Un mese fa andavo a Gran Canaria (GC) con la mia bloggamica Cristina di Parliamodiviaggi. La nostra esperienza è stata breve e intensa – l’abbiamo chiamata #GranCanariaBreak – e suggellata da esperienze particolari “condite” con l’ospitalità canaria, una calda accoglienza oltre ogni previsione. La collaborazione con il Patronato de Turismo che non finirò mai di ringraziare ha sortito due risultati: un soggiorno perfetto e tanta voglia di tornare a esplorare questa e le altre isole dell’arcipelago delle Canarie. Il nostro desiderio di dormire in una finca è stato esaudito in una location appena inaugurata, ma che conserva il sapore del suo tempo e delle sue origini. Il turismo rurale è la risposta di qualità agli scempi edilizi del passato, che la crisi economica ha contribuito quanto meno a rallentare. Dopo i vari ecomostri, grattacieli e villaggi con vista mare che spopolavano dagli anni Settanta, per la gioia di palazzinari di varie origini, ora si costruisce molto meno alle Canarie. Fuori dai centri abitati prevale nei padroni di casa l’istinto a ristrutturare e dare nuova vita a vecchi poderi e stalle, che diventano bellissime strutture immerse nella natura. Come l’Hotel Rural Melva Suites di Firgas, nel nord di GC, dove siamo state alloggiate, in un mini appartamento con una splendida vista.

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I due giovani titolari lo gestiscono, dividendosi i compiti tra l’ospitalità negli otto appartamenti (con previsione di nuovi fabbricati e piscina) e la ristorazione nella sala centrale, dove si possono assaggiare i piatti tipici e gli ottimi vini, soprattutto della Spagna continentale. La prima sera vi abbiamo consumato una cena leggera: formaggi misti, olive e insalata di polpo, innaffiati con… vino rosso.

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La seconda sera venivamo da una super cena di mare (vedere oltre) e abbiamo brindato alla fine del nostro lungo weekend con un distillato di punta, fiore all’occhiello di GC e unico nella produzione europea.

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Il ron Anejo Arehucas è prodotto nella vicina Arucas nella maggiore fabbrica europea di rum: visitabile, dotata di sala degustazione e negozio. Ottimo, poi ci sarebbe voluto un sigaro: oltre alla canna da zucchero qui si coltivano pure tabacco, banane, molti frutti tropicali oltreché l’ortofrutta tipica del clima mediterraneo, come da noi insomma. Ci vuole altro per dire che questo è un paradiso? Ricordiamo però che prima dell’arrivo degli Spagnoli GC era un’immensa foresta dominata a nord dall’alloro, a sud dal pino canario, che i vicini conquistadores hanno tagliato massivamente per ricavare legna per le imbarcazioni e terreno coltivabile. Questo è stato il primo scempio in paradiso, in parte irreversibile sino alla riforestazione degli anni più recenti, quando è stato promosso e finanziato il rimboschimento. Speriamo che questa tendenza continui altrimenti ci saranno sempre più zone aride nell’isola, e con due sole grosse piogge annuali non si può pretendere che l’umidità si mantenga per i mesi successivi, fino a una nuova precipitazione.

Alloggiare in una struttura fuori città significa essere accolti in poche stanze molto curate, a volte con spazio benessere e area giochi per bambini. Noi abbiamo girato l’isola in auto ma è possibile per i fisici allenati affrontare i saliscendi di GC in bicicletta, quanti ciclisti abbiamo incontrato! Noi siamo state tre notti a GC, due sere a Firgas e… una sera, la prima in verità, addirittura in montagna in un bungalow immerso nella foresta originaria di pino canario, situata al centro dell’isola. Campamento Garanon si chiama, è una base ottimale per camminare al centro di GC verso le montagne più alte dell’isola, il Roque Nublo fatto da noi ma anche altri percorsi escursionistici. Nei bungalow di legno ci sono 2-4 letti a castello e lo spazio per riporre i vestiti ma non c’è luce né presa elettrica. I bagni sono esterni, in comune; arrangiatevi dunque con batterie o alimentazione solare per caricare i dispositivi. Oppure immergetevi nella natura primitiva di GC, dimenticate tecnologia e collegamenti. A colazione avrete tutta l’energia necessaria per camminare, l’aria frizzantina di montagna vi farà bene, se poi la sera prima avrete visto le stelle come noi sarete ancora con la testa per aria.

