Fino a due anni fa papà si metteva alla finestra in questi giorni per ricordare il solstizio d’estate imminente. Diceva più o meno così “Ecco da domani le giornate si accorceranno e farà buio prima”. Poi è morto, esattamente due anni fa, sabato 20 giugno 2015, un anno fa è stata la volta della nonna e ora del cugino Marco. Le nostre giornate si sono davvero accorciate, in questo maledetto mese di giugno il buio è entrato nelle nostre case e oggi, per il terzo anno consecutivo dopo papà e nonna, piangiamo un’altra perdita importante. La scorsa settimana al funerale, a Padova, c’era il lato Zennaro della mia famiglia. In nove mesi se ne sono andati zia, zio e il cugino, quattro anni più di me. Restano i due fratelli più grandi che ora come noi si guardano smarriti, sempre più soli, si chiedono perché e come andare avanti. Non lo so, in due anni non l’ho imparato, l’elaborazione del mio lutto è ancora lontana e ad ogni nuovo lutto si allontana ulteriormente.

Carissimo Marco come potrei descriverti? Non credo ci siano immagini buone per te ma le tue parole mi sono ben chiare, la tua bontà e semplicità è nota a tutti come i tuoi colleghi hanno dimostrato al funerale. A parte il tifo per la Juventus, chissà perché, ricordo la tua dedizione al lavoro, la volontà di fare, la franchezza. Il tuo bisogno d’amore è quello che ti ha tenuto su anche negli ultimi difficili anni, quando la salute vacillava e i tuoi genitori cercavano cure e terapie non sempre efficaci per rimetterti in carreggiata. Poi gli zii non ce l’hanno più fatta e in tre mesi se ne sono andati entrambi, lasciandoti solo senza il loro amore infinito e necessario.

Ti chiedo scusa per la mia assenza in questi mesi, avrei potuto e dovuto venire a trovarti come a febbraio durante i miei piacevoli fine settimana alla mostra di Padova, quando tra le foto della Pangea e gli incontri con amici ho avuto il tempo di andare dai tuoi al cimitero monumentale e poi venire da te. Eri magro, scheletrico, uscivi da un’operazione e volevi farcela, ce l’hai fatta perché pensavi di tornare in ufficio, alla tua vita. Poi non sono più venuta fino a due settimane fa a un poco utile incontro di networking, ho chiesto a mia mamma le tue coordinate ma poi non ci stavo coi tempi, ti avrei dedicato poco, ho rinunciato. Non sapevo che fosse l’ultima opportunità per vederci e farci compagnia, non lo sapevo scusami.

Chi si aspettava questa fine repentina? Nessuno, eppure anche il tuo cuore ha ceduto come quello dei nostri tre genitori e ti ha portato via in un attimo. Non ha sofferto dicono i medici, queste frasi mi mettono nervoso, chissà cosa vuol dire non ha sofferto. Noi ora soffriamo di brutto, e mi conforta solo il pensiero che tu sia volato in cielo da papà Luciano e mamma Anna, dai nostri nonni e ovviamente da zio Giulio, il mio papà che è ormai un angelo, lontano ma vicino, impegnato a vegliare su di noi. Ora sei libero di camminare e correre, di sciare nelle montagne del cielo e le tue parole ci restano come un soffio di vento a ricordare la tua bella persona. Ciao cugino Marco ti voglio bene, tanti ti hanno voluto bene e ti terranno vicino al cuore per sempre.

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