Uscendo dalla via del Pizzicato eco BB ho il mare di Rodi Garganico a destra, ma le vie dirette non mi sono mai piaciute e faccio tutto un giro prima di vederlo, attraverso Ischitella. Prima del paese faccio il mio primo incontro garganico, non proprio piacevole: un solerte poliziotto che all’angolo della strada statale usa mano e paletta per salutare i compaesani, quando mi vede sbucare da una curva alza davvero la paletta e mi ferma. Vado piano, controlla i documenti e subito mi lascia andare, con un brividino lungo la schiena. Ogni tanto me lo devo ripetere, saremo pure nel 2015 ma sono pur sempre una donna sola in giro per il Gargano, zona turistica e piena di vita ma nel profondo sud. E me ne accorgerò tante altre volte, me lo dovrò ripetere e forse non mi ci abituerò.

Ischitella ha un nucleo storico centrato su una piazza con uno splendido belvedere verso il mare, affollato di persone nel giorno di mercato, giovedì. Da qui come una Y si diparte una rete di viuzze con belle case dai tenui colori e la via più bassa dove passano le auto, con molti affacci su un mare sempre più bello.

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E con le isole Tremiti sullo sfondo, il cui profilo sfavillante è come la lama di un coltello, con una parte scura e una chiara, le bianche case di San Domino.

La chiesa matrice e le altre chiesette stanno a volte seminascoste, a volte aperte su piazzette piene di negozi, come San Eustachio e San Francesco, nel cui chiostro ci sarebbe il museo archeologico che però è… chiuso.

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Ischitella mi fa un’ottima impressione anche quando ci passo durante il suddetto mercato, sorridendo felice perché se avessi le amiche di Milano qui con me mi farebbero vedere tutti i banchetti, meglio così, io guardo solo l’ortofrutta e mi spiace non poterci fare la marmellata!

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Scendendo a mare il panorama spazia dalle Tremiti ai laghi di Lesina e Varano, un altro meraviglioso specchio d’acqua con tante sfumature di verde e blu tra terra e cielo, che riempirebbe gli occhi anche dell’animo meno sensibile.

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La spiaggia è “in allestimento” per la stagione estiva, qui si infrangono i miei sogni di turismo all’aria aperta e slow.

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20150428_122946Le postazioni per le biciclette sono vuote, le ferrovie del Gargano parzialmente bloccate dopo una frana. Fino a quando?? Anche la corriera sarebbe un’ottima idea per non inquinare con la mia auto ma vedrei pochissime cose, ormai il mio mood è MM, molto milanese e preferisco scorrazzare liberamente in giro fermandomi dove e quanto mi pare. Libertà vo cercando…

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Vo cercando anche Laura, padrona di casa a Rodi Garganico, il paese qui vicino che due anni fa ci ha ospitato per un bellissimo Garganomaretour presso Hotel Borgomarina. Solo che è chiuso e non c’è nessuno, peccato!

Foce Varano è una punta di terra con il mare davanti e il lago dietro, bellissimo, spettrale come la strada per raggiungerlo. Finisco in riserva proprio qui, su una lingua d’asfalto di 40 chilometri che sale verso nord, ha alberi ad alto fusto a destra e coltivazioni a sinistra. Hotel dismessi e un distributore self sono gli unici edifici che incontro, ma al self non faccio benzina che qui non c’è nessuno e se mi fregano anche solo 20 euro mi arrabbio. Anche perché al sud il carburante costa 10-20 centesimi più che al nord e centellino i rifornimenti.

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Benedetta primavera! Fotografo tutto, una tavolozza di colori impareggiabile tutta per me: fiori di campo gialli e blu, papaveri al bordo dei campi coltivati a cereali, il mare adriatico dall’altra parte della strada.

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La mia prossima destinazione è Sannicandro, paese d’origine di un’amica che viveva in Belgio con la famiglia ai tempi dell’Erasmus. Silvana Russo ha mantenuto l’accento pugliese, quando voleva parlarmi in italiano diceva Mo’ invece di Ora e aveva delle simpatiche inflessioni dialettali. Sono stata da lei e ho conosciuto i suoi 24 anni fa, una grande lezione di vita al pari di tutte le storie dei migranti italiani, che dovremmo ascoltare ancora invece di girare la testa dall’altra parte di fronte agli attuali drammi legati ai flussi migratori.

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Eppure Sannicandro Garganico mi delude e non trovo nemmeno una traccia di Silvana o della sua famiglia. Ha l’impianto urbanistico tipico di quaggiù, una strada principale sul crinale della montagna e le traverse che scendono dai due versanti, ma è semiabbandonato e non c’è nulla di aperto: banche, bar, negozi.

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Pare una città fantasma nonostante io ci arrivi prima delle 13, un po’ presto per pranzare in Puglia no? Trovo a fatica un’anima buona per chiedere dov’è un caffè aperto, troverò il caffè dopo un’ora, e due persone su tre sono straniere che non sanno darmi indicazioni.
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Non ci trovo cose troppo negative ma respiro il senso dell’abbandono in cui versa, come se qualcuno avesse proposto alla gente (o l’avesse costretta) ad andarsene e non avesse dato loro un buon motivo per tornare.

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Sgarrupato è bello se vissuto come a Vico del Gargano, qui no, soprattutto perché ci sono molti edifici degni di nota, chiese e palazzi anche se il mio preferito, in posizione dominante sulla vallata, è il castello normanno aragonese che essendo in restauro è chiuso.