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Non scherzo, accanto al Campamento c’è un osservatorio astronomico di prim’ordine con un telescopio potentissimo, dove la prima sera a GC abbiamo visto non uno, ma ben tre cieli – d’estate, d’autunno e d’inverno – a novembre tutto ciò era possibile. Le Canarie sono la sera, soprattutto in montagna, un osservatorio astronomico a cielo (!!!) aperto abbastanza isolato dal continente, dalle luci di città, dai venti e dalle fonti inquinanti. Spesso offrono ai visitatori una volta celeste ampia, luminosissima, unica, bella solo quanto i cieli che ho ammirato nei deserti dei paesi più lontani e isolati. Astronomia mai materia d’elezione per la mia mente assetata di sapere, ascoltata quasi come mero elenco di stelle ogni volta che qualche amico ha provato a mettermi col naso all’insù, ma a GC giuro che sono rimasta estasiata nello scoprire la ricchezza d’astri e le info dettagliate delle nostre guide, preparate e appassionate. Questa era la Ruta Astronomica del sabato sera, sempre in seno al GC Walking Festival. Considerate seriamente di venire qui a inizio novembre per fare una passeggiata notturna a caccia di stelle, oppure veniteci da soli, cercate la vostra buona stella e se avrete fortuna una luce cadrà dalla volta celeste, permettendovi di esprimere un desiderio. Buona fortuna!

Manca qualche voce al capitolo mangiare, perché in effetti a GC siamo state sempre in giro, un po’ di corsa, e non ci siamo sempre prese il tempo di sederci e mangiare come si deve. Un assaggio di cucina canaria ci è arrivato proprio al suddetto Campamento al ritorno dall’escursione al Roque Nublo. Una bella brigata di cucina ci ha preparato un pranzo, anzi un compendio de cocina canaria, dalla sopa a las papas arrugadas al gofio in diverse declinazioni. E il queso de flor, pan con mojo… ne ho già parlato? Sì, alla fine del post precedente! Ne siamo uscite pienissime a metà pomeriggio e la sera, dopo la passeggiata a la playa de las Canteras a Las Palmas, non avevamo molta fame. Cercando un tapas bar ma trovandoli chiusi o affollati da turisti (era domenica sera) siamo finite in un locale molto tipico! Una bettola col menu scritto fuori su una lavagna ospitava solo locali intenti a bere, chiacchierare e guardare la partita di calcio dove i giallorossi, squadra di Las Palmas, hanno perso senza onore. Niente Tropical, la birra locale, ma una cana Mahou del continente muy sencilla y muy barata, solo 1,50 euro per mezza pinta. Nulla a che vedere col salasso di Barcellona (vedere oltre).

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La sera dopo, a Puerto de Mogan, abbiamo passeggiato accanto alla spiaggia in cerca di un baretto per un ape, ma erano quasi tutti pronti per accoglierci col menù ristorante, come gli ospiti del nord che cenano presto. Noi abbiamo bevuto un vinello…

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e siamo andate all’estremità della baia dove il parcheggio è gratuito e a novembre non c’era quasi nessuno. Cofradia de Pescadores è il ristorante dove abbiamo consumato una cena di pesce eccellente, dall’antipasto con le solite olive e pane con salse al primo (zuppa di pesce e gamberetti saltati in padella), fino al secondo con la mia cernia (cherne) e la grigliata mista di Cristina.

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C’eravamo fermate qui al mattino per un caffè, ci era piaciuto il locale ma anche il flusso di pesce freschissimo, incessante da mane a sera, che ci ha rassicurato sul concetto di chilometro zero, anzi molto meno di zero!

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Anche in altri paesi c’è la cofradia, io la proverei anche se penso basti guardare un po’ l’ambiente e il menù per rendersi conto di ciò che troveremo nel piatto. Senza incappare nelle trappole per turisti. Così come vi sono centinaia di strutture dove si può alloggiare, nella capitale e nelle cittadine, con tutti i prezzi possibili. Fare base in città è un’altra opzione, per un’altra vacanza in questo continente in miniatura dove si vive l’eterna primavera. La bellissima Gran Canaria.

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