Oggi lasciamo il grosso dei bagagli in hotel, portando via solo il necessario per passare due notti a Bhaktapur. Quella che dovrebbe essere una tranquilla giornata di trasferimento, però, è pressata dagli eventi del mattino: metà del gruppo parte presto per l’agognato volo sull’Everest, io passeggio con l’altra metà per Durbar Square, piena di gente sin dal mattino.

Pagato il biglietto d’ingresso al centro con estensione per i giorni seguenti, facciamo il giro degli edifici sacri e scattiamo un sacco di foto. Una guida ci avvisa che alle 10 è prevista l’apparizione della Kumari. Ci arriviamo al volo, appena in tempo: accoccolati in silenzio in un angolo vediamo aprirsi un antico balcone di legno intagliato, da cui questa ragazzina sbuca fuori per benedirci, silenziosa ma autoritaria, mentre nel cortile sotto di noi un devoto la ringrazia contorcendosi al suolo. Il tutto dura meno di un minuto, ho i brividi e staremo un po’ in silenzio dopo questa visione. Con tre rickshaw rientriamo in hotel dove dovrebbero arrivare pure gli altri, ma niente. Giriamo per i negozietti vicini (ogni scusa è buona per fare shopping) poi con una serie di sms sappiamo che non solo il volo è stato annullato, ma i nostri prodi sono imbottigliati nel traffico dall’aeroporto e chissà quando arriveranno. Ci spostiamo nelle vicinanze, poi finalmente riuniti partiamo sulle 12.

Budhanilkantha è luogo famoso per una statua di Vishnu lunga ben cinque metri, distesa in una pozza d’acqua, che ogni mattina è lavata con il latte e poi è sempre ricoperta da ghirlande di fiori. Molto interessante, ma non è nulla paragonato a Bouddanath che ospita uno stupa meraviglioso con tanti monaci tibetani, nello scenario imponente di un’antica piazza circondata purtroppo da negozietti. Il tempo splendido ci ripaga della mattinata un po’ sfrangiata, stiamo qui oltre 1h e possiamo salire fino al tempio più alto, dove c’è una bella esercitazione di canto. Infine a Pashupatinath assistiamo alle commoventi cremazioni induiste, assai raccolte e toccanti per la dignitosa sequenza di gesti rituali anche se in tono minore rispetto alla “catena di montaggio” che vedremo a Varanasi. I vivi accompagnano i parenti morti fino al fiume sacro con i bramini, li bagnano, li ricoprono di olio e fiori, preparano la pira e le danno fuoco. I templi circostanti splendono nelle ultime luci del giorno, tre sadhu ci aspettano per le foto di rito: uno di loro si nutre di solo latte, per questo è chiamato milk sadhu, e come gli altri vive in una stanzetta più che semplice là vicino.

Siamo stanchi e con piacere torniamo al pulmino che ci porta a Bhaktapur, la città dove passeremo il capodanno fuori dalla pazza folla della capitale. L’hotel sta vicinissimo alla terza Durbar Square. Prendiamo possesso delle stanze, vado con una parte del gruppo a prenotare il ristorante per “il cenone” di fine 2007, ma che bella città, che stupenda piazza! Il locale prescelto ci ospita dalle 20h, sistemandoci al piano di sopra dove, poco dopo di noi, arriva un altro gruppo di avventure dove c’è pure una mia cara amica di Milano. Facciamo un po’ di casino ma i nepalesi per questa volta ci sopportano, gli abbiamo riempito il locale a un orario in cui di solito chiudono, e i due menu che abbiamo scelto sono davvero buoni. Rientriamo in hotel subito dopo cena, io ho appena preso una bottiglia di rum e tutti tirano fuori i dolcetti portati dall’Italia più due bottiglie di spumante. Presto ci raggiunge l’altro gruppo, così 24 italiani festeggiano insieme la fine dell’anno in condivisione. Quando esce una chitarra ci mettiamo a cantare ben oltre la mezzanotte. Addio 2007! E addio alla nostra brava guida che congediamo con la consueta mancia e un libro in italiano con dedica.

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Consiglio – attenzione agli orari prescelti per le visite, al ritorno in Italia saprò che nel tardo pomeriggio i monaci di Bouddanath si radunano ai piedi dello stupa per una preghiera collettiva, molto toccante.

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