H-Farm fino a un mese fa era per me un luogo misterioso, dove si facevano cose e si vedeva gente. Sapevo che sta a Roncade vicino a Treviso, in aperta campagna, ospita idee innovative per valorizzare le risorse umane e le aziende lungimiranti che esistono e resistono, crescono e si sviluppano nonostante non sia facile per nessuno. Cose di cui abbiamo sempre più bisogno, che ci permetterebbero – anzi ci permetteranno – di crescere insieme e preparare un futuro migliore per tutti.

Non sapevo molto di più di H-farm ma ero così curiosa che a forza di ricevere newsletter con inviti sono riuscita a iscrivermi allo Hackfood, che si è svolto a metà marzo. Il suffisso Food e un programma allettante mi hanno convinto, sapevo cos’era un Hackaton ma non ne avevo mai fatto uno. Andate a vedere la terminologia e sopportate qualche altra parola in inglese, io ora vi racconto questa pazza (e faticosa) esperienza che mi ha aperto un mondo di speranza, che mi ha fatto conoscere aziende piene di buone idee e 500 partecipanti interessantissimi, inclusi cinque fantastici compagni di gruppo: Ilenia, Margherita, Marco, Riccardo, Tommaso. Ovvero i Chu-pitos, nome del gruppo con doppio senso in salsa trevigiana che ho capito dopo, d’altra parte loro hanno la metà dei miei anni o meno, che altro potevo chiedere? Anzi c’era anche una fanciulla in fiore che ha un terzo dei miei anni, della quale parlerò alla fine. Molto tecnologici e molto poco social, si tengono alla larga da Facebook dove i genitori possono vederli, e dialogano con gli amici per esempio su Snapchat. Questione generazionale infatti io non ce l’ho. Quando hanno visto i miei 16.000 tweet però non potevano credere che quella più social fossi io e hanno smesso di considerarmi una vecchia zia. Per tutto l’Hackfood ho fotografato la qualunque e twittato selvaggiamente, suscitando la loro sorpresa, meglio così. Non sono mancati i selfie…

Parliamo di me, dell’inizio e della fine di Hackfood. Sabato mattina al mio arrivo ho trovato un’organizzazione impeccabile che ci registrava rapidamente fornendoci il badge d’accesso ai lavori, comprensivo dei buoni per i quattro pasti di sabato e domenica, suddividendoci tra Business (come me), Developer e Designer. Tutti vestiti casual inclusi i capi, centinaia di persone che giravano in jeans e maglia.

Non sapevo che non avrei dormito e questa è l’unica pecca per una quarantottenne come me che trova beneficio nel lavoro di gruppo, ma a un certo punto deve dormire per ricaricare le batterie e affrontare una domenica di lavoro. Impossibile, mi sono accoccolata sul pavimento dell’aula dove si svolgevano i lavori di gruppo, imbozzolata in un vecchio sacco a pelo sul duro pavimento. Non ho praticamente dormito. Non si fa così, non si può allestire una sala con delle chaise longue? Dai su. Guardate come mi sono svegliata…

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La consegna dei lavori di domenica è stata indolore per fortuna, i miei giovani bravissimi compagni hanno confezionato una presentazione bella ed efficace. Eravamo ben 32 gruppi, per quasi tre ore siamo saliti sul palco a turno per raccontare in tre minuti il nostro progetto. Tommaso si è fatto in quattro per tutto il tempo e anche alla fine ha dato il meglio di sé, io ho sbagliato a mettermi davanti mentre le ragazze ci sarebbero state molto meglio, peccato. Non abbiamo vinto, ma spremerci le meningi per ore ha sortito comunque una bella idea. La proclamazione dei vincitori è stata molto sentita e quasi commovente, anche se non ricordo quale progetto è stato premiato.

