Andare in giro per lavoro, secondo la mia esperienza, è un ottimo modo per vedere posti nuovi ma, con pochissimo tempo per visitarli, alla fine di ogni viaggio ho sempre l’impressione di non avere visto nulla. Spesso torno a casa con il desiderio di passarci almeno qualche giorno, se non proprio in relax almeno con il tempo di vedere qualcosa.
La Valtellina, nel nord della Lombardia, si presta ottimamente a una breve vacanza dove si può passeggiare in accoglienti centri storici, non solo a Sondrio, ridente capoluogo di provincia, per proseguire alla scoperta di una natura generosa fatta di montagne imponenti e pendii coltivati soprattutto a vigneto e ad alberi da frutto. L’agricoltura e l’allevamento si sono sviluppati nonostante condizioni geografiche e climatiche non certo facili: il fiore all’occhiello sono le mele e i pregiati vini di Valtellina, ma tutta la cucina locale è da provare. Pizzoccheri, formaggi, salumi e gli altri prodotti tipici portano anche a qualche eccesso calorico, ma tutti i buongustai dovrebbero conoscerli. Per chi desidera andare oltre questo angolo d’Italia, è sufficiente superare Bormio e Livigno per entrare in Svizzera e trovarsi in un altro mondo, dove è ancora possibile parlare italiano ma l’atmosfera è immediatamente mitteleuropea, sia nei deliziosi paesini sia nei centri più grandi come l’elegantissima ma algida Sankt Moritz. Le terme, infine, sono un ottimo modo di rilassarsi dopo avere passato una giornata in giro: bisogna fare un po’ di strada per arrivarci da Milano, ma ne vale davvero la pena.

LA SETTIMANA DEL BARATTO
Molti B&B e strutture di ospitalità fuori città danno la possibilità agli ospiti di barattare un soggiorno in cambio di prodotti o servizi, dai prodotti tipici, ai lavoretti fuori e dentro casa, sino ai moderni strumenti di comunicazione quali sito web, brochure, fotografie. Nel 2010 ho soggiornato con questa formula a Pontassieve (FI) barattando le mie conserve vegetali, mentre nel 2011 ho scelto la Valtellina, da visitare con due care amiche offrendo loro il B&B come regalo di compleanno. Ho preparato una cassetta piena di creme e confetture, il primo sabato di novembre siamo pronte per partire. Acqua a catinelle, il primo elemento che ci accompagna è una pioggia battente che ha fatto enormi danni in alcune parti d’Italia, soprattutto in Liguria, dove ci sono state anche delle vittime colte tragicamente di sorpresa da un fiume di acqua e fango.
Ci fermiamo a Lecco per fare colazione in un bar carino del centro storico: ci scaldiamo con cappuccino e dolcetto, facciamo due passi e ammiriamo il bel lungolago poco affollato, oscurato da nuvoloni minacciosi.

La superstrada che sale verso nord con numerose gallerie è una comoda scorciatoia, al termine della quale svoltiamo verso est in direzione di Sondrio. Anche l’estremità settentrionale del lago è molto bella da visitare, verso la Valchiavenna si aprono altri scenari caratterizzati da dolci declivi e poi più aspre montagne fino a salire oltre confine al passo del Maloia. Ma la nostra destinazione è un’altra. All’ora di pranzo facciamo una sosta a Morbegno, una bellissima cittadina il cui centro storico è caratterizzato da case antiche affrescate e decorate…

tetti in tegole di ardesia e giardini con alberi ancora carichi di foglie gialle, bei rampicanti rossi e tutta l’atmosfera dell’autunno.

Non piove più, i negozi traboccano di deliziosi prodotti tipici locali e dopo una bella passeggiata cogliamo anche l’opportunità di una degustazione di formaggi…

… da latte vaccino e ovicaprino, freschi e stagionati, davvero squisiti: casera, scimudin, bitto, ce n’è per tutti i gusti.

E siamo abbastanza brave da posticipare la degustazione di vino al pomeriggio.

