MESSICO – non sapendo nulla della presentazione del Messico son contenta di averlo visto in Expo con alcune sue icone, dalle maestose rovine azteche ai ritrovamenti archeologici e al ricco, coloratissimo artigianato. Il padiglione si concentra sulle sue ricchezze naturali e sulla biodiversità, ha una caratteristica forma a pannocchia (!!!) e si “snoda” su un percorso elicoidale in salita, fino ad arrivare al giardino e ristorante situati sulla terrazza. Purtroppo ciò non mi entusiasma e mi è rimasta una visione parziale di questo grande paese.

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SVIZZERA – Ce n’è per tutti? Questa scritta campeggia sull’edificio che ospita la Svizzera composto da quattro torri, che ha scelto un modo davvero geniale e azzeccato per parlare dello sfruttamento delle risorse della terra, e delle conseguenze globali che i nostri piccoli gesti quotidiani possono avere.

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Salendo a piedi o in ascensore, all’ultimo piano del padiglione si incontrano sale le cui pareti sono piene (in teoria) di prodotti alimentari rappresentativi della Svizzera ma… senza il cioccolato! Qualcuno ha protestato, i visitatori svizzeri per esempio si sono sentiti defraudati di uno dei loro emblemi (assieme agli orologi che però non si mangiano!) ma anche questa scelta è stata fatta in modo un po’ provocatorio. Sale in bustine monodose, mele essiccate a rondelle, caffè solubile e acqua. Entriamo e scegliamo cosa prendere, uno o più pezzi. Man mano che i prodotti sono asportati il suolo scende, ed essendo in quantità mensili fisse può capitare che a fine mese non se ne trovino più, com’è successo con le famose mele che a metà maggio erano già esaurite, suscitando ulteriori proteste. Ma è proprio questo il senso della provocazione messa in atto al padiglione svizzero. Se mangiamo troppo noi agli altri, in futuro, non resterà cibo a sufficienza. Pensiamoci! Si visita in fasce orarie prestabilite ed è opportuno prenotare per evitare lunghe code. Anche qui precisione svizzera!

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SLOVENIA – un lungo corridoio semiaperto, dove campeggia il bellissimo claim “I feel Slovenia” inizia con i poteri curativi del sale: in questo padiglione si può camminare su un tappeto di sale grosso e questo diverte molto gli ospiti grandi e piccini. Un corretto mix di spazi descrive il territorio sloveno nei suoi aspetti naturali e storici, e presenta bene alcuni suoi prodotti agroalimentari. Con il miele si può ad esempio effettuare un’analisi visiva – olfattiva che rende la visita assai dolce. Se siete fortunati assaggerete anche il pane di grano saraceno con le noci, eccezionale!

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AUSTRIA – una passeggiata nella natura austriaca, un saliscendi in un bosco, ricostruito per farci camminare tra il verde di diverse piante (qualcuno provveda ad annaffiarle!!) e goderne attraverso i sensi, una serie di pannelli che dimostrano a parole l’importanza di vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda. Mangiare e respirare, eat – breathe è il bellissimo gioco di parole in ingresso. Il padiglione austriaco sembra piccolo e semplice ma è ben fatto, è un ottimo stacco dalle visite più impegnative di questa calda estate 2014.

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CILE – Desde Arica hasta Punta Arenas. Così descriveva il Cile il mio distributore, vent’anni fa, quando andavo a trovarlo a Santiago. L’immagine del paese lungo e stretto, con la sua grande varietà di climi ed ecosistemi dalle vette andine innevate alle altissime onde dell’oceano e oltre, nell’isola di Pasqua, è rimasta ancora un sogno di viaggio. In attesa di realizzarlo ho visitato il padiglione del Cile che lo rappresenta bene: c’è l’introduzione generale in video in un edificio costruito con legno (tanto) e cemento (poco) e le suggestive immagini di persone che lavorano la terra e ci “offrono” i loro prodotti. Il ricordo delle prelibatezze cilene assaggiate ai miei tempi è sufficiente, per invogliarmi a una nuova visita: pisco sour per iniziare, frutti di mare e carni (ebbene si) deliziose, un ampio ventaglio di vini eccellenti coltivati in moderne tenute. I vini sono acquistabili in uno spazio ristorazione fornitissimo che si trova alla fine del percorso, dove si può mangiare e bere. Siete tutti avvisati…

