Doveva essere diciotto anni fa questo viaggio di lavoro. Invece il mio capo dell’epoca decise che in Sardegna doveva andare un collega, che caseifici cantine e aziende alimentari dell’isola andavano gestiti diversamente. Anni dopo, e molti capi dopo, ho capito che quel capo e quel lavoro erano perfetti ed ineguagliabili, spanne sopra i precedenti e i successivi. Ora che sono nuovamente soddisfatta dal punto di vista professionale, e per me non è poco, sorrido e mi ritengo fortunata per avere appena trascorso una settimana in Sardegna per lavoro, circondata da persone eccezionali come i miei padroni di casa, che vengono dal continente, e i sardi.

sard58

Pazienza se non ho messo i piedi in acqua, a metà settembre ho portato la pioggia dopo tre mesi di siccità e ce n’era un gran bisogno. Tanto la Sardegna rimane per me un’isola da scoprire dall’interno, lasciando le sue pur splendide spiagge alla massa di visitatori che la invade nei mesi caldi, persone che non so se conoscono un tragitto diverso da aeroporto – mare – alloggio. E non sanno cosa si perdono.

Sardegnadentro ho chiamato la mia curiosità di conoscere l’isola oltre il mare. Ne ho parlato due anni fa quando, proprio in questi giorni, vi trascorrevo una settimana con le amiche raccontata in questo diario.

Perché casomai non lo sapeste su Gamberettarossa ci sono i miei diari sentimentali di viaggio, vicini e lontani, per lavoro e per svago. Come questo. Buona lettura.

Arrivo ad Alghero con un collega per un’ispezione a Sassari, ci fermiamo due giorni poi mi sposto vicino a Bosa, la mia base per ben cinque giorni. Ho appuntamenti con produttori di olio e riso. Alzi la mano chi riconosce la Sardegna come produttore di riso, confesso di averlo scoperto da poco pure io, una bellissima scoperta, dico solo che la varietà Arborio prende il nome proprio da qui. Arborea sotto Oristano è una piana fertilissima dove fervono attività agricole e allevamento, è stata oggetto di lunghe bonifiche ed è un piacere percorrere in auto distese pianeggianti circondate da zone naturali all’apparenza intatte, moderne stalle, paludi punteggiate da grossi uccelli di passaggio, un mare modesto e selvaggio. Le riserie di Oristano si trovano a ridosso del cimitero, in un territorio selvaggio e quasi spettrale che contrasta col traffico del capoluogo. Ho appena il tempo per visitare una chiesetta sul mio cammino, Santa Giusta antica e preziosa al suo interno, scenografica all’esterno.

Purtroppo a settembre è vietato visitare le cantine, le lascio lavorare alla vendemmia e le visiterò al prossimo giro, spero a novembre. Pure per entrare in un nuraghe dovrò aspettare, non ci sono ancora riuscita. In realtà visito una piccola pregiatissima cantina collocata in posizione magnifica sul mare, conosco un vignaiolo superbo, pieno di esperienza e aspettative sulla viticoltura sarda.

sard12

Quando la burocrazia finirà e gli adempimenti amministrativi porteranno via meno tempo ai produttori ci sarà un nuovo impulso per l’economia, è l’unica cosa che chiedono a gran voce gli operatori che ho conosciuto. L’olio sardo per esempio vale solo il 3% della produzione (fatturato) nazionale, gli uliveti crescono in terre aride le cui radici scavano per attingere il nutrimento e l’acqua di cui hanno bisogno, senza irrigazione. Spesso sono ulivi centenari ma non si direbbe a vedere il loro tronco fino e abbastanza affusolato, ben diverso dalle piante che crescono sul continente più grosse e bitorzolute (termini non tecnici). Gli ulivicoltori in queste condizioni fanno fatica per essere produttivi e competitivi anche se dell’ulivo, come del maiale, non si butta via nulla. Volendo è una delle produzioni più sostenibili ma necessita di cure e attenzioni, prima che la famigerata mosca faccia danni come in altre regioni, gestite malissimo, i cui produttori ora sono in ginocchio. Ai consumatori che chiedono etichette con chiare indicazioni sull’origine dei prodotti agroalimentari chiedo sempre se sarebbero disposti ad avere sullo scaffale della distribuzione un olio che parte da 7-8 euro al litro, il prezzo minimo di un prodotto coltivato in Italia e non in Spagna, Tunisia eccetera. Mentre l’olio di solito costa la metà.

Agli amici che mi chiedono se l’agricoltura pulita è possibile rispondo di sì perché ci credo e ci lavoro, ma dico anche di rimboccarsi le maniche quando possono, e lavorare nei campi. Anche solo qualche giorno, per rendersi conto della fatica che ciò implica. Per non parlare dell’allevamento, una vera icona della Sardegna e una risorsa enorme per mantenere vivo e pulito il territorio, come solo san fare i pastori e le loro greggi grandi, bellissime, che non ho mai fotografato ma ho impresse nella mente, come le parole di FP incontrata domenica all’instameet a Santu Lussurgiu.

Sarò sempre orgogliosa di provenire da una famiglia di pastori. Sante parole che dovrà raccontarmi meglio alla prossima visita dove spero di visitare la Barbagia, partecipare alle Cortes Apertas e chiacchierare con lei. Lei che ci ha portato casizolu e fiore sardo, formaggi unici oltre al blasonato pecorino.

