PROLOGO – L’appuntamento con il gruppo è venerdì sera, il primo marzo, in agriturismo, ma una settimana prima hanno prenotato solo in sette, la metà dei miei partecipanti. Che ne dite allora se allarghiamo la partecipazione ed estendiamo l’invito ad amici e compagni di viaggio? Ok mi dicono, solo che ciò si traduce nella MIA diffusione dell’invito mentre loro, i partecipanti, bighellonano o poco più. Così chiedo ai compagni di viaggio che conservo con affetto nelle cartelle di avventure, pescando soprattutto dal bacino di Toscana ed Emilia Romagna più i fedelissimi di Roma e Milano. Venerdì sera dall’ufficio vado in stazione a Santa Maria Novella a prendere proprio loro: Marco da Milano (viaggio Cicladi 2006) e Rosi da Roma (viaggi Acacus Libia 2003 e Siria Giordania 2004). Gli altri extra gruppo potrebbero raggiungerci sabato in giornata. Nessuna programmazione è il motto del raduno, faremo quello che ci pare secondo il tempo, c’è stata pioggia e freddo ultimamente ed un po’ di flessibilità è necessaria.
Agriturismo il Poderaccio è la nostra destinazione, a San Michele di Incisa Valdarno che detto così parrebbe un posto centrale, c’è anche l’uscita dell’autostrada, mentre invece è un luogo magico su una collina che si raggiunge dopo una serie di curve e tornanti, è già tanto che ci sia la strada asfaltata. Ci sono stata un mese prima per il Pasta Madre Day e ho conosciuto la squisita Francesca che di una vecchia casa ha fatto una calda oasi di ospitalità in puro stile raduno di Avventure, senza dimenticarne però la vocazione agricola. Qui siamo in campagna e coltivare la terra è l’attività principale. Francesca ha lavorato come me a Milano per alcuni anni poi è tornata nella sua bella Toscana, come me è coordinatrice di Avventure infatti abbiamo tantissimi amici in comune, anche se ora qui è super impegnata e i viaggi arriveranno, appena possibile.
Facciamo una breve tappa alla Coop in paese per prendere pasta e sugo, così arriviamo su che è buio pesto e fa impressione, soprattutto per chi non c’è stato, questo saliscendi senza sapere dove siamo e dove andiamo. Ci hanno preceduto i tre “Marocchini” che arrivano da nordovest: Vale, Luciano e Simo. Siamo sistemati ottimamente negli appartamenti al primo piano, i maschi a destra dove c’è anche la cucina (e il camino), le femmine a sinistra, alla fine saremo cinque esattamente come in Marocco.
Baci, abbracci e la presentazione dei due “intrusi” e noi sei siamo pronti per l’aperitivo, il mio spritz (praticamente uno sbagliato) e vino. Parliamo a raffica e facciamo da mangiare, incrociando conversazioni e piatti, bicchieri e patatine, formaggi, salumi e le mie onnipresenti conserve. Che buona questa cena, che bello rivedersi! Quando raggiungiamo Francesca giù lei ha la “malaugurata idea” di parlarci del tipì, la tenda bianca allestita poco lontano dove, con le vicine, riprende i rituali dei nativi americani attorno al fuoco. Andiamo? Al buio in fila indiana (!!) Francesca ci precede con una pila, poi si aggiunge Lola la cagnolona nera che non vede l’ora di giocare con noi.
Praticamente anche nel tipì chiacchieriamo (che novità) ma soprattutto cantiamo e ci confrontiamo con un modo di vivere lontano dalla frenesia e dal trambusto cittadini, molto a misura d’uomo, rispettoso dei tempi della natura e dei ritmi che la vita potrebbe o dovrebbe avere anche oggi. La lezione di vita che mi rimane impressa è la pienezza di queste donne che hanno deciso di vivere qui, allevare i propri figli pur nel sacrificio di gestire il pulmino della scuola, lo sport e le attività pomeridiane e naturalmente le proprie cose, la terra da coltivare, la famiglia e i parenti lontani. Ma che bellini che sono venuti fuori tutti quanti! Praticamente all’una siamo ancora dentro, sono stanchissima ma che bellissima esperienza!!
