Cosa si fa dopo una levataccia alle ore 4,30 per #Albeinmalga sul monte Bondone? Riposare? No! Cioè mezz’ora di relax in camera si può fare ma non di più, che dalle mie parti si dice El sol magna le ore: il sole mangia le ore e qui c’è tanto sole. Il calduccio di fine agosto in montagna è particolarmente utile per scaldare le mie ossa, assieme all’aria sana e frizzante va accumulato per quando sarò di ritorno nella pianura padana, umida e brumosa.

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Partiamo per la visita alla valle dei laghi convinte di vederne tre, Terlago e i due laghetti di Lamar. Terlago è proprio un luogo rilassante, semideserto e circondato dai prodotti simbolo del ricco Trentino agricolo di oggi: meleti e vigneti quasi pronti per il raccolto imminente.

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Pochi turisti locali prendono il sole sull’erba o provano attività sportive sull’acqua incluso quel SUP che ho provato a Lubecca in Germania del nord solo due mesi fa. Mangiamo i panini gentilmente offerti dall’albergo e riposiamo. Non vedo pescatori anche se mi hanno detto che questo laghetto a 400 m slm è il più pescoso della provincia, qui pullulano carpe e tinche. Mi dicono anche che è molto meglio a Lamar. Scanditi i tempi di sosta e movimento, passata un’ora ce ne andiamo.

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Ci hanno consigliato bene perché il verde smeraldo di questi due laghetti gemelli è impareggiabile e Cristina dice che l’acqua non è fredda, anzi. Io non mi sogno nemmeno di bagnarmi e ho solo voglia di prendere il sole distesa sui ciottoli.

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Abbiamo boschi e prati dietro di noi da percorrere a piedi o in bici e molte più persone di prima intorno a noi, inclusi bambini e animali. Sono tutti tranquilli ma sono forse troppi per i miei gusti.

Un’ora di sosta qui è perfetta poi proseguiamo a piedi al secondo laghetto di Lamar, forse ancora più bello perché c’è una parete rocciosa che scende a picco nel lago e dalla nostra parte c’è un’area attrezzata con ristorantino.

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Ma quanta gente e che confusione insopportabile! Perché vengono tutti qui? Scappiamo! Io mi proietto già verso l’aperitivo e propongo di vedere il tramonto dalla cima del monte Bondone a 2100 metri di quota, salendo in funivia. Sono una persona più da tramonto che da alba io, ho apprezzato tanto la nostra esperienza di stamattina ma ora torniamo alle sane abitudini… come l’aperitivo che ci permette di vedere i colori più belli delle Dolomiti, al tramonto. Enrosadira la chiamano, con un termine friulano o, in tedesco, Rosengarten, il giardino delle rose, per le sfumature di color rosa che assumono le mie montagne più amate al calar del sole. Andiamo, son quasi le cinque, nonostante le brevi distanze da percorrere ci vuole tempo per spostarsi. Da brave toro vogliamo vedere tutto io e Cristina, siamo cocciute e determinate. Tutto però significa che il tramonto in quota salta…

Santa Massenza è per noi un luogo di passaggio suggestivo dove sorgono una centrale idroelettrica e un museo nuovo, che un cartello pomposo definisce una piccola Nizza! Lago artificiale? No, è una delle formazioni postglaciali della valle dei laghi disposti stranamente in direzione est ovest, mentre i principali laghi italiani (Garda, Como, Maggiore ecc) sono in direzione nord – sud. Luogo bellamente deserto e spettrale santa Massenza, chissà com’è in periodi piu affollati!

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Tutto l’opposto è il lago di Toblino con il castello, il ristorante stellato e le vigne cariche d’uva, abbellite dalle rose all’inizio di ciascun filare. Ci hanno avvisato di andarci possibilmente vestite bene ma non lo siamo, inoltre sta iniziando una cena nuziale ed è pieno di ospiti eleganti. Niente brindisi dunque, almeno su questo lago. Facciamo belle foto poi ce ne andiamo alla chetichella…

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Cavedine ci accoglie infine al tramonto, dopo tanto girare va benissimo, alla faccia dei luoghi più o meno affollati visti sinora. Una pace e un silenzo perfetti ci permettono di sorseggiare e brindare in vero relax con una decina di ospiti intorno a noi, altrettanto silenziosi. Bellissima fine della nostra lunga intensa giornata.

