Mi alzo alle 6 e trovo Maher che dorme nella jeep bianca, con i nostri zaini all’ingresso. Dopo la solita colazione abbondante mettiamo i bagagli nelle jeep e visitiamo a piedi questo bellissimo paese, poi ci facciamo portare ad Al Hataip, avamposto dei villaggi della setta ismaelita. La nostra passeggiata è ridotta alle 2,5 h necessarie a raggiungere Kaher e scendere a Manaka ma è meglio così, visto che quasi metà del gruppo ha vari acciacchi. Tutto è stupendo e indescrivibile nei colori e nei profumi della mezza stagione, mi dicono che con la stagione secca il paesaggio è molto più brullo ma comunque i contadini coltivano con profitto questa terra fertilissima dalla quale ricavano due raccolti annuali di cereali e legumi. Nella discesa a valle realizziamo che stiamo lasciando lo splendido nord dello Yemen, ma a Manaka ci accoglie la musica di una festa matrimoniale, con i suonatori di oud e gli uomini che danzano mimando una lotta con la jambija. Pranziamo al Manaka hotel (albergo più bello ma paese meno bello di Al Hajjara) e nel primo pomeriggio lasciamo per sempre questi magici paesaggi per il caldo sud del paese. In effetti, dopo un’ora di tornanti e villaggi, ci pare strano costeggiare un fiume ricco d’acqua ma poi a valle il paesaggio si fa decisamente più africano. La gente è più scura di pelle, abita in povere capanne di paglia e porta abiti colorati, compaiono i primi cammelli poi le dune di una specie di deserto. Alle 15,30 con 40°C siamo nella città del maggiore porto da pesca yemenita, Al Hudayda, che visiteremo l’indomani mentre oggi il caldo e l’umidità ci mettono solo voglia di stare chiusi in stanza o di fuggire in spiaggia. Ma il nostro hotel è abbastanza brutto da indurci a uscire, inoltre con lo spauracchio della malaria ci cospargiamo a più riprese di repellente. In cinque andiamo a vedere il mare, orrendo caldo e sporco, con raffinerie di petrolio inquietanti sull’entroterra e una serie di infrastrutture (parcheggi e stabilimenti balneari) in costruzione: pare proprio che questa zona si svilupperà parecchio in futuro. C’è tanta foschia che il sole scompare all’orizzonte un’ora prima del tramonto, mentre di fronte a noi a poche decine di km c’è la Somalia. Che brutto aspetto ha il Mar rosso qui, altro che le mitiche barriere coralline egiziane, eppure 50 km a nord sembra che il mare sia molto più bello. Noi siamo assai distanti dalle altre auto, notiamo con dispiacere che anche in spiaggia le donne stanno velate da capo a piedi e persino si immergono in acqua completamente vestite. Mi sono sentita in imbarazzo nel trovarmi in costume in un posto così strano, non avevo mai provato questa sensazione. Al ritorno andiamo alla Yemenia dove confermiamo il volo interno del 28 settembre poi andiamo a cena, ovviamente ordiniamo pesce.

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Purtroppo il capo autista mi avvisa di non stare in giro più del necessario, ci sono in giro piccole sommosse dovute probabilmente al risultato delle elezioni che qui al sud, terra lontana dal potere del presidente riconfermato, non è stato gradito. Rientriamo all’aria condizionata dell’hotel e andiamo a letto.

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