A metà mattina consumiamo uno spuntino Terre del Grappa DOC, necessario (!!!) dopo tanto camminare. Scendiamo a piedi dal Castellaro e passiamo accanto a Villa Marini Albrizzi degli Armeni, una testimonianza dei legami forti e secolari con Venezia. Le comunità armena ed ebraica, pur nelle loro enormi diversità e contrapposizioni, hanno contribuito a forgiare alcuni aspetti di Venezia tuttora in parte visibili, anche se gli Armeni oggi si trovano soprattutto nella loro isola: san Lazzaro degli Armeni. Quassù hanno mantenuto questa sede, purtroppo poco utilizzata ma, dicono, ancora molto bella.

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Villa Marini Rubelli è la sede della Proloco che, in collaborazione con il Comune, la gestisce per le già citate attività sociali e culturali. Del cibo e vino non occorre parlare no? Ottimo e abbondante come sempre, è “condito” dal breve saluto del sindaco che poi deve scappare su al Castellaro per celebrare il centesimo compleanno di una concittadina!!

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Gli spazi esterni sono abbelliti da sculture in pietra e bronzo di una coppia di scultori contemporanei che si chiama Rebesco, padre e figlio.

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All’interno invece ammiriamo un’esposizione incantevole di abiti in tessuti antichi, preziosi e unici, che riprendono i costumi ritratti nientepopodimeno che da Paolo Veronese nel Cinquecento.

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L’incanto delle vesti, questo il nome della mostra, sarà visitabile sino a metà novembre ed è interessantissima. Noi siamo particolarmente fortunati perché tra gli abiti ci conduce Michele Vello, il curatore della stessa.

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E dopo la cultura, la natura. A San Zenone degli Ezzelini, non mi stancherò mai di ripeterlo, la gente tiene alla qualità della vita e, per questo, ne tutela tutti gli aspetti incluso l’ambiente.

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Il terzo e ultimo luogo che visitiamo è l’oasi naturalistica di San Daniele, istituita recentemente dopo una battaglia pluriennale contro chi voleva farne un uso pessimo (discarica).

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Accanto a un bel bosco planiziale, oggi infuocato dalle rosse foglie degli alberi che si stanno preparando al letargo invernale, quattro stagni sono affollati da anfibi gracidanti, attorno ai quali è stata “costruita” quella che per me è la vera chicca del parco.

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Un percorso sensoriale si snoda infatti sul prato: decine di pietre, rocce e legni diversi rappresentano la regione Veneto, i suoi alberi e i suoi fiumi: i vicini Brenta e Piave che nascono dalle montagne, ma anche i loro fratelli minori in pianura come il piccolo Sile, che dalle risorgive bagna Treviso per perdersi poi nel mare Adriatico.

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Argilla, marne grigie e rosse, arenaria, marmo, ma anche le rocce porose che ci ricordano la natura carsica del Monte Grappa, dove pare addirittura che scorra acqua, che vi siano delle grotte e un lago sotto la montagna. Fotografo tutte le installazioni e penso all’utilizzo che ne hanno pensato: percorrerle a piedi scalzi per “sentirle” e apprezzarne le differenze, la porosità, la ruvidezza, la temperatura. Non è geniale?

La seconda parte della nostra bellissima passeggiata si svolge in una zona umida, una passerella sospesa sull’acqua che va sotto il nome di Sentiero della Tifa.

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Typha è il genere a cui appartengono le due specie, latifolia e angustifolia (no need to translate).

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Sono tra i più bei rappresentanti della flora nelle zone paludose, che “arredano” per quasi tutto l’anno con l’infiorescenza marrone caratteristica e poi con i semi bianchi batuffolosi che si perdono nell’aria. La adoro, non so se si capisce. Una famiglia di germani reali ci fa compagnia, mentre un airone cenerino ci passa sopra le teste e se ne va, non ha voglia di cercare in acqua il suo pranzo con tutta questa folla!

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Che fatica contenere i contenuti! Scrivo una settimana dopo questa bellissima esperienza e mi rendo conto di quante belle cose abbiamo fatto! La maestra Viani si rivolterà nella tomba per questa mia frase ma è così! Una menzione d’onore spetta anche alla perfetta coniugazione tra la semplicità delle persone e la modernità dei contenuti in rete. I luoghi che abbiamo visitato sono accessibili via web con siti e profili social efficaci, incisivi, genuini. Mi basta riordinare i pensieri e le immagini che ho in testa per comporre questi pensieri, gli appunti scritti renderanno il tutto più completo. Alla faccia della sintesi. Le persone fanno la differenza, lo sapevo, l’opportunità di visitare San Zenone me ne ha dato conferma, è stata una piacevolissima scoperta. Ora a me spetta l’onere – onore di passare il testimone, questo è un invito per tutti ad andarci di persona per toccare con mano e vedere con i propri occhi come basta poco per volersi bene e vivere bene. San Zenone e Sanzenonesi grazie a tutti!!

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Terre del Grappa, ottobre 2014

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