Sottotitolo: a Belgrado sotto la pioggia.

La canzone di oggi è The war song – Culture Club, dall’album Waking up with the House on Fire (1984).

Vedere la capitale serba sotto la pioggia è un’esperienza difficile che mette a dura prova la resistenza mia e di Simo, ma anche di Cri che ci raggiunge la sera prima con un volo dall’Italia. Ebbene sì, invece di fare tutto il tour è venuta alla fine, portandoci una pioggia e freddo sconosciuti fino al giorno prima.

Siamo ospiti del Trip & Sleep hostel che sta in centrissimo, nella città vecchia, all’angolo con l’ambasciata francese. Abbiamo una camerata tutta per noi e ci troviamo bene, è pulito e ben gestito. Solo il parcheggio è complicato e all’arrivo (di notte) approfittiamo di un posto libero in strada, vicino a noi. Sarebbe riservato ma domenica ci hanno detto che non serve a nessuno, ci sono le elezioni e nessun vigile verrà a controllare. Infatti così è… peccato che lunedì mattina quando scendiamo con le valigie, pronte per partire, troviamo una bella multa sul parabrezza. Panico, quanto ci costerà? L’equivalente di 14 euro, ridotti a nove perché andiamo subito a pagarla in banca. Chiedetemi la procedura, non è semplice cioè non basta entrare in una banca e dare i soldi, solo alcune sono convenzionate. E insomma con 800 chilometri di strada davanti per rientrare in Italia sotto una pioggia battente, perdiamo un’ora per saldare il nostro debito con la polizia di Belgrado. Fine delle disavventure.

Per colazione scegliamo una stupenda pasticceria con un buon caffè e tanti prodotti da forno freschi, anzi caldi appena sfornati. Che le scritte siano in cirillico è un problema solo apparente, quel che serve si capisce. E poi via a scoprire la grande Belgrado. Che belle immagini ci dona Knez Mihailova: la strada pedonale semideserta è tutta per noi (o quasi), i suoi negozi eleganti e gli edifici si riflettono sul porfido bagnato con uno strano effetto – riflesso. La nostra prima tappa è Kalemegdan, parco e fortezza entrambi molto scenografici collocati nella municipalità della città vecchia. Tra mura e camminamenti, cannoni e installazioni, si arriva al lato occidentale che scende verso il fiume Danubio: avete presente il bel Danubio blu? Nulla di tutto questo, lo vediamo in lontananza grigio e umido. Non mi è chiaro nemmeno il punto d’incontro con l’altro fiume, la Sava. Arrivando a un’ora decente il giorno prima, avremmo potuto trascorrere la serata a bordo del fiume pieno di locali. Sappiate che la vita notturna nella capitale serba è vivacissima, regolatevi di conseguenza.

Camminiamo dalla Città vecchia sino a Piazza della Repubblica, dove ritroviamo una statua equestre dedicata al principe Mihailo che liberò la città dai Turchi nel 1867. il Teatro Nazionale spicca sulla piazza con le sue forme inconfondibili. Skadarlija è un quartiere turistico, domenica mattina ha un fascino particolare in stile parigino, rétro scopiazzato un poco finto, pieno di fiori ai balconi e con enormi murales alle pareti dei vecchi edifici. Ristorantini, caffè e locali potrebbero accontentare qualsiasi esigenza, peccato che avendo l’imbarazzo della scelta non scegliamo nulla e a forza di scendere sulla strada principale acciottolata ci troviamo a un incrocio, dove il quartiere finisce. Ricominciano i viali alberati, con palazzi eleganti alternati a case sgarrupate. Cammina cammina, dopo tre ore sotto la pioggia ci rifocilliamo con una bibita in un baretto anonimo. Indovinate cosa prendo io? Non le cose calde che desiderano Simo e Cri, ma una birretta fresca. Che bella Belgrado ci diciamo, anche sotto la pioggia. Però ora abbiamo fame, un baracchino ci attrae con il profumo di griglia, come cibo di strada non è niente male. Chiedete alle ragazze com’erano i cevapcici e la plejskavica!

Proseguiamo nella città imperiale fermandoci prima a Tasmajdan e poi a Savamala. Il primo è un grande parco con il prato verde costellato di statue che ci ricordano le vittime della guerra. Da qui in poi c’è un rimando costante agli orrori del recente conflitto, ferite laceranti che dopo meno di vent’anni noi vediamo e che diverse persone ci raccontano, esperienze personali terribili, incredibili. Nella Piazza del Parlamento, altro edificio immancabile e maestoso, sono affissi poster con i nomi e i volti delle vittime. Uomini e donne, bambini e vecchi, immagini da guardare in silenzio pensando che quanto accaduto qui ora si sta ripetendo da altre parti, perché la guerra è da sempre un motore della storia. Alcuni edifici che la NATO bombardò nel 1999 sono stati lasciati semidistrutti, a perenne ricordo e monito. Si trovano in Kneza Milosa, se ci passate davanti sentirete un buco nello stomaco. Io non mi sono sentita di fare foto, pervasa da un senso di smarrimento e impotenza.

