Tutte le cose belle finiscono, la ns settimana in Sardegna volge al termine ma anche oggi non ci perdiamo nulla. Lasciamo Corte Fiorita, l’albergo diffuso dove siamo state benissimo per tre notti…

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Lasciamo Bosa e ci facciamo un ultimo caffè al BB Verdeblu dai neosposi a Magomadas. Le ragazze mi hanno parlato di intaglio dell’asfodelo, arte che poco lontano, a Flussio, le donne portano avanti ancora pur tra tante difficoltà.

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Il tempo di esecuzione di opere grandi e piccole, di utilità quotidiana o di ornamento, è di diverse ore. Ne conseguono dei costi che non sempre i clienti capiscono, e che tolgono il fascino di un antico mestiere per le nuove generazioni, più interessate a fare i soldi subito magari con attività meno nobili. Peccato!

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Completamente diversa è l’aria che si respira nell’atelier di Pina Monne a Tinnura, dove mi sento trasportare fuori dal tempo, in una bellissima casa laboratorio circondata da opere in ceramica stupende, con mille possibili utilizzi.

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Nonostante sia quasi ora di pranzo, Pina ci accoglie e ci racconta la sua arte: il lavoro manuale che c’è dietro, la scelta dei tempi e temperature di cottura in forno prima di dipingere e dare vita e colore a ciascun pezzo. Monili con pietre e tessuti si utilizzano invece sui costumi tradizionali.

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Queste sono le opere “piccole”, quelle grandi si vedono in strada, sui muri delle case. I murales (ho studiato) nascono decine di anni fa e vengono conosciuti dagli anni Settanta, con le opere di protesta sociale dipinte soprattutto nella zona di Orgosolo.

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Pina riprende le stesse tecniche e le elabora per farne uno spaccato sociale che, pur riconoscendo le fatiche delle attività manuali, le esalta, mostrando le tradizioni sarde come un modello positivo: agricoltura, allevamento e storia della regione, con un occhio di riguardo a Garibaldi che campeggia col suo faccione presso la piazza di Tinnura.

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Oltre 80 paesi sardi sono stati abbelliti coi murales, più molti altri in continente e in nazioni come Grecia, Germania ma anche Palestina, solo per ricordarne alcune. Pina è impegnatissima e richiestissima, vicino all’ingresso ha appeso una lettera di ringraziamento proveniente dalla Santa Sede (chissà cosa ha fatto per il Papa!!). Questa visita mi riempie di speranza: innanzi tutto perché Pina è una valanga di energia contagiosa, ma anche perché mi insegna che tutti i talenti possono e devono essere valorizzati. Tutti noi dobbiamo esprimere il meglio che abbiamo, invece di tenerlo dentro senza metterlo a frutto né sul piano personale, né professionale ed economico.

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Ma il nuraghe più vicino dov’è? A Suni, anzi un po’ oltre Suni, c’è il nuraghe Nuraddeo dove finalmente le amiche mi portano. Lo vediamo dalla strada anche se ci sono parecchie curve e saliscendi per arrivare, ma il sito è chiuso, il cancello sprangato e avvicinarlo col cellulare è un’impresa ardua. Accontentiamoci di una foto, per essere lunedì 6 ottobre non si può pretendere che tutti i siti sardi siano aperti ai turisti. Ma tornerò e lo toccherò…

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Ridiscese a Bosa…

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ci tuffiamo nella statale che fa il solletico alla costa, con Capo Caccia verso nord che è il punto di riferimento più possente. Vediamo la piazzola dove tre giorni prima abbiamo salutato al volo la nostra amica pre matrimonio. Ad Alghero parcheggiamo semplicemente presso una dalle torri. Sono tornati qui anche gli amici che si sono sposati lo scorso anno a Pesaro. Sabato prossimo saranno a Cagliari per… un altro matrimonio! Un’epidemia insomma. Altri saluti e abbracci.

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Facciamo una bellissima passeggiata sul lungomare di Alghero vecchia, una sorta di penisola dove ammiriamo case più o meno eleganti, torri e forti spagnoli, chiese vicine (piccole) e la cattedrale lontana (grande).

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Ho cercato le tracce della comunità ebraica ma non è rimasto molto purtroppo della sinagoga, che si trovava qui vicino, in Piazza Santa Croce.

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Più facile è cercare un posto dove rifocillarci, la parola d’ordine è focaccia Milese dietro indicazioni sicure, di un posto vicino.

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In effetti focaccia e vino rosso sono ottimi ed economici, io li ingurgito perché non ho nessuna intenzione di rilassarmi ma voglio finire la mia breve visita dando un’occhiata a Duomo e dintorni.

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Tutto bello ma non mi emoziono, vi sono molte impalcature di restauri, e ci sta, ma c’è anche il sapore di un posto un po’ “consumato dal consumismo”, da catene di poco valore e vetrine luccicanti che espongono chincaglieria. Alghero era il paese delle alghe e oggi del prezioso corallo. Dovrei fare un giro più dettagliato, lo so, ma abbiamo un aereo in partenza e dobbiamo restituire l’auto. Tra tre ore saremo di nuovo a Milano. Giuni Russo veniva dalla Sicilia ma ha dedicato alla città una delle sue canzoni più famose. E ora ricordo questo:

Voglio andare ad Alghero, in compagnia d’uno straniero…

Che scandalo da sola ad Alghero, da sola ad Alghero con uno straniero…

Chissà. Ciao Alghero, ciao Sardegna, più bella di così non potevi essere. Spero di tornare presto. Grazie.

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