Per arrivare a Erice si sale da Trapani su una strada scoscesa e piena di curve, dall’alto si vede un ampio panorama ma nulla in confronto con la cima del campanile della chiesa madre, che si incontra alla nostra sinistra appena si lasciano i mezzi nel grande parcheggio all’inizio del centro storico. La chiesa madre trecentesca ha un esterno tipicamente gotico con pronao e rosone tutto in pietra scura, mentre il semplice interno neogotico ospita un piccolo museo con paramenti e arredi sacri.

Il campanile, ex torre di vedetta di cui si vedono bene le fattezze da lontano, è l’occasione per salire ancora più in alto, su per i suoi 104 scalini (occhio alla capoccia soprattutto in discesa). Il grandioso panorama dall’alto va dagli spazi verdi alla valle urbanizzata… alle antenne del centro di ricerche dedicato a Ettore Maiorana, un pugno in un occhio o un male necessario secondo i punti di vista. La tentazione di suonare le campane è forte nonostante un cartello lo vieti espressamente, meglio girarsi a vedere le viette del centro storico dove passeggiamo tutto il pomeriggio, un bellissimo colpo d’occhio su case, tetti e giardini.

Siamo a 700 metri slm, dei 30.000 abitanti del comune solo 500 risiedono in centro. Erice è come una Sicilia in miniatura, un borgo dalla forma triangolare all’estremità occidentale della Sicilia cinto da mura antichissime, dove sono passati nei secoli Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli. Un luogo strategico, naturalmente conteso e al contempo protetto da uno scenario naturale di indubbia bellezza, è anche un luogo misterioso che noi vediamo con un bel sole, tanto vento e una leggera foschia: dicono che avvolto nella nebbia diventi un luogo misterioso, adatto a studiare e meditare.

San Salvatore, San Martino, San Giuliano sono solo alcune delle sue tante chiese. Monte San Giuliano era il nome di Erice fino a meno di 100 anni fa, assieme a numerose case signorili vi sono dei monasteri, retaggio della dominazione spagnola. Alcune chiese sono sconsacrate, altre addobbate a festa come San Giovanni Battista dove tra poco si celebra un matrimonio, e lo scopriamo solo a fine giornata quando ci capita un imprevisto, per fortuna a lieto fine. Il giardino del Balio e il castello di Venere sono l’ideale dopo pranzo per smaltire il pane cunzatu, con l’esplosione dei fiori primaverili che allietano l’occhio e lo spirito, con la vista sconfinata sulle isole Egadi oltre Trapani, le saline e lo splendido golfo di Bonaglia. Oggi c’è poca gente ma d’estate dev’essere un luogo affollatissimo. I visitatori, molti dei quali stranieri, sono tutti belli ed eleganti, siamo proprio in un luogo esclusivo; non mi è chiaro se sono mordi e fuggi come noi o ospiti del week end o stanziali. I danni di questo turismo fugace sono evidenti soprattutto agli abitanti dei borghi come Erice, ma io sono la prima ad effettuare le visite così. Ho imparato a dare il mio piccolo contributo all’economia locale con un po’ di shopping, che sia cibo o un prodotto dell’artigianato locale poco importa.

sic2

A metà pomeriggio vorremmo rientrare e fermarci a Dattilo ad assaggiare i suoi famosissimi cannoli, ed ecco l’imprevisto si presenta come un guasto al nostro mezzo, un comodo grande Mercedes Vito che non nomino per fargli pubblicità, ma per chiedervi se sapete dove sta la batteria. Non vale guardare su Google ma noi dobbiamo farlo, funziona solo il mio cellulare lassù e con un mezzo bloccato, senza cavetti, possiamo chiedere ai numerosi ospiti che parcheggiano vicino a noi ma molti sono stranieri con auto a nolo, e pare non li abbia nessuno. Gli angeli esistono, l’ho sempre sostenuto, e oggi ce ne serve più d’uno. Il primo si palesa come un ospite ben vestito che con la famiglia deve salire al matrimonio nella chiesa di San Giovanni Battista, si chiama proprio Giovanni e da bravo siciliano gentile ci presta i cavetti e dice di lasciarli tranquillamente agli ausiliari della polizia di fronte a noi. La cerimonia sta per iniziare e non ci può aiutare, ma arriva subito un altro angelo, anzi ne arrivano due. Carmen e Massimo prima di scendere dalla loro grossa auto bianca si offrono per farci da ponte, sono troppo carini, anche se impiego molto tempo (su Google) a capire dove sta la batteria e come rianimarla, o come farla rianimare dai miei amici che io non sono capace, dopo un’ora ce la facciamo.

Non immaginate la gioia mia e dei sette amici in giro per la Sicilia in questo week end pre – primaverile, e non immaginate l’affetto con cui questi due sconosciuti ci aiutano e prendono pure il tempo di chiacchierare e approfondire un poco la nostra conoscenza, un segno del destino. Ci salutiamo con un abbraccio sincero, corro di nuovo su a consegnare i cavetti a Giovanni che non sarebbe di sicuro sceso a breve, saluto la sposa che esce dalla chiesa, ma niente selfie, peccato! Andate a Erice, un posto magico che vi consiglio anche per le belle persone che abbiamo trovato noi, che sicuramente sapranno consigliarvi e aiutarvi in caso di bisogno.

Link utili:

http://www.trapaniwelcome.it/localita-Erice-it.html

https://www.guidasicilia.it/itinerario/alla-scoperta-di-erice/1002371

http://www.turismo.trapani.it/it/1007/erice.html

http://www.settemuse.it/viaggi_italia_sicilia/trapani_erice.htm

http://www.ccsem.infn.it/

http://www.prolocoerice.it/

 

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *