20 agosto 2014

Battambang dovrebbe essere una tappa nel percorso tra la capitale Phnom Penh e Siem Raep o viceversa. Pochissimi gruppi di Avventure ci passano, almeno nel ns viaggio Laos Cambogia, preferendo una full immersion nella capitale cambogiana prima del tripudio di bellezza, della tronfia celebrazione di potenza dell’impero Khmer rappresentato dai templi di Angkor.

Noi invece, pur sapendo che nei due suddetti posti potremmo passare giorni e giorni, ci lasciamo sedurre dalle indicazioni delle guide. Il mio gruppo corre sempre e, incurante dei tempi per andare da A a B e dei mezzi di trasporto utilizzati (in qs caso bus e barche pubbliche), su indicazioni della coordinatrice (io) decide di fermarsi in questo sonnolento capoluogo che, quando ci si arriva, non si direbbe popolato da oltre un milione di abitanti.

La LP (lonely planet) ci invita a passeggiare sul lungofiume, costellato da edifici coloniali vecchi di circa un secolo, a indugiare in un bel mercato e a prendere il treno di bambù. Per non parlare dei ricchi dintorni: grotte, cascate, templi e, udite udite, cantine vinicole con prodotti di pregio. Noi faremo tutte le cose principali in città. Ma il mio primo pensiero è visitare un simbolo delle cure d’eccellenza made in Italy, promosse da Gino Strada fondatore di Emergency nei primissimi anni di vita della mia ONG preferita.

Non do mai per scontato che i partecipanti mi seguano in qs visite, anzi preparo sempre i piani A e B per far contenti tutti in caso debba andarci da sola. Ma dopo la visita al Salaam Centre di Khartoum, Sudan, raccontato in questo post, devo proprio vedere pure questo ospedale, anche se da due anni, come si addice ai luoghi di pace non più “tecnicamente” in guerra, esso è gestito localmente senza la presenza diretta del personale italiano e senza la supervisione di Emergency.

Scrivo una email al direttore prima di partire, spiegando che sono volontaria (una pessima volontaria in realtà ma non si capisce) e che il 20 agosto vorrei visitare ecc ecc. Mi rispondono subito lui e una schiera di collaboratori in CC, venite pure, chiedete di X e Y. Mica annoto i nomi, quando suoniamo il campanello dell’ospedale (si proprio così: driiinnn) mi dicono Hallo! E quando mi presento non ricordo nemmeno uno di qs nomi, tranne quello del direttore che ovviamente non c’è. Ah, siamo 10 su 12 del gruppo, un bel risultato grazie al quale voglio ancora più bene ai miei amici, Meravigliosi Compagni di Viaggio, ma di loro avrò modo di parlare in uno spazio dedicato.

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Accoglienza, bottigliette d’acqua, foto e una sala d’attesa per attendere un paio di persone preparatissime che ci porteranno in visita: una stagista cambogiana e una dirigente filippina. Non manca il momento glamour in cui chiedo info e foto dei visitatori più belli dell’ospedale, nientemeno che Brad e Angelina in persona. Ai volontari Emergency arrivano di continuo i comunicati, spesso pesanti, sulle attività degli ospedali. A me ha fatto molto piacere la cronaca con foto della prima visita della coppia più bella di Hollywood, nel 2006 dopo che “lei” aveva girato proprio ad Angkor delle famosissime scene del film Tomb Raider. Con la loro presenza e una cospicua donazione han fatto conoscere l’ospedale a un pubblico internazionale, pare che lei torni qui ogni anno a rinnovare l’impegno e il sostegno alla fondazione.

Il cielo già carico di nuvoloni neri aspetta di vederci al coperto per scaricare una pioggia scrosciante su di noi, che prosegue durante tutta la visita.

Io fotografo tutto mentre finisco di briffare i miei amici su Emergency. Il giardino, un luogo dove si respira pace e serenità come dovrebbe essere in ogni luogo di cura, contiene una bella targa dedicata a una brava giornalista, che ha pagato con la vita la ricerca della verità in Somalia, e che a poco più di trent’anni se n’è andata in servizio: Ilaria Alpi. Brividi, quanti giornalisti pagano con la vita la dedizione al lavoro e la scelta di operare in luoghi di guerra?

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Già, la guerra, un elemento della vita dell’uomo che non riusciamo a estirpare e che si presenta, in luoghi e sotto forme diverse, anche oggi. Noi in Italia non ne sentiamo certo la mancanza, i nostri padri e nonni l’hanno vissuta in prima persona e quando ce la raccontano stentiamo a credere che, da poche decine di anni, siamo riusciti a vivere in pace. Ma sarà vero? Quante guerre silenziose si combattono fuori dai ns confini, quante notizie di stragi di civili non ci arrivano nemmeno, semplicemente perché i media hanno deciso che non dobbiamo sapere? Che senso ha tutto questo? Tanto più che moltissime guerre di oggi si combattono per darci le risorse di cui abbiamo bisogno per vivere: fonti d’energia (petrolio, minerali, gas) materie prime per prodotti tecnologici (come il famigerato coltran) e, ahimé, pure l’acqua.

