Decine, centinaia di capre scendono di corsa dalla collina e invadono la spianata dove il bus si è fermato.

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Cosa ci fanno delle capre in spiaggia?

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Mi avvicino in silenzio scattando tantissime foto col cellulare, il Galaxy è ormai una propaggine del mio corpo. Si fermano davanti a me con sguardo interrogativo: Chi sei? Cosa vuoi?

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Sono bellissime, di vari colori ed età, ci sono dei piccoli, tante capre adulte con le mammelle gonfie di latte, e alcuni maschi che litigano a cornate, tanto per cambiare. Alcune hanno piccole corna dritte, altre a forma di chiocciola, altre ancora non ne hanno affatto.

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Sanno benissimo dove stanno andando, ma il pastore dov’è? Eccolo!

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Lui le osserva perché deve controllarle, ma sa che sono a casa loro e non c’è nulla di cui preoccuparsi, nemmeno la mia presenza lo sorprende, devo fargli numerosi sorrisi e gesti col braccio per avere il suo saluto. Ed è una folgorazione.

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Iniziamo a parlare mentre attorno a una fontana di cemento le bestie si dissetano e poi procedono verso la loro destinazione, oltre la spiaggia.

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Il pastore si presenta: Ioannis, piacere. Roberta, piacere. Italiana? Daje, mi ha già riconosciuto.

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Conversiamo ora in inglese, ora in un buon italiano che Ioannis ha piacere di usare, elencando i suoi numerosi amici italiani che hanno preso casa qui, facendo lievitare mostruosamente i costi di case e terreni. Ma anche degli italiani che ha trovato nel suo viaggio di vent’anni fa: in nave sino a Bari, poi a Roma, sempre da e con amici, per salire a Firenze, Milano, Como, Lugano, Venezia, Bologna e giù di ritorno a Roma e Bari e a casa. Due mesi alla scoperta del nostro bel Paese, ma è tornato qui perché ci sta bene, perché qui ha famiglia e il suo bellissimo lavoro di pastore. Pur essendo impegnato sempre, 365 giorni l’anno, è felice. Il clima di Ios è stupendo, mai troppo caldo d’estate e senza pioggia, mai freddo d’inverno con una temperatura raramente inferiore ai 10°C. Porta fuori le sue 280 capre a pascolare su per le colline, libere di brucare gli arbusti, e se ho ben capito le lascia fuori badando solo di difendere i cuccioli dagli assalti degli uccelli rapaci. Non cambierebbe la sua vita con un lavoro in città, anzi spera che i suoi figli lo seguano in questo mestiere che in Italia, invece, è sempre meno ambito. Quando gli chiedo la gestione delle emergenze sanitarie mi risponde con un sorriso: sai, prima o poi tutti ci ammaliamo e moriamo, l’importante è vivere bene. E anche se c’è un ospedale centrale per tutte le isole Cicladi, a Syros, ogni isola ha una pista per gli elicotteri: in caso di emergenza il malato è trasportato in un’ora… direttamente ad Atene. Sai, mi fa notare, da qui alla capitale probabilmente si impiega meno tempo che per attraversare la città da una parte all’altra, col traffico che c’è. Filosofia spiccia ma efficace.

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I ristorantini sulla spiaggia sono dei suoi cugini, una volta accertato che le capre sono sulla strada giusta mi accompagna nella sala e me li presenta. C’è anche una ragazza di Roma, Laura, che si è appena trasferita qui per la stagione, pure lei ha l’espressione felice di chi ha fatto una scelta di vita, sorride anche con gli occhi. Che bella lezione di vita! Dopo l’incontro con Ioannis, il pastore di Ios, non ho più voglia di stendermi al sole, e per una lucertola come me è un evento raro. Passo da un lettino all’altro chiacchierando con le mie cinque compagne di gita. Ah dimenticavo: qui gli accessori vanno a pezzo: due euro un ombrellone, due euro un lettino, incredibili prezzi per questo posto stupendo! Pausa caffè al ristorantino e infine mi arriva una telefonata inaspettata dall’Italia con cui vado ancora di più sulle nuvole. E alle 17 dobbiamo prepararci per salire sul bus.