Parliamo dei contenuti. Hackfood aveva l’obiettivo di disegnare alcuni scenari futuri del settore attraverso esperienze diverse di retail. Il Food è il mio lavoro e una grossa parte della mia vita, non potevo mancare! Le aziende protagoniste erano principalmente due. Autogrill ed Ecor NaturaSi hanno chiesto ai partecipanti di immaginare il (loro) negozio del futuro e nuove strategie: per renderlo più appealing agli occhi dei clienti esistenti e, ovviamente, per attrarne di nuovi. Al pitch iniziale queste aziende si sono presentate assieme a H-Farm che ci ospitava, e ad alcune startup che si occupano di food delivery e app per la somministrazione di alimenti e bevande. Confesso che queste ultime non mi affascinano, sono ancora molto antica e mi limito a stimare chi se ne occupa. Ma NaturaSi è una bomba, una cosa meravigliosa, tutti i supermercati dovrebbero essere così, invece…

Avevo deciso prima dell’arrivo che mi sarei occupata di NaturaSi, confesso di avere faticato a trovare il gruppo. Da una parte il 99% dei partecipanti aveva 20-25 anni e io proprio ero (sono) diversa. Dall’altra parte molti sono arrivati col gruppo già fatto, erano amici o colleghi pronti per partire appena ci hanno dato il via. Ah c’era gente da tutta Italia, isole comprese, e un ragazzo dal Cile che andava in giro con lo zaino. C’erano due pullman navetta da e per Milano, un pullman da e per Mestre, quello che ho preso io. Fantastico! All’avvio dei lavori ci siamo concentrati sulla possibilità di “svecchiare” l’immagine di un negozio molto tradizionale nei contenuti e nella comunicazione. Volevamo farlo più bello e interattivo con tante spiegazioni sui prodotti, il ciclo di vita, le immagini dei produttori. Ma era già stato fatto. Volevamo mettere a punto una app e migliorare il loro e-commerce, integrandolo con la fidelity card. Già fatto pure questo. Allora siamo rimasti fuori dal discorso online e ci siamo concentrati sulle relazioni con i clienti, mettendo a punto un programma di gite in bici e a piedi dal negozio alle fattorie chiamate rispettivamente BiOcycle e Food Walk. Abbiamo anche individuato la possibilità di coinvolgere clienti fedeli, impiegati preparati e produttori, purché bravi comunicatori, a parlare in negozio ai clienti. FoodAdvisor l’abbiamo chiamato. Chissà se lo troveremo un giorno in negozio.

Se penso che NaturaSi ha trovato 32 progetti di sviluppo della catena serviti su un piatto d’argento, condito dall’entusiasmo di oltre 200 giovani futuri clienti (attualmente fuori target, dato che il range 30 – 50 è il più rappresentativo) mi immagino che il loro investimento sia stato ripagato. Ma siamo solo all’inizio, nei prossimi tre anni ne vedremo delle belle. E sono contenta di avere partecipato, nel mio piccolo, a questo cambiamento. Grazie a tutti e soprattutto ai Chu-pitos Ilenia, Margherita, Marco, Riccardo, Tommaso. Ora do la parola a loro, che qui di seguito raccontano il loro hackfood, mi interessa molto questo punto di vista. Eccolo (TBC).

ILENIA CORTESE – Hack-Food è un evento realizzato da H-Farm, piattaforma digitale avente sede in una tenuta agricola in provincia di Treviso. Vi ho partecipato il 19 e 20 Marzo con grosso entusiasmo, vista l’entità del progetto che vede come protagonisti Designer e Developer da tutta Italia, pronti a mettere insieme le proprie idee per un miglioramento moderno ed innovativo da esporre alle aziende partecipanti. E’ un evento stimolante ed accrescitivo perché da l’opportunità a molte persone di conoscersi, scambiarsi idee e confrontarsi. C’è sempre qualcosa da imparare, soluzioni a cui non si era pensato, modi di lavorare diversi, e H-Farm permette tutto ciò con questi progetti a cadenza mensile, gratuiti. Consiglio vivamente a chiunque ne abbia l’intenzione di partecipare: è una maratona di idee impegnativa ma, che si vinca o si perda, la soddisfazione di uscirne ricchi di energia e nuovi propositi è immensa. Con l’occasione ringrazio Roberta per la collaborazione prestata al nostro gruppo e per l’interesse di pubblicare la nostra opinione nel suo blog.