Poco dopo ci fermiamo nel capoluogo, a Sondrio sta nuovamente scendendo una pioggia battente, attraversiamo il ponte sull’Adda ci accorgiamo che l’acqua del fiume è veramente minacciosa. L’ampia piazza centrale è circondata da edifici storici che ospitano un hotel quattro stelle, la banca, ristoranti e locali carini. La strada pedonale, che conosco da quando venivo qua per lavoro, ci porta a un giardino con statue commemorative e poi alla mia passeggiata preferita verso una via stretta, che sale tra vecchie case con pietre a vista. Scarpatetti si chiama, qui c’è anche una bella cantina che vinifica come una volta e ultimamente ha raggiunto delle vere punte d’eccellenza nella produzione di vini a base Nebbiolo. Vigne fuori città e cantina qui, come mi piacerebbe vedere il signor Alberto indaffarato nei giorni della vendemmia! E si capisce perché questa è definita “viticultura eroica”, queste difficili coltivazioni esistono da secoli ed è stato necessario terrazzare i pendii per utilizzarli con profitto. Per quanto riguarda gli sbocchi commerciali di questi ottimi (ma carissimi) vini, i valtellinesi sfruttarono subito i forti legami con i vicini della Svizzera, loro storico bacino di utenza; questa è ancor oggi il principale mercato assieme alla Lombardia.
Piove sempre, scende acqua da tutte le parti. A metà pomeriggio potremmo già andare a Villa di Tirano, siamo così curiose di vedere il BB che ci ospiterà da avvicinarci in auto finché c’è luce. Che bellissimo posto! Si raggiunge attraversando vigneti e meleti su una strada secondaria, poi si sale brevemente a un gruppo di case isolate. Non ci fermiamo ora, proseguiamo finché un cartello VENDITA MELE – KIWI ci invita a un’altra sosta mangereccia. Un meraviglioso profumo ci accoglie in un magazzino, dove possiamo assaggiare e scegliere mele gialle e rosse di diverse dimensioni, kiwi più o meno maturi e un ottimo succo di mele. Prendiamo due casse di frutta che mangeremo con gusto, le mele sono un ingrediente di tutte le mie confetture e presto le metterò in pentola! Facciamo un’ultima pazzia, oltrepassiamo il confine per approfittare del minor costo della benzina in terra elvetica. Alla dogana un solerte finanziere vuole vedere i nostri bagagli e chiede: dove andate – quanti vestiti avete? In effetti le borse occupano buona parte del bagagliaio, perché sotto ci sono le mie conserve. Tutto a posto, andate pure. Per i primi chilometri la strada corre accanto alla ferrovia del trenino rosso, siamo emozionate come scolarette al pensiero della gita che ci attende l’indomani. Incontriamo però paesi semideserti con negozi chiusi, una cantina bella (anche troppo) e un laghetto, quando fa buio torniamo indietro e stavolta ci dirigiamo da Cinzia e Silvio, i nostri padroni di casa.
Che dire? San Bernardo è già un bel nome per un BB, ma quassù c’è un compendio particolarmente ben riuscito di tutela della casa in stile, abbinato alle tecnologie più moderne per un utilizzo ottimale delle fonti energetiche: pannelli solari, riscaldamento a pavimento e quindi tutto il calore necessario a star bene, senza sprechi. Il piano della casa dove alloggiamo è organizzato con un salone e angolo cottura, un ampio bagno condiviso e tre stanze, di cui una con bagno interno. D’estate si può stare nella terrazza che guarda verso la vallata…

