Forse la stanchezza accumulata ci viene fuori oggi, facciamo una colazione abbondante in hotel e decidiamo di andare subito alle spiagge della parte sud orientale di Santorini. A Kamari i primi 14 arrivati sono stati ieri, ci fermeremo quindi alle due spiagge successive di Perissa e Perivolos, che si raggiungono in poco più di mezz’ora con comodi bus pubblici, affollati ma perfetti.

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Data l’origine vulcanica di Santorini e i suoi turbolenti trascorsi, con numerosi terremoti che ne hanno plasmato la forma e la bellezza attuale, quasi tutte le sue spiagge sono costituite da ghiaia vulcanica nera, che di giorno è bollente.

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Niente paura, con soli 7 euro ci danno due lettini e un ombrellone, una cifra che non ho mai visto in Italia nemmeno in spiagge popolari, e in seguito ne troveremo anche di più cheap!

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Tutto è perfettamente attrezzato ma non affettato, c’è tanta gente ma nessuno alza la voce, nemmeno i bambini che sono qui con le famiglie.

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Anzi siamo noi a fare casino, in acqua e sulla spiaggia, ma la giornata è lunga ed è normale aver voglia di giocare a palla e chiacchierare.

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C’è una netta distinzione tra i trentenni e dintorni, la grossa parte del gruppo, e le mie coetanee, indicativamente sui 40 anni.

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Trovo molto coccola la necessità di fare gruppo tra i giovani, quasi con la paura di mescolarsi e dialogare con qualcuno di più grande o diverso e con la curiosità di condividere esperienze ed aspettative soprattutto con i propri simili. Io sono la coordinatrice, ovviamente mi tempestano di 1000 domande alle quali ho piacere di rispondere, ma spero che abbiano voglia di aprirsi e curiosare verso le altre persone in modo da crescere ed ampliare i propri orizzonti.

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Stiamo un sacco di tempo spaparanzati sulla spiaggia, vagando tra lettino, sabbia e acqua, gelida!

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Per il pranzo al sacco ci siamo fermati al Carrefour presso la stazione dei bus, abbiamo preso frutta, acqua e biscotti da sbocconcellare in spiaggia. A Perissa io prendo un caffè, altri un piatto scelto dai menu dei numerosi ristoranti e baracchini. Questi offrono quasi sempre la connessione wifi e ne approfitto per postare le prime foto sui social network, un’abitudine che si farà sempre più frequente e gradita, specialmente per gli amici rimasti a casa nella torrida estate italiana.

Ci accordiamo per telefono con Babis affinché venga a prenderci alla stazione di Thira sulle 18,30 per riportarci in hotel a raccogliere i bagagli, e con il signor Costas per ripartire in bus da tale stazione, alla volta della pensione Galini di Oia, nostro alloggio per il resto della settimana. Il commento a richiesta – da programma dovevamo soggiornare tutta la settimana a Oia, volete sapere perché non è andata così? Sorpresa!

Costas deve fare due giri col suo piccolo pulmino per portarci da lui, io salgo al primo giro per vedere le stanze e sistemare tutti nel modo migliore. Questa semplice pensione a 10′ dal centro di Oia è sempre più bella, con tanti fiori colorati, gli spazi comuni, una piccola piscina e la veranda da cui si vede un tramonto strepitoso sul mare. Nulla a che vedere con le casette bianche che scendono sulla scogliera, altra cosa, ma qui è tutto bello davvero e a ogni foto che scatto ho un sussulto di emozione.

Prenoto per il giorno successivo la gita in barca alla caldera, il vulcano ancora attivo che ogni tanto si sveglia e minaccia nuovamente l’isola, con la concreta possibilità che produca un nuovo devastante terremoto, come quelli del 1500 a. C o il più recente del 1956. Il primo ha staccato le attuali isolette vulcaniche dal resto dell’isola, dandole l’attuale forma a mezzaluna. Il secondo ha completamente distrutto Thira anche se oggi la città ricostruita sembra quella di un tempo. Distruzione e vittime, un peso che qui si vive come il pegno da pagare per vivere in questo paradiso, un posto stupendo plasmato dalla natura e dalla mano dell’uomo, ora elegante ed esclusivo, ora selvaggio e brullo come le altre isole di questo incredibile arcipelago disseminato sul mare Egeo, le isole Cicladi.

Per cena cerchiamo il primo ristorantino dove andai l’altra volta, la taberna Leokasti che è semplice ma ha un buon rapporto qualità / prezzo. Ci arriviamo dopo le 21 ed è quasi vuoto, non sarà mica tardi per gli orari greci? Quanti siete? Mi chiede il cameriere all’ingresso. 18, rispondo, e questo sgrana gli occhi. Se vuoi caccio via qualcuno, gli dico con un sorriso. No dai, entrate. Non erano proprio pronti ad accogliere il nostro gruppo affamato, sono lenti nel servizio ma tutto sommato ci portano delle buone pietanze e il vinsanto come digestivo, ottimo, forte, proprio quello che ci vuole. La passeggiata post cena si svolge naturalmente nello stupendo centro storico, dove però non riconosciamo i luoghi, in quanto le luci e i passanti confondono i profili degli edifici e le tre dimensioni in cui Oia si sviluppa. I negozi sono aperti sino a mezzanotte, i più golosi indulgono in un dolcetto, arriviamo fino all’estremità del paese dove un localino su una piazzetta accoglie turisti in vena simil fricchettona. Nel 2006 qui suonavano musica salsa, ora è diverso. E soprattutto i miei giovani compagni di viaggio scalpitano per ritrovare la frenetica vita notturna di Thira. Mission impossible, qui regna la bellezza e vige il silenzio, anche a fronte di migliaia di persone che percorrono ogni giorno il pavé liscio e vanno su e giù per scale d porfido, orlate di vernice bianca e mantenute tali con pazienti, frequenti ritocchi. Rientriamo i pochi meno giovani come me, subito dopo la musica cessa e i più giovani rientrano poco dopo di noi. Sono quasi le 2, niente male come orario.

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