico. In Libia nel 2003 non portai proprio il cellulare, non funzionava né nell’Acacus né a Tripoli e lungo la costa. Chissà se oggi qualcosa funziona in questo Paese martoriato.
WWOOFING – assieme al couch surfing e al pernottamento in un kibbutz è un’esperienza che mi manca, troppo slow per i miei frenetici ritmi di vita e di viaggio. Lavorare in una fattoria o scambiare ospitalità in case altrui rientrano tra i numerosi buoni propositi per l’avvenire.
X-RAY – spero che mi dicano in via definitiva che il controllo con raggi X non è dannoso. In aeroporto, ma anche ai posti di blocco al confine tra Israele e Palestina o nella stessa Gerusalemme, i controlli sono frequenti e minuziosi. Non ho da temere nulla rispetto alla legge, ma rispetto alla mia salute sì.
YOGURT – lo yogurt è come la pizza, un alimento da assaggiare in viaggio per scoprirne le mille sfumature e apprezzarlo a tutte le ore del giorno, da solo, mescolato a frutta o cereali, o infine nello Tzaziki, fantastica combinazione di origine greca fatta con cetrioli, sale, menta, e naturalmente lo yogurt.
ZAINO – compagno inseparabile dei miei viaggi, contiene vestiti e tante cose che mi servirebbero. Se non arriva a destinazione bisogna effettuare acquisti di fortuna; sembra una seccatura ma in realtà così ci si rende conto che in viaggio ci servono poche cose, davvero. All’opposto, una volta sono addirittura andata a un sales meeting con lo zaino in spalla, mettendoci dentro il PC portatile, abbigliamento casual e… un tailleur. Peccato che ci fosse anche il bagno schiuma, che si aprì spandendo liquido ovunque, e soprattutto sul tailleur!

Inoltre vi consiglio di leggere...

10 comments

Rispondi

sei un mito!!! davvero molto bello e utile!!

Rispondi

Sono arrivata alla B di Baratto ma ritornerò per finire il tuo ABC. C’è tutto ma proprio tutto! 🙂

Rispondi

sicura amina? ho impiegato giorni x scrivere tutto quanto e ora lascio i commenti ai lettori altrimenti avrei potuto aggiungerci qualcosa di più! ora leggo anche le tue cose. buona continuazione e a presto. grazie, roberta

Rispondi

Fantastiche queste tue riflessioni Roberta, complimenti davvero!!! Dette tra il serio e il faceto alcune sono delle belle verità in cui molti di noi sicuramente ci ritroviamo. Vi si legge anche il tuo bel carattere, che, in tuttà onestà, tramite FB ritenevo un po’ diverso. Ecco, direi che dopo questo tuo ABC mi piacerà sicuramente fare un viaggio con te. Così come mi piacerà sicuramente leggerti in futuro. Grazie !

Rispondi

grazie a te roberto! ma se tu 6 già in partenza come facciamo? io ho già cambiato 3-4 volte la meta di natale HELP 🙂

Rispondi

Interessante questo tuo post tanto che mi viene voglia di stamparlo. Mi piacerebbe sentire a voce i racconti dei tuoi viaggi e delle esperienze. Chissà, quando rientro a Milano, quest’autunno….. Baci! 😉

Rispondi

con molto piacere, mi interessa molto il feeling dei miei lettori! scrivimi quando sei di ritorno nella grande (!!!) città roberta

Rispondi

eccoci…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *