Il primo giorno del 2008 è all’insegna del relax: al mattino passeggiamo per il centro di Bhaktapur a cui si accede con il solito esoso obolo, ma che ci ricompensa con un tempo strepitoso e tantissime cose da vedere. Oltre Durbar Square si dipanano vicoli e ulteriori piazzette, palazzi, templi, tutti belli e assai genuini: c’è un quartiere dei vasai e uno per la colorazione della lana, vi sono ghirlande di senape appese alle finestre a seccare, cisterne piene d’acqua intorno alle quali si specchiano antichi palazzi. I turisti sono quanto di più tranquillo si possa pensare.

Stiamo un po’ insieme e un po’ a gruppetti, poi alle 12 ci ritroviamo fuori dall’hotel per la sola escursione del giorno. Purtroppo abbiamo un micro pulmino senza nemmeno sedili per tutti, così stretti e con qualche mugugno andiamo nella vicina Thimi per un’altra piacevole passeggiata. Qui vediamo le maschere in cartapesta, purtroppo solo il prodotto finito, e osserviamo la produzione dei vasi di terracotta. Tale processo è totalmente manuale incluso nell’utilizzo di torni manuali in sale umide, buie ed anguste, dove lavoratori anche anziani plasmano vasi di ogni dimensione ogni giorno per tante, troppe ore.

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Per mangiare non c’è molto, fa caldo e dopo un paio d’ore torniamo a Bhaktapur, dove quasi tutto il gruppo scalpita per pranzare. La scelta, ormai l’abbiamo imparato, è tra consumare cibo frugale al volo e mangiare come si deve, seduti in un locale vero. Io ricordo la situazione, poi ci sediamo in un locale molto carino con terrazza su Durbar Square dove si può addirittura scegliere tra tavolini all’ombra o al primo tiepido sole del 2008, tanto, si dice, “ma cosa ci vorrà per farsi portare panini e patate fritte”? Detto fatto, dopo quasi 1h siamo ancora là mentre qualsiasi cosa, anche tè e coca cola, arriva col contagocce. C’è chi se ne vuole andare in giro da solo senza mangiare, chi si arrabbia con il cameriere e chi fa finta di nulla. Segue una sceneggiata anche per pagare ma, finalmente, possiamo partire per un breve tour guidato nel centro storico. L’aria è secca, appena andiamo all’ombra e man mano che cala il sole fa freddo. Andiamo a trovare la Kumari, che qui abita in famiglia, in una casa normale: è un po’ truccata e dorme in una stanza riccamente decorata con tanto di trono dorato. Bhaktapur è una città bellissima, davvero sacra e toccante, nel complesso delle piazze centrali (non solo Durbar Square) vi sono tanti palazzi e templi notevoli, dove potremmo passare giornate intere in un ambiente più tranquillo che nelle altre città.

Abbiamo un appuntamento per cena nello stesso ristorante dell’altra sera e godiamo di qualche ora libera. Dopo il tramonto fa assai freddo, quando alziamo bandiera bianca è persino difficile tornare in hotel per l’ennesimo black-out. Io mi attardo un attimo, da sola, a comprare del tè che avevo assaggiato in mattinata. Il centro è totalmente al buio, si vedono solo i lumini attorno ai templi dove i fedeli pregano. In qualche modo mi oriento: fuori dalle mura percorro una strada sbagliata, non vedo l’hotel, ho paura. Per fortuna trovo un giovane english speaking che mi mostra come risalire. Al gruppo che è già rientrato ho lasciato il compito di pensare come e quando andare verso Nagarkot, l’indomani, a vedere la famosa alba sugli ottomila, quando fare colazione (prima di partire in hotel, a Nagarkot o direttamente al ritorno in hotel). E così è: nella stanza che divido con altre due ragazze, illuminata con poche candeline, ben sette persone discutono animatamente sul da farsi. La conclusione è: senza fare levatacce all’alba che tanto sarebbe freddo e fosco, ci alzeremo con calma e, dopo la buona colazione dell’hotel, saliremo a Nagarkot in pulmino per il trekking, per rientrare a Bhaktapur in tarda mattinata e infine tornare a Katmandu. Io sono sfinita dalle scarse ore di sonno e dalla stanchezza accumulata, ma sono contenta che l’idea, una volta sottoposta al resto del gruppo, sia approvata. Nel frattempo una partecipante già acciaccata mi dice che ha la febbre, la convinco a restare in camera a riposare. Torniamo a cena dove avevamo fatto il cenone ma ci propinano gli avanzi, peccato. Comunque, il 2008 è iniziato bene.

Consiglio – abbiamo portato penne e quaderni (ma anche caramelle) ai bambini, sia nelle scuole dei villaggi sia a Bhaktapur: di fronte all’hotel c’è un centro di educazione psicomotoria per disabili.

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