Domenica 25 maggio c’è aria di festa a Gemona, tra meno di una settimana esatta passerà di qua il Giro d’Italia che, dopo la salitona dello Zoncolan tra le province di Pordenone e Udine, farà una discesona giù per il Friuli collinare e arriverà, per una tappa conclusiva finalmente a Nordest, nella bellissima Trieste.

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C’è aria di festa anche perché si celebrano le prime comunioni, ce ne accorgiamo dall’eleganza della gente che passeggia in via Bini e dal trambusto intorno al Duomo, con fiori che addobbano i negozi e foto che si sprecano con tutti i tipi di soggetti possibili.

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Per l’evento chiamato proprio Aria di Festa, che si tiene invece a San Daniele la patria del prosciutto, dovremo aspettare la fine di giugno.

Aria di festa è anche ascoltare le tonalità del friulano stretto, che intendo a fatica nonostante l’abbia ascoltato negli anni dell’Università, mescolato stupendamente al francese e al tedesco, lingue apprese dai migranti nei tanti anni in cui dovettero lasciare i propri paesi per cercare all’estero opportunità professionali e un futuro migliore.

Amo guardare le facce della gente, che in un certo senso riconosco ma nelle quali cerco soprattutto le facce di tanti amici con cui ho condiviso anni di studio e divertimento, di crescita e condivisione. Gli stessi amici che da quassù, cosa per me inconcepibile da anti – pendolare quale sono sempre stata, prendevano corriere e/o treni per scendere a Udine tutti i giorni, erano troppo bravi.

Quando possibile li prendevo in parte e chiedevo che mi raccontassero le storie del post terremoto, gli anni terribili che dal 6 maggio 1976 hanno segnato una vera e propria frattura sociale nel tessuto friulano, dai quali però con la loro forza e tempra caratteristiche sono riusciti a far leva per girare pagina, diventare una regione moderna e partecipare con fierezza alla crescita del Nordest. Senza dimenticare il loro duro passato, ricostruendo tutto quanto possibile, senza cancellare la loro storia.

Un esperimento socio economico che temo non abbia eguali nell’Italia del dopoguerra, dove le ricostruzioni post distruzione (da calamità naturali o tragedie causate da errori umani) sono state quasi sempre occasione per lucrare e arricchire chi poteva e favorire gli interessi di pochi, a scapito della collettività sradicata dalla propria terra.

Vorrei riprendere in parte anche adesso i miei amici friulani, che a quasi 40 anni dal terremoto sono diventati grandi, ma non so se hanno voglia di parlarne. Gemona ha pagato con oltre 300 vite umane il tributo maggiore in termini di vittime, certe ferite a volte stanno bene in un angolo del nostro cuore, e tirarle fuori è una fatica che non tutti sanno sopportare.

Gemona alta e bassa, la parte antica e moderna oggi convivono anche se, salendo dalla statale Pontebbana, la linea di demarcazione delle due parti della cittadina è chiara. Sopra di tutto le Alpi Carniche ci guardano, e ci guarda anche il Monte San Simeone, da cui il 6 maggio originò la prima grande scossa di terremoto.

Il duomo trecentesco è bello fuori e ricco dentro…

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ma non mi commuove quanto il duomo di Venzone che visiteremo tra poco.

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Facciamo una passeggiata, beviamo un caffè e via.

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Il nostro giro prosegue e salutiamo così la bella Gemona che per una settimana sarà colorata di rosa per accogliere i ciclisti del giro. Mandi!!

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