Salgo le scale voltando le spalle alla Porta di Damasco e allungo il collo alla ricerca di un bus verde che ci porti a Ramallah. A fine aprile qui è primavera inoltrata e si sta da Dio. A un certo punto sento le campane suonare con dodici rintocchi distinti e, subito dopo, il muezzin che dal vicino minareto chiama i fedeli alla preghiera. Brividi. Mi volto e vedo una folla di persone uscire dalla sinagoga.

Tutto sta qui: Gerusalemme, Al Quds è il centro della spiritualità, il luogo dove da ben più di duemila anni si incrociano le tre grandi religioni monoteiste e dove, in sospeso tra la pace desiderata e la guerra minacciata, si cerca di tenere insieme in quattro quartieri le sue anime e la sua gente, ma anche le migliaia, i milioni di visitatori che solcano e consumano le sue pietre millenarie.

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Sono nella Città Santa che condivide con La Mecca il ruolo di culla dei propri fedeli, solo che alla Mecca mica ci potrò andare se le cose rimangono come sono oggi. Provo sensazioni inspiegabili di imbarazzo e stupore per la bellezza e la maestosità dei luoghi di culto per i vivi (gli edifici sacri) e per i morti (soprattutto il grande cimitero). Vi sono il Santo Sepolcro che consiglio di visitare in solitudine prima dell’alba; la moschea con l’inconfondibile, onnipresente cupola d’oro nell’incommensurabile setting della spianata omonima; le sinagoghe e i simboli divini. Riti, segni e simboli sono tra le poche caratteristiche distintive degli uomini rispetto agli animali. Peccato che le strade e i vicoli di Gerusalemme siano spesso invasi da pellegrini invasati, che seguono fedelmente la loro guida spirituale del momento. Mah!

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Da quando ho scelto di vivere nel lume della ragione invece che nel dono della fede, pur nel mio rapporto conflittuale con la Chiesa e i suoi numerosi rappresentanti provo sempre stupore per la massa di persone che, ciascuno con le proprie motivazioni, viene in Israele in tutte le stagioni dell’anno.

Sacre sono le pietre: le mie preferite in assoluto sono quelle del Western Wall con i suoi settori distinti, sopra e sotto, dove uomini e donne si accalcano a pregare a ogni ora del giorno e della notte, anche a costo di lunghe code e controlli estenuanti col metal detector.

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In ciascuno dei quattro giorni che passo qui vengo a passarci qualche minuto con crescente stupore, guardando il muro da vicino e da lontano inclusa appunto la parte di sotto, il tunnel di preghiera detto Kotel. Lascio il mio pensiero, la mia personale preghiera in un foglietto di carta che infilo, ben arrotolato, tra due pietre. Peccato che altri meno edificanti muri siano stati edificati, non lontano da qui, a separare Israeliani e Palestinesi come una sanguinante ferita. Se per noi turisti tutt’al più è disagevole passare un posto di blocco perdendo un’ora tra code e spiegazioni, per migliaia di persone questa rappresenta una quotidiana incombenza che a volte causa dolore e morte. Terribile.

Sacre sono le acque, dolci e salate, nelle quali bagno i piedi: nel lago di Tiberiade, nel fiume Giordano, nel Mar Morto. So che queste acque mi fanno bene e ne ho un disperato bisogno. La mia personale ricerca di spiritualità passa attraverso i sensi, il contatto fisico con acque e pietre più che con le persone, infatti ogni volta che mi si avvicina un rappresentante di Dio sulla terra, sia esso un prete o una suora, un imam o un rabbino ho un filo di malcelato imbarazzo e un forte desiderio di scappare. Preferisco rivolgermi verso il cielo per cercare direttamente un segno divino. Se e quando si vorrà palesare con una qualsiasi manifestazione lo scopriremo insieme. Senza fretta. La ricerca continua, certo non mi basteranno quattro giorni per scoprire l’essenza di Gerusalemme, fuori e dentro le mura, con le sue tante sfaccettature, le contraddizioni e i contrasti. Sono curiosissima di vederla anche in altre stagioni, con altri colori e temperature diverse. Ci tornerò, se il destino lo vorrà. Intanto auguro a chi vi abita, e a chi come me ci passa, di poter un giorno vivere in una pace duratura. Shalom. Salaam.

PS – Questo post nasce dall’intrigante spunto della cara amica Monica Viaggiebaci, che così mi ha finalmente attirata a parlare del senso dei miei viaggi, come li chiama lei, e come li propone periodicamente sul suo omonimo blog. Spero di leggere tante altre storie vertenti attorno al tema, intrigante e impegnativo, del sacro. Grazie Monica!

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11 comments

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Non sono mai stata a Gerusalemme, ma ho sempre pensato che queste tre religioni abbiano molto incomune, non solo il Dio che adorano. Moltissimi rituali sono simili e quel tuo ricordo a mezzogiorno ne è una prova concreta.
Anch’io, nella mia personale ricerca di spiritualità, mi tengo lontana dagli uomini che affermano di essere “i rappresentanti” di Dio in terra e penso che sia soprattutto il dio-denaro ad aver rovinato molte cose e scatenato tante guerre, ma poi resto affascianta a vedere le folle in preghiera e in certi momenti ammiro (o invidio?) chi nella forza della fede riesce a trovare le risposte di cui ha bisogno.
Comunque questo è un bellissimo post e le riflessioni che ne derivano sarebbe bello poterle discutere di persona …

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intanto si scrive non sono ANCORA stata a gerusalemme. le parole sono importanti (cit). poi cheddire? dovremmo approfondire, dove mettiamo x es tutta la spiritualità asiatica, buddhismo, induismo, le discipline per armonizzare corpo e spirito dove tu hai tanto da insegnare?? quanta roba! a me basta che non venga nessun rompiballe a dirmi cosa devo fare, x il resto ascolto tutti ma SOPRATTUTTO el amiche. sys xxx

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mi sa che in queste cose l’importante è soprattutto ascoltare se stessi 🙂
un abbraccio, cara!

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Bello questo post, la ricerca della spiritualità, una ricerca personale e fisica che passa attraverso la pietra e l’acqua.
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Ciao
Norma

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ciao norma che bello sentirti. bello il tuo post. direi che monica viaggiebaci ha scoperchiato un bel pentolone con questo tema. SHALOM

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Israele mi attira e mi spaventa.
Spero un giorno di riuscire a superare la paura e andare a visitare questi territori così speciali.

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ma paola stai in martinica e pensi a israele? buonissime feste a te e a chi ti sta vicino poi ne parliamo al ritorno. shalom

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Quello a Gerusalemme e nella Terra Santa lo immagino più che come un viaggio proprio come un pellegrinaggio, l’emblema del sacro nel viaggio dunque! Piacere di conoscerti, se vuoi vedere le mie immagini “sacre” vieni pure a trovarmi!

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Bel post, soprattutto per chi come me sta organizzando un viaggio proprio lì. Finalmente un post che non è solo uno sterile elenco di cose da vedere 🙂

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sai cos’è martina? ci vuole l’uno e l’altro, cosa vedere e cosa sentire. e a gerusalemme c’è tantissimo da sentire anche x un cuore gelido come il mio!!!

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