MALEDETTA PRIMAVERA – Sabato mattina appena apriamo le finestre una splendida giornata ci annuncia un inaspettato anticipo di primavera. Il cielo è azzurro e senza nuvole quasi come in Marocco, una splendida campagna si apre attorno a noi, i primi fiorellini colorati fanno capolino nell’erba verde chiaro. E sullo sfondo alte montagne innevate (ma non è l’Atlante!!) ci ricordano che la sera siamo sempre vicini allo zero. Facciamo una colazione pazzesca con Francesca e famiglia con i prodotti fatti in casa: pane, marmellata e tante cose buone e vicine, quasi a chilometro zero. Andiamo a Firenze? Ce l’eravamo promesso per fare una passeggiata in relax e per aspettare i sei “Marocchini” in arrivo da sud, cinque romani e un napoletano. Vi aspettiamo in centro abbiamo detto: parcheggiate a piazzale Michelangelo o un altro posto comodo e ci raggiungete con i mezzi. Invece il programma si modifica come segue: il centro è chiuso ai mezzi ancor più del solito, è prevista una corsa ciclistica in seno alla manifestazione BiciFi e noi stessi decidiamo di fare un investimento e andare a Firenze… in treno da Incisa.
Ci costa una fucilata, otto euro a testa, ma è decisamente la soluzione più pratica e Green com’è diventato il nostro raduno. Intercetto i vecchi compagni di viaggio più o meno impegnati che alla fine mi diranno a malincuore di non poterci raggiungere. Intercetto a più riprese anche i sei in arrivo che però, da bravi romani, fanno con calma: si fermano a pranzo per la strada, fanno shopping in un outlet (!!) e insomma verranno direttamente all’agriturismo. E noi? Intanto litighiamo con la macchinetta alla stazione di incisa che non vuole stamparci sei biglietti e rischiamo di perdere il treno (io non so usare ste cose) anche perché la biglietteria è chiusa mannaggia. Poi invece finalmente sta macchinetta pigra sputa fuori il dovuto e possiamo salire. Scesi alla stazione SMN cerchiamo il pannello con la stampa delle partenza per stasera e Vale mi ricorda come si fa: clicca la ricerca sulle macchinette e … fotografa sull’aifono le partenza segnalate per il pomeriggio. Non ci avrei pensato, mai.
Firenze è splendida splendente, piena di bella gente e turisti da tutto il mondo, e noi dall’arrivo in tarda mattinata ne percorriamo le vie principali del centro sfiorando prima Santa Maria Novella, poi Santa Maria del Fiore con salita al Campanile. I 400 gradini da salire sono lunghi e faticosi ma il panorama dall’alto è strepitoso, sia per l’amplissima visuale su Firenze e le colline circostanti, sia per la cuirosa vicinanza del battistero e della cupola del Brunelleschi
Simone la ns mascotte quindicenne avrà un’interrogazione di storia dell’arte al liceo a Genova, e coglie l’occasione di ricevere una lezione dal vivo. Innanzi tutto impieghiamo del tempo a ricordare chi tra Brunelleschi e Ghiberti produsse tanta meraviglia, poi i pragmatici insegnamenti del babbo lo portano a proferire parole terribili per un’appassionata d’arte come me: poi cosa avrà mai portato un antico architetto a sprecare tonnellate di cemento e marmo su tutta questa superficie? Che dire? Poi però debitamente stimolato ricorda quanto ha appreso a scuola e ci descrive portali e battistero come se avesse il libro davanti agli occhi, bravo!! Anche Vale sente l’esigenza di un po’ di modernità e ci molla temporaneamente per visitare… l’Hard Rock café locale tipico fiorentino. Tappa seguente:
Mercato con sfregamento del porcellino… A proposito di porcellino, che fame! Lampredotto è la parola chiave, avrei voluto portare i miei amici al mercato coperto ad assaggiare il famoso panino ripieno ma va bene anche il baracchino presso il porcellino. Le interiora erano il piatto dei poveri, questo dovrebbe essere il quarto stomaco di bovino (abomaso?) che fa impressione e va mangiato senza pensarci. Segue un ottimo caffè in un locale figo, Ponte Vecchio e passeggiata “diladdarno” come dicono i miei amici fiorentini.
