LUN 24 – GIO 27 7 SANTORINI . Dedicheremo ben quattro giorni a Santorini, iniziamo la scoperta dell’isola con l’escursione in barca che toccherà la Caldera, Hot Springs, Thyrassia .
Il mare calmo, l’armonia tangibile nel gruppo e l’indubbia bellezza del luogo rendono questa giornata speciale.
Al mattino scendiamo al porto di Hamoudi , alcuni per i 260 scalini altri con il pulmino di Costas. Paola e Marco prendono la rampa di scale sbagliata, una volta scesi scoprono che sono ad Armeni così risalgono le scale poi vengono giù fino a Hamoudi.
Prenoto menù a base di pesce spada da Sunset , il ristorante al centro della baia dove Vassili ci accoglierà dall’ora del tramonto. Saliamo sul caicco di Lambros assieme a molti altri turisti assistiti da Andrea, una giovane ceca (di Brno) che spiega in continuazione le varie tappe del nostro giro: in greco, inglese, tedesco, forse pure spagnolo e francese, mentre per l’italiano si sta attrezzando! Mi racconta che era venuta qui in ferie otto anni fa e non è più andata via!
La forza della natura si è scatenata su Santorini molte volte nei secoli, ciò si vede nella passeggiata al parco della caldera (Nea Kamenei, Palea Kamenei) dove stanno i crateri spenti del vulcano ora attivo sott’acqua, mentre le acque sulfuree delle sorgenti, calde e fangose, dovrebbero fare bene alla pelle.
Il vulcano è sovraffollato dai turisti della domenica che procedono in fila per i sentieri come formiche, ma basta sollevare lo sguardo per vedere la mano dell’uomo che ha modellato il paesaggio, con un occhio di riguardo per l’ambiente; tutto lo skyline di Santorini è infatti pennellato di casette bianche aggrappate alla falesia, in una visione spettacolare quanto gli scenari naturali.
All’ora di pranzo sbarchiamo al porto di Manolas sull’isoletta di Thyrassia , dove saliamo ancora 160 scalini sotto il sole cocente. Paola non ne può più di scalinate in salita e cerca di unirsi ai nostri amici che si stanno avviando a dorso di mulo ma siamo rimaste indietro e non riesce a convincermi di sganciare i 4 euro previsti, e non negoziabili, per la salita.

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Con il conforto di un panorama grandioso raggiungiamo gli altri in cima fermandoci al ristorante, che si chiama appunto Panorama: un ottimo ed economico self service ben fornito di primi (pasta, pizza, lasagne), spiedini di carne e pesce, contorni e frutta . Da non perdere: lo yogurt con marmellata di more di gelso .
In effetti Thyrassia non offre molto e l’unico indigeno con cui parliamo ci racconta che i 600 abitanti d’estate si riducono a 280 d’inverno, ma qui non manca quasi nulla: mini market, farmacia, chiesa e la pista per l’elicottero che in caso d’urgenza porta i malati direttamente all’ospedale di Syros , la capitale delle Cicladi, o addirittura ad Atene. I traghetti trasportano le auto fino a qui, il punto debole di Thyrassia è la mancanza di un benzinaio.
Di corsa scendiamo al molo e in caicco torniamo a Hamoudi, metà gruppo sale a piedi metà con Costas, ci rivediamo a casa prima di cena mentre io e lui andiamo in pulmino a confermare i voli Aegean all’aeroporto (per i voli Alitalia dovrò chiamare Atene) e alla biglietteria di Thyra dove si prepara un altro cambiamento.
Gli orari dei traghetti per Mykonos sono sfavorevoli rispetto al tempo di visita a Santorini. Prima di cena accenno qualcosa mentre ci godiamo i colori del tramonto al porto, ma poi parliamo d’altro. Da domani auto a noleggio e spiagge per vivere l’isola di giorno e di notte, il comitato divertimenti ha le idee chiare sul da farsi.
Martedì prendiamo tre Fiat Punto all’autonoleggio vicino a noi mentre Felix, ormai veterano di Santorini, opta per un motorino che diventerà il suo mezzo per perlustrare locali e spiagge, prima di portarvi il gruppo.
