Il gruppo si incontra all’imbarco Yemenia di Fiumicino con grande fatica: c’è uno strascico di scioperi dal giorno prima, sia da Linate sia da Venezia, e 10 su 11 persone me compresa hanno dovuto lottare per farsi riproteggere e raggiungere l’imbarco in tempo, ma per un pelo, per la partenza del volo peraltro in ritardo anche a causa nostra. Il volo internazionale, di contro, è stato ben servito con cibo e bevande ottime ed abbondanti, tanto da non farci rimpiangere le compagnie europee. Atterrati a Sanaa alle h 18 espletiamo la trafila del visto, un po’ lunga ma il corrispondente ha già pagato per noi, dobbiamo solo farci rilasciare le carte e il timbro sul passaporto. Ritiriamo i bagagli e saliamo sul pulmino che ci porta in hotel, bello ma fuori dal centro per cui dovremo utilizzare sempre tale navetta.

Mentre il gruppo si sistema io vedo il corrispondente che mi illustra le cose da fare e soprattutto valutare il giro, cartina alla mano. La nostra conversazione è agevolata dal fatto che gli ho portato in dono, come tradizione, una bottiglia di whisky; in cambio ricevo una bella collanina in argento lavorato e pietre. Come richiesto via email dall’Italia vorrei rendere più ricco il nostro giro, così da spingerci lungo la parte sud occidentale dello Yemen dopo le montagne, proseguire su Aden e la costa dell’Oceano Indiano e ricongiungerci al classico percorso da sud (Bir Ali). Secondo il corrispondente, il nostro viaggio si chiama Yemen nord sud e prevede di compiere due anelli intorno a Sanaa, uno piccolo verso ovest e uno più grande verso est, ripassando per la capitale a metà viaggio circa. Poiché ho discusso e stabilito tutto ciò prima con il gruppo, insisto e pongo la questione del giro in funzione della sicurezza ma non è questo il punto. Lui sostiene che questo giro ricalca piuttosto il Kullo Yemen che impiega tre settimane, non due. Ci diamo appuntamento alla sera successiva per definire il da farsi. A cena andiamo in un ristorantino con cucina interna e due spazi ristorante: sulla strada è come una specie di fast food e all’interno vi è un piccolo giardino. Mangiamo pollo e pesce con riso, siamo tutti in piedi dall’alba, continuiamo a parlare del giro, a chiacchierare per conoscerci poi andiamo a letto presto stanchissimi.

Domenica 17 nel primo vero giorno di viaggio andiamo alla scoperta della capitale yemenita, una città che abbiamo tante volte conosciuto per immagini, che ancora esercita un fascino irresistibile. Sembra il paese dei balocchi o meglio la casa di marzapane costruita da Hansel e Gretel, anche nei quartieri periferici dove le case moderne sono riccamente decorate con fregi alle pareti e finestre colorate, secondo uno stile unico e inconfondibile. Camminiamo dalle 9 alle 17,30, con partenza e ritrovo alla porta Bab el Yemen. Da qui inizia la città vecchia che consta di quartieri commerciali, un souk antico più ricco e ben organizzato (tessuti, alimenti, spezie ecc.) accanto ad abitazioni molto alte, anche di 4-5 piani.

Img0282 sa'nà

Img0820 sa'nà

Se il lato a est è più carino, il lato ovest è più ampio, densamente abitato e più moderno. Nel nostro girovagare prendiamo confidenza con gli abitanti di ogni età, dai bambini che ci corrono incontro alle donne, velate sin dalla pubertà, e gli uomini adulti che alla cintura portano, anzi sfoggiano la tipica jambija, sempre a partire dalla pubertà. Tutti sono cordialissimi e disponibili a parlare, a farsi fotografare ed accoglierci in casa. Visitiamo una tipica abitazione che presto diventerà museo: al piano terra è pronta una vetrata per la biglietteria, posta accanto alla macina per cereali ancora funzionante. Ogni piano ha una funzione e gli spazi per uomini e donne sono ben definiti. Saliamo sul terrazzo e godiamo di una vista splendida, poi due donne, regine indiscusse della casa, ci offrono tè e pane caldo, paghiamo un piccolo obolo di 200 rial a testa.

Img0320 San'à

Img0319 San'à

La gente esce sin dalle prime ore del mattino ma via via le strade del centro si affollano, entriamo in una scuola dove salutiamo una trentina di bambini di 6-7 anni lasciando loro quaderni e penne: indossano la divisa verde e ci sorridono felici, sorvegliati da poliziotti armati. Impiego un po’ ad accettare la presenza di queste armi ma capisco che sono più che altro una forma di decoro, almeno in apparenza. In tarda mattinata cerchiamo un posto per mangiare, assaggiamo patatine fritte calde come da noi non si fanno da anni ma ci viene ancora più fame, così dopo le 12, anche per riposarci e stare un po’ all’ombra, ci fermiamo per pranzo. Il ristorante ha un bell’albergo di fronte, un’ottima tappa anche solo per una pausa – bevanda o tè, nello splendido giardino che sovrasta un orto urbano curato e fittamente coltivato.

Img0328 San'à

Il fatto di avere antipasti, minestra e un piatto principale, a cui mi ero abituata in Siria e Giordania due anni fa, qui non è previsto: è già tanto se a Sanaa e nei paesi del nord ci danno la zuppa ma niente mezzè, almeno nei locali yemeniti (vedi oltre). Stiamo qui quasi un’ora mentre fuori la città è in fermento tra bambini che escono da scuola e donne che fanno la spesa. Il desiderio di visitare il museo nazionale è soddisfatto, così ci portiamo nella parte occidentale di Sanaa, impieghiamo un po’ per trovarlo, pochi capiscono l’inglese pertanto mostrare la cartina della città serve a poco. Il museo si trova in un bel palazzo con giardino, costruito con grossi mattoni di pietra basaltica, che mi ricorda i palazzi nobiliari di Damasco e Aleppo. All’interno, suddivisi per aree geografiche e periodi storici, molti reperti sono custoditi e ben descritti anche in inglese. Questa catalogazione ci permette di conoscere in anticipo le bellezze storiche e architettoniche che scopriremo nei giorni a venire. Due bronzi a figura intera, alti oltre due metri, troneggiano all’ingresso, sono impressionanti, mi ricordano i bronzi di Riace. Curiosando nelle pieghe della ricchissima storia dello Yemen, sconosciuta al grande pubblico fino a pochi anni fa, veniamo a sapere che questo Paese era oggetto di esplorazioni sin dall’Ottocento quando Ella Maillart, Freya Stark e altri esploratori coraggiosi vennero qui sulle orme delle rotte carovaniere, che incrociavano le vie dell’incenso e delle spezie, unendo Oriente ed Occidente. Dopo un ultimo sguardo a questa città incredibile torniamo in albergo con il pulmino.

Per per cena andiamo a un ristorante siriano che finalmente soddisfa il mio desiderio di hommus e cose simili. Accanto a noi siede una ventina di ragazzi simpaticissimi, da 20 a oltre 40 anni di età, provenienti dall’Istituto di lingue orientali di Venezia, sono qui per l’ultima cena prima di tornare in Italia. Hanno passato un mese in Yemen per studiare l’arabo, qui particolarmente puro, ne parlano con entusiasmo e ci sono molto utili per darci dritte e commentare le cose che hanno visto Dopo cena cerchiamo un bancomat per chi ha portato pochi contanti (ma non funzionano) infine rientriamo e andiamo a letto.

Ti è piaciuto questo post? Allora leggi anche gli altri, li trovi qui:

CON IL POLLICE BAGNATO NELL’INCHIOSTRO

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *