Dopo colazione conosciamo i tre autisti che ci condurranno alla scoperta dello Yemen, con i quali staremo per oltre 10 giorni: Ali e Mohamed hanno circa 40 anni e tengono famiglia mentre Maher, uno dei nove figli del padrone, è il capo autista anche se ha solo 25 anni. Ho chiesto di non lesinare sulla presenza delle scorte armate e ogni mattina gli richiederò se e dove avremo i poliziotti davanti a noi. Carichiamo tutti i bagagli su tre Toyota nuove e teniamo da parte solo zainetto e sacco a pelo per salire a Shihara, stasera, con i pickup. Prendiamo la strada verso nord dopo avere fatto il pieno, appena fuori da Sanaa notiamo che c’è molta confusione e un sacco di auto che si accalcano verso la capitale: il 20 settembre si vota ed oggi è atteso il presidente per un comizio, meno male ce ne andiamo. Entro le 9 dobbiamo uscire dal governatorato per presentarci al primo di una lunga serie di posti di blocco e rilasciare la dichiarazione che attesta la presenza in Yemen del nostro gruppo di 11 persone; abbiamo ben 45 fotocopie su carta intestata dell’agenzia, non basteranno!! Ogni 20-30 km ci bloccano, ci chiedono chi siamo e dove andiamo. Formiamo una carovana di 9 jeep, insieme a tre giapponesi e ben 19 spagnoli, e la prima pattuglia della polizia ci raggiunge per scortarci verso nord. Qui l’altitudine (2200-2300 m slm), la latitudine e la protezione delle montagne a nord creano una felice combinazione climatica che si vede soprattutto ora, alla fine della stagione monsonica. Il paesaggio dell’altipiano è dolce, fertile, con campi intensamente coltivati e donne che raccolgono cereali rigorosamente a mano. Solo al sud, una settimana dopo, vedremo qualche trattore. Dopo meno di 50 km ci fermiamo ad Amran, villaggio di case alte caratterizzate dalla tecnica costruttiva in adobe: argilla mista a fango ed erba, mescolate ed essiccate. Ci fermiamo in una bettola dove c’è una confusione immensa ma mangiamo bene con soli 100 rial a testa!! Sempre in vista delle elezioni, l’aria è davvero elettrica e siamo circondati da soldati in divisa, che ci sconsigliano di fermarci al vicino paese di Hut. Proseguiamo, il paesaggio si fa più aspro ma appena svoltiamo a sinistra ripiombiamo nel caldo abbraccio di una valle verdeggiante e simile all’Africa, con alberi ad alto fusto e coltivazioni. Siamo sul lungo sterrato che ci porta, attraverso il Wadi Shihara, ai piedi di splendide montagne alte oltre 3000 metri costellate di paesini fortificati, tuttora abitati.

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Ad Al Qabay molliamo le jeep e carichiamo gli zainetti su due vecchi pickup. Per oltre 2h saliamo sulla montagna, ora in piedi aggrappati alle barre ora accovacciati sul cassone. Lo spettacolo intorno a noi è incredibile e migliora al calar del sole, quando nuvolette azzurre salgono dalla vallata. Arriviamo a Shihara che è già buio, fa freddo, ci sistemiamo al funduk e, preso possesso delle stanze, facciamo due passi per il villaggio di cui più che altro immaginiamo la bellezza, poi rientriamo per la cena e andiamo a letto. Stiamo in due stanzoni con materassini a terra, distesi gli uni accanto agli altri, chiusi al caldo dei nostri sacchi a pelo. Bellissimo!

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