Visitare Gran Canaria (GC) in 2-3 giorni non è possibile, noi lo scorso novembre abbiamo avuto questo tempo a disposizione e abbiamo girato in senso orario l’isola, coprendone soprattutto i versanti nord, est e sud. A ovest non si poteva andare più di tanto, è il lato più selvaggio con strade scoscese, che dopo le piogge torrenziali di ottobre erano poco percorribili. Noi stesse abbiamo dovuto tornare indietro davanti a dei blocchi stradali. Pochissimo tempo è stato dedicato (da Cristina) alla spiaggia, se decidete di andarci passateci una settimana per vedere tutto con calma, fermandosi in un punto strategico e girando in auto, o facendo metà e metà tipo per esempio un poco a nord e un poco a sud. Ecco cosa abbiamo visto.

Sabato mattina voliamo da Barcellona (chissà se scriverò nelle info pratiche il nostro viaggio) e atterriamo a LPA, l’aeroporto di Las Palmas, e impieghiamo molto tempo per ritirare l’auto a noleggio. Europcar ci ha fatto una tariffa ottima sul web (50 euro per tre giorni) per una Opel Astra blu nuova fiammante, ottima. Ma poi con il secondo guidatore la cifra è più che raddoppiata e ancor più aggiungendo la copertura assicurativa completa, come sento sempre il bisogno di fare io. Pazienza, prendiamo acqua e snack al Despar interno all’aerostazione e scendiamo nelle profondità del parcheggio sotterraneo. Usciamo dopo le 11, è tardissimo, come faremo a fare tutto il giro che ho mostrato sulla cartina alla Cri? Io vorrei già un caffè, ma a svegliarci provvedono due cose: il vento caldo che entra nell’abitacolo appena abbassiamo i finestrini e la musica salsa che la radio locale suona, sembra proprio di essere ai Caraibi. Alziamo il volume e prendiamo l’autostrada come due novelle Thelma e Louise, ma non è chiaro chi sia quella saggia e chi quella svampita.

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Se guardiamo a GC – isola rotonda – come a un orologio Telde, dove sorge l’aeroporto, si trova alle ore 3, scendendo prendiamo subito l’uscita per Aguimes.

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Lo skyline bellissimo tra ville e agavi ci annuncia da lontano questa località, qui i saliscendi hanno costretto a edificare case basse abbarbicate sulla montagna, dipinte a colori vivaci e allietate da piante tropicali, anche nel sagrato della chiesa. Pare un luogo sospeso nel tempo dalla calma che si respira ovunque e dalla pacatezza dei pochi turisti che si mescolano ai passanti. Fermatevi perché qui si sta benissimo! Noi non abbiamo preso nemmeno un caffè, l’avrei desiderato tanto e soprattutto qui, al Viejo Cafetín, un nome una garanzia. Il calore dell’aria viene direttamente dall’Africa, il continente più vicino, che sta a poche centinaia di chilometri da noi. Un passaggio pedonale ce lo ricorda con colori sgargianti.

E come se non bastasse ci sono anche i muri parlanti.

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Continua la nostra salita, stavolta verso il Barranco de Guayedeque, il canyon più vicino ma solo uno dei tanti burroni che solcano la metà meridionale di GC. Percorriamo solo questo barranco in auto ma immagino che siano tutti belli anche da scoprire a piedi, saliamo in auto per 11 chilometri tra paesaggi surreali e la visione di piante tropicali grandi e piccole. In cima c’è un ristorante elegante e vecchie case immerse in questa natura esuberante, dalle quali si gode una strepitosa vista a valle. Camminiamo brevemente alla scoperta delle grotte dove un tempo vivevano gli abitanti, e dove ora sono alloggiati gli animali domestici. Consigliatissimo! Anche se le grotte vere con i graffiti, come la famosa Cueva Pintada, sono altrove.

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Vorremmo andare verso Tirajana, all’interno, prendiamo una strada molto stretta e scoscesa dove bisogna guidare con attenzione, con intorno a noi il classico panorama mozzafiato, selvaggio ma pieno di vita. La mia connessione non c’è e ci pensa la Cri a tenere le PR con amici vicini e lontani. Com’è verde l’isola è il primo commento di chi se la ricorda brulla e secca, è piovuto di brutto rispondiamo noi. Abbiamo visto minacciosi cartelli di strada interrotta e proseguendo noncuranti non ci rendiamo conto che ci infiliamo in un vicolo cieco. A un certo punto infatti la strada è inesorabilmente bloccata, ai primi passanti chiediamo come fare. Ci sarebbe una stradina (ina ina) a mo’ di scorciatoia ma ce la sconsigliano.

Torniamo giù a valle e risaliamo fino a Santa Lucía de Tirajana che si annuncia con la mole della chiesa. Parcheggiamo sempre facilmente all’ingresso dei paesi, qui la perfezione architettonica degli edifici è fin troppo evidente, il restauratore deve averci dato dentro. Mi sembra di essere in uno di quei bei paesini toscani con pietre a vista ovunque, tutti simili tirati a lucido. Ma è bello lo stesso con i balconi in legno, i fiori, porte e finestre ben verniciate.

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Mi piace di più l’altro paese, San Bartolomé de Tirajana, più sgarrupato e perciò un po’ più affascinante. E si sviluppa in orizzontale mentre Santa Lucía in verticale. Su due vie parallele scorre la vita lenta dei suoi abitanti, con un antico mulino (chiuso) e locali carini che sfornano pesce alla griglia ed emanano un profumino che, non so come, ignoriamo. Da un mirador si vede il fondovalle coltivato e le vasche di accumulo per l’acqua, belle piene, dove si specchia il cielo blu. E il mare in fondo.

