Passo una notte quasi insonne: una simpatica squadra di operai lavora in strada sotto le nostre finestre, poi il muezzin alle 4 in punto chiama i musulmani alla preghiera. Pazienza. Come da programma usciamo presto per andare subito ai monasteri, questa dovrebbe essere una bella rappresentazione delle alte espressioni artistiche cristiane, in questa sponda del mediterraneo. Solo che in nessuno dei due monasteri (Deir el-Abyad e Deir el-Ahmar) c’è molto da vedere, anzi: colonne staccate, mobilio ecc giacciono a terra abbandonati senza una chiara visione di dove potrebbero essere collocati. La cappella affrescata è chiusa a chiave, la guardia con la chiave non c’è e l’aspettiamo un po’ inutilmente.

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Quando decidiamo di partire, data la serrata tabella di marcia e i due grossi siti che ci attendono, l’autista dice che dobbiamo attendere gli altri bus perché non è possibile proseguire da soli, dobbiamo fare colonna. Non vale nessuna discussione, sorriso, delegazioni dei due gruppi che a turno chiedono alle guardie e all’autista di farci partire.

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Stiamo là fuori dai monasteri a cincischiare 1h, tempo perso e tempo prezioso che ci verrà tolto alle visite seguenti, penalizzando i due siti che meriterebbero invece una visita seria e accurata. Ma arrabbiarsi non serve, anche perché all’arrivo degli altri tre gruppi possiamo solo dire loro che aspettiamo da 1h e che, se possono, cerchino di effettuare una visita rapida. Sento una risposta del tipo “ma anche noi vi abbiamo aspettato 1h ieri, a Zawiyat El Amwat, dove non siamo entrati”. Lasciamo perdere.

Poi davvero proseguiamo insieme, le altre due visite sono così ricche di emozioni che è un vero peccato non godersi i templi, gli affreschi, la magnificenza di siti preziosi quasi privi di turisti. Ma non abbiamo molto tempo e dobbiamo effettuare la visita di corsa, è una pena per tutti e per giunta ci sta venendo la bronchite e, ad alcuni, la febbre.

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La nostra metà posteriore del bus entro sera sarà un lazzaretto. Se ieri avevamo visto essenzialmente delle tombe, oggi è il turno dei templi: Abydos e Dendera sono due siti molto diversi ma enormi, imponenti, ben conservati in tutti gli edifici che li compongono. E ancor oggi mi chiedo come sia stato possibile agli Egizi, migliaia di anni fa, progettare tanta magnificenza e mettere in atto costruzioni perfette, ancor oggi in piedi, con mezzi tecnologici almeno in parte primitivi, senza l’uso di ruote o cavalli, senza la disponibilità dei metalli che hanno avuto un ruolo tanto importante per civiltà coeve, o successive di pochi secoli. Osservare templi e tombe nelle loro grandi dimensioni e nella precisione dei dettagli lascia davvero senza parole. In effetti, i siti archeologici sono stati protetti dalla sabbia che li ha ricoperti per molti secoli, solo la caparbia e l’abbondanza dei mezzi messi in atto dagli europei, durante il periodo coloniale, hanno permesso di scavare per molti metri accanto a villaggi abitati, evidenziando questi tesori sommersi. Anche questo ha dell’incredibile.

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Il nostro arrivo a Dendera è alquanto rocambolesco, quasi non vorrebbero farci entrare perché la biglietteria chiude alle 16 e il sito alle 17. Tutto si svolge di corsa, mi sembra di essere a Milano…

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Usciamo dal sito dopo 1h abbondante di visita, al tramonto quando le pietre e gli edifici prendono dei colori pastello particolari. E con un’ultima corsa raggiungiamo Luxor, dove passeremo ben tre notti e vedremo sorgere l’anno nuovo. La lunghissima ricerca dell’hotel è dovuta alla sua dislocazione quanto meno sfortunata, l’autista non sa come arrivare all’hotel, io e Raffa per un attimo ci illudiamo di alloggiare al Sofitel… sbagliato. Attraversiamo Luxor nell’ora del tramonto, si intravedono le colonne del tempio, gli spazi aperti ancora affollati di turisti e il corpo centrale, molti di noi non lo visiteranno a causa degli acciacchi di salute vari, la maledizione di Tutankhamon!!

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Dopo varie soste, finalmente imbocchiamo lo stradone che passa per il piazzale in fondo al quale si erge la bellissima facciata del tempio di Karnak. Circa 2 km a nord, fuori dal centro, oltre gli hotel di lusso ecco il nostro alberghetto “Avventure Style”, gestito da una società nuova con personale gentile ma a volte imbranato. Dopo il solito cinema per l’assegnazione delle stanze scendiamo per cena, ma non tutti, ci sono già i primi malati. Mangiamo in hotel proprio per non stancarci troppo. Mentre questa prima sera mangiamo bene a un costo contenuto, la volta successiva non ci danno nulla di buono. Dopo cena passeggiamo verso il tempio di Karnak e osserviamo le rovine illuminate di Tebe e la valle dei Re, sull’altra sponda del Nilo. La nostra strada è poco trafficata, la sera fa freddo. Siamo appena fuori dal centro di uno tra i maggiori siti turistici mondiali ma la gente non ha in alcun modo un aspetto benestante, anzi incrocio più spesso degli sguardi cattivi o seri, ciò mi impressiona dato che qui mi aspetterei il massimo rispetto per i turisti. Col senno di poi, immagino che in questi giorni gli egiziani fossero alquanto nervosi. Pausa farmacia poi tutti a letto.

Cosa abbiamo visitato:

MONASTERI BIANCO/ ROSSO – tappa inutile da cancellare dai prossimi giri nonostante, per chi ci andrà in estate, vi sia il tempo di visitarli (MA NON IN INVERNO).

ABYDOS – il centro principale dedicato al culto di Osiride, dio dei morti. Il complesso è spettacolare e godibilissimo, merita una visita attenta in tutte le sue parti: tempio di Sethi I, Osireion, tempio di Ramses II.

DENDERA – ospita il tempio di Hathor della VI dinastia, parliamo del 2300 a.C. storicamente è importante quanto Abydos ma non è altrettanto affascinante, è comunque molto bello al tramonto.

LUXOR – a metà del viaggio si visita la capitale del sud egiziano storicamente ricchissima di rovine e ricordi, non solo legati alla storia degli egizi. Ce ne facciamo appena un’idea sommaria, dedicando un giorno alla sponda occidentale di Tebe, un giorno alla sponda orientale con le rovine di Luxor e Karnak propriamente dette. Ma ne sono uscita con l’impressione di averne visto davvero una piccola parte, e di aver scelto alcuni siti sacrificandone giocoforza molti altri.

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