I miei clienti sono sacri, i vignaioli lo sono di più perché custodi di un’arte millenaria oggi sottoposta a nuove sfide: svilupparsi in un mercato super competitivo, migliorare la qualità del prodotto, inseguire la burocrazia, coccolare clienti vecchi e cercarne di nuovi. Perché crescere sempre e con facilità è l’illusione a cui ci hanno abituato i favolosi anni Ottanta ma questi sono ormai tempi lontani, un altro secolo proprio. Non fermarsi mai è necessario, ma ditelo alle cantine familiari come i titolari del Settolo che quando li conoscerete sprizzeranno entusiasmo ed energia, ma non fanno un lavoro facile, per niente.

Si chiamano Mattiazzo e stanno a Valdobbiadene quindi fanno Prosecco, ma non pensate sia un’equazione! Il Settolo è un Prosecco come non l’avete mai assaggiato, con una complessità e una delicatezza ineguagliabili. Nulla a che vedere con il prodotto massificato che ha invaso le tavole di tanti italiani e spopola pure all’estero. Ma c’è dell’altro: il Settolo produce anche uno Chardonnay notevole e un vino rosso da uvaggio bordolese, in provincia di Vicenza dove hanno piantato pure degli ulivi. Con loro parliamo di agricoltura sostenibile come al solito, qui la vedo declinata in modo così spontaneo e vero che mi sembra proprio siamo in linea!

Per esempio tra un assaggio e l’altro vediamo un ciliegio che ad altri vignaioli avrebbe potuto essere d’impiccio, a un paio di metri dalla cantina: vogliono lasciarlo lì perché fa parte del paesaggio originario, come tanti alberi da frutta un tempo molto più presenti su queste dolci colline. E se devono potarlo, accudirlo come le altre piante poco male, anzi. Parlano delle operazioni sul vigneto con la massima cura e attenzione.

Quando ci incontriamo abbiamo poco tempo per mettere giù una possibile collaborazione. Mi fanno assaggiare il vino e ne parlano come fosse un figlio, senza nulla togliere alla loro famiglia, beninteso. Sono FIVI, vignaioli indipendenti, i miei produttori di vino preferiti, soprattutto questi così piccoli con meno di dieci ettari vitati. Il Settolo è stato un contatto sui social network per mesi, quindi vi informo che i vignaioli social esistono e fanno anche delle cose eccelse per comunicare il territorio, una cosa che io da blogger chiedo sempre ma, spesso, non trovo. Quante email rimangono senza risposta non si può capire ma questa cantina è speciale e sempre sul pezzo. Sempre, anche nei giorni deliranti della vendemmia. Se non è passione questa…

Ora ci siamo conosciuti e io sono stra felice, in cantina mi hanno persino sottoposto a una nuova esperienza, io che pensavo di avere provato e imparato tanto del vino. L’analisi sensoriale del terreno voi l’avete mai fatta? Io sì! Osservare e annusare i tre vasi è stata un’emozione nuova, purissima, sensazionale perché ai tre vigneti corrispondono tre terreni di origine diversa, le cui caratteristiche vengono trasmesse all’uva e al vino. Padri e figli anche questi. Lascio a loro la parola in attesa del prossimo incontro e del prossimo, emozionante assaggio.

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

Sono Jessica Mattiazzo, con la mia famiglia conduciamo i vigneti e l’oliveto di proprietà dell’Azienda Agricola Mattiazzo Leo. La nostra Azienda si trova nella zona di Valdobbiadene denominata “Il Settolo”, fra le colline e il “glorioso“ fiume Piave che attraversa queste terre per sfociare nella vicina Venezia. Nel cuore di questa località trevigiana ha sede la nostra cantina, ricavata da un piccolo rustico che appartiene da più di un secolo alla Famiglia Mattiazzo, circondata da vigneti che i capostipiti Giovanni e il fratello Venanzio hanno per primi piantato in questa zona. Siamo all’incirca negli anni del dopoguerra, il vino che si produceva serviva in parte per il consumo familiare e in parte come baratto per acquistare altri beni. L’azienda è oggi condotta dalla mia famiglia, il papà Leo avviò l’attività una ventina d’anni fa decidendo di reimpiantare i vigneti che il papà aveva ereditato dal nonno Giovanni. Il vino Prosecco viene ottenuto esclusivamente dalle uve raccolte nei circa sei ettari di terreno che coltiviamo e seguiamo in ogni fase produttiva: dalla fioritura alla giusta maturazione dell’uva, fino al rituale della vendemmia, momento che raccoglie il lavoro di un intero anno. In cantina poi si compie un’altra importante parte del nostro lavoro: dalla pigiatura dell’uva fino alla vinificazione del mosto. I nostri vini sono la declinazione del Prosecco nelle tipologie: frizzante, frizzante a fermentazione naturale in bottiglia e spumante. Grazie alle diverse giaciture degli appezzamenti siamo in grado di offrire le tre maggiori denominazioni per il Prosecco Spumante: Valdobbiadene Superiore DOCG, Asolo Superiore DOCG, Treviso DOC. Da alcuni anni inoltre, grazie all’acquisizione di un podere nella zona collinare di Vicenza in località Castelgomberto, abbiamo accostato anche un vino rosso ottenuto da particolare uvaggio bordolese. Nello stesso terreno abbiamo messo a dimora più di duecento olivi di cinque diverse cultivar, dai loro frutti estraiamo a freddo il nostro Olio Extra-Vergine d’Oliva.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

Dietro un grande vino secondo noi ci deve essere una grande cultura e un grande senso del rispetto, perché in agricoltura come in artigianato non si può ragionare solo con i numeri e con il soldo. Se non c’è cultura non c’è sistema di allevamento, di conduzione e di lavorazione dei frutti, se non c’è rispetto semplicemente non c’è futuro.

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

Negli ultimi anni gli agricoltori hanno ricevuto grandissimi aiuti dal progresso in generale, sia a livello meccanico sia a livello di cantina. Secondo la nostra visione non sì può e non si deve combattere il progresso, come in tutte le cose però va usato con testa (con cultura e rispetto). Abbiamo rinunciato quindi all’estremizzazione degli impianti salvando tutte le colture collaterali già presenti (fichi, cachi, peschi, meli, ciliegi, acacie), utilizziamo quasi esclusivamente prodotti ammessi in regime biologico e il sottofila viene gestito meccanicamente.

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

Fortunatamente di belle esperienze ce ne sono molte, ogni volta che accogliamo qualcuno in azienda ci dà grande gioia e grande soddisfazione. Soprattutto se il visitatore ha la curiosità anche per quello che c’è dietro il bicchiere e la bottiglia, per gli altri 12 mesi che ci hanno portati a sederci allo stesso tavolo. I brutti episodi purtroppo lavorando capitano spesso, i più fastidiosi sono quelli legati alla burocrazia a volte kafkiana. Preferiamo però conservare solo il buono e lasciar passare l’acqua cattiva.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

Nei prossimi mesi, con il cambio di packaging, speriamo di portare il nostro vino su nuovi mercati, dobbiamo dire che l’estero dopo aver scontato un’invasione di prodotti a bassa prezzo si sta dimostrando ricettivo e più interessato all’eccellenza rispetto al mercato interno.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

La cantina è in linea di massima sempre visitabile anche con un brevissimo preavviso. Al momento non abbiamo una rete commerciale che copra l’intero territorio nazionale, il modo migliore per assaggiare i nostri vini è quello di visitare il nostro sito www.ilsettolo.it ed eventualmente acquistare online sulla pagina dedicata.

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

Agevolerei il lavoro del vero vignaiolo artigiano piuttosto che farmi ammaliare da produttori di grandi numeri.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

Consiglierei ad un giovane di fare il vignaiolo solo se ha davvero passione per la terra e per il mondo del vino. Credo che il nostro lavoro abbia grandi affinità con l’allevamento degli animali, spesso bisogna rinunciare a festività e a tempo libero. Se lo fai per business non duri, se sei mosso da amore non cambia molto.

 

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