La quarte edizione del Gran Canaria Walking Festival si è conclusa domenica scorsa con la salita al Roque Nublo, montagna collocata al centro dell’isola a oltre 1.700 metri slm. Io c’ero, nell’ultimo giorno dedicato alla Ruta de la Cumbre dopo tre giorni chiamati con nomi altrettanto significativi: Ruta del agua y del vino, Ruta del queso, Ruta astronomica…

Un’esperienza unica significa che io e la mia bloggamica Cristina di Parliamodiviaggi ci siamo unite per l’occasione a un centinaio di camminatori provenienti da Gran Canaria (GC) e dalla vicina Tenerife, dalla Spagna continentale e dal resto d’Europa, soprattutto settentrionale. Italiani? Tre: noi due e l’amico Ugo Ironman, ultramaratoneta e campione di triathlon che lavora da 14 anni a GC e ci ha dato la sua versione dello sviluppo delle isole, raccontandoci come si vive qui.

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Pronti? Partiamo! Anzi no: Vamonos! Con questo slogan, con il giusto tono di voce e soprattutto con orari spagnoli partiamo tranquilli a metà mattina dal Campamento Garañon dove abbiamo dormito sabato sera (ma ne parlerò in un altro post).

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Percorriamo un anello con una sequenza di discesa, salita, ancora discesa e salita finale, intervallate da pause foto e tante utilissime spiegazioni delle guide in spagnolo, inglese e tedesco. Il cielo è così blu che le sfumature dei colori sono perfette, nitide, ideali per essere impresse nei nostri dispositivi e soprattutto nelle nostre menti.

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La prima mezz’ora si svolge su un ampio sentiero in pietra fino a una diga.  La Presa del Horno è il bacino idrico collocato presso questo bosco che, per tradizione, si utilizzava per produrre carbone dal legno, c’era pertanto un forno che ha dato il nome a questo bellissimo posto. Il legno proviene dal pino canario (Pinus Canariensis) una delle tante specie endemiche protette dell’isola che qui stanno ancora meglio, in quanto ci troviamo in una riserva della biosfera tutelata dall’UNESCO. Molti siti son stati proposti per la nomina a Patrimonio dell’Umanità ma quasi sempre si è preferito il titolo di riserva naturale della biosfera, più semplice da gestire e in grado di conciliare la tutela ambientale e gli interessi degli operatori locali, tra cui agricoltori e allevatori. Una soluzione salomonica che contrasta con gli scempi compiuti sulla costa dalla speculazione edilizia, finalmente fermati – o molto rallentati – dalla crisi economica.

Vi sono decine di dighe a GC, la Presa de Soria è la più grande, a sud vicino ad Arguineguin. Alta ben 150 metri, ha una capacità di 32 milioni di metri cubi e ci son voluti oltre 10 anni per erigerla. Tali bacini sono necessari a raccogliere l’acqua delle scarse precipitazioni e renderle disponibili oggi per usi agricoli, mentre l’acqua per uso domestico proviene sempre più, purtroppo, dalla desalinizzazione dell’acqua marina (un male necessario). Le Canarie sono spesso così aride da rendere necessarie tali misure, a GC ad esempio piove solo un paio di volte l’anno. Due settimane fa c’è stata una pioggia torrenziale che ha ripulito l’aria e ha rinverdito la terra, però ha anche causato grossi danni e interruzioni stradali, di cui noi stesse facciamo le spese mentre andiamo in giro in auto. Non oggi per fortuna, camminiamo!

Il panorama alla nostra destra è fantastico: c’è un grosso blocco di basalto, il Pico de las Nieves che con oltre 1.900 metri slm è la montagna più alta dell’isola. Davanti a un mare azzurrissimo si vede la sagoma alta 3.700 metri, esattamente il doppio, del vulcano Teide che domina Tenerife. Come non desiderarne la conquista?

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A sinistra il panorama non è da meno perché ci stiamo avvicinando, girandoci intorno, alla nostra destinazione il Roque Nublo. Lungo un facile sentiero saliamo in fila indiana, ordinati come formichine molte delle quali silenziose. Io no, hablo con todos, chiunque parli un idioma comprensibile. Una parte dei pini qui sono di ripascimento e sono stati messi per garantire la solidità della cresta montuosa, abbinati alla salvia e agli arbusti autoctoni, piante di montagna con diverse sfumature di verde, profumate, belle. Poi hongos… Laricini, luridus, altre sfumature di porcini mi fanno voglia di raccoglierli ma non potrei cucinarli e mi limito alle foto.

¿Conoces? Claro que si. ¿Son buenos? Creo que si pero por eso hay una prueba segura. Propongo il test della suocera ai miei compagni di trekking. Se facciamo assaggiare i funghi alla suocera e sopravvive erano buoni. Se muore erano velenosi. Scherzo ovviamente, ci ridiamo sopra e alcuni dicono che avrebbero una lunga lista di persone a cui farli assaggiare!!