Piazza Pitti e Palazzo Pitti, ma quanto sono belli? Entriamo? Si, no, ci sarebbe il giardino di Boboli da visitare ma rimaniamo invece su una passeggiata in esterno. Anzi i miei ragazzi si stendono sul selciato per qualche minuto di relax. Santo Spirito è per me davvero un luogo dello spirito, anzi il luogo assieme a piazzale Michelangelo dove ho sempre amato sostare per qualche minuto a ogni mia visita a Firenze anche solo per assaporarne l’aria e ammirarne il panorama unico. Solo che ora Santo Spirito è tutto un lavoro in corso e chissà cosa ne pensano i poveri turisti che vengono qui per visitarla, solo per qualche giorno. Dicono che facendo lavori pubblici di scavo hanno scoperto dei resti archeologici medievali, furbi questi, ma cosa pensavano di trovare, un computer nuovo scavando? Tutto fermo, e i locali nella piazza saranno arrabbiati, e lo stesso abitanti e turisti. Io vengo sempre qui a mangiare quando scendo in Toscana per lavoro, mi è molto comodo e vi è molta scelta per mangiare e bere con un rapporto qualità prezzo ottimale. Ritorniamo sul lungarno dove inizia via Maggio, attraversiamo il fiume ammirando il Ponte Vecchio e ci immergiamo nel lusso di via Tornabuoni, per la verità ancora fasciata da transenne e lavori in corso, come vorrei fare shopping ma è meglio di no, decisamente. Qui c’è il meglio del meglio della moda italiana e straniera e, udite udite, la coda davanti a Tiffany, naturalmente di clienti abbigliati e atteggiati in tono con il brand. Beati loro, o forse no.
Quando siamo di nuovo in vista di Santa Maria Novella facciamo un’ultima deviazione a San Lorenzo con le Cappelle medicee, stavolta oscurate e ricoperte su tutto il piazzale da orribili bancarelle (ma è quel mago del sindaco Renzi che ha dato loro il permesso?) e infine al famoso mercato coperto che però, di sabato, ha chiuso da un pezzo come temevo. Meglio il lampredotto al baracchino. Treno e via, anzi no: le macchinette ancora fanno le bizze e impiegano un sacco per sputare fuori altri sei biglietti. Rientriamo al Poderaccio al tramonto regalandoci altri colori e panorami diversi, c’era una canzone che cantavamo in Marocco… Maledetta primavera!
Ecco arrivati cinque dei Marocchini, ciao! Ci sono Piero Marisa e Federico, la famiglia, Chiara la cassiera fintofighetta, Emilio medico dolce. Altri saluti, baci e abbracci in attesa di Marzia l’altro medico, di guardia fino al primo pomeriggio, un altro aperitivo e poi una cena luculliana, stavolta nel salone tutti insieme con Francesca e famiglia, più una giovane coppia gallese con bimbo piccolo che volentieri si unisce a noi. Menu: antipasti misti vegetariani ma ricchissimi, ribollita (ne prendo tre ciotole) e un’arista aristocratica per chi mangia carne. Gira il vino del podere di Lorenzo, una pregevole base sangiovese di una cantina verace già visitata di cui parlerò a breve, e l’olio autoprodotto del Poderaccio.