Questo si dirige dall’altra parte dell’isola verso le rovine dell’antica Thyra e a Pyrgos , per poi passare il pomeriggio in spiaggia: Red beach e Vlixada all’estremo sud di Santorini. Il sito più bello, Akrotiri detto la Pompei delle Cicladi , è chiuso dopo che nel 2005 un turista è morto cadendo.
Io mi fermo a Thyra in centro, in biglietteria finisco la sarabanda delle prenotazioni traghetti con l’intenzione di posticipare la partenza da Santorini, passando 4 notti qui e 2 a Mykonos invece delle 3+3 stabilite all’inizio. L’aliscafo per Mykonos è disponibile solo dal 10 agosto quindi dobbiamo ripiegare su due navi con scalo a Paros, giovedì 27; sabato 29 prenderemo l’ultimo aliscafo per Atene alle 20,30.
Dopo gli sms di conferma dal gruppo inizia la mia giornata da turista: in bus vado a Kamari e becco i “Milanesi” che scendono in auto dagli scavi, gentilmente (sono le 12,30 e fa caldissimo) mi portano su e ci diamo appuntamento in spiaggia. Thyra non mi esalta, il sito è in posizione strategica sul mare, totalmente invisibile dal basso, con l’impostazione della città antica che distingue chiaramente tra edifici di culto, agorà, luoghi pubblici e case private.
Gli scavi procedono lentamente ed è ancora poco organizzato per la visita. Scendo in autostop con una deliziosa coppia di giovani greci che mi portano dritto fino a Red beach, spettacolare spiaggia su una falesia rossa e verde di chiara origine vulcanica, tipo Grand Canyon.
La bellezza del luogo è però rovinata da un nugolo di ombrelloni e relativi occupanti. C’è tanta gente che la Bea non vede una mano furtiva introdursi nella sua borsa e gli occhiali nuovi di Armani prendono il volo. Io non mi abituo alla folla così dopo solo 1h, nonostante sia stanca, accolgo con piacere la richiesta di fare un giro in auto per visitare il lato più fertile a sud dell’isola, coltivata a vigneti bassi.
Passiamo al faro dove Felix ci istruisce sull’origano e ne prende un po’ per farsi le bruschette a casa, poi costeggiamo una collina con una fila di 5-6 mulini dimessi, infine arriviamo alla bellissima Vlixada beach all’estremità sud di Santorini. Anche qui c’è una falesia ma più corrosa dal vento che ha modellato gli scogli in forme assai strane, la sabbia è più scura e la scogliera prosegue per chilometri.
L’ambiente è selvaggio, vi sono solo pochi ombrelloni, un semplice baretto e un ristorantino che mi fa voglia ma che come altri posti mi riservo per il prossimo viaggio alle Cicladi. Ci accoglie un cane da caccia bellissimo dal pelo fulvo, che ci fa un sacco di coccole per essere ricambiato; Fabiana che oggi per l’occasione ha la maglietta della lega per la difesa del cane, non vede di meglio che abbracciarlo e dargli un panino che il cane prontamente nasconde sotto la sabbia!
Nel tardo pomeriggio si accendono i colori più belli ma alle 19 dobbiamo correre via: abbiamo appuntamento per riunirci ad Imerovigli ed ammirare il tramonto insieme.
Ce la facciamo per un pelo, lo spettacolo che puntuale si svolge alle 20,30 ci sorprende sempre, in questa stagione la palla del sole scende esattamente dietro la caldera del vulcano e, subito dopo, le barche da pesca solcano il golfo per rientrare al porto. L’applauso finale qui ci sta tutto, il cielo si fa rosso, poi azzurro e lentamente si accendono le luci di Thyra.
Torniamo a casa e, cambiati, ri-usciamo per passare la serata nella movida di Thyra. Il ristorantino Stamna è un po’ una bettola per turisti come ce ne sono tante, ma per un pollo o gyros e bevande ce la caviamo con poco. Segue un bel giro di locali affollati, uno dietro l’altro: la musica è già alta e la scelta è ardua. Quasi tutti fanno tardi. Com’è bella Santorini! Tra terra, cielo e mare ad ogni angolo ci si aprono nuovi scorci e non ci stanchiamo mai di scoprirla, soddisfatti del tempo che le abbiamo dedicato.