Prima della salita finale ci fermiamo per riposare e ascoltare le ultime spiegazioni e le simpatiche battute tra abitanti di GC e di Tenerife, tra i quali c’è una rivalità che qui si vive con goliardia. Mangio una mela, mi guardo intorno estasiata e ripartiamo. Vamonos! Son stanca ma ho fretta di arrivare, la spianata pietrosa che si apre davanti a noi è così spettrale che non mi sorprendono le teorie dei Guanches, gli abitanti originari delle Canarie prima che Greci e Romani ne parlassero come del Paradiso in terra, il giardino delle Esperidi ecc ecc.

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Essi, i guanches che gli spagnoli avrebbero sterminato per impossessarsi della terra e delle risorse delle Canarie, davano un valore spirituale al Roque Nublo. Venivano quassù a vedere le stelle. Sentivano l’energia che scorre dal centro della terra fin quassù, nel centro geografico di GC che è segnato con un cerchio di pittura bianca.

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E credevano che questa spianata fosse una pista ancestrale, non per gli elicotteri ma per l’atterraggio degli extraterrestri. C’è da crederci, la mia stanchezza lascia il posto a un’energia pazzesca dove la terra dura, colorata incontra il cielo blu sopra di me. Faccio foto di qua e di là in quest’orizzonte infinito privo di nubi, o dove la poca foschia a valle aumenta le tonalità di colore e la bellezza infinita di questo luogo così magico.

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Cristina scorrazza verso la base del Roque Nublo, un parallelepipedo di basalto alto 70 metri di 45 metri di lato, con un picco più piccolo laterale dalla forma caratteristica di un monaco in preghiera.

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Io mi stendo a terra, allargo braccia e gambe e cerco di assorbire l’energia come facevo nei templi buddisti in Mongolia. Alla fin fine non trovo molto differenti i due luoghi, anzi. E penso naturalmente al mio caro papà che mi guarda dal cielo e, ne sono sicura, approva e sorride nel vedermi quassù. Grazie papà per avermi insegnato ad amare la montagna, ci mancherai sempre tanto ma la tua stupenda eredità prosegue con noi, sappilo!

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Facciamo una foto di gruppo di tutti noi cento camminatori, bellissima, poi ripartiamo. Vamonos!

Discesa – salita – discesa e ultima salita. Ripassiamo un paio di volte accanto alla strada asfaltata, per chi non può camminare molto trovo utilissima la possibilità di avvicinarsi alla montagna così, ci sono anche dei pannelli esplicativi molto utili.

Il Campamento Garañon ci aspetta con un’accoglienza pazzesca nel migliore stile spagnolo: un pranzo tipico e l’esibizione di un gruppo folklorico in costume, con canti e balli canari.

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Il menu: zuppa di verdura, bocconcini di maiale, papas arrugadas (il mio piatto preferito di GC) queso de flor, pan con mojo, gofio in tutte le salse (al gofio dedicherò tutto lo spazio che merita).

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La caraffa d’acqua che lasciano al nostro tavolo, il tavolo degli italiani (circondati da spagnoli e svedesi) rimane piena mentre dopo mezz’ora giacciono qui ben tre bottiglie vuote di rioja, il vino tinto del continente che è proprio buono, come tutto del resto.

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GC Walking Festival finisce qui, con un discorso sentito che casomai ce ne fosse bisogno ci fa sentire parte di questa grande fantastica famiglia. La macchina per la quinta edizione è già al lavoro per pensare agli itinerari del 2016, sono una squadra fortissima, grazie infinite amici!

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Desidero infine parlare anche di loro, l’organizzazione del festival è una macchina perfetta che ha abbinato il calore del sud (e qui siamo proprio a sud!) con l’ordine teutonico. Guardate le bellissime foto che ho scattato con loro domenica.

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La parola chiave oltre a GC Walking Festival è GC Natural and Active – portale che si occupa di turismo rurale e a contatto con la natura. Veronica, la gerente del Patronato de Turismo de Gran Canaria, fa Aleman di cognome.

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Nomen omen e me ne accorgo lungo il cammino: controlla tutto, sorride e parla con tutti, anche in tedesco. Perfetta! I complimenti per il mio spagnolo fan piacere, abbiamo scambiato con il Patronato una fitta corrispondenza (appunto in spagnolo, solo senz’accenti) per avere il loro sostegno da qui e la collaborazione, condivisione, empatia di AITB in Italia, la nostra bellissima squadra di blogger di viaggio. Engagement allo stato puro. Tutto è stato così perfetto, prima durante e dopo, che spero di collaborare ancora in futuro con enti come questo, ne vale sicuramente la pena. Eventi diversi si svolgono alle Canarie in tutto l’arco dell’anno, dalle processioni al Carnevale ad altri momenti di divertimento collettivo. Desidero visitare Tenerife innanzi tutto, conoscere vigneti e vini a Lanzarote, camminare nelle selvagge Gomera ed El Hierro. E rilassarmi in spiaggia a Fuerteventura, ce la farò a rilassarmi? Cosa manca? Never stop exploring penso, il claim di North Face è proprio la sintesi del mio modo di viaggiare. Anche oggi che mentre scrivo contiamo i morti di Parigi e speriamo che il buonsenso abbia il sopravvento sui venti di guerra.

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