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IRAN – confesso di averlo visitato rapidamente alla fine del mio primo giorno in Expo, in questo padiglione ho trovato molto chiaro il percorso di salita e discesa lungo un corridoio che mostra le piante coltivate in Iran, sia a scopo alimentare sia per la trasformazione in spezie e aromi, l’utilizzo in cucina ecc. In Iran si produce anche un ottimo (e carissimo) caviale, tante di queste prelibatezze si possono assaggiare nello spazio ristorazione dove sono in mostra anche alcune bellezze di questo paese, che spero di visitare presto.

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ECUADOR – uno scrigno verde di biodiversità, metà della superficie del paese ricoperto di foreste, una panoramica ambientale su tutte le zone climatiche dell’America Latina. In Ecuador si incontrano le Ande con l’Amazzonia, la costa dell’Oceano pacifico con le isole Galapagos (l’altro mio sogno di viaggio assieme all’isola di Pasqua). A differenza del Cile lungo e stretto, però, la forma dell’Ecuador rende più agevole la visita e gli spostamenti tra i vari punti d’interesse, che sono illustrati per immagini assieme ai prodotti tipici.

GERMANIA – Field of Ideas c’è scritto nel padiglione tedesco, uno dei più godibili con idee intelligenti e i vegetali che, alla base di tutte le catene alimentari, producono nutrimento per piante e animali, uomini e donne, forniscono energia e immettono prezioso ossigeno nell’atmosfera. L’impronta di molti alimenti e bevande si può tracciare ponendo negli spazi appositi una tavola accanto ai modelli degli stessi prodotti (ortofrutta, carne, pesce, ecc.) per sapere quanta energia è consumata per produrli. Un invito non tanto velato a spostare la bilancia degli approvvigionamenti alimentari verso i vegetali, ma basterà?

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KUWAIT – il padiglione tratta i temi della sostenibilità attraverso le sfide intraprese per l’utilizzo delle risorse idriche ed energetiche, per sviluppare un’agricoltura di base in grado di sfamare i kuwaitiani. Viene così proposto un viaggio ideale in questo paese, stretto tra la penisola arabica e il Golfo Persico, che è anche un invito a scoprirne le tradizioni e la genuinità.

CLUSTER CEREALI E TUBERI – comprende Bolivia, Congo, Haiti, Mozambico, Togo, Venezuela, Zimbabwe. Il padiglione Bolivia mi attira da fuori per vecchi ricordi e legami, dentro per la varietà di patate e la preziosa quinoa a rappresentare il paese. In Congo ci sarebbe spazio per coltivazioni redditizie e foreste con legni pregiati da “sfruttare” ma chissà se ne traggono beneficio i congolesi. Innanzi tutto agricoltura e silvicoltura dovrebbero essere regolate per non intaccare questo grande patrimonio sopra la superficie della terra, ma anche sotto terra il Congo ha una grande ricchezza di giacimenti (metalli e minerali preziosi) per i quali si fa la guerra laggiù e si alimentano traffici, corruzione, tutto il peggio della nostra umanità malata. Zimbabwe in Africa Australe è sinonimo di natura selvaggia e grandi spazi incontaminati da proteggere, e io ci passo nei primi giorni di assaggio del “crocoburger”, il famigerato hamburger con carne di coccodrillo che ha fatto tanta fatica ad arrivare qui in Expo e ha richiesto tanti permessi speciali. Molto rumore per nulla. Molto rhum invece per i palati fini è disponibile nei padiglioni Haiti e Venezuela, davvero invitanti, da possono degustare puri o in fantastici cocktail. Di questo cluster ricordo anche una sarabanda di tessuti coloratissimi (non ricordo dove) e la bravura delle addette che hanno vestito di tutto punto la mia amica fino a farne una perfetta africana.

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CLUSTER BIO MEDITERRANEO – comprende Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia, Tunisia. Non visto.

CLUSTER ISOLE MARE E CIBO – comprende Capo Verde, Comore, Isole caraibiche, Guinea Bissau, Madagascar, Maldive. Non visto.