MARGHERITA SERVENTE – Per me H-ack food è stata un’esperienza davvero unica ed inaspettatamente interessante e divertente. Sono arrivata il sabato mattina con delle aspettative completamente diverse da quello che poi si è rivelato essere H-ack food. Pensavo di incontrare persone all’incirca della mia stessa età e lavorare a qualcosa di relativamente semplice. Quando ho visto i presenti mi sono scoraggiata e ho anche pensato di ritirarmi, in quanto erano quasi tutti laureati mentre io sono in seconda superiore, ma ho avuto la fortuna di incontrare una squadra con cui sono riuscita a lavorare e anche a fare amicizia, e nonostante fossimo molto diversi mi sono trovata davvero bene con tutti. Non mi aspettavo nulla del genere ma sono felice che non fosse quello che li aspettavo.

TOMMASO SIGNORI – Lo scorso fine settimana ho avuto modo di partecipare all’H-ACK Food presso H-Farm a Roncade vicino a Treviso. Mi sono iscritto come Designer anche se potevo partecipare anche come Developer o Business, a seconda delle mie competenze, ma essendo un Web Designer questa categoria era senz’altro la più appropriata per me. Lo scopo principale di questi eventi è risolvere un problema di un’azienda partecipante, oppure aiutarle a trovare un’idea vincente per sviluppare il loro business. Dopo il briefing, in cui le aziende esponevano ciò di cui avevano bisogno, è arrivato il momento di scegliere per quale azienda partecipare e formare le squadre da 6 persone. Io ero già in squadra con Ilenia (Designer) e Marco (Developer) dato che siamo amici. Avevamo quindi bisogno di altri 3 elementi per completare il nostro team e fu così che abbiamo conosciuto Riccardo e Margherita, due Business. Eravamo anche tutti d’accordo sull’azienda da scegliere: Naturasì, una catena di negozi di alimenti biologici il cui tema fondamentale era quello di far capire il giusto prezzo dei prodotti biologici, il motivo perché costano di più dei prodotti che troviamo nei supermercati. Successivamente, quando pensavamo di essere al completo, abbiamo incontrato anche Roberta, e avendo un altro posto libero in squadra, abbiamo deciso di accoglierla con noi dato che anche lei era interessata a partecipare per Naturasì. Già mentre stavamo facendo la nostra pausa pranzo, iniziavamo a buttare giù le prime idee. E’ stato un pomeriggio piuttosto intenso in cui decidemmo il piano generale del lavoro. Tutti insieme pensammo a far comprendere il giusto valore del cibo biologico tramite un approfondimento su tutto quello che sta dietro il processo di lavorazione di questi cibi ed è così che creammo la figura del Food Advisor, cioè una persona all’interno del negozio che avrebbe dovuto aiutare i clienti a scegliere i prodotti ma anche informarli del loro processo produttivo e anche alcune curiosità. Abbiamo poi pensato di organizzare dei tour in bicicletta nelle fattorie dei fornitori di Naturasì, in modo da coniugare l’attività sportiva al mangiare sano e anche in modo che i visitatori vedessero con i loro occhi il “dietro le quinte” dei prodotti che consumavano, e anche che potessero degustarne alcuni. Abbiamo quindi concluso la nostra presentazione con un’immagine comparativa di due mele, una lavorata con dei metodi industriali e una con dei metodi bio con la domanda “Quale sceglieresti?” proprio per trasmettere il valore e l’importanza del mangiare sano e quindi acquistare dei cibi biologici. Il giorno dopo sono salito sul palco e ho presentato tutto questo all’azienda e agli spettatori, è stato davvero un momento molto emozionante perché c’erano molte persone. Anche la concorrenza era molto agguerrita. Purtroppo alla fine non abbiamo vinto ma è stata un’esperienza fantastica perché mi sono messo alla prova e mi sono confrontato con moltissimi altri ragazzi giovani che ho avuto modo di conoscere e, sopratutto, mi sono divertito che è la cosa più importante. Sicuramente ci ritornerò con ancora più voglia di mettermi in gioco.

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