Dal viaggio KD INDIA effettuato con Avventure nel dicembre 2007. Articolo non pubblicato sulla rivista ANM.

Nuovo anno, nuovo viaggio. Ma di quasi dieci anni fa. Prima del terremoto, prima dei social network. Bei tempi, correva l’anno 2008. NAMASTE, Benvenuti in India e Nepal! KD INDIA è un viaggio bello e intenso, un ottimo approccio al Nepal di cui si visitano le città della valle di Katmandu (KTD) per poi scendere nell’India più classica: il triangolo d’oro (Delhi, Agra, Jaipur), Varanasi e Khajuraho. Il Taj Mahal con il suo fascino senza tempo è il simbolo dell’India e attira milioni di visitatori l’anno. L’itinerario è facile e collaudato, d’inverno si spendono 6 notti in Nepal e 9 in India, d’estate circa 10 + 10, con più possibilità di allontanarsi dalla capitale. L’itinerario tocca in Nepal la capitale e i dintorni, in India ben tre stati: Madya Pradesh (MP), Uttar Pradesh (UP), Rajastan (RJ) più naturalmente Delhi che costituisce un territorio a sé.

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Il Nepal sorprende per la spiritualità in ogni aspetto della vita quotidiana, per la semplicità dei suoi abitanti che vivono in dignitosa povertà ma non perdono mai il sorriso né la calma, per la grandiosità degli stupa e templi collocati in città e villaggi. Quanto sono diversi gli scenari urbani e rurali! KTD, Patan e Bhaktapur sono le tre città che nel passato ospitarono regni ricchi ed estesi, oggi sono dominate da grandi piazze monumentali chiamate Durbar Square, ma basta allontanarvisi per scoprire angoli pittoreschi e genuini dove gli abitanti vivono in vecchie case strette tra antichi palazzi, templi, cisterne per l’acqua. Poco oltre c’è il traffico caotico di auto rumorose e inquinanti. Invece gli abitanti dei villaggi, sospesi nel tempo, si dedicano all’agricoltura e all’allevamento; nella stagione invernale gli uomini portano fuori gli animali e svolgono attività artigianali, le donne filano la lana, setacciano cereali. Namastè è il saluto nepalese, i sentimenti di pace e serenità sono rimasti nel mio ricordo più dei panorami e dei monumenti, anche grazie all’intensa spiritualità che emanano i tanti templi buddisti.

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Mentre non mi è parso di vedere scene di miseria in Nepal, in India tutto è portato alle estreme conseguenze, specialmente nelle città che pullulano di persone senza casa, malati, diseredati. Essi difficilmente potranno godere in futuro dello sviluppo economico, nemmeno dopo il boom degli ultimi anni. I circuiti turistici mostrano le vestigia del glorioso passato che ha caratterizzato il secondo millennio, con una straordinaria fioritura artistica e culturale. Tra il 600 e il 700 gli imperatori Moghul costruirono palazzi sontuosi e mausolei imponenti, castelli e fortezze, creando il profilo urbanistico delle città di Jaipur, Delhi, Agra e dintorni. Poi arrivarono gli inglesi, che fecero il bello e il cattivo tempo nella loro colonia più importante. Da 60 anni, raggiunta l’indipendenza, l’India si è affrancata dal retaggio coloniale: gli indiani, indolenti ma intraprendenti, fanno tuttora tesoro di tale eredità senza rancore per la ex madrepatria. Oggi l’India è terra di contraddizioni: l’economia migliora in molti comparti e zone geografiche, con tassi di sviluppo paragonabili solo alla Cina, altrettanto grande ma più spietata. Purtroppo ciò non si traduce in un progresso generalizzato, anzi a volte sono acuiti i classici problemi indiani: miseria, inquinamento, scontri sociali addirittura connotati da intolleranza religiosa, proprio qui dove per secoli le grandi religioni sono state vicine in pacifica convivenza.

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Oggi la spiritualità si coglie soprattutto nei luoghi di culto come la grande moschea di Delhi, il complesso di Khajuraho o le vestigia buddhiste di Sarnath presso Varanasi. Quest’ultima stupisce per la sincera spiritualità che emana dovunque: dagli sguardi delle persone che scendono ai ghat sulle rive del Gange per le abluzioni al composto dolore dei familiari che vi portano i loro cari per essere cremati, dai vicoli stretti brulicanti di persone e animali giorno e notte sino al rito quotidiano della puja, il ringraziamento al fiume da parte dei bramini, emozionante da ogni prospettiva. Proprio Varanasi, città che abbiamo esplorato senza fretta, ci ha fatto provare le sensazioni più forti. Mi ha impressionato la vicinanza tra la vita e la morte che qui si sfiorano e si incrociano: il Gange dà la vita e dà la morte, dà senso a innumerevoli esistenze marginali e rende sopportabili i sacrifici quotidiani di tanti indiani. Varanasi è la città sacra degli indù ma è un macrocosmo fantastico che tutti, una volta nella vita, dovrebbero vedere. Spero che i miei compagni di viaggio non mi smentiscano: Varanasi da sola vale tutto il viaggio.

Le due settimane abbondanti del viaggio KD INDIA sono l’occasione per avvicinare questi mondi che possono piacere o meno ma non lasciano indifferenti. Peccato che i ritmi sostenuti non permettano alcuna personalizzazione dunque, per chi volesse approfondire alcune tematiche, non resta che tornare. A proposito, con l’assegnazione del KD io ho avuto appunto l’opportunità di tornare dopo soli tre mesi dal mio primo assaggio in Karnataka, nell’India del sud, nell’agosto 2007, che sarà oggetto di un altro diario. NAMASTE.

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