A bordo di una vecchia carrozza ferroviaria alla scoperta dell’Abruzzo rurale e montano: tradizioni, cultura, paesaggi e prodotti tipici.

Lo scorso fine settimana sono stata ospite della regione Abruzzo che mi ha portato, assieme a una trentina di altri ospiti, in giro in treno da Sulmona a Pescocostanzo, lungo un vecchio percorso ferroviario che è stato attivo per quasi oltre cent’anni e ora, dopo una pausa, è pronto a ripartire.

Abruzzo Instarail è il nome del progetto che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe avere dei fini turistici mentre in passato era un normale treno utilizzato dai locali per raggiungere la costa tirrenica (Napoli) attraverso il parco della Majella con i suoi paesini, era dunque un’importante via di comunicazione, lenta ma efficiente.

Da giugno a settembre 2014 per sei domeniche il treno ha trasportato centinaia di turisti, fermandosi in stazioni attrezzate per l’accoglienza con bande musicali ed esposizione di prodotti tipici: enogastronomia, merletti, produzioni artigianali. Nel prossimo inverno sarebbe possibile prevedere alcune partenze, in corrispondenza della stagione sciistica, delle vicine infrastrutture presenti in località vicine come Roccaraso e dei luoghi d’ospitalità ricchi di storia, cultura e di spiritualità grazie ai percorsi devozionali sulle orme di papa Celestino V.

Pescara è il mio punto di partenza: sabato scendo in treno da Milano e dormo a casa di un’amica che per cena mi porta in un luogo semplicemente chic: il Salotto di Viné dove nello spazio esterno gustiamo un finissimo apericena di pesce, accompagnato da un ottimo trebbiano. Chiacchiere tra amiche, cibo e vino si mescolano perfettamente.

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Domenica mattina prima delle 8 siamo già sul pulmino verde con il logo del parco della Majella, in compagnia di instagramer e blogger, italiani e stranieri.

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Siamo davvero una bella compagnia. Conosco già qualcuno, ma al nostro arrivo a Sulmona prima di tutto cerco le mie due amichette di Roma appena arrivate. Baci abbracci e… foto. Abruzzo Instarail inizia. Non è proprio un corteo in costume, ma le damigelle che ci accolgono sono bellissime e colorano la facciata della Collegiata, la chiesa – palazzo – museo costruita tra il Trecento e il Settecento, da dove parte il tour.

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Sulmona fu un municipio romano e un grandissimo poeta, Ovidio, vi nacque.

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Nel Medioevo e nel Rinascimento vide il suo massimo splendore e nacque come città d’arte con gli edifici che vediamo tuttora, nonostante sia stata colpita da più terremoti: passò dagli Svevi agli Angioini e vide passare Celestino V.

Passeggiamo fino a piazza Garibaldi con il grande acquedotto svevo, la fontana del vecchio al centro e le montagne sullo sfondo.

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Lungo il percorso mi fermo a fotografare bei palazzi e chiese, ma soprattutto le coloratissime creazioni delle botteghe di confetti, il prodotto più famoso di Sulmona assieme a un altro prodotto DOP, molto più “odoroso”, l’aglio rosso che assaggeremo in pausa pranzo (!!!). I confetti di solito sono troppo dolci per i miei gusti, ma questi in effetti sono molto delicati.

Siamo in provincia dell’Aquila e non riesco ad evitare la domanda ai compagni di viaggio abruzzesi, alcuni dei quali vengono proprio dal capoluogo che, cinque anni fa, è stato distrutto (posso dire questo?) dal terremoto. Come sta la vostra città? Lo chiedo come se sapessi che parliamo di un lutto non elaborato, di una ferita aperta. Non c’è un tentativo di rimozione da parte degli aquilani, ne parlano, ma a tutti dopo il tragico evento è venuta più voglia di partire che di restare. Anche lontano, fuori dall’Italia, magari per poi ritornare ma con la coscienza che nulla sarebbe più stato come prima proprio perché, dal 2009 al 2014, poco è stato fatto per rimettere in piedi la città.

Saliamo in carrozza, abbiamo a disposizione un vagone aperto con i sedili a parete e uno con le file tradizionali, una dietro l’altra, tutto in legno (c’è anche una parte della carrozza con sedili di velluto).

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Il primo tratto fino a Campo di Giove è fatto di colline abbastanza brulle da sembrare carsiche, e le montagne sullo sfondo. In mezzo vi sono paesini bellissimi, che scorgiamo in lontananza dal finestrino: Pettorano sul Gizio e Pacentro tra i Borghi più belli d’Italia; da quest’ultimo una famiglia di nome Ciccone emigrò negli Stati Uniti e lontano dal natio Abruzzo fece nascere la regina del pop, Madonna Louise Veronica Ciccone; Cansano e poi Campo di Giove dove ci accolgono la banda, e che banda, e il sindaco che affetta il pizzottello (si scrive così??) per noi.

Per fortuna assaggio solo due fettine di questo grosso dolce lievitato, poi mi dicono che assaggiandone tre la fertilità aumenta. Meglio di no. Le cose: pecorino e altri formaggi. Le persone: merlettaie e pastori con i loro bei bastoni intagliati, colorano la banchina del treno e in mezz’ora facciamo appena in tempo a salutare coloro che ci hanno accolti con tanto calore. A proposito: nonostante abbiamo superato i mille metri d’altitudine c’è una bellissima temperatura estiva, non da fine settembre, una vera fortuna. D’inverno sarà invece tempo per praticare gli sport sulla neve, una buona scusa per ritornare, lo sci di fondo è la più bella attività praticabile.