…ma è l’ora dell’aperitivo! Dopo le presentazioni di rito e la sistemazione dei bagagli siamo pronte per “chiacchierare” con Cinzia e Silvio. Altro che le due chiacchiere di rito: io tiro fuori tutti i miei vasetti con marmellate per la colazione, ma anche le creme da abbinare ai formaggi. Saranno le 18,30 e alla loro proposta di assaggiare qualcosa accettiamo volentieri. Apro alcune creme, Silvio affetta pane casereccio, taglia salame e formaggio, apre una bottiglia di vino rosso, questo è meglio del migliore happy hour milanese! I discorsi si sovrappongono, tra il nostro rapporto con la città sempre un po’ combattute tra l’odio e l’amore, e l’equilibrio che questa bella coppia di trentenni ha raggiunto quassù, lavorando molto ma dandosi spesso la possibilità di andare in giro, anche viaggiando in Paesi lontani come piace tanto a noi. Illustro le diverse caratteristiche sensoriali delle creme, dalle più delicate per la degustazione dei formaggi freschi (come cipolle, zucchine e peperoni) sino alle più forti per i formaggi stagionati (anche aromatizzate all’aceto balsamico o arricchite con le spezie che raccolgo nei miei viaggi). Alcune confetture che in prima battuta sarebbero per la colazione (pere, fichi, ribes) si sposano egregiamente con certi formaggi.
Apprezziamo davvero tutto, finché questo graditissimo momento conviviale cede al tempo della cena. Anna ci aspetta a pochi chilometri di distanza, in realtà non ho prenotato il ristorante ma le ragazze si fidano del locale che conosco e che gli stessi Cinzia e Silvio consigliano. In pochi minuti arriviamo a Bianzone e ci accomodiamo subito a tavola. Dovremmo essere in una vecchia trattoria, in realtà alla prova del gusto ci troviamo in un ristorante stellato che ha saputo mantenere elevatissima la qualità delle pietanze e un rapporto qualità/ prezzo ottimale. Anna da anni propone con successo un’ottima cucina locale e una cantina strepitosa, sembra una persona schiva, di poche parole ma con classe, tra una portata e l’altra, indugia a far due chiacchiere con noi mentre il suo locale si affolla di coppie e famiglie, italiane e straniere. Come sempre scelgo sciatt, bruscitt, pizzoccheri, un assaggio di salumi e formaggi, un menu eccezionale. Il cestino del pane al centro della tavola si svuota subito, contiene una decina di pani e grissini diversi uno più buono dell’altro. Sassella è una parola magica che identifica una strepitosa denominazione della Valtellina, un vino complesso ma al tempo stesso molto bevibile. Acqua? Basta acqua, per oggi ne abbiamo presa abbastanza! E ci facciamo un grappino a fine serata, saluto anche la gatta nera che quando vengo quassù da sola mi sta per tutto il tempo accovacciata sul grembo e rientriamo relativamente presto, ma solo perché abbiamo davanti un’altra giornata intensa. Ah dimenticavo: da Anna si può dormire nelle stanze al piano di sopra e nella vicina dépendance.
Che bella serata, quando sono in compagnia delle mie amichette abbiamo sempre qualcosa di nuovo da raccontarci, anche se a Milano ci frequentiamo molto spesso; siamo proprio contente. Ci sistemiamo in una stanza doppia e nel soppalco, dove c’è un lettone e una balaustra da cui si vede il salone, che bello! Buonanotte!
Domenica mattina non possiamo poltrire a letto e ci consoliamo con una colazione oltre ogni aspettativa, l’elenco delle delizie che troviamo sulla tavola non rende l’idea della loro bontà. Ci sono ben due torte fatte in casa, biscotti, yogurt, latte, cereali, frutta fresca, succo di mela. Ci scaldiamo con tè e caffè, insomma facciamo una mega colazione grazie alla quale potremmo sentirci sazie per quasi tutta la giornata. Peccato partire, ma è ora di prendere il trenino rosso del Bernina! E fuori, tanto per cambiare, piove. Lasciamo l’auto in un grande parcheggio, con un sottopassaggio ci portiamo in stazione e saliamo su un treno rosso fiammeggiante, dotato di vetrate panoramiche nelle carrozze centrali, spazio per le biciclette e carrelli portasci. Si parte!
Impiegheremo quasi tre ore per arrivare a Sankt Moritz, un tempo molto lungo per 80 chilometri di distanza ma calibrato alle bellezze del paesaggio circostante e all’ardito percorso studiato cent’anni fa per la costruzione di questa linea ferroviaria, un’opera eroica con decine di ponti e gallerie, che sale sino al punto più alto oltre i 2.000 metri slm e infine scende in Engadina. Si potrebbe proseguire per Davos e altre località svizzere più o meno blasonate, seguendo percorsi stupendi in ogni stagione che i lungimiranti vicini d’oltralpe hanno aperto anche a questo mezzo, relativamente pulito e rispettoso dell’ambiente. Grosso modo i nostri tempi sono: treno di andata h 9 – 12, visita della città h 12 – 15, treno di ritorno h 15 – 18 e infine rientro a Milano.