Siamo 12 ora e le chiacchiere incrociate si sono moltiplicate sino a rendere impossibile una discussione collegiale. Non parliamo solo di viaggi e abbiamo davvero voglia di stare insieme, anche solo per poche ore rivangando la bellissima settimana trascorsa in Marocco due mesi fa. Solo che io sono stanca da buttare, dopo tutta la giornata a camminare ora non mi risparmio in chiacchiere e libagioni, così verso mezzanotte accuso quei segni che mi dicono di andare a letto, domani appena svegliati ci gireremo dall’altra parte …
ENJOY THE SILENCE – Domenica in effetti siamo operativi dopo le 10 e dovremmo fare ben più confusione tutti 12 insieme, invece un po’ ci alziamo alla chetichella, un po’ siamo cotti da non farci sentire come il classico gruppo di italiani in vacanza. Un’altra splendida giornata di sole si apre con una mega colazione (come se avessimo ancora fame) dopodiché una bella passeggiata ci vuole per smaltire e respirare l’aria frizzante del mattino. Solo che gli shopping addicted sono ancora sul piede di guerra e decidono di dover tornare all’outlet per un cambio merce, ORA. No comment, non sanno cosa si perdono ma forse semplicemente cercano una scusa per non camminare. In silenzio prendiamo la salitona verso il castagneto, siamo nove e seguiamo con le chiacchiere finché la fatica ha il sopravvento, circondati da un bosco che si risveglia, piantine piene di gemme, fiori timidi e all’ombra qualche sprazzo di neve. Dovremmo percorrere un anello in senso antiorario con dei punti di riferimento: una chiesetta, un’antenna, una casa. A un certo punto però, a una casa ci fermiamo a… chiacchierare con i proprietari che ci vengono incontro. Ma io li conosco! Sono Sergio colui che un mese fa da Francesca infornava il pane, e la sua compagn che pure lei si chiama Francesca, ed era con noi al tipì venerdì sera. Ma che bellini! Stanno in questa casa con pietre a vista fuori e dentro che, ci raccontano, in origine era una dimora medicea del Quattrocento dove ora hanno un sacco da fare ma che bell’impianto! Descrivono tutti i lavori, fatti e da fare, con l’entusiasmo di chi sta costruendo qualcosa di suo con una progettualità viva, quotidiana, con la consapevolezza della fatica ma anche di com’è e sarà sempre più bello. Ci mostrano le arnie da cui producono il miele, il castagneto per cui devono combattere affinché non venga la gente da sotto a “prelevare” le castagne, ci descrivono la convivenza con i cacciatori fatta di sani compromessi. E ci raccontano che allevare due figli sani e sorridenti è una gran soddisfazione anche se vanno seguiti, su e giù dalla collina, per far quadrare le loro cose e la propria attività. Abbiamo una vita molto diversa ma con dei punti in comune, anche del nostro passato, molto interessanti. Ho voglia di stare ancora con loro! Ci scorrazzano intorno cani gatti galline, siamo tutti contenti noi loro… anzi no, giù all’agriturismo ci sono quattro persone che chiamano senza avere risposte e vorrebbero sapere com’è organizzato il pranzo. Do indicazioni per fare l’amatriciana e spero che non mi mandino a quel paese, in fin dei conti sto coordinando e non partecipo, decisamente! Faccio una fatica boia a distogliere i miei ragazzi dalle chiacchiere intraprese, interessantissime, ma tutte le cose belle finiscono e dobbiamo scendere. Ognuno col suo passo, pian piano ci ritroviamo giù e io trovo persino il tempo per isolarmi qualche minuto e osservare il terreno intorno all’agriturismo. Che meraviglia gli ulivi e il piccolo orto con moncherini di ortaggi a cui presto faranno seguito altri ortaggi. E la macchia bianca in fondo a sinistra cos’è? Il tipì! Ci vorrebbe proprio una colonna sonora a questo momento catartico, i Depeche mode magari, una colonna portante per gli anni ottanta e per la mia vita da adolescente… Enjoy the silence.
Poi mi succede una cosa inattesa. Mangiare e bere ci sta, è l’ora preposta e la seconda amatriciana del weekend si contende il trofeo con la prima, ma sono già in modo rientro, mi isolo a causa della stanchezza accumulata e pur sentendo e vedendo tutto intorno a me sento che il raduno sta per finire. E così com’era iniziato, questo stupendo raduno si sfrangia dopo pranzo in una sequenza lunga, infinita di saluti e addii che mi mettono il broncio. E io me ne vado per ultima, dopo avere salutato ospiti e padroni di casa con la promessa di tornare, controllo di avere raccolto tutte le mie cose e in auto me ne vado, sola, sul vialetto e sui tornanti e la statale e quasi 300 km di autostrada verso nord. Bello, mitico raduno Marrakech express. A presto cari amici, grazie a tutti e speriamo di rifarlo.

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