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Risaliti a bordo del treno il paesaggio si fa più ampio e pianeggiante, posso finalmente sporgere la mano fuori dal finestrino per cercare di scattare qualche foto. Prima a ogni tentativo arrivava una fila d’alberi o, peggio, una galleria scavata così stretta nella montagna che è fatto esplicito divieto di sporgersi, può essere davvero pericoloso. Sporgersi significa anche annusare l’aria frizzante e pulita di montagna, che a un certo punto però lascia spazio a meno nobili scie di deiezioni animali. Poco male, De Andrè giustamente diceva che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Mandrie di mucche e greggi di pecore pascolano sotto di noi, ecco finalmente l’Abruzzo che sognavo, terra di pastori. Sono felice!

Prati e boschi verdeggianti, dove dovrebbero trovarsi orsi e lupi, continuano sino all’altopiano delle Cinque Miglia dove si trova Palena, la nostra seconda tappa. Dai rilievi carsici l’acqua scorre copiosa dalle montagne e si insinua nel terreno, per coprirlo nei mesi estivi con ampie paludi. Boschi e prati sono ancora godibilissimi, da percorrere a piedi e in mountain bike d’estate, sugli sci d’inverno (siamo vicinissimi a Roccaraso e Rivisondoli). Una carrozza porta in giro i turisti per uno o più giorni, anche d’inverno purché attrezzati, qui fa molto freddo!

Ostelli e luoghi d’accoglienza per viandanti, oltre alla classica ricettività alberghiera, sono un ottimo modo per visitare il parco alla vecchia maniera, come pellegrini. I quarti è il nome del nuovo ostello collocato presso la stazione di Palena, con quattro stanze e altrettanti bagni per 24 posti letto, cucina e tutto l’occorrente per una vacanza immersi nella natura del parco.

Palena, a quasi 1.300 metri s.l.m. è la seconda stazione ferroviaria più alta d’Italia. Facciamo una lunga pausa: dapprima vediamo gli artigiani al lavoro in attività antiche come la produzione di cesti e pelletteria, la lavorazione del ferro battuto e ancora il merletto.

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Poco oltre vedo con maggiore piacere le trecce del già citato aglio rosso di Sulmona, i legumi (ceci e fagioli ma non solo), olio DOP “di montagna” come dice il produttore.

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Sulla spianata si consuma soprattutto un pranzo luculliano, che attendiamo finché è pronta la polenta (ma non era una specialità del nord??) e le mozzarelle, alla cui lunga preparazione partecipo attivamente.

Non so quante ne mangio, al momento di mettermi in fila al buffet non ho quasi più fame e mi accontento di poche cose: zuppa di ceci e porcini, pasta e fagioli, salame e formaggio. Tutto innaffiato dagli emblemi enologici dell’Abruzzo: trebbiano, cerasuolo, montepulciano.

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Ci sarebbero però tante altre cose buone, vedere per credere…

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Dopo un necessario caffè e una micro pennichella mi riprendo, faccio un giretto sulla carrozza trainata dai cavalli e una passeggiata verso il bosco.

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E poi risaliamo sul treno per la nostra terza destinazione, Pescocostanzo. Mi hanno avvisato, è un borgo bellissimo. Tutto vero: in centro storico ci accolgono le bandierine col tricolore, una piazza del municipio cinta da balconi fioriti e gli stemmi dei battaglioni degli alpini.

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Nelle vie che da qui si diramano ci sono pregevoli palazzi antichi con botteghe orafe e artigiane al piano terra. Silenzio e ordine, mi sento più in Svizzera che al centro dell’Italia e ciò mi mette in imbarazzo.

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I numerosi turisti sono silenziosi e il mio gruppo di 30 persone si muove con passo felpato. Voglio camminare, non chiudetemi in un palazzo o museo. Adocchiato un campanile a vela salgo le rampe di scale che mi portano alla sua chiesetta isolata circondata da mura. Ci giro intorno e vedo oltre il muro i dintorni, alti e bassi, di Pescocostanzo. Bighellonare a metà pomeriggio è il modo migliore per trascorrere un’ora in pace, sapendo dove e quando mi riunirò agli amici vecchi e nuovi per una foto di gruppo sulla scalinata della chiesa.

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E poi via di nuovo in treno a Sulmona, i saluti, un’auto che mi scarrozza a Pescara e due passi con i miei numerosi bagagli fino alla pizzeria Trieste, una pizza favolosa come giustamente un pescarese DOC mi ha consigliato. Anzi una pizzetta, basta mangiarne due, annaffiarla con una birra alla spina e, molto più presto del solito, sono pronta per andare a dormire. Domattina si torna a Milano.

Transiberiana d’Italia è un nome altisonante che è stato dato alla ferrovia Sulmona – Carpinone, tra Abruzzo e Molise. Francamente credo che la Transiberiana sia ben altro, anche se il concetto di entrare nell’interno di una regione e raggiungerla al passo lento di un treno, sino a notevoli altitudini, è lo stesso. Napoletana è un altro nome che le hanno dato: è dovuto alla sua antica destinazione finale, Napoli, a 180 chilometri di distanza. A me piace pensare alla napoletana nel senso di caffettiera, perché il treno che ci ha scarrozzato in giro domenica sferragliava e sbuffava, proprio come una caffettiera.

Ringrazio infinitamente la regione Abruzzo che mi – ci ha accolto a braccia aperte e con tanta calorosa ospitalità; ringrazio Visit Abruzzo, il Parco della Majella e gli organizzatori dell’evento nonché la comunità Instagram che con le loro (e le mie) fotografie, per la seconda volta, si sono rivelati simpatici amici e soprattutto persone reali, oltre gli schermi dei dispositivi e i filtri dei social network. Saluto infine L&S le mie amichette di Roma che non vedevo da un anno, e ci voleva questa scusa per ritrovarci. Arrivederci a presto!

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