Osserviamo rilassate l’ambiente circostante, fatto di alberi semispogli e foglie morte colorate, nuvolette basse, piccole greggi di mucche e capre che brucano l’ultima erba prima di affrontare l’inverno in una stalla.

Un tratto di ferrovia elicoidale è annunciato dall’altoparlante, impressionante: è la soluzione geniale che ci consente di salire presto in quota e proseguire sul ripido crinale della montagna tra boschi di conifere e con un ricco sottobosco, che mi sa tanto da funghi (ma non ne vediamo nessuno).

In lontananza vediamo brulle montagne scure spruzzate dalla prima neve, laghetti, torrentelli e cascate, un panorama assai piacevole e vario, finalmente ha smesso di piovere.

L’azienda del turismo sostiene che a Sankt Moritz c’è il sole per più di 300 giorni l’anno, chissà se è vero. Frequenti soste in piccole stazioni suggeriscono la possibilità di venire qui, magari d’estate, per più giorni, con un piccolo bagaglio che consenta di scendere, camminare in questo ambiente stupendo e risalire sul trenino rosso a una stazione successiva.

Al passo lo scenario si apre su una spianata imbiancata da neve fresca, un lago lungo e stretto che riflette l’azzurro del cielo e un torrente.

Leggiamo un cartello curioso: qui c’è la sorgente del Danubio che va verso est e si tuffa nel Mar Nero. Ma qui nasce anche il fiume Adda xx che scende a sud fino a confluire nel Po e gettarsi nel mare Adriatico. Che storia curiosa!


E che ampia valle si apre davanti a noi mentre il trenino rosso, sbuffando, si avvicina alla nostra destinazione.


Graziosi villaggi in stile montano si susseguono, poi ci riportiamo in vista di strade asfaltate, edifici moderni, siamo arrivate.
Scendendo dal trenino rosso siamo catapultate in una realtà modernissima che ci lascia spaesate e confuse. Palazzi altissimi, cemento ovunque, indicazioni stradali fin troppo ricche ci fanno capire che siamo in un posto super organizzato… ma deserto. Su un viale che porta in centro, banche e boutique elegantissime delle griffe più esclusive si susseguono come si conviene a un luogo così opulento, ma è tutto chiuso! Ci aspettavamo di non trovare tutto aperto di domenica, ma a inizio novembre c’è qualcosa di più, la bassissima stagione in cui tutti gli operatori chiudono e riposano; a fine mese aprirà la stagione invernale. E l’azienda di soggiorno ha ragione, qui splende un sole tiepido. Saliamo sulla destra fino a uno slargo con una bella vista sul lago, prati con l’erba ormai spelacchiata e le montagne spruzzate di neve sullo sfondo. Cerchiamo un baretto dove scaldarci con un caffè ma troviamo solo locali vecchio stile, carissimi, con avventori molto più grandi di noi.


Scendiamo dunque al lago e ne percorriamo quasi interamente il perimetro: chissà com’è affollato in alta stagione!

A un certo punto abbiamo un po’ di fame, un languorino che desideriamo placare, per poi stare a posto fino a sera. Decidiamo anche di non restare qui fino alle 15, orario previsto del treno di ritorno. Se prendiamo il treno delle 14 ci potremo fermare al primo paese, Celerina, che all’andata ci aveva molto ispirato per le caratteristiche vecchie case decorate. Sentendo il buon profumo di cibo che esce dalla locanda della stazione, entriamo e ordiniamo una minestra. Peccato che non sia poi così buona, sa da liofilizzato o poco più. Salutiamo Sankt Moritz senza rimpianti e risaliamo sul trenino rosso. Celerina è stupenda…

sembra il paese delle fate e trasuda ricchezza ma anche una sobria eleganza, uno stile che nel vicino capoluogo francamente non abbiamo trovato.

