Lunedì 27 06 – Ho sempre il sonno leggero, dormo poco, nella tenda entra luce già dalle 5 così alle 6 vado in bagno, poi torno ai piedi della montagna.

imm013

Una passeggiata di 1h è il miglior modo di iniziare la giornata.

imm017

imm018

Che bella luce, che silenzio, che pace! Fissiamo la colazione alle 8 e la cena alle 20, un’abitudine che rimarrà per tutto il viaggio.

imm019

Mangio tanto, convinta che fino a sera potrei anche fare tutto un dritto, ma in realtà ci fermeremo sempre per pranzo. Carichiamo gli zaini sullo Uaz e decidiamo di raggiungere a piedi il monastero di Ovgon, oltre la montagna, così rivediamo il bellissimo scenario che ci ha ospitato, l’asprezza dell’altipiano, le piante che lottano per sopravvivere in un ambiente bello ma inospitale.

imm025

La passeggiata di 1h è semplice e appagante, la discesa a valle ci regala nuovi panorami, la visuale di piccoli templi abbarbicati su una montagna e i resti di un tempio distrutto dai russi.

imm026

Uno sparuto gruppo di monaci è guidato da una donna lama elegante, carismatica, dispensatrice di storie e consigli. La prossima tappa è una piccola sequenza di dune di sabbia scura, chiamate con poca fantasia Mongol Els.

imm028

Dalla cima si vede la valle, le gher e gli animali al pascolo dispersi in uno scenario verdeggiante, rigato solo da un fiumiciattolo e qualche albero.

imm032

imm033

Il transfer a Kharkhorin è faticoso, il mezzo tossicchia e dobbiamo fermarci a un piccolo valico per far raffreddare il motore.

imm034

Mangiamo pane e formaggio. Lost in Mongolia ci diciamo, potremmo esserci persi in quanto non c’è mai un cartello, una freccia che ci indichi la via; Tsojoo ha una guida eclettica, quando rallenta per capire la direzione da prendere fa la faccia seria, poi con sicurezza ci porta a destinazione. Ascoltiamo dal suo ipod le hit mongole del momento alternate a musica “occidentale”, diffusa da un impianto improbabile fatto in casa. Cantiamo. Il cielo si è fatto grigio e carico di nuvole, poi pioviggina. Kharakhorum è la ns meta del pomeriggio, ora ridotta a un agglomerato disordinato di edifici su una spianata senza nulla di bello, ma un tempo prestigiosa capitale dell’impero. Dalla collina di fronte si vede il complesso di Erdene Zuu con i celebri 108 stupa che racchiudono templi e palazzi antichi.

imm035

imm036

La visita è interessante perché ci offre uno spaccato della storia mongola: nella fase di massimo splendore il palazzo conteneva persino una fontana d’argento a forma d’albero che erogava a turno latte, vino, vino di riso o airag. Nel piazzale dove parcheggiamo, accanto a baracche con bancarelle di souvenir vi sono sei aquile bendate e legate, con cui i turisti possono farsi fotografare. Si alza il vento, la polvere sollevata ci costringe a rifugiarci in una baracca per qualche minuto. Poi piove, vento e polvere cessano. Il vicino Anar Camp è collocato presso l’ansa di un fiume, bello ma non affascinante come Khognokhaan.

imm037

imm038

Dopo cena un gruppo in costume ci diletta con un concerto di musica mongola, la cui massima espressione è il canto diplofonico (emissione contemporanea di due note) o canto di gola. Vi sono una voce femminile e una maschile, i suonatori utilizzano strumenti tradizionali come il moorin khuur. I suoni e l’atmosfera sono coinvolgenti nonostante la semplicità del luogo in cui ci troviamo, ma l’esibizione finale di una giovanissima contorsionista fa ancor più impressione: essa avvolge letteralmente braccia e gambe su se stessa in posizioni incredibili, prima a corpo libero, poi su una barra su cui la ragazzina ruota rapidamente su se stessa.

 

Ti è piaciuto questo post? Allora leggi anche gli altri, li trovi qui

www.gamberettarossa.it/reportag/asia/lost-in-mongolia-come-perdersi-e-ritrovarsi-nel-nulla-che-ammalia/

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *