Henri Rousseau è sbarcato a Venezia una decina di giorni fa. Il candore arcaico è il titolo della mostra, aperta fino al 5 luglio prossimo, che abbina i suoi quadri a quelli degli artisti contemporanei amici, più alcuni precursoni di temi a lui cari come l’infanzia, la famiglia e la convivenza dell’uomo con la modernità e l’industria. Temi attualissimi trattati con un centinaio di opere provenienti da gallerie d’arte e collezioni private di tutto il mondo, in un compendio davvero eccezionale e unico anche per me che, in linea di massima, non amo le mostre (e i miei amici colti lo sanno).

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Ho assistito alla conferenza stampa a Palazzo Ducale e son stata letteralmente rapita da questo artista unico nel suo genere, amico degli Impressionisti ma talmente avanti da essere capito soprattutto dagli amici che ne avrebbero raccolto l’eredità nel primo Novecento, foriero di guerre e rivoluzioni terribili ma anche di movimenti artistici innovativi, le avanguardie, che plasmarono la pittura del secolo scorso. Frida Kahlo e Diego Rivera sono solo due dei tanti artisti che ne raccolsero l’eredità, ma ci sono anche Pablo Picasso e Vassilij Kandinskij, suo grande amico ed estimatore che avrebbe tratto ispirazione proprio da Rousseau nel dar vita al collettivo Der Blaue Reiter, attivo tra il 1911 e il 1914.

Non finirò mai di ringraziare la prof Contarini che alle medie, oltre trent’anni fa, prese per mano i ragazzini preadolescenti della mia classe per farci amare la pittura moderna e contemporanea. Ci portò addirittura alla mostra su Kandinskij a Venezia, e grazie a lei ho imparato ad amare questa difficile forma d’arte. Alla faccia di chi organizza soprattutto mostre di pittori impressionisti, come dire per fare facili quattrini.

Il Doganiere in vita, Henri Rousseau autodidatta lavora all’esazione dei dazi a Parigi, dov’è giunto dalla natìa campagna francese. Ama la vita e ha paura della guerra, ha combattuto infatti la guerra di Prussia al termine della quale va a lavorare, proprio a Parigi. Ama la città e la cultura, che conosce e “respira” in visite sempre più frequenti e profonde, al Louvre e non solo, che trasforma via via in quadri intensi e onirici, piatti e coloratissimi. La natura che immagina e ritrae è la forza primitiva di un mondo lontano, al confronto del quale l’uomo appare piccolo piccolo nei paesaggi e soprattutto nelle giungle, avvolgenti e soffocanti, dove per esempio l’incantatrice di serpenti si muove a suo agio circondata da belve feroci.

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Tutti i suoi paesaggi nulla hanno a che fare con le pennellate di Pointellisti e Impressionisti, anzi sono, più caratteristici di un’espressione infantile, giovanile, immatura. Quel che non è perché a Parigi Rousseau cresce, vive intensamente, ama e si sposa. Ma è sfortunato in amore, a tal punto che perde la prima moglie, si risposa e rimane nuovamente vedovo, a questo punto si lascia andare e non cura le malattie che sopraggiungono e, trascurate, lo portano alla morte nel 1910, a 66 anni. Parigi sua città d’adozione ospita stabilmente molti quadri di Rousseau al Musée d’Orsay e all’Orangerie, da queste due sedi infatti proviene la maggior parte delle opere esposte a Venezia.

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Casomai un visitatore ne avesse il tempo è auspicabile che si dedichi alla scoperta di Palazzo Ducale con i suoi spazi espositivi immensi e unici, che meritano una visita più approfondita. Io sono arrivata presto e mi sono focalizzata su due visite desiderate da tempo: una passeggiata insolita sotto i portici di Piazza San Marco e la splendida vista dalla cima dell’omonimo campanile. Con leggerezza e con tanta voglia di approfondire.

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Per saperne di più:

http://www.henrirousseau.org/

http://palazzoducale.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/mostra-rousseau-palazzo-ducale/2015/01/6428/henri-rousseau/

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