La maggior parte delle case risale al 17o e 18o secolo, portano stemmi e decorazioni delle famiglie che le hanno costruite anche se ora non so se esse sono ancora nelle stesse mani.


Oltre le case si apre la vallata, perfettamente ordinata, in puro stile svizzero.


Qui c’è un certo movimento, auto anche con targhe italiane, ristoranti e bar aperti, addirittura un supermercato. Nella sua indiscutibile classe, siamo comunque in un posto “normale”.

Guardando l’orologio ci rendiamo conto che dopo meno di un’ora dobbiamo tornare in stazione, ma siamo contente di avere sfruttato tutto il tempo a nostra disposizione per questa prima, fugace visita dell’Engadina. Il treno è fatto di andate e ritorni, saluti, addii che chiamiamo arrivederci in attesa della prossima opportunità di tornare qui, chissà. Continuiamo a guardare fuori dal finestrino contente ma ci concediamo qualche minuto di riposo, con gli occhi chiusi, ognuna immersa nei suoi pensieri. A ritroso il paesaggio è sempre diverso, il tempo peggiora man mano che ci avviciniamo al confine. Il percorso a elica stavolta ci fa scendere precipitosamente a valle, fa buio, non ci sono più le greggi e le mucche che brucavano l’erba. Alle 18 siamo pronte per riprendere l’auto e tornare a Milano, di nuovo sotto una pioggia battente, non troviamo quasi nessuno lungo la statale e i notiziari radio continuano a dire di mettersi in strada solo in caso di stretta necessità. Poco dopo le 20 siamo a casa, con l’auto più piena di prima, stanche e contente per queste due bellissime giornate in giro, nella Valtellina terra di mele, acqua e vino e nella tiepida, ma allo stesso tempo fredda, Engadina. Grazie alle mie amichette per avermi fatto compagnia (e per aver fornito le bellissime foto).

PER SAPERNE DI PIU’ :
http://www.bed-and-breakfast.it/
http://www.settimanadelbaratto.it/
http://www.valtellina.it/
http://www.bbsanbernardo.it/
http://www.altavilla.info/
http://www.treninorosso.it/
http://www.engadin.stmoritz.ch/winter/it/?gclid=CNyr3PnlvbMCFdG5zAodsTsAKQ

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10 comments

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bel reportage Roby.. come sempre!! e belle la Valtellina e l’Engadina.. anch’io, anch’io!!

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cara, grazie! e mi sa che x divesificare ora metterò pure le ricette che bello! roberta

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ma che bello!! brava!

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Robyyyy!!! I ‘miei’ posti!!! Provo sempre tanta nostalgia. Di una bellezza mozzafiato e di una semplicita’ disarmante (se si esclude, ovviamente, Sankt Moritz). Bel reportage, brava, brava, brava. Saluti. Vale

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ma tesoro ma quanto ti ho pensato! e quanto ho voglia di vedervi e di chiacchierare, se possibile come ai vecchi tempi! riusciranno i ns eroi? tanti baci e “a presto”

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complimenti x la descrizione e il commento della bellissima Valtellina.ilB&B il
belvedere ti invita a visitare il Molise che sicuramente non è secondo a nessuno

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gentile enzo molte grazie! sono quasi pronta x scendere verso la sua bellissima regione e spingermi oltre, anche se in questi mesi sto mettendo a posto delle cose della mia vita ancora più importanti, casa, lavoro… se ci troviamo su questi schermi mi fa piacere intanto scriverle, dove sta BB il belvedere? come ha potuto leggere io produco conserve vegetali che utilizzo come occasione di scambio grazie al baratto, anche voi praticate queasta nobile arte? GRAZIE ROBERTA

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che bellissima esperienza!

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eliana ciao mi fa piacere ti siano piaciute la mia esperienza e la mia storia. dove stai tu? hai fatto o farai la settimana del baratto? fatti sentire. roberta

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