CLUSTER ZONE ARIDE – comprende Eritrea, Gibuti, Mauritania, Mali, Palestina, Senegal, Somalia, Giordania. Questo è il mio cluster preferito dove ho passato il tempo di un breve relax, con un bel kebab (giordano) in mano, ascoltando musica dal vivo di sera nell’inutile attesa di una birra Taybeh gelata, mentre le zanzare mi mangiavano. Zone aride sono paesi poveri nell’accezione comune ma dove, con l’ingegno e i sacrifici, l’acqua e le terre coltivabili sono sfruttate per il sostentamento della gente. L’ulivo è un albero simbolico della sponda sud del mediterraneo, nelle ampie zone desertiche più a sud brillano i ciuffi verdi delle palme. Le sagome dei palmeti formano le oasi e concentrano in piccoli spazi fertili le coltivazioni e le attività umane stanziali, anche se i popoli nomadi ancora esistono e (speriamo) resistono. Gli altri due alberi che simboleggiano le zone aride sono il baobab e la boswellia “madre” del prezioso incenso. L’elevata biodiversità è oggi minacciata dall’inquinamento e dall’espansione delle attività umane, incluso il turismo. Dovrebbe esserci armonia tra uomo e ambiente com’è stato in passato ma questa è una sfida difficile. Sono paesi ricchi di storia, non sempre in pace, abitati da persone accoglienti. Questi dovrebbero essere luoghi sacri per molti di noi, peccato che anche in Expo se ne dia un’immagine unidirezionale di terre sante, omettendo di mostrarne altre bellezze. Qui troverete informazioni sui paesi (materiale cartaceo e pannelli multimediali) souvenir da acquistare e poco più. Per la mia amatissima Palestina per esempio ci si prodiga nella distribuzione di volantini con croci e immagini di Gesù, che ci sta ci mancherebbe, ma non si fa menzione del mio carissimo amico di Betlemme che produce gli oggetti artigianali in vendita. Ho i suoi riferimenti per chi volesse andare a trovarlo: sta in fondo alla stradina che da Manger Square, sulla destra, porta alla grotta del latte, è l’ultimo negozio quindi dovrete resistere alla tentazione di fermarvi in negozi più cari. Da lui sarete ricompensati con acqua fresca, prodotti belli e non cari, le sue storie commoventi e (sulla terrazza) un’ampia vista sui dintorni e il vergognoso muro.

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TURCHIA – all’inizio di giugno il padiglione non era ancora tutto pronto, oppure i solerti operai in giro con chidi e martello stavano installando qualcosa di nuovo e temporaneo. Di fatto qui ho visto poco di interessante e attinente ai temi Expo tranne richiami ai prodotti tipici, magari ci torno con calma sperando di cambiare idea. Tanto ci son già stata e non ho bisogno di stimoli per parlare bene della bellissima Turchia!

MAROCCO – uno dei miei padiglioni preferiti dove son tornata con piacere due volte, di giorno e di sera, e che consiglio proprio di godersi a più riprese approfittando della tarda ora di chiusura che rende possibile visitarlo anche fuori dagli orari di maggior flusso. Pratico e descrittivo, evocativo anche dal punto di vista sensoriale, il Marocco ci sorprende in Expo come se fossimo là con descrizioni coloratissime e intense delle sue zone climatiche: mari e coste, città e campagne coltivate, deserto e montagne, ciascuna avvincente e diversa, con effetti visivi, olfattivi, uditivi da provare. E con uno spazio shopping alla fine dove è davvero difficile resistere!

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QATAR – in questo padiglione che credevo piccolo e poco interessante ho finito per passare molto tempo e addirittura fermarmi a pranzo! E lo consiglio perché il ristorante al piano terra è uno spazio accogliente e fresco con ventilazione naturale, dove si può assaggiare la cucina qatariota spendendo anche meno di 10 euro. Il tour del paese si svolge su vari livelli, è incentrato su infrastrutture commerciali che sfruttano il territorio e su coltivazioni moderne e redditizie grazie alle più moderne tecnologie di irrigazione, di cui beneficiano anche i paesi limitrofi. Ampi spazi sono dedicati alle produzioni artigianali con interessanti dimostrazioni pratiche.