Emergency opera proprio in questo complicato contesto: in Italia promuove la cultura della pace educando le persone all’importanza di una civile convivenza tra i popoli, fatta di diritti e non di privilegi. I diritti sono di tutti, il resto sono privilegi (cit.). Nei Paesi martoriati dalle guerre fornisce cure d’eccellenza e gratuite alle vittime di guerra: dai bambini e adulti che sono colpiti delle mine antiuomo, ai civili colpiti da patologie cardiache (la specialità di Gino Strada) e da traumi diversi.

Battambang nel 1996 era una città martoriata dalla guerra conclusa da poco e dalla triste epopea di Pol Pot, un pazzo genocida che con i suoi pazzi amici ha ucciso quattro milioni di persone, dopo avere distrutto una o forse due generazioni di cambogiani e dopo avere eliminato la storia recente della Cambogia. Emergency è arrivata qui a soli due anni dall’inizio della propria attività, avvenuto nel 1994 in un altro terribile teatro di guerra, il Ruanda. Qui in Cambogia c’erano mine antiuomo sparse ovunque, e nonostante sia partita una grossa campagna di sminamento tuttora in corso (si parla di molti milioni di ordigni sparsi sul territorio) migliaia di persone, nello svolgere le attività quotidiane, sono finite inavvertitamente su una mina, riportando lesioni e mutilazioni difficili da gestire (cura e riabilitazione) in assenza di un sistema sanitario efficiente.

Emergency ha costruito questo ospedale, un centro d’eccellenza come tutti i suoi ospedali e centri di primo soccorso, coprendo un buco nel servizio sanitario cambogiano grazie all’utilizzo di personale italiano e locale, sostenuto dalle donazioni dei volontari. Operazioni chirurgiche e riabilitazione con largo uso di protesi di ultima generazione hanno permesso a migliaia di persone di tornare a vivere una vita dignitosa.

Oggi è difficilissimo incontrare un anziano in Cambogia, e le persone sono annullate totalmente in qualsiasi iniziativa, un retaggio di cui si libereranno fra chissà quanto tempo. L’unità di misura dello scambio economico non è il riel di scarso valore, ma il dollaro ben più facile da misurare. Tutto è quantificato e valorizzato come multiplo di un dollaro. Moltissime cose costano un dollaro. Se ne comprano semplicemente una o più unità, provare per credere, un fatto che mi riempie di tristezza. Nel mio brevissimo soggiorno cambogiano non ho nemmeno provato a fare una chiacchierata profonda con qualcuno temendo il vuoto alle tante domande che avrei voluto porre. Ma devo trovare il coraggio perché voglio sapere, voglio che mi raccontino cosa hanno passato. In un recentissimo passato, terminato con la fine del regime nel 1979 e con la non condanna di Pol Pot e dei suoi alleati, in buona parte rimasti impuniti e tutt’al più relegati o nascosti in un esilio dorato. Terribile!!

Negli ultimi anni il personale di Emergency è stato affiancato da medici, tecnici e infermieri locali, fino al passaggio di consegne avvenuto a fine 2012, con cui l’ospedale è diventato Handa Emergency Foundation. Il signor Handa è un mecenate giapponese che ha investito e investe tuttora in questa bella struttura, della quale però ha cambiato in parte il modo di lavorare. Pur mantenendo le competenze di chirurgia e cardiochirurgia e la capacità di curare le vittime delle mine, forti dell’esperienza accumulata oggi i medici si occupano molto di vittime di incidenti stradali che, incredibilmente, arrivano anche da molte centinaia di chilometri di distanza grazie all’ottima reputazione dell’ospedale; ma anche di incidenti in casa e sul lavoro. Non si tratta più purtroppo di cure gratuite, un fatto che mi ha lasciato un po’ di sconcerto iniziale, ma in assenza del sostegno dei volontari italiani francamente non so come se ne potrebbero finanziare le attività. L’importante per me è che l’opera di Gino Strada iniziata nel 1996 continui in futuro, per il benessere dei cambogiani che ne hanno tantissimo bisogno.

Come ci spiegano le persone che ci conducono in visita, la prima selezione dei pazienti è fatta sulla base del quadro anamnestico, delle modalità di arrivo all’ospedale e dei primi riscontri clinici. Tanti dicono di essere nullatenenti per pagare poco o nulla le cure, ma per chi si presenta a bordo di una Lexus ciò è difficile da sostenere. Non ci ricorda qualcosa dell’Italia questo? Spesso gli ospedali pubblici mandano qui pazienti da curare, e allo stesso modo da qui sono mandati dei pazienti agli ospedali, laddove siano necessarie attrezzature non presenti come RMN e TAC.

Qui c’è proprio tutto: laboratorio analisi, sala radiografie, tre sale operatorie, tre sale di degenza di cui una per i pazienti con malattie infettive, e le parti “comuni” come dispensario, mensa, sala riunioni, amministrazione ecc.

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Fa impressione quando sbirciamo nelle sale di degenza e fanno capolino pazienti che ci sorridono incuriositi.

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Bello il giardino con una serie di porticati esterni, dove pazienti e parenti possono passeggiare e prendere aria.

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Non sarà come il nuovissimo ospedale di Khartoum che ho visitato nel gennaio 2011, ma anche l’ospedale di Battambang mi ha aperto il cuore e mi ha dato tanta fiducia in un certo modo di fare il medico, molto di più della semplice cura delle malattie. Grazie Emergency, anche stavolta non mi hai delusa!!

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