Sabato, il grande giorno del matrimonio sardo, arriva e siamo emozionate come scolarette. Emozionate di vedere una coppia che formalizza il suo rapporto, emozionate di essere qui in questo posto stupendo, tra amichette, con tutto il corredo di chiacchiere, foto, affetto che caratterizzano tali eventi. Prepararci, pettinarci, controllare che non ci siano grosse sbavature da capo a piedi ci porta via molto tempo, quando usciamo ben acchittate siamo elettrizzate ma contente.

Magomadas è il paese dove S&F hanno piantato il seme della loro famiglia, acquistando una vecchia casa in centro storico che con un’attenta ristrutturazione è diventata anche un coccolissimo bed & breakfast, appena aperto.

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Verdeblu si chiama: verde perché si trova nell’entroterra di Bosa, la Planargia, circondato da rilievi verdeggianti e affascinanti; blu – questo è facile – perché a valle c’è il bellissimo mare della costa ovest, in centro alla Sardegna. Verdeblu ha solo due stanze col nome di due colori… no non quelli: stanza rossa e stanza verde.

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Ha anche un piccolo giardino con ortaggi e alberi da frutto, non tanti ma sufficienti a dare buoni frutti, come tutto quello che sta facendo questa coppia di cari amici. Una bimba di un anno su tutti, sorridente e serena che viene voglia di abbracciarla sempre.

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Dalla tarda mattinata affolliamo la casa – BB degli sposi, entrando alla spicciolata e approfittando per le prime chiacchiere. Ma come son belli gli sposi? Ci faremo molte foto (ma non le metto qui), ci sono amici e parenti in un festoso chiasso, a cui contribuiscono anche molti bambini.

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Prima delle 12,30 usciamo e per una breve discesa arriviamo al municipio. La cerimonia nuziale celebrata dal sindaco è breve ma sentita, che belli in paese questi rapporti tra concittadini. Fuori li sommergiamo con riso e fiori, siamo felici e io un po’ mi commuovo.

E ora… si mangia! Per raggiungere l’agriturismo dove consumeremo il pranzo nuziale dobbiamo guidare per quasi un’ora, ancora più dentro il ventre dell’isola sino a Monte Sant’Antonio, con un lungo tratto di sterrato in un querceto – uliveto dove la sera scorrazzano i cinghiali e altri animali selvatici.

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Montiferru è stato il primo agriturismo aperto in Sardegna. C’è il sole ma non fa più caldo, il cielo si rannuvola, facciamo appena in tempo a brindare in giardino che appena entrati, o quasi, inizia a piovere. Prima scende una pioggerellina leggera, poi sempre più insistente e la temperatura scende sino a 14 gradi, quasi venti in meno dei giorni precedenti!! Ma che importa? Sposa bagnata sposa fortunata si dice! Stiamo in un bel salone arredato in modo tradizionale e ricco di oggetti dell’artigianato locale, che nei mesi invernali sarà riscaldato da un grosso caminetto.

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Ci portano da mangiare non tante, ma tantissime portate! Io con i vassoi di antipasti sarei a posto, i prodotti del territorio sono tanti, ottimi e non banali: salumi e formaggi, verdure grigliate e in pastella, funghi in tutte le salse. Pane normale e pane guttiau. Vino bianco e rosso casereccio. Tutto da provare, così quando arrivano i ravioli di ricotta li assaggio appena, mentre lascio agli altri la pecora e il porceddu anche se hanno un profumino!

Solo che ho alle spalle un sonno scarso e so che dovrò guidare per rientrare stasera, così a un certo punto vado nel parcheggio (ormai fa un gran freddo) e mi accoccolo in auto ben coperta. Dormo cullata dal ticchettio della pioggia sul tetto, poi bella sveglia rientro, giusto in tempo per il dolce, le bomboniere (bellissime ceramiche di un’artista che vedremo all’opera l’indomani) e i liquori. Finocchietto, prugnolo, grappa e l’immancabile mirto sardo, quello vero e buono. Assaggio qualcosa e mi rimetto in carreggiata a chiacchierare con i commensali del mio e di altri tavoli. Stiamo quassù dalle 14 alle 19 finché col primo buio, con calma e dopo una serie infinita di saluti, discorsi, coccole condivise, riprendiamo la via di Bosa.

Che bellissima festa, che grande scusa per incontrarci e passare del tempo prezioso insieme a delle persone care, incluse alcune amiche della sposa che sono forti e fulminate, come o più di noi. Di cenare non se ne parla, a Bosa facciamo un giretto serale davvero gradevole, il centro è illuminato e affollato con persone di ogni tipo, italiane e straniere.

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Abbiamo lasciato nel frigobar il vermentino preso al Muto di Gallura e una specie di limoncello regalatoci a Maddalena, così l’ultima parte della serata trascorre nella nostra stanza, a chiacchierare e sbevazzare. Siamo sei donne, uno spettacolo. E a mezzanotte, prima che la carrozza e i cavalli di Cenerentola si trasformino, andiamo tutte a dormire.

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