Finalmente dovremmo dormire per una notte intera… E invece no: 2,30h suona il telefono WAKE UP CALL – ARE YOU GOING TO ABU SIMBEL? Voilà questa mi mancava nel mezzo del mio sonno migliore, ovviamente non mi addormento più mentre la mia compagna di stanza ha i tappi, beata lei, e dice che solo la mia tosse e la chiamata del muezzin la svegliano. Oggi ci aspetta il viaggio della speranza, dobbiamo rientrare a Luxor e proseguire sino alla meta – relax del viaggio, Hurghada sul Mar Rosso. Per spezzare gli oltre 500 km del percorso si può optare per una pausa all’ora di pranzo in un villaggio qualunque, per stare un po’ con la gente e mangiare. Ma quasi tutto il mio gruppo e alcuni sfortunati dell’altro gruppo non hanno ancora visitato Luxor Karnak, chiediamo per favore a quelli “sani” di darci il tempo per una breve visita e, ottenuto un facile consenso, scegliamo di visitare il tempio di Karnak mentre i “sani” possono pranzare o fare shopping. E poiché da quasi 10g vediamo templi e tombe in tutte le salse, ci fermiamo addirittura 1h in un luogo totalmente diverso, il bellissimo mercato dei cammelli di Daraw, che nella giornata di oggi (martedì) è al suo massimo affollamento.

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L’indescrivibile fascino di un luogo d’altri tempi, popolato da commercianti, contadini e migliaia di capi (dromedari – asini – capre – pecore) che quasi sempre escono vivi dalle negoziazioni, ci lascia senza parole, il nostro silenzio è necessario per non disturbare.

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Potremmo fermarci anche a Esna ma l’autista finge di non sentire la nostra richiesta, guarda nervosamente la spia della batteria e quando gli suggeriamo di fermarsi dal meccanico per farla vedere dice che preferisce aspettare di rientrare al Cairo, speriamo bene.

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Siamo ancora nel profondo sud, nubiano, africano, dell’Egitto, comincio a capire cosa sia il mal d’Egitto che ha spinto alcuni miei amici a venire qui anche 4-5 volte, sempre su percorsi diversi, e mi sa che pure io cercherò di tornare. A Karnak ci conduce nel tempio una guida d’eccezione, uno dei miei compagni di viaggio “sani” che si offre volontario: pur essendoci già stato ci vuole tornare. Ha tanto apprezzato la visita guidata del primo gennaio da assorbire tutte le spiegazioni, che oggi trasferisce mirabilmente su di noi. Sono piacevolmente sorpresa da una persona che sapevo avesse una bella testa, ma che qui supera se stesso. E davvero non so descrivere quant’è bello il tempio di Karnak, immenso per estensione ed emozionante per la bellezza degli spazi aperti e chiusi che si susseguono oltre la facciata. La storia ha fatto purtroppo il suo corso, son stati portati via da qui, sin dai tempi dei romani, quasi tutti gli obelischi e tantissimi “pezzi”. Assorbiamo il meglio di questa meraviglia nell’ora di visita che ci concediamo. Pure il clima ci aiuta, c’è un sole strepitoso che anche nel suo punto più alto scalda ma non brucia, illumina ma non acceca. Che meraviglia! Usciamo alla spicciolata estasiati, ci rimettiamo in cammino con quasi 300 km davanti: innanzi tutto percorriamo ancora pochi chilometri accanto al corso del Nilo, mi spiace a un certo punto abbandonarlo ma poi rimangono alcuni piccoli canali, e poi ancora il nulla del deserto di pietre, aspro, vuoto, eppure attraente come tutti i luoghi che invece di respingere la vita la custodiscono, ma in altre forme. Ma anche questo sarà un altro viaggio, noi come al solito non scendiamo, non fotografiamo, non prendiamo nulla per la strada. Ci inerpichiamo tra le montagne che dobbiamo scavalcare per raggiungere il mare, e a un certo punto scorgiamo il blu: ecco il Mar Rosso. È facile prendere la nostra strada, a sud ci sarebbero Marsa Alam e Berenice, ultima frontiera del turismo balneare prima di rientrare in Sudan, dove si spera costruiscano i resort rispettando l’ambiente. Noi invece andiamo a nord, all’arrivo a Hurghada la troviamo sporca, caotica e impersonale. Abbiamo cambiato hotel, naturalmente quello di prima era segnato sulla cartina della LP e questo no, giriamo oltre 1h per strade anonime fin quasi a spazientirci, anche perché il mio partecipante acciaccato reclama l’arrivo: sembra che lui e la fidanzata possano rientrare domani in Italia da qui, con una soluzione che spiace a tutti ma nelle sue condizioni è la più logica. In qualche modo arriviamo in un posto “in the middle of nowhere”, un hotel che non mi piace per nulla. La procedura di check in è diversa, il salone da pranzo ospita un immenso buffet di prodotti in stile Europa dell’est ma tant’è. Nella mia stanza nuovamente manca l’acqua calda, ovviamente me ne accorgo facendo la doccia, la mia compagna di stanza esce imbufalita per chiedere l’immediato intervento della reception, otterrà promesse per tre notti che si risolveranno in una bolla di sapone. Dopo tante ricerche, i compagni di viaggio acciaccati trovano il volo Hurghada – Cairo per l’indomani, dal Cairo poi riprenderanno pari pari i voli per l’Italia programmati per domenica è meglio se rientrano. A malincuore ci mettiamo a tavolino dopo cena, chiudiamo “ufficialmente” la cassa comune, rendiamo quanto non consumato e rimettiamo le lire egiziane avanzate per i prossimi giorni. Che tristezza, non avevo mai visto un rientro anticipato. La sera tira un vento pazzesco, dopo cena vediamo la spiaggia ma per poco, raggiungiamo l’animazione del villaggio e buonanotte.

Cosa abbiamo visitato:

DARAW – ospita da lunedì a giovedì il mercato dei cammelli più importante dell’Egitto. La nostra fortuna è stata passarci martedì mattina che è il giorno più affollato: per 1h abbiamo abbandonato templi e tombe immergendoci nel caos, straordinariamente ordinato, di centinaia di allevatori giunti dall’Egitto ma anche da Libia e Sudan, per vendere dromedari, asini, capre e pecore di tutte le età e dimensioni, che spettacolo!!

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