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GIAPPONE – tanta tecnologia e installazioni multimediali, richiami fantasiosi agli elementi naturali (cicogne e ninfee), alla storia millenaria e alle tradizioni giapponesi. A me questo padiglione è piaciuto molto anche se non l’ho ancora visto bene, anche se è una visita condotta con molto, forse troppo ordine fino al piano superiore dove i visitatori spendaccioni possono trattenersi in un ristorante stellato con conto a tre cifre. E con code chilometriche all’ingresso. Preparatevi, ne vale la pena.

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SLOVACCHIA – può una visita in Expo essere divertente e divagare dal tema? Strana scelta quella degli slovacchi: passano leggeri sui temi dell’agroalimentare e attraggono i visitatori anche con opere d’arte contemporanea collocate fuori e dentro questo piccolo padiglione. Spiccano manichini ammiccanti che possono essere firmati dagli ospiti, non è una cosa che amo fare ma ad altri piace, a giudicare dai tanti scarabocchi che vi ho trovato.

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RUSSIA – assieme a quello del Marocco è il padiglione, bellissimo, che ho visitato due volte, da lontano mi dicono che all’ingresso tutti si fermino per farsi selfie. Quando arrivo io partecipo a sessioni individuali e di gruppo alzando le mani e lo sguardo sulla copertura a specchio che ben si presta allo scopo.

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Ma il bello è dentro, dove la storia russa è raccontata sul lato destro con le oltre cento formelle con gli elementi chimici della tabella periodica di Mendelev, trasformate in tessere come nella ruota della fortuna di Mike Bongiorno. Dietro ogni formella c’è una ricetta tradizionale che mostra quanti piatti tipici esprimano la grandezza della madre Russia, anche in cucina.

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Al centro c’è una sorta di lounge bar perenne, buio ma sfavillante grazie alle luci al neon, che sforna assaggi di cereali e tè diversi dal mattino alla sera (mettetevi in coda) ma anche bevande fresche e coloratissime dai nomi evocativi. Baikal, se ricordo bene, dovrebbe essere quella verde, ricavata da una pianta che cresce proprio sulle sponde del lago omonimo.

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Alla fine del percorso “a elle” si può entrare in un ristorante con specialità tradizionali (bello ma impegnativo) o scegliere un menu più facile e accessibile. O infine mettersi in fila per uno shottino di vodka. In alternativa, su per le scale accederete a “una delle più belle terrazze panoramiche di tutta l’Expo” con un bar dedicato alla vodka, dove dalle ore 18 si dice ci sia del gran movimento (non ho verificato).

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OMAN – ci sono stata a giugno in Expo, c’ero stata ad aprile nel mio viaggio pasquale. I giochi d’acqua del padiglione omanita sono molto più intelligenti di quanto sembri, non si tratta solo di fontane scenografiche ma della valorizzazione del bene più prezioso, l’acqua appunto, che va gestito al sud dove abbonda, e accumulato / distribuito al nord dove scarseggia. Falaj /aflaj: ho imparato il termine singolare e plurale che indica le antiche canalizzazioni per veicolare l’acqua che scende dalle alte montagne omanite, utilizzata ancor oggi per uso civile e in agricoltura. Una visita istruttiva che consiglio.

TURKMENISTAN – Arrivata in fondo al Decumano mi sono divertita un sacco a visitare questo padiglione invogliante e ricco, addobbato con l’artigianato locale, i tappeti e gli altri oggetti del commercio che da secoli si svolge tra est e ovest. C’è addirittura una tenda bianca (se volete chiamatela Yurta o Gher) installata sulla terrazza. Andateci! Sarete trasportati sulla via della Seta e vi verrà voglia di viaggiare. Ricordiamoci però che oggi questo e altri paesi asiatici si permettono di sfoggiare la loro bellezza e ricchezza, dovuta in gran parte ai giacimenti di petrolio, gas naturale o minerali quindi a discapito dell’ambiente e delle popolazioni che vi abitano da sempre. Alcuni padiglioni addirittura mettono in bella mostra le piattaforme petrolifere e propongono di vederle dall’alto con simpatici tour in elicottero. Contenti loro…

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