Taizz è sede ancora di un importante mercato con una sezione femminile unica nel Paese, ha una bella cittadella, moschee ricchissime in pieno restauro, tanti laboratori di argenteria e tessuti fatti al telaio. Siamo guidati nella visita dal fascinoso imam che ci racconta tutta la storia locale, poi andiamo a Jibla, la spettacolare città della mitica regina Arwa che ha un’architettura e un’atmosfera tutti particolari, assai simile alle nostre città medievali del centro Italia.

Img1007 Jibla

Ci guida la bellissima Reema, 18 anni e tanta voglia di fuggire dal suo villaggio, forse perché il suo nome significa gazzella. “Voglio studiare in Europa” ci dice, è tanto determinata che crediamo ce la possa fare anche perché se si ostina a non portare il velo e a voler fare di testa sua, per me farà una brutta fine. Ci racconta storia e aneddoti di Jibla, poi per il servizio ci chiede 4000 rial che è una cifra spropositata, ma glie li diamo volentieri visto che lei è decisamente una donna sopra le righe e merita di vendere bene i suoi servizi. Proseguiamo per Al Janad, villaggio che ospita la moschea più antica dello Yemen costruita alla fine del 600, subito dopo la morte di Maometto. Forse è sopravvalutata ma è pur sempre affascinante. Nel pomeriggio corriamo lungo strade larghe e dritte, giù verso il sud, dove infine ci tuffiamo nell’abbraccio dell’Oceano indiano che, tra un vulcano spento e nuovi incredibili paesaggi, ci accoglie in quello fino alla metà del 900 era l’immenso ricchissimo porto libero di Aden. Oggi ridotto a un avamposto di strani commerci, Aden vive con il ritmo di una grande sonnolenta città africana in perenne attesa che accada qualcosa di buono a sollevarne le sorti e magari riportarla ai fasti del passato. Se andassimo allo Sheraton avremmo accesso a un bar con bevande alcoliche ma Avventure non lo prevede, così ci accontentiamo di un alberghetto, ben più modesto ma decente. L’impatto con la città al nostro arrivo, nel tardo pomeriggio, ci incuriosisce: ci invogliano il vulcano e il lungo ponte costruito su una laguna popolata da tanti trampolieri tra cui bei fenicotteri rosa, ci impressionano i primi veri centri commerciali con l’ingresso sontuoso e un grande parcheggio, le ben due chiese cristiane e la gente, tanta e decisamente scura. Preso possesso delle stanze, in cinque facciamo una bella passeggiata prima di cena anche se purtroppo non riusciamo ad arrivare al lontano porto, in compenso conversiamo con un vecchietto che manda a quel paese Bush e tutti gli americani. Scopriamo che a ogni angolo c’è un cambiavalute ed in un quartiere buio visitiamo l’hotel intitolato a Rimbaud; pure questo (l’albergo) è ridotto a una stamberga, ma ha un intero piano pieno di foto del grande poeta. Persino l’istituto francese di cultura è scappato da qui, chissà perché, lasciandolo a un lento oblio. Ceniamo in un posto consigliatoci da Maher ma pessimo per qualità e servizio, prendiamo frutta e cambiamo soldi, infine andiamo a letto.

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