Ogni situazione ha la sua cenerentola. Il giocatore che rimane sempre in panchina, il disco che ascoltiamo a fatica, l’amico che non chiamiamo mai, magari per una cattiva consuetudine o per pigrizia, anche se poi quando il giocatore viene fatto giocare, il disco viene ascoltato, l’amico chiamato, siamo tutti contenti.

Nelle bellissime regioni italiane, specialmente quelle fatte di provincia e paesaggio, paesini e storia, le cenerentole si sprecano, peccato però: sono luoghi bellissimi che appena si svelano sono altrettanto belli dei vicini più visitati e famosi.

In Veneto da sempre sostengo che Rovigo sia una immeritata bellissima cenerentola, e lancio qui un endorsement alla bloggamica Natascia pregandola di portarmi giù da lei a scoprire il Polesine con le sue terre fertili, le ville e naturalmente il capoluogo, che non conosco per niente. In Friuli Venezia Giulia a mio avviso la cenerentola è Pordenone, una provincia di confine con tante caratteristiche del Veneto ma anche un suo paesaggio proprio, una geografia che va dalla bassa pianura fittamente coltivata, alle bellissime montagne, alle cittadine coccolissime, piccole perle tutte da visitare.

Pordenone ha anche le storie da raccontare del suo popolo, gran lavoratore come tutti dalle mie parti, che tra le difficoltà sempre presenti a nordest ha saputo costruire storie di successo in aziende internazionali grandi e piccole, oggi spesso oscurate dalla crisi in tutti i suoi aspetti. Jacuzzi è un fulgido esempio che rimane tuttora, e che fra l’altro ha una storia particolare e affascinante, ma ci sarebbero altre storie di imprese partite da Pordenone e andate in tutto il mondo, nel settore idrotermosanitario per esempio, o nei gloriosi elettrodomestici, ma ahimè rischio di diventare nostalgica.

Quando vengo qui a visitare le aziende agroalimentari per lavoro amo prendermi qualche minuto a fine giornata, per esplorare le cittadine che mi ricordano le antiche frequentazioni dei tempi dell’università a Udine. Da Pordenone e provincia venivano molti miei compagni, negli anni 80 eravamo praticamente nel post terremoto, qui non siamo in Carnia ma ci sono stati comunque grossi danni, e se all’epoca era facile trovare la piazza di un paese ingombra di detriti e statue impilate e catalogate, in attesa di tornare gloriosamente al proprio posto, ora è tutto più bello e più fulgido di prima: piazze pulite, chiese e campanili ricostruiti.

Alcuni amici friulani lamentano che il popolo abbia perso una parte della sua tenacia e genuinità, per convertirsi alle leggi del dio denaro. A queste considerazioni ribatto che in Friuli e solo qui, dopo pochi anni da un disastroso terremoto, “tutte le cose” sono tornate al loro posto, con una minuziosa ricerca del dov’era com’era. Certo le vittime non torneranno con noi, né i loro familiari dimenticheranno cos’è successo e le ferite enormi che si portano dentro, ma dopo la terribile sera del 6 maggio 1976 l’economia di Pordenone, Udine e di tutto il Friuli Venezia Giulia è sicuramente cambiata in meglio. Ma torniamo a noi.

Nella bassa il paesaggio piatto e verde, almeno d’estate, è interrotto dalle punte di campanili, ora tozzi ora aguzzi, spesso antichissimi. E le ultime perle che ho scoperto, seppure per pochissimi minuti, sono due. Cordovado è terra di antichi molini e palazzi patrizi.

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Sesto al Reghena ha l’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis, stupenda, tutta raccolta attorno a una piazza.

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San Vito al Tagliamento ha un bel centro storico cinto da mura medioevali, a cui si accede da una porta che evoca la logica del passato, cita infatti la provincia (e non la regione) Friuli.

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Mi ispira il museo della vita contadina, ospitato a palazzo Altan (quello della Pimpa). Tagliamento, quindi, è il fiume principale della provincia, caro alla Patria quanto e forse più del Piave perché nel corso della Grande Guerra vi si svolsero lunghe battaglie. Ma Pordenone è tanto terra d’acque, anche in altri fiumi come Cellina e Meduna. Acque dolci, presenti in varie forme.

Salendo verso nord io amo Maniago, che storicamente sarebbe il paese delle coltellerie anche se non mi è chiara la situazione delle aziende e delle botteghe che si occupano di coltelli.

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Il web mi segnala l’esistenza di un consorzio coltellinai, interessante! Pure qui c’è un museo delle arti fabbrili, ma per ora sono riuscita solo a fare due foto alla bellissima piazza ovale, con un intorno di pregevoli palazzi antichi.

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Sopra Maniago il paesaggio si fa via via più movimentato verso le Dolomiti Friulane, dove spicca il Monte Cavallo ma non solo. Piancavallo è una bellissima meta per gli sport invernali, si trova presso Aviano, un luogo forse più noto per essere sede di un grosso centro oncologico, e per la base militare americana. Ecco, le zone militari, il Friuli ne è ancora pieno zeppo anche se in teoria la guerra fredda è finita, o no? Eppure pullula di caserme ed edifici a uso militare, che si potrebbero convertire a edilizia residenziale o sociale, chissà.

La Valcellina, con il fiume omonimo Cellina, è tutta qui, con i boschi verdi e i prati, Clauzetto con le grotte di Pradis, il lago di Barcis e la provincia di Belluno, in Veneto, poco oltre. Questa inizia con dei nomi in questi giorni estremamente evocativi per chi ha buona memoria: Erto, Casso e Vajont, un’altra (triste) storia che devo assolutamente raccontare.