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Gli abitanti girano quasi tutti in Mercedes, mi fa sorridere questa esibizione di opulenza. Una di queste auto, guidata da un vecchietto, ci precede nella discesa a valle. Intorno a noi ci sono dapprima altissimi pini (il pino canario specie endemica delle Canarie) poi di nuovo tornanti e montagne. Ci fermiamo a un mirador che mi porta indietro al viaggio di Pasqua in Oman, dove era frequente imbattersi in panorami simili tra un canyon e l’altro. Che flash!

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Maspalomas è forse la località di mare più famosa di GC e ci attende col suo bel mare, la sabbia, i localini per chi non si spinge più lontano (orrore!!) e un’aria davvero rilassata che in inglese si chiama laid back. Ci rilassiamo pure noi un’oretta, incredibilmente, sorseggiando una birretta presso il faro, è la prima caña ed è il primo brindisi del nostro Gran Canaria Break. Mangiare ora non ci fa voglia, se ci fermassimo in un ristorantino passeremmo la serata qui ma non abbiamo tempo, dopo il tramonto dobbiamo risalire di corsa a Las Palmas. Mentre faccio foto osservo la fauna dei turisti di tutte le età, vengono verosimilmente da tutta Europa, Italia inclusa, ma le coppie di mezza età sono quelle che mi fanno più tenerezza. Da quando è mancato papà cinque mesi fa vedere due anziani che si amano, e che passeggiano sulla spiaggia tenendosi per mano, mi fa stringere il cuore. Che belli che sono, beati loro, e chissà dov’è andato il mio papà…

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Pensiamo di nuovo alle cose belle e all’ultimo obiettivo di oggi, vedere le mitiche dune di Maspalomas. Arrivarci non è per nulla scontato, anche perché la Cri si affida sempre a Google Maps mentre io guarderei cartina e cartelli. Insomma perdiamo mezz’ora buona su e giù per varie spiagge ed immensi, enormi complessi residenziali bordati da asfalto, in questo tempio per turisti di massa. Molliamo l’auto un attimo all’ingresso dell’hotel Riu mentre il sole rischia di scendere senza di noi. Schizziamo oltre l’arco d’ingresso dove un accesso elegante ci porta finalmente alle dune oggi trasformate nel setting per uno shooting di moda, è pieno di gnoccoloni e gnoccolone, un vero concentrato di fashion people che sbaracca tutto mentre scattiamo le ultime foto. Cri è particolarmente distratta, io le faccio notare che questi non ci vedono, nemmeno se siamo super tirate. Ma per essere belli sono belli. E pure le dune sono belle, dune che per quasi quattro chilometri si estendono fra terra e mare, altissime, dai colori cangianti, un lembo d’Africa trapiantato qui, anche se non morfologicamente c’entrano con le dune del Sahara.

Risaliamo la costa est in autostrada, gli 80 chilometri circa fino a Las Palmas (LP) si percorrono in meno di un’ora ma poi dobbiamo prenderci il tempo per parcheggiare in un posto comodo, per riunirci al gruppo di escursionisti (senderistas) con cui faremo l’escursione al chiaro di luna in seno al GC Walking Festival, che ho raccontato in questo post. Presso l’auditorio c’è un Carrefour, che non ci serve per fare la spesa ma per l’ampio parcheggio, non perdete tempo a quello sotterraneo (che chiude all’una di notte), fuori potete lasciare l’auto H24. Abbiamo appena il tempo di adocchiare la bellezza e la vitalità della capitale e, senza mangiare, siamo già sul pullman con il gruppo. Questa è proprio una giornata infinita.

Domenica sera rientriamo immensamente cariche dal trekking e siamo di nuovo qui, è sempre poco il tempo disponibile per passeggiare a LP e ci concentriamo sui must do: Las Canteras – Cattedrale – Casa Colón – passeggiata e bus tour. Bus pubblico eh mica quelli per turisti! Dove inizia la spiaggia c’è anche il famoso auditorio (e palazzo dei congressi) intitolato ad Alfredo Kraus. Progettato da Oscar Tusquets e situato laddove doveva sorgere un faro, esso è uno dei centri della cultura e della scena musicale di GC. La capitale è piena di vita di giorno e di sera, concerti e spettacoli si tengono in vari luoghi deputati alla cultura e allo svago. LP in realtà è solo una mezza capitale delle isole Canarie, in condivisione con Tenerife. Sarebbe una città da vivere ma non ne abbiamo avuto il tempo. Mi sa che dormirò qui la prossima volta che vengo, così verifico.
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La spiaggia urbana di Las Canteras affollata di surfisti credo sia bella a tutte le ore, è protesa sull’oceano atlantico ed è un posto da vivere facendo sport o, come piace a me, people watching. La cattedrale e la casa di Colombo sono i principali luoghi d’interesse storico, imponenti, scuri di pietra lavica, carichi di significato simbolico e… ben illuminati di sera. Tuttavia nella nostra passeggiata domenicale troviamo molti locali chiusi e poca gente in giro, come se tutti stessero riposando dopo i bagordi di venerdì e sabato. Torniamo quindi a Firgas contente di tutto e stanchissime, buonanotte! (Continua…)

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