La stazione oltre ad avere negozi e bar comodi per una breve pausa, è un bellissimo edificio dominato dal colore giallo, uno stacco rispetto ai colori tenui e al grigio che ci ha accompagnato finora. Un luogo da vedere alla faccia di alcuni che la definiscono un non – luogo. Aeroporti, stazioni, luoghi di passaggio: li trovo così affascinanti che quando posso mi fermo a osservare e mi diverto a immaginare le storie dei passanti, siano essi soli o accompagnati. Accanto ai binari principali c’è un’ala nascosta dove si può vedere il treno blu, mezzo di locomozione utilizzato per spostarsi da Josip Broz, il maresciallo Tito in persona. E infine entriamo nell’edificio religioso più importante di Belgrado, la terza chiesa che visitiamo dopo la cattedrale ortodossa presso la città vecchia, e la piccola chiesa di San Marco a Tasmajdan.

Il tempio di San Sava è la cattedrale ortodossa più grande del mondo, una costruzione contemporanea ma dalle fattezze classiche, incompiuta come la Sagrada Familia di Barcellona ma molto meno leggiadra. L’esterno si vede da tutti i viali d’accesso, l’interno è impressionante. Come altri grandi edifici religiosi fa pensare ed incute paura, credo l’effetto sia voluto. Che bella Belgrado ripetiamo, anche sotto la pioggia. Ora basta però, cerchiamo di scaldarci e asciugarci in un locale carino lì vicino: siamo in giro dal mattino e dopo otto ore non ha ancora smesso di piovere. Siamo bagnate fino all’osso, la mia guida pocket della Lonely Planet è ridotta a un ammasso attaccaticcio di pagine e rischio di romperle per staccarle. Sapete come rientriamo in ostello? Su un comodo taxi che costa solo tre euro, l’equivalente della corsa in bus per tutte e tre. In questi casi è il mezzo di trasporto ideale considerando che a Belgrado non c’è la metro e quindi non esistono mezzi pubblici veloci.

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Di sera idem, prendiamo il taxi per andare al ristorante anzi in una antica kafana consigliata sulla guida. Si chiama Sprska ed è la kafana più antica di Belgrado, un tempo trattoria ora ristorante carino, con un rapporto qualità prezzo ottimale. Ci arriviamo presto, prendiamo posto al centro della piccola sala che subito si riempie di avventori locali. Tra questi tre giovani hanno piacere di offrirci una birra e chiacchierare con noi, ci raccontano la loro storia che si svolge avanti e indietro, tra la Serbia e la Grecia. Una zuppa calda è proprio quello che ci vuole, i piatti principali sono di carne ma cercando nei meandri del menu riesco a trovare le pietanze vegetariane che mi saziano. Belgrado mi è piaciuta tantissimo anche sotto la pioggia, ora sogno di vederla nei mesi caldi per essere sicura di stare asciutta, oppure sotto una bianca coltre, d’inverno. Nel tempo che avevamo a disposizione abbiamo visto tutto il possibile ma i quartieri periferici, i dintorni e alcuni monasteri vicini sono rimasti fuori. E della vita notturna vogliamo parlare? Con un paio di giorni in più avremmo fatto tutto, occorre tornare.

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Chiamatela come volete: la città bianca, la porta dei Balcani, la nuova Dubai ho letto addirittura su qualche quotidiano nazionale. Oltre la sua bellezza e magnificenza, non pensate che visitare Belgrado sia tutto rose e fiori. Cercate di leggere nelle pieghe e nelle crepe, guardate in faccia la gente e pensate come potevano essere, lei e loro, vent’anni fa. Se trovate dei belgradesi che vogliono parlare approfittatene, senza invadenza, per ricordare la loro guerra assieme a guerre vicine e lontane. Oggi l’inferno delle migrazioni dal vicino Oriente passa di qua, con difficoltà crescenti e la voglia di erigere muri come se ce ne fosse bisogno, con scarsa consapevolezza e disponibilità di chi magari, poco tempo fa, ha dovuto scappare dalla propria terra.

Le persone che ci hanno supportato invece sono tutte da ringraziare. Explorebalkans è nato nel luglio del 2016 in Expo, infatti all’inizio della sei mesi milanese al padiglione Serbia è stata presentata questa destinazione, con tutte le sue bellezze. Tornata a casa con un sacco di materiale ho subito detto alle bloggamiche, Simo e Cri, che dovevamo andarci. Ho costruito un facile itinerario imperniato sulle capitali, abbiamo contattato gli uffici del turismo e nell’aprile 2015 siamo partite, ora è passato un altro anno ed è quasi giunta l’ora di tornare. Ricordate di guardare la cartina perché lungo il percorso (Belgrado – Venezia sono 800 chilometri) ci sono tante cose da vedere per spezzare il viaggio. Vicino a Belgrado c’è la bellissima Novi Sad, mentre a metà strada si trova Zagabria, la bellissima capitale della Croazia… al prossimo post.

Post in collaborazione con:

http://www.np-plitvicka-jezera.hr/en/

http://franzferdinandhostel.com/

http://my.serbia.travel/

http://mailander.it/

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2 comments

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siamo stati a Belgrado da poco, per fortuna c’era bel tempo. citta’ molto interessante secondo noi da abbinare a Novi Sad poco lontana ed altrettanto bella. Tutto molto economico.

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Miranda ciao, Noi due anni fa abbiao fatto proprio come dici tu, da Sarajevo a Belgrado ci siamo fermate a Novi Sad, ma quante cose interessanti ci sono da vedere in Serbia?

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