Poiché siamo andati a dormire dopo le 5 e siamo stanchissimi, ci alziamo tardi e dopo colazione usciamo dall’hotel cartina alla mano, per andare alla scoperta della città con i mezzi pubblici. Raggiungiamo Midan Tahrir e prendiamo la metro sino a Mar Girgis.

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La fermata già ci dice dove siamo: San Giorgio è una delle chiese copte dell’omonimo quartiere. Una partecipante smania per vedere subito il museo copto, io preferirei godermi il sole tiepido e l’aria frizzante ma è meglio se restiamo insieme. Ci prendono le macchine fotografiche all’ingresso, dovremo abituarci di frequente a questa privazione: niente foto in molti siti, guide solo egiziane ecc. Il turismo ha bisogno anche di questo. Il bellissimo palazzo che ospita il museo offre una ricca panoramica della storia e dei tesori che caratterizzano il cristianesimo nel Mediterraneo orientale e che si sono mantenuti dal quarto secolo sino a oggi. Il 10% degli egiziani è di fede cristiana, la comunità è tra le più colpite dagli integralisti e da una forma di ostracismo portata avanti anche con discutibili provvedimenti legislativi, come quando allo scoppiare dell’epidemia di febbre suina fu chiesto subito ad allevatori e macellai egiziani, tutti copti, di abbattere ed eliminare le migliaia di maiali presenti nel Paese.

Fuori dal palazzo arrivano altri turisti alla spicciolata, idem nelle chiese (S. Giorgio, S. Sergio, S. Barbara e “la Sospesa”) e nei giardini: questo è davvero un angolo tranquillo rispetto al caos del Cairo. Il dio denaro ha però attirato nuovi interessi, tanto che vi sono molti lavori in corso per restaurare gli edifici antichi e rendere più commerciale l’area, con un moderno souk organizzato, locali e negozi. A metà pomeriggio prendiamo un’altra volta la metro, che non solo è ben organizzata, moderna e pulita, ma prevede alcuni vagoni riservati alle donne con chiare indicazioni ai binari e a bordo. Bella idea! E ancora più bella sarà la nuova rete sotterranea che “a breve” dovrebbe collegare i vari quartieri di questa megalopoli, aggiungendo due nuove linee alle due già in funzione, per spingersi sino all’aeroporto.

La nostra destinazione è il souk di Khan al Khalili, antico, pieno di vita e arricchito da una bella moschea. I miei ragazzi desiderano ancora camminare, la cosa mi riempie di piacere solo che la strada è assai lunga, infatti i passanti a cui chiediamo indicazioni ci invitano più volte a prendere un taxi. Ma non è più divertente attraversare la strada sfidando il traffico del tardo pomeriggio?

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O vedere un solerte vigile in divisa che ci dà le spiegazioni del caso e poi ferma le auto per farci passare? Certo ci vuole molto per arrivare al souk, e appena vediamo un brulicare di bancarelle in una viuzza ci precipitiamo. Solo che non è il nostro souk ma il mercato locale, interessante, frequentato solo da egiziani che ci vanno come noi andiamo al centro commerciale.

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Per centinaia di metri si susseguono banchi con ogni genere di mercanzia, mediamente poco pregiata, ma dove si può fare la spesa quotidiana in questi negozi a cielo aperto. Non c’è molta calca e procediamo tranquillamente, poi ci riportiamo su un viale molto trafficato da cui usciamo tramite un passaggio sopraelevato, e finalmente ci siamo.

Khan al Khalili è decisamente un posto turistico, fa buio, siamo stanchissimi e affamati, dopo pochi passi propongo di fermarci al caffè Fishawi, un’altra trappola per turisti dove dovrebbero farci un tè e uno spuntino… infatti! In mezzo a decine di turisti accalcati ai tavolini ci fanno sedere strettissimi, ci chiedono cosa vogliamo da bere e questa parte è facile, tè alla menta per tutti. Ma per mangiare si crea un vortice di richieste e spiegazioni, dal quale si capisce solo che, come immaginabile, il posto è carissimo. Solo alcuni di noi ordinano, e per giunta il cameriere va a prendere altrove kebab e panini. Io spero di cenare dopo, come si deve.

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Invece, dopo questa pausa e una passeggiata con una sbirciatina alla moschea di El Azhar la stanchezza ha il sopravvento e quasi tutti desideriamo rientrare in hotel.

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Trovare tre taxi potrebbe essere complicato per come imposto io la questione, cioè fermando un tizio accanto alla moschea e chiedendogli dove si prendono i taxi. Lui non vede di meglio e cerca in strada “tre amici” che mi propone a un prezzo assurdo, così fingendo di assecondarlo ci portiamo tutti in strada e con un po’ di pazienza, come si conviene al luogo, troviamo i taxi che ci riportano in hotel. Ovviamente anche con il biglietto da visita in arabo alcuni non sanno dov’è così spesso chiedono la strada, allungando il tempo di percorrenza.

Ora il traffico è davvero intenso, ma entro 1h siamo di ritorno tutti tranne due partecipanti che restano giù ancora un po’ e ci racconteranno di avere visto e fotografato solo allora la parte migliore del souk. Tornano abbastanza tardi da farmi un po’ preoccupare, ma il mio allarme rientra appena li rivedo. La nostra zona è tranquilla ma ci sono poche possibilità di mangiare, così proviamo a cenare all’ultimo piano dell’hotel, al ristorante con un aspetto un po’ squallido. Anche le pietanze non sono nulla di speciale, mi aspetto abbondanza e varietà nelle prossime cene! Dopo cena conosco il corrispondente e la coordinatrice del gruppo parallelo, con cui da domani viaggeremo praticamente insieme, poi finalmente andiamo a dormire.

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