Alle 6 ci troviamo sul tetto del funduk per vedere l’alba, uno spettacolo corredato dalle donne velate che, proprio sotto di noi, scendono alla cisterna a raccogliere l’acqua. Sempre sul tetto ci portano una deliziosa colazione fatta di frittelle e pane caldo, tè e caffè. Alle 7 rimettiamo zainetti e sacco a pelo sui pickup che scendono a valle senza di noi e, con le scarpe da trekking ai piedi, iniziamo la nostra passeggiata guidati da un ragazzino del posto: visita intorno al paese e discesa a valle. Che panorami pazzeschi! È bellissimo vedere che un luogo, in passato reso inaccessibile ai nemici, inclusi i temibili ottomani, ora per noi turisti è aperto in tutti i suoi aspetti, tranne forse le moschee.

Img0869 shihara ponte

È emozionante attraversare il ponte sospeso e proseguire, lungo un sentiero, circondati prima da piantine aromatiche d’alta montagna coloratissime e profumatissime, poi da rigogliose piantagioni di qat e pregiato caffè. Infine scendiamo lungo una grande lastra di pietra scura, forse vulcanica, molto ripida ma per fortuna non scivolosa; è certo che qui guardiamo i nostri piedi piuttosto che il panorama! Alle 9,40 siamo a metà della vallata, stanchi ma contenti, e risaliamo sui pickup per tornare giù al parcheggio dove ci attendono le jeep. In discesa stare abbarbicati alle barre è ancora più emozionante e faticoso, Yaya racconta che queste strade scoscese sono assai pericolose quando piove, sono scivolose e le condizioni degli pneumatici “non sono sempre buone”. Così accadono incidenti anche mortali, il presidente ha promesso che se sarà rieletto farà asfaltare tutte queste strade. Le relazioni in mio possesso lamentano ancora le scarse infrastrutture qui presenti, Maher però ci conferma che quasi tutte le strade di queste montagne sono appena state asfaltate, quasi per una promessa elettorale. Nel pomeriggio, alle 16, ci portiamo a Wadi Thula e Thula ripassando per Hut. Thula è un altro villaggio ricco di storia e un tempo abitato da una forte comunità ebraica, che oggi ha avuto la fortuna di incappare nei finanziamenti per la ricostruzione foraggiati dall’UNESCO, come è successo a poche altre città. I suoi poderosi edifici medievali si ergono così, fieri e perfetti, ma pure gli abitanti si sono fatti furbi e appena scesi dalle auto ci circondano per farci da guida e portarci al loro negozietto di souvenir. Parlano pure l’italiano. Non possiamo purtroppo salire al castello, appena chiuso, ma lo stesso vediamo belle cisterne e altri panorami pazzeschi delle vallate intorno a noi. Il paese seguente, Hababam, è simile a questo solo che… è in rovina, e forse proprio per questo è più affascinante. Infine raggiungiamo Shibam dove ci sistemiamo al funduk. Ceniamo, festeggiamo il compleanno di un partecipante con della buona birra analcolica e andiamo a letto.

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