La via del ritorno a Hora ci mostra un’isola diversa alle luci del sole più basso, passiamo per la spiaggia di Milopotas ormai affollata di bagnanti e giovani pronti per la serata. Mi piacerebbe fermarmi ma è meglio se rimaniamo al villaggio per la serata.

Abbiamo fame, risalendo i vicoli con solo un po’ di gente vediamo subito una piazzetta con un bel pub che fa al caso nostro, ma la padrona ci dice che serve solo bevande. Come facciamo? Gyros è ormai il nostro tormentone, e lei gentilissima ci consiglia di prenderci da mangiare e consumare tranquillamente sedute da lei, sorseggiando un drink. Pamela, anzi Pam, viene dal Galles e ha la faccia felice pure lei. C’è chi fa la stagione qui per poi tornare al Paese d’origine, chi invece si ferma tutto l’anno. Invadiamo la giroteca accanto e ci accoccoliamo a un tavolino, sorseggiando birra o cocktail. Favolosi questi gyros, faccio il bis! Intanto il vento non ha smesso di soffiare e ci viene in mente che l’aliscafo del ritorno farà fatica a partire. E se non partisse affatto? Col sorriso sulle labbra quasi quasi ce lo auguriamo, anzi alcune di noi incitano Eolo a soffiare più forte per farci rimanere in questo paradiso. Santorini è stupenda, nulla da dire al riguardo, ma qui si sta così bene! Dovremmo solo cercare un alloggio per sei. Pam controlla gli orari dei traghetti, se salta l’aliscafo delle 22 (e speriamo ce lo rimborsino) c’è una nave normale alle 4 del mattino. Ma non potevamo saperlo prima, per organizzarci e fare un “full full day” a Ios?

Niente, dopo mangiato visitiamo TUTTI i negozi facendo shopping qui e là. Io trovo le infradito che cercavo, altre cercano monili, souvenir o l’acqua. Già l’acqua, ormai cerco le fontanelle ovunque presa dal delirio di usare l’acqua pubblica. Eccola, riempio la bottiglia, bevo, e l’indomani… cagotto! Ma si può?

Mentre il centro si popola noi dobbiamo andarcene, non è giusto. E poi dove sono tutti sti giovani sballati ubriachi assetati di trasgressione? Non che ci tenessi a vederli, ma ho visto scene ben peggiori in giro di notte a Santorini! Solo le T shirt invitano a ubriacarsi: bevi sette shot e ti regaliamo una maglietta. Mah…

Scendiamo le scalette in tempo per arrivare al porto con altra gente che si avvia al molo, anche con valigie. Chiediamo lumi sull’orario: lo speedjet non è ancora arrivato, partirà dopo le 23. Good news? Bad news? Non sappiamo che dire, anche perché l’impiegato è alquanto scortese. Girelliamo confuse e sfinite, ci guardiamo intorno poi ci sediamo in un ristorantino al molo, sorseggiando l’ultima birra in attesa di un aliscafo che non arriva.

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Spariamo tante di quelle cazzate da non crederci, in parte ancora convinte che rimarremo a Ios. Ma allora non dovremmo essere quaggiù, dovremmo risalire a Hora!! A mezzanotte lo speedjet arriva e noi, ci saliamo sopra, tristi. Paghiamo oltre il doppio del prezzo del traghetto normale per stare in ballo oltre 3h, non conviene affatto per queste brevi percorrenze!

Sbarchiamo a Santorini quasi all’una di notte, i taxi non ci degnano di uno sguardo ma per fortuna vi sono i pulmini che fanno il giro degli hotel, uno di questi ci carica e alle due siamo di nuovo alla pensione Galini di Oia. Gli altri 12 compagni di viaggio saranno in discoteca come sempre? No, il giorno dopo scopriamo che sono andati a dormire prima di noi. Incredibile!

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2 comments

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Che bellezza! E’ tutto adorabilmente romantico e magico
!

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magico ed evocativo anche adesso ogni volta che incontro un gregge sul mio cammino penso a ioannis!

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