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Dopo un sabato così pieno domenica vogliamo camminare, anzi salire sulle tre cime del monte Bondone di cui, mea culpa, manco sapevo l’esistenza. Per l’ascesa alla prima cima ci vorrebbero due ore, altrettante per raggiungere le altre due in quota, infine un’ora circa per scendere lungo un ripido burrone fino alla base di partenza, il rifugio Viote. Dislivello 600 metri in salita, altrettanti in discesa. Pare non ci siano difficoltà né punti esposti o scalate, tranne un punto con pochi metri di corda, ma con un percorso alternativo disponibile più in basso. Volendo si fa tutto ma bisogna esserne capaci, essere allenati, avere fiato e gambe. Quelli che avevo da piccola quando con famiglia e amici camminavamo sulle montagne attorno a Cortina anche per 8 – 10 ore, quando io e papà andavamo su e giù bruciando tappe e tempi di percorrenza, sei ore dove le guide ne davano otto, senza fare gare ma consapevoli che con l’allenamento si fa tanto.

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Papà non c’è più da dieci settimane, lui che mi ha fatto innamorare della montagna come luogo di ricerca spirituale ora è anche lui uno spirito nel cielo. Vado a cercarlo proprio in montagna ma, invece di partire dal rifugio a orari consoni, in tempo utile per cercare di fare tutto il giro delle tre cime, seguiamo le indicazioni del maledetto Google maps che ci fa girare come trottole intorno alla malga Brigolina meta delle Albeinmalga di ieri. Inoltre per il rientro serale ci aspettano code in autostrada, dobbiamo partire a metà pomeriggio. Invece che alle ore 9 iniziamo la salita alle 11 sotto un sole a picco e un cielo blu, con le Dolomiti splendenti in tutti i loro colori e profumi. Ci sono boschi di conifere poi arbusti e pini mughi, un sentiero facile e una salita costante con qualche falsopiano per riprendere fiato.

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Spezzo due rami che uso come bastoncini, altro che nordic walking, faccio come una volta e alla sera avrò le vesciche alle mani. Fotografare e bere acqua sono sempre ottime scuse per fermarmi un attimo ma quando la fatica ha il sopravvento mi accorgo che non ho fiato né gambe.

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Non solo mi manca l’allenamento, a un certo punto mi manca papà. Lacrime mi annebbiano il viso, salgo sempre più piano e lo penso sempre più. In vista della vetta, quando Cristina è già su e con un paio di chiamate mi incita a salire, getto la spugna con la scusa di un piccolo tratto esposto a valle. Non ce la faccio, sono le ore 13 e preferisco fermarmi a parlare con papà Giulio che oggi non vado a trovare al cimitero. Molto meglio parlargli quassù a 2000 metri, da una montagna vicino al cielo.

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Papà!! Papà dove sei?? Gli racconto come scorrono lente e uguali le nostre giornate senza di lui, gli dico che mi manca e ci manca tantissimo e gli chiedo di vegliare su una famiglia che da dieci settimane non è più la stessa, spezzata dal dolore della separazione dolorosa e definitiva. Forse non è così e in cielo ci ritroveremo un giorno a camminare insieme tenendoci per mano. Io lo spero tanto, continuo a piangere ma sto meglio. E continuo a pensarlo ma con la serenità e la consapevolezza di averlo avuto vicino per un po’, almeno in forma spirituale. Cristina torna giù, io mangio i miei panini e scendiamo.

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Andata e ritorno son sempre viaggi diversi, anche se fatti lungo la stessa via. Cambiano la luce e le prospettive, si vedono altri panorami e altre persone. Una camminata in montagna è un viaggio spirituale, sempre, al rifugio Viote ci rassettiamo e beviamo qualcosa poi via in auto, verso Trento e l’autostrada del Brennero. Sono in partenza anche tante pecore e capre, alcune delle quali enormi, che scendono dalla montagna nella direzione opposta alla nostra e ci bloccano il passaggio per quasi dieci minuti, quand’eravamo già in ritardo. Il grande gregge è una massa bianca lanuginosa che ci avvolge letteralmente e provoca veri scossoni alla nostra piccola auto. Nei fine settimana di settembre mucche, pecore e capre scenderanno dagli alpeggi delle Dolomiti, è la Desmontegada a cui si può assistere in varie località sparse nelle valli alpine secondo un preciso calendario. Per l’occasione i proprietari agghindano il palco della loro bestia più bella con ghirlande di fiori, una di queste sarà premiata al ritorno in paese. Non ho mai visto questa manifestazione che si tiene in tutte le Alpi, penso che quasi quasi quest’anno ci andrò …

20150830_163719 20150830_163709 20150830_163645A Verona ci salutiamo, dirette alle nostre rispettive destinazioni. Abbiamo tanto parlato e non solo di viaggi, abbiamo fatto programmi di viaggio e speriamo di ripartire nelle prossime settimane per soddisfare nuovamente i nostri inquieti spiriti viaggiatori.

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