Una passeggiata nel piccolo centro storico di Cividale del Friuli è un ottimo modo per esplorare le sue tante sfaccettature “costruite” dall’uomo e dalla natura in oltre duemila anni di storia, ma non dimenticate le vicine valli del Natisone verso la Slovenia, dove la storia lascia posto a una natura dolce e poco umanizzata.

Cominciate proprio dal Natisone, piccolo fiume pescosissimo, più piccolo del vicino Isonzo, che taglia la cittadina. Lo vedete scorrere in più punti e tra diversi ponti, dei quali sicuramente il più spettacolare è l’antico Ponte del diavolo. Azzurro e verde sono i colori che dominano sopra e sotto la linea dell’orizzonte, meglio ancora se avrete anche i colori leggeri della primavera come ho avuto la fortuna di vedere io nel maggio del 2014, due anni fa durante il blogtour promosso da Adristorical Lands, programma transfrontaliero dedicato alle terre che si affacciano sul mare Adriatico. Se volete fare un piccolo viaggio slow prendete un vecchio treno come noi e, in meno di mezz’ora, da Udine sarete a Cividale. Sono meno di venti chilometri di distanza.

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In centro ci sono edifici recenti come i palazzi nobiliari fatti costruire dai Veneziani ad opera dei più grandi artisti dell’epoca (come Pietro Lombardo e Andrea Palladio), ma anche botteghe eleganti vecchie e nuove. Magari tenetele a mente per un po’ di sano shopping alla fine del giro!

C’è la piazza, intitolata a Paolo Diacono, che nella bella stagione diventa il salotto buono nonché luogo d’incontro per i cividalesi e gli ospiti. Ci sono i ricordi dei Romani come la statua di Giulio Cesare (copia) in piazza Duomo: i Romani che nel 50 a.C., oltre duemila anni fa, erano già qui e chiamarono Forum Iulii (da cui il Friuli prende nome) queste terre di confine. Al Museo Archeologico sono esposti i reperti più notevoli. Nascoste nella semioscurità di una porta vi sono scritte misteriose in ebraico che hanno quasi 600 anni.

Se oggi sono terre di confine, Cividale e le valli del Natisone un tempo erano terre di mezzo, di passaggio. Quanti popoli sono passati di qua? Celti, Romani, Longobardi, Franchi, Veneziani, Austriaci (l’elenco non è completo). Il Tempietto Longobardo, bianco candido, ricchissimo di fregi e stucchi altomedievali, testimonia i legami con il patriarcato di Aquileia ora forti ora travagliati, ed è il tesoro più prezioso di Cividale: una tappa da non perdere nella visita, assieme all’Ipogeo celtico, al Museo Cristiano e Tesoro del Duomo. Non per niente l’itinerario longobardo di Cividale è oggi patrimonio UNESCO.

Apro una parentesi sulla mia mania delle bandierine, che io amo e molti odiano. Cosa mi manca in quest’area geografica che amo tanto? Tre cose essenzialmente. Una è Castelmonte, grande luogo di devozione e ancora un mio sogno nel cassetto. Si trova come tappa imprescindibile del cammino aquileiese o Cammino Celeste. Un’altra è il ricordo di tristi storie recenti legato alla Grande Guerra: sul fronte e sull’Isonzo si combatté duramente e, appena oltre il confine, c’è un posto il cui nome oggi è sinonimo di guerra, di un certo modo di fare la guerra: Caporetto. Spero che nel 2016 questi miei sogni si avverino. La terza è… la visita a un laboratorio di produzione della gubana “il dolce tipico delle valli del Natisone” che si fa solo qui e che può essere più o meno artigianale. So come si fa ma incredibilmente per lavoro non sono mai riuscita a vedere all’opera un produttore. Chi ha orecchie per intendere…

Torniamo alle cose serie. Trascorriamo una bella mattinata a Cividale e dopo pranzo andiamo a caccia di… chiesette votive, un tempo note secondo la collocazione come chiesette agresti o alpestri, figlie della cultura slovena sia dal punto di vista storico, sia architettonico. Ci sono decine di chiesette votive in Friuli e trovandosi spesso in aperta campagna, in luoghi silenziosi che ispirano pace e meditazione, esse sono il luogo ideale per rilassarsi – non solo per pregare, chiedere, ringraziare. Hanno una sola navata disposta su asse est – ovest, proprio come i templi indiani, con la porta rivolta a sud per illuminare l’interno con la luce naturale migliore. Tali luoghi mi ispirano grande spiritualità, e guardate quanti meravigliosi fiori ci hanno allietato la vista durante la visita!!

Visitiamo San Bartolomeo a Vernasso e Sant’Antonio Abate a Clenia. Generalmente costruite in epoca medievale esse hanno una struttura esterna semplice e a volte un campanile a vela, che io associo sempre ai pellegrinaggi perché mi hanno insegnato che tale forma favorisce la diffusione delle onde sonore, il suono delle campane. Ciò ha senso in generale, e in particolare qui dove le chiesette hanno avuto un ruolo religioso ma anche sociale, come punto di aggregazione della comunità e luogo di difesa della stessa dai frequenti attacchi di diversi assalitori. Quelle che vediamo oggi sono opere che nel tempo hanno subito i danni dell’uomo, ma anche della natura, come nei tre disastrosi terremoti (del 1300, 1700 e ovviamente 1976) di cui ho parlato in questo post. Un risultato positivo che oggi possiamo ascrivere al terremoto è che esso ha fatto uscire dalle intonacature antichi affreschi, generalmente dedicati a Gesù, alla Madonna e ai Santi, che erano stati “ricoperti” tra il 1300 e il 1700 e che la comunità locale, assieme a maestranze specializzate, ha contribuito con passione a rimettere in luce. Pale d’altare e sculture, in pietra e lignee, arricchiscono gli interni.

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A metà pomeriggio, stanchi ma non sazi, terminiamo questa giornata piena di emozioni in un museo tutto nuovo, multimediale, frutto dell’instancabile Donatella Ruttar che l’ha promosso e lo cura con passione. SMO – Slovensko Multimedialno Okno si trova a San Pietro al Natisone.

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Smo significa museo multimediale sloveno e sopperisce con immagini e installazioni alla mancanza cronica, per come si sono svolte le vicende storiche della Guerra Fredda, di testimonianze scritte e tangibili della presenza slovena, intrecciata con la storia italiana del dopoguerra. La “narrazione senza oggetti” parla per immagini dei paesaggi e di come la natura sia stata asservita alle esigenze degli uomini, nel bene e nel male. Ma parla anche di dialetti e musica, del suono delle parole che qui, quando identificavano uno sloveno, erano sommesse, nascoste, proibite in quanto assimilate al nemico. La NATO e il Patto di Varsavia hanno deciso le sorti della zona per decenni finché il vento è cambiato. C’era l’Italia dalla nostra parte del confine, la Jugoslavia dall’altra parte. Brutta cosa la guerra combattuta con le armi, bruttissima cosa la guerra combattuta con (e senza) le parole. Una lezione che temo i potenti non abbiano ancora imparato.

Per saperne di più:

http://www.camminoaquileiese.it/

http://www.smo-center.eu/ita/museo.php

http://www.vallidelnatisone.it/

http://www.nediskedoline.it/

http://www.tempiettolongobardo.it/_it/

http://www.diarioinviaggio.it/2014/06/03/la-slovenia-friuli-le-valli-del-natisone/

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In Friuli a passeggio nella storia, Maggio 2014

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