A volte penso che vorrei fidanzarmi con un pastore per istituzionalizzare il mio nomadismo ed essere autorizzata a vagabondare. Poi penso alla vita che fanno pastori e allevatori e mi passa la voglia. Mi passa anche la voglia di mangiare carne. A nordest han chiuso moltissime stalle (vedi sopra alla voce burocrazia) e ora solo i macellai vendono carne buona e pulita, forse. Nella distribuzione i prodotti di origine animale (latte, carne e derivati) sicuramente sono controllati, ma hanno filiere lunghe nello spazio e nel tempo che iniziano in giro per l’Europa prima di arrivare sui nostri banchi. Ai suddetti amici che chiedono perché il filetto costa tanto propongo di passare una settimana in stalla, alzandosi prima dell’alba per dar da mangiare alle bestie, pulire, mungere, 365 giorni l’anno. Chi ha voglia di farlo alzi la mano, io per prima non ce la faccio.

Quanti pensieri mi ispira la bella Sardegna. Ho nominato un instameet dove mi sono infilata domenica, forse unica ospite dal continente, in compagnia di amici sardi che prima erano tali solo su instagram. Che fortuna averli visti! E quante cose pazzesche mi hanno fatto assaggiare. Peccato che prima di mangiare – mangia prega twitta diceva il film – gli igers Sardegna abbiano pensato a fotografare tutto in interminabili onthetable, meritatissimi perché alcuni prodotti erano vere opere d’arte. Vedere per credere cosa ci hanno mandato direttamente da Alghero. Giuro che non mi viene voglia di mangiarli, io non mangio dolci quasi mai, ma sono piacevolmente stupita dalla loro bellezza. Che prima siamo saliti fino alla chiesetta medievale dell’ordine dei Templari con le croci di Malta, e che ci trovassimo nella fresca cornice di San Leonardo de Siete Fuentes è un corollario, un dettaglio più piccolo rispetto alla bella compagnia. Grazie amici siete stati una grande scoperta.

Le chiese sono sempre la scusa per esplorare città e paesi, per fare due passi invece di chiudermi al bar in pausa pranzo. Con la scusa delle chiese si fanno sempre delle belle scoperte. Devo averne contate sette, devo averne visitata una al giorno nella mia settimana sarda. Nessuna compete col fascino della basilica di Saccargia presso Sassari vista due anni fa, ma tutte le chiese (soprattutto quelle piccole) sono bellissime.

Il duomo di Sassari, per esempio, la sera è poco illuminato e non si gode per niente. Peccato perché il gotico catalano è una presenza importante nell’architettura sarda. Bonarcado (occhio all’accento sdrucciolo) ha una basilica dedicata a Santa Maria ma francamente io preferisco la chiesetta romanica che le sta accanto. A Dolianova la basilica di San Pantaleo sorge su un ampio piazzale che sembra un giardino, con fiori e ulivi. A Sinnai c’è uno scenario simile.

Cuglieri ha la basilica più imponente che si vede anche a chilometri di distanza, con la cupola luccicante al sole e l’attiguo cimitero, un vero luogo di pace. La fotografo da vicino e da lontano, sulla strada dove un idiota ha ben pensato di appiccare un incendio che ha distrutto tutto. Che vergogna. Tresnuraghes ha la chiesa e la piazza seminascoste nelle vie del paese, ci passo ogni giorno e vi trovo sempre i soliti vecchietti seduti su una panca.

A Magomadas, il paese che mi ospita, la chiesa di San Giovanni Battista segna il centro del paese, me la godo sabato sera in occasione dell’esibizione di tre gruppi corali locali, tra i quali il coro Stella Maris dove canta la mia padrona di casa. Musica sacra cantata in sardo potrebbe essere difficile da capire, invece le preghiere si seguono con leggerezza, come le voci dei cantori che si diffondono in questo piccolo luogo sacro, per poi salire verso il cielo. Cantare è un atto spirituale come camminare. Quando la musica sacra a fine concerto cede il passo a suoni più familiari per me, i canti degli alpini, ho la solita reazione come da un anno a questa parte. Penso a papà che è andato in cielo e scoppio a piangere, una parte dell’eredità del mio papà alpino.

Gli alpini che combatterono la Grande Guerra venivano da tutte le parti d’Italia, anche dalla Sardegna. Emilio Lussu ce l’ha raccontato nel romanzo Un anno sull’altipiano, parte dell’ingente letteratura che dovremmo leggere per pensare agli orrori che la guerra ha prodotto e continua a produrre. Pensavo che solo Signore delle cime mi facesse effetto invece è proprio il contesto che mi induce alle lacrime. Questa è Monte Canino (copio).

Non ti ricordi quel mese d’ Aprile
quel lungo treno che andava al confine
e trasportava migliaia di alpini
su su correte, è l’ora di partir.
Dopo tre giorni di strada ferrata
ed altri due di duro cammino
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar.
Se avete fame guardate lontano
se avete sete a tazza la mano
se avete sete a tazza la mano
che ci rinfresca la neve ci sarà.

Cosa mi manca della Sardegna? Tra tante cose due sensazioni uniche: il profumo e Il silenzio, gli aromi del lentisco e della macchia, la pace di paesi sempre più vuoti. Pensate ancora che in Sardegna si vada solo al mare?

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *