Arrivo a Pistoia giovedì sera e con piacere raggiungo i blogger per la visita in cantina, alla Fattoria Casalbosco appena fuori città, dove la gentilissima Eleonora ci accoglie per la visita e degustazione.

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Chianti è sinonimo di vino in Toscana e nel mondo. Non potrebbe essere altrimenti: il Sangiovese declinato in tanti stili diversi, in vigna e in cantina, è uno dei maggiori ambasciatori di questo territorio prezioso. Al confine tra le quattro province di Firenze, Siena, Prato e appunto Pistoia, queste dolci colline guardano sia agli Appennini e al freddo nord, sia al tiepido mar Tirreno a sudovest, poco distante. Assaggiare i vini di questa bella cantina, relativamente nuova ma molto rispettosa dell’ambiente e delle modalità produttive, è un’esperienza interessantissima e originale rispetto ad altre aziende che ho visitato in questa regione.

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Assaggiamo Chianti e Chianti Riserva, entrambi DOCG. Per la maggior parte dei vini a base Sangiovese le caratteristiche sensoriali sono facilmente riconoscibili, all’insegna della complessità e dell’armonia: limpidezza e colore scarico, sensazioni olfattive di frutta matura o sciroppata con una punta speziata, ruvidezza al palato, buona persistenza.

Vini rossi a base Sangiovese, e poi? Le sorprese vengono da Chardonnay e Cabernet Sauvignon, entrambi in purezza, ricchi e rotondi come mi aspetterei più al nord che al centro Italia. Un saggio lavoro in cantina ha permesso di vinificare effettuando un breve passaggio in legno, con un risultato estremamente piacevole per entrambi. Nel Dorato, lo Chardonnay, mi sorprendono i ricchi profumi che vanno dai fiori bianchi agli agrumi alla frutta fresca, mentre nel Fuor Civitas, il Cabernet, spiccano le note olfattive e gustative di tabacco e cuoio.

Botte piccola, dunque. Qui in realtà un’intera ala della cantina ospita due file di grandi botti “quelle di una volta” che ora però non sono utilizzate.

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Barrique e caratelli fanno bella mostra di sé, alcuni vini sono affinati per pochi mesi, magari in barrique di secondo passaggio, altri vi rimangono dodici mesi o poco più.

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Imbottigliati per l’ultimo affinamento prima di poter essere messi in commercio, questi vini hanno una “lunga vita” davanti e sono destinati al mercato italiano e internazionale.

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Apprezzo molto la scelta aziendale di parlare di Pistoia attraverso le etichette dei propri vini, che con le fasce bianche e nere in etichetta ricordano i marmi degli edifici sacri in centro storico, e per il Fuor civitas richiamano esplicitamente l’omonima chiesa cittadina di San Giovanni Fuor Civitas. Promozione del territorio significa anche questo, ricordare chi siamo e dove siamo, una missione che la famiglia Becagli, proprietaria della Fattoria Casalbosco, ha capito perfettamente.

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Una degustazione è il modo migliore di iniziare un blog tour. Una volta che siamo tutti riuniti, giovedì sera andiamo a cena alla Vineria numero 4, un simpatico locale del centro storico che sembra informale e invece si rivela un’oasi di gusto e ricette prelibate, ancora una volta incentrate sui prodotti del territorio.

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Le chiacchiere fioccano, ci presentiamo tra una portata e l’altra, e che portate!

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Gli antipasti toscani potrebbero essere sufficienti per un pasto e non si smentiscono mai, dai crostini agli affettati, ricordo l’ottimo prosciutto toscano ma soprattutto la mortadella di Prato, presidio Slowfood.

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Essa è preparata con una ricetta diversa da quella della più nota cugina bolognese: la materia prima è sempre carne suina, in questo caso gli scarti della lavorazione della finocchiona. Questi sono impastati con una lardellatura più omogenea rispetto alla mortadella di Bologna e, soprattutto, prima della cottura in acqua sono irrorati con un po’ di alchermes che dona un colore rosso vivace all’impasto e gli conferisce un aroma caratteristico. Le pezzature sono normalmente di un chilo, infatti il prodotto finito assomiglia soprattutto al salame e ad altri insaccati crudi.

Hamburger di chianina è la portata principale, a chilometro quasi zero, ben lungi dalle proposte dei fast food, perché tra i bovini la razza principale toscana è proprio la chianina con i suoi differenti tagli. Questa ottima cena è accompagnata proprio dai vini della Fattoria Casalbosco.

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Ci fanno compagnia due giovani squisiti, invitati dai promotori del blogtour per raccontarci “La” manifestazione che si terrà a fine luglio a Pistoia, la Giostra dell’Orso, il Palio della città, preceduta dalla Vestizione di San Jacopo. Nella Compagnia dell’Orso operano decine di persone che ogni lunedì sera si trovano per provare e organizzare gli eventi in programma nel corso dell’anno. Sbandieratori, giocolieri, arcieri, musici, danzatori, spadari, falconieri, figuranti, lo leggo sul sito e mi piacerebbe tanto vederli…

Approfittiamo per farci raccontare la città dal di dentro, e scopriamo che la fama dei pistoiesi di essere chiusi e litigiosi, narrata sin dai tempi di Dante, è proprio fuori luogo! Tutt’al più terranno un po’ il broncio all’inizio, ma che male c’è a guardare con diffidenza un estraneo?

Orsi, forse così si possono definire con affetto i Pistoiesi, ciò significa anche essere teneri e accoglienti una volta rotto il ghiaccio. Pistoia ha scelto proprio un orso quale simbolo della città, gemellandosi con Berlino, Madrid e Berna. Orsigna è anche il nome della vicina località che è nota soprattutto per essere stato il luogo dove Tiziano Terzani visse per molti anni, dopo aver viaggiato e lavorato in Paesi lontani che ci ha descritto nei suoi libri.

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Vi Racconto Pistoia, Maggio 2013

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