Mercoledì c’è meno gente sia in treno sia in fiera, come se il grosso dei visitatori si fosse esaurito. E c’è ancora qualcosa che non funziona, la linea Vodafone per esempio, come se milioni di persone fossero tutte impegnate a telefonare. Idem la connessione dati, insomma comunicare è difficile, non mi resta che andare in giro a parlare con gli espositori. Vado in giro e provo ad ascoltare i dialoghi degli altri. Le richieste dei buyer, le ragioni degli espositori, gli aspetti salutistici sempre più importanti. Grassi, zuccheri, sale devono essere pochi e buoni.

Ho già parlato dell’italian sounding? Uno di quei fenomeni che tutti sappiamo esistere, soprattutto noi italiani, e che in una location come il SIAL assume proporzioni enormi. Per me che sono italiana spiace vedere tante imitazioni alla faccia di alcuni sedicenti sostenitori del Made in Italy, secondo cui se ti imitano è perché hai un prodotto di successo. Per me che non ci vedo bene significa a volte perseguire un logo in lontananza per poi trovarsi davanti un’altra cosa. Non volevo infierire e ne ho fotografato solo uno, ma c’è l’imbarazzo della scelta.

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Per restare in tema di creme spalmabili l’olio di palma sta (finalmente) andando fuori moda. Gli agitatori di spauracchi nutrizionali ed ecologici prendono il sopravvento. Io sono più contenta per le foreste equatoriali e i loro abitati che forse tireranno un sospiro di sollievo, ognuno ha le sue motivazioni. Però chiediamoci con cosa andrà sostituito, al di là di risposte semplicistiche come “si farà come prima che fosse introdotto sul mercato”. Qualcuno, magari un mio esimio collega tecnologo alimentare, mi spieghi cosa metteranno al suo posto i produttori che l’hanno tolto dalle ricette e se l’olio di girasole va bene sempre e comunque. Gli stessi produttori sanno che le performance dell’olio di palma sono fino a nove volte superiori a quelle degli altri oli vegetali. Gli alimenti free from hanno un radioso futuro davanti ma tutto ha un prezzo, anche una sostituzione importante ed epocale come questa. Tutto bello tutto buono, ma privo di… grassi, sale, glutine. Un mercato globale infinito e in piena espansione. Ah nei piccoli padiglioni di Indonesia e Malesia non ho trovato traccia di produttori di oli e grassi ma soprattutto di prodotti da forno e snack, belli e colorati…

Tra le tante cose strane esposte in fiera c’è il latte di cammella, direttamente da Dubai, disponibile tal quale o aromatizzato. Ne porto a casa una bottiglietta ma deve avere subito uno sbalzo di temperatura perché all’apertura ha un odore terribile. Dovrò andare a Dubai a provarlo! Mi aspettavo di trovare gli insetti, la nuova frontiera delle proteine facilmente disponibili che mi affascinano tanto, ma niente.

Mercoledì è anche l’ultima sera a Parigi, abbiamo saputo che ieri gli espositori italiani sono andati a una festa organizzata da Fieramilano (ci è arrivata troppo tardi la mail con l’invito), nientepopodimeno che in cima alla Tour de Montparnasse. Non so se mi spiego, che serata abbiamo perso. Prenotiamo allora la seconda serata – un po’ come ai tempi supplementari delle partite – che si tiene in un palazzo vicino alla Tour Eiffel. Sembra un giardino segreto, dove andiamo direttamente senza passare in hotel. Posto stupendo, bella gente e tante chiacchiere con aziende italiane e straniere. Finger food e champagne a fiumi, proprio una bella serata, l’ultima.

Giovedì è la fine, si fa per dire. Lavoriamo trascinandoci come tutti, rincorriamo le ultime persone da vedere, biglietti da visita, dépliant, proiettati sul rientro che però avviene più tardi del previsto e con vari intoppi.

All’andata ho volato con una ragazza che si occupa di cereali, abbiamo parlato del nostro lavoro e ci siamo scambiate i bigliettini. Al ritorno siamo tutti reduci dal salone, facce stanche del Veneto migliore, quello che lavora e produce, che dà senza chiedere… che parla in dialetto mannaggia, per farsi riconoscere o forse per non farsi capire. Meno male negli stand non ho sentito lo slang dei miei compaesani, mi sarei arrabbiata. Ma tutto è bene quel che finisce bene, in attesa della prossima fiera. Con una terza e ultima perla di saggezza postata su Facebook giovedì, che sintetizza la mia presenza qui e il senso del mio lavoro.

Perla di saggezza numero tre – Madeinitaly. All’ultimo giorno della fiera. O meglio Salone come lo chiamano qui. La ricchezza e la bellezza dell’Italia sono sempre più evidenti. E le centinaia di stand piccoli e uguali tutti in fila che ho visitato in questi giorni ne sono testimoni. Di cibo e di bellezza, il nostro territorio infinitamente bello e vario, potremmo nutrire noi come persone e come nazione. Perché ogni volta che usciamo dal nostro paese siamo italiani e siamo tutti uguali senza distinzioni. Nord Sud destra sinistra. Quelle brutte parole che i media usano per farci pensare in una certa maniera. Stasera rientro in Italia con gioia. Il mio Buongiorno di oggi è pieno di orgoglio italiano. Ad maiora et meliora.

 

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