Mercoledì mattina torniamo a Thyra per 2h di shopping e foto. Qui si potrebbe passeggiare tutto il giorno, guardare il via vai di navi da crociera sotto di noi, o salire su fino a ritrovare, oltre un promontorio, Imerovigli.
Il pomeriggio trascorre in pieno relax, tutti insieme a Vlixada beach dove alcuni si fermano per vedere l’ultimo spettacolare tramonto di Santorini e farsi un vero servizio fotografico.
Lontani da Oia, in questo lembo estremo dell’isola, decidiamo di fermarci per la sera; ceniamo a Perissa un paese vicino che sa da riviera romagnola ma con una spiaggia di sabbia nera caratteristica.
A cena mi permetto di fare il gioco dei prossimi viaggi che si fa alla fine di queste esperienze, ma solo con i gruppi più affiatati: su un foglietto ciascuno scrive le tre preferenze per i prossimi viaggi e poi ne compiliamo l’elenco. Vince la Patagonia seguita da Libia, Messico e Tanzania, tallonati però da altre mete in Africa e Medio oriente. In realtà ci siamo accorti che ciascuna isola è interessante e diversa dalle altre, già immaginiamo di tornare alle Cicladi per visitare altre isole o, perché no, tornare dove ci siamo trovati meglio. O ancora esplorare altri arcipelaghi greci, come le Ionie e le Sporadi o le più grandi Rodi e Creta . Dopo cena andiamo in spiaggia, i negozi ancora aperti attirano noi donne per un po’ di shopping, poi finiamo la serata al Beach Bar con tanta bella musica e cocktail.
Giovedì sappiamo che stiamo per partire e, prima di scendere al porto in pulmino, ci dividiamo tra l’ennesimo shopping a Oia e l’ultima spiaggia, Bezedes , vicino al nostro alloggio. Per strada normale sono 2,5 km ma una stradina dietro di noi ci arriva in 1 km, ci sono solo 2-3 bus/g così dopo qualche tentativo andato a vuoto riusciamo a farci dare un passaggio, siamo rimasti io, Fabiola, Elisa, Robi e Ficus perché abbiamo perso Cico e Gigi mentre Marco ed Enrica, i due camminatori del gruppo, sono già avanti. Bezedes è all’estremità nord di Santorini, ha un mare cattivo ed è perennemente battuta dal meltemi, ma il paesaggio è affascinante e si presta a belle passeggiate più che a fare il bagno. Torniamo tristi alla base e dalle 13,30, in due turni, Costas ci riporta al molo con il pulmino.
Qui tutti i bar sono cari, conviene prendersi un gyros al mini market. Alle 16 la Blue Star ci carica e puntualmente salpa, noi scendiamo a Paros in tempo per vedere un altro tramonto e risalire sull’aliscafo per Mykonos alle 20,30.
Arriviamo alle 23 e c’è un tale caos che faccio fatica a vedere la piccola Marietta, la nostra ultima padrona di casa. Ci porta agli alloggi di Lagada indicando la strada per il centro di Mykonos e raccontandoci che una ragazza del gruppo parallelo è caduta dal motorino, si è rotta due denti e ha preso un gran spavento ma nulla di grave, solo che si sono rovinati la giornata. Poi, in uno degli appartamenti assegnatici, cartina alla mano approfondisce le cose da fare. In un attimo i maschietti sono pronti e schizzano giù a cuccare, li rivedrò 24h dopo. La discesa al centro è tranquilla anche se le strade sono buie, rivedo i SUV che mancavano nelle altre isole, che inquinano l’aria come da noi, dove le mamme moderne li usano anche per portare i bimbi a scuola e andare a fare la spesa. Alla stazione dei bus prendiamo un gyros e ci immergiamo nella bolgia infernale di Mykonos, fatta di giovanissimi (età media sotto i 20 anni), di varie provenienze. Le ragazze sono tirate all’inverosimile come per il migliore struscio nelle nostre città. Il paese è assai bello: vediamo chiese, mulini, la “piccola Venezia”, tanti locali, stradine e piazze stracolmi. Io mi sento un pesce fuor d’acqua: siamo circondati da ragazze simil Paris Hilton, da ragazzi efebici, da un universo gay eccentrico e variegato che ha fatto di Mykonos una delle sue mete preferite. Torno verso casa con coloro che l’indomani visiteranno Delos in barca.

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