E pensare che aprendo l’atlante verde del Touring sono segnate pochissime località in provincia di Pordenone, un vero peccato. Sono fortunata se posso intravederle anche in questo modo del cavolo, senza approfondimenti, ma si fa quel che si può.

Mi manca Casarsa della Delizia, che spesso ricordiamo come il paese di PPP. Pierpaolo Pasolini, anche se nacque a Roma passò qui molti anni dalla famiglia materna, da bambino, in guerra e anche dopo la guerra. Vorrei vedere il centro studi che gli è stato dedicato. Poco fuori da Casarsa ho scoperto per caso un gioiellino, situato nella piccola località di Versutta.

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La chiesetta medievale di sant’Antonio Abate, costruita in pietra, ha l’interno affrescato così bene che ci si potrebbe rimanere ore, col naso all’insù, anche se per visitarla bisogna suonare ai vicini che tengono le chiavi.

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L’ho fatto e sono stata fortunata, la signora mi ha parlato delle loro coltivazioni di frutta e ortaggi preziosi e particolari, mentre nugoli di zanzare pasteggiavano sul mio corpo. Scopro poi che anche questo luogo è intimamente legato a PPP.

Mi manca Valvasone, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, ma soprattutto mi manca Spilimbergo, dove non mi fermo mai perché e leggermente fuori dalle mie rotte. Vado più spesso in una località vicina dal nome lunghissimo, che mi sa tanto di longobardo, indovinato? E passo per Rauscedo, la culla delle barbatelle e pregiatissima zona vinicola. Mi spiace però. Urge provvedere per colmare tutte queste lacune. I miei amici social non potrebbero organizzare un bel blogtour in provincia di Pordenone? Vi aspetto, io ci sono!!

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9 comments

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Roberta, hai perfettamente ragione!!! ci sono così tante realtà bellissime solo perchè piccole davvero sottovalutate! Io ti aspetto una domenica a farti scoprire cose belle nel mio Polesine! 🙂

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sisisi grazie… il polesine è troppo bello. sai che non ho mica visto la maison goupil a RO ecc? e nemmeno manet a palazzo ducale VE. insomma non vado alle mostre lo confesso… ma vediamoci senza fretta che qui i weekend e gli impegni si succedono senza sosta 🙂

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Ciao Gamberettarossa, nel tuo bell’articolo non fai menzione di Sacile, un bel centro storico della provincia di Pordenone, al confine con il Veneto.
Ecco una breve descrizione di Sacile, che ti invito a visitare:

“Sacile, è un comune della della provincia di Pordenone di 20.408 abitanti, è la seconda città della provincia.
La storia, la cultura e persino il nome di questa cittadina sono legati ad un fiume: il Livenza.
Nel “Giardino della Serenissima” – così viene definita per le sue atmosfere veneziane – le architetture convivono armoniosamente: gli eleganti palazzi, spesso in stile lagunare, si specchiano nelle azzurre acque del fiume.
Imperdibili il Duomo di San Nicolò, patrono della città e Santo della navigazione fluviale, la Chiesetta della Madonna della Pietà e Piazza del Popolo, su cui si affacciano bellissimi edifici porticati.
Numerosissimi i palazzi cinquecenteschi che rendono Sacile città rinascimentale per eccellenza: ne sono degli splendidi esempi la Loggia Comunale e soprattutto il Palazzo Ragazzoni Flangini Billia.
Molte case presentano motivi ornamentali del Rinascimento o in stile Barocco, che contribuiscono a rendere Sacile una deliziosa cittadina in cui perdersi, attraversando ponticelli e viuzze per scoprire suggestivi scorci da incorniciare.
Ogni anno, la prima domenica dopo Ferragosto, la città si anima per la tradizionale Sagra dei Osei, quest’anno alla sua 740 edizione, una delle più vecchie sagre italiane, che unisce una mostra-mercato di uccelli, esibizioni e gare di canto dei numerosissimi esemplari.”

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Ciao Roby, …aggiungi ai tuoi appunti: Frisanco, Andreis, Barcis (+ lago). Erto e Casso e la loro triste storia…arrivare a loro è un percorso che lascia una traccia…

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frisanco? andreis? vado subito a vedere. Barcis erto e casso sono già nominati ma mi sa che si faranno in un altro giro. noi ci vediamo a fine mese inshalla. GRAZIE e saluta franco da parte mia xxx

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ezio se devo dirti come vivo io sacile: un posto di passaggio. come in provincia di UD fagagna x me è sempre stata la zona industriale sulla statale salvo poi scoprire x sbaglio, pochi mesi fa, un centro storico bellsisimo in cima a una colina. brutto girare x lavoro eh? comunque con le tue utilissime spiegazioni mi fermerò a sacile x vedere questa famosa piazza. a questo punto sono proprio curiosa GRAZIE

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Roby questo weekend c’è il Medioevo a Valvasone, un’ottima occasione per venire a visitare uno dei borghi più belli d’Italia. Uno di questi è anche Poffabro, dove la montagna e le piccole botteghe artigianali regalano bellissime suggestioni. E che dire di Polcenigo con l’affascinante Museo dell’Arte Cucinaria e gli scenari offerti dalle risorgive del Gorgazzo? Un blogtour in queste zone, spesso trascurate, sarebbe proprio una bella idea 🙂

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cri grazzzie. valvasone e poffabro vanno alla grande nei commenti (ma mi sa che nel we non ci sono). polcenigo boh, vado a vedere. e il gorgazzo mi ha sempre spaventato x la cattiva fama di cui godeva in passato. ma bello è bello! ti chiederò qualche altra consulenza stay tuned!

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a sesto al reghena sono stato lo scorso anno per l’anniversario dei miei. E’ stata una vera sorpresa, poi se si unisce un bel pranzo in uno dei tanti agriturismo della zona allora è perfetto! buon weekend! andrea

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