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Per questo me ne vado delusa, non ho nemmeno trovato traccia di Silvana Russo. Ah, sui social network lei non c’è…

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Il paese più vicino mi attrae ma non mi do il tempo di visitarlo, è la patria del marmo locale e se ne trae tuttora profitto. Pensavo che in Italia “solo” al nord si estraesse questo prezioso materiale da costruzione, invece dopo Brescia, Verona e Carrara devo aggiungere Apricena. Storpio tutti i cartelli e leggo invece Apericena (!!!) ma non è orario per un drink, dopo alcune foto da lontano proseguo… e mi perdo a un bivio dove erroneamente giro a destra, finendo a un cartello estremamente invitante.

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La solitudine del cortile (sgarrupatissimo) e un’auto con targa straniera non mi fermano, né mi spaventano i cagnolini che mi accolgono come se avessi suonato il campanello. Antonio esce di casa, mi chiede cosa ci faccio lì ed apre la porta della cantina, piena di fantastici formaggi appesi!! Mi dà una piccola lezione di vita e mi ricorderò il suo nome, perché è il primo di una lunga sfilza di Antonio, come quando a Napoli metà delle persone che incontravo si chiamava Giuseppe.

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Difficile assaggiarli ma la pongo come condizione necessaria all’acquisto ed è una bella esperienza, nonostante per scelta apriamo un provolone spaccato che, pure all’interno, è stato attaccato dai propionibatteri. Nulla di patogeno beninteso, ma i propionibatteri fanno il loro lavoro, mangiano il formaggio dall’interno e producono quelle caratteristiche bolle d’aria che infine alterano il prodotto. Ecco perché spopola il formaggio grattugiato, per poter commercializzare prodotti di scarsa qualità e perché le mie amiche che lavorano non hanno più voglia né di grattare il formaggio, né di lavare l’insalata, siamo messi proprio male, meglio che mi fermi qui.

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Difficile pure fare il casaro oggi: tenere fuori le bestie al pascolo, mungerle, accudirle, produrre bene e vendere formaggi tradizionali con un minimo di redditività, quando la distribuzione richiede prodotti di facile consumo e rapido turnover sugli scaffali. Tutto il contrario di come dovrebbe essere, e i consumatori consapevoli sono ancora troppo pochi, complice la crisi che non accenna a finire.
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Lesina è la mia destinazione estrema, ci passo più di un’ora, estasiata nell’ammirare il centro abitato pieno di vita, ma anche le sue estremità più selvagge e dall’aspetto semiabbandonato, anche se ci sarò capitata più probabilmente in un momento tranquillo.

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C’è una laguna con barche in secca, parcheggi vuoti, lavori agricoli più o meno organizzati. Mussolini, sempre lui, ottant’anni fa ha promosso le bonifiche che hanno reso più fertile il terreno, a beneficio degli abitanti della zona.

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Agricoltura e allevamento: dov’è la preziosa anguilla di Lesina presidio Slowfood?

Numerosi pannelli illustrativi ce ne raccontano la storia, le origini legate al mare e alla Dalmazia dall’altra parte dell’Adriatico: la bellissima isola omonima, ora nota come Hvar, ci ricorda che ogni mare ha due sponde. Lo sviluppo turistico attuale si vedrebbe soprattutto a Marina di Lesina distante quasi 10 chilometri, non riesco a vederla. Una bella meridiana segna questi confini liquidi.

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La riserva naturale dov’è? Pochi uccelli si aggirano sparuti tra casette di legno, gabbie e acqua salmastra. La chiesa è chiusa, idem l’ufficio turistico! Ormai mi diverto di più a osservare la gente a passeggio sul corso, la strada è ricoperta di festoni che pare Natale!

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Cagnano Varano mi riporta all’interno del Gargano, la mia curiosità è pienamente soddisfatta. Innanzi tutto nel pomeriggio è in atto un piccolo spostamento di greggi, apparentemente sole, così ben istruite da sapere alla perfezione dove passare la notte. Le bellezze del paese sarebbero sparse per chilometri: la grotta di San Michele per esempio che rimanda alle radici preistoriche e ai primi insediamenti umani nel Gargano.

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Ma rimango in centro, dove Corso Giannone mi sembra una piazza enorme, circondato da splendidi palazzi, affacci altrettanto belli e case tutte da fotografare.

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L’antico caffè ospita avventori d’annata che però non fotografo, vorrei prendere qualcosa ma mi coglie l’imbarazzo di sentirmi i loro occhi addosso, sensazione che rimane mentre sono in giro e mi costringe a fermarmi in locali diversamente affollati, peccato.

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Raggiungere Monte Sant’Angelo sarebbe un attimo ma ci sono già stata, e ora il mio giro non comprende luoghi di pellegrinaggio, voglio tenermi lontana soprattutto dal paese di padre Pio, San Giovanni Rotondo.

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Carpino infine ha al centro una piccola piazza, da cui tante piccole strade si diramano a raggera. Vorrei vedere il castello e il palazzo baronale ma è tardi, ho sete, prendo una birretta nel posto più anonimo per la suddetta ragione e quando esco è quasi buio. Rientro felice a Vico del Gargano, domani vorrei andare a sud ma il mio programma è in progress e lo cambierò molte volte!

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Puglia dentro

Gargano Mare Tour, Giugno 2013

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