Questo è il primo post con il diario di viaggio, all’inizio mi sono detta “Robi fanne solo cinque, uno per ogni isola, tanto non c’è molto da scrivere”. Non ci riesco, questi sono i primi due giorni di viaggio e a Terceira siamo stati quattro giorni. Buona lettura.

Il blu e il verde con tutte le loro sfumature sono i colori più rappresentati alle Azzorre, ma ogni isola ha un suo colore caratteristico come ho scoperto ora. Terceira è l’isola viola per i colori pastello dei suoi bellissimi tramonti. Sao Jorge è l’isola marrone come la ricca terra coltivata e la sua selvaggio costa. Pico – facile questa – è l’isola nera per la sua natura vulcanica e l’incombente figura del Pico che si vede ovunque, tranne quando è coperto dalle nuvole. Faial è l’isola azzurra per le siepi di ortensie che ne punteggiano il paesaggio fuori dal capoluogo Horta. Sao Miguel infine è l’isola blu, in effetti il colore più presente tra il cielo e il mare.

Domenica 30 luglio è il primo giorno di viaggio, un viaggio infinito che ci fa incontrare all’aeroporto di Lisbona sotto la medusa verde e nera di Starbucks, il luogo dove bevo un caffè e dò sempre appuntamento ai partecipanti perché è un porto sicuro e inconfondibile. Se il wifi funzionasse sarebbe perfetto. Ma poi perché dovrei cercare il wifi? Da quasi due mesi il roaming è stato eliminato in Europa, ora l’assurdo balzello che pagavamo alle compagnie telefoniche non c’è più ed abbiamo davanti due settimane di connessione senza costi aggiuntivi, come fossimo in Italia “alle condizioni del nostro operatore nazionale”. Il lato negativo? Niente più digital detox in vacanza, nessuna scusa (ma la userò ancora) per non rispondere al telefono o dire “ero all’estero scusa”. Meditate gente. Sistemo il telefono un’ora indietro rispetto all’Italia. I nove milanesi sono in piedi tipo dalle 3 di notte, si sono trovati alle 4 a Malpensa e hanno volato alle 6,30 su Lisbona. Hanno girato dalle 9 alle 16 poi si sono uniti a noi. Sulle 13 son partiti tutti gli altri, quattro persone da Roma, due da Bologna, io sola da Venezia. Siamo sedici in totale, ci presentiamo ma pare che ci conosciamo già, alcuni si sono frequentati per davvero e ci siamo scambiati tanti messaggi. Ma ora siamo insieme e il viaggio inizia da qui, dal volo Lisbona – Terceira che dura due ore e mezza e ci porta al fuso delle Azzorre, un’altra ora indietro.

I primi quattro giorni stiamo a Terceira, la terza isola scoperta dai Portoghesi dopo Santa Maria e Sao Miguel nelle Azzorre orientali, che ci accoglie con una pioggerellina autunnale. Quando fa buio, molto più tardi che da noi, siamo fuori dall’aeroporto con tutti i bagagli a cercare il pulmino che dovrebbe mandarci Fatima, la padrona dell’alberghetto dove alloggiamo. Gli altri italiani arrivati con lo stesso volo se ne sono già andati, noi aspettiamo un’ora e nonostante varie chiamate non viene nessuno a prenderci, così alla fine ci arrangiamo coi taxi. Bell’inizio. Fatima mi fa capire che il transfer non era previsto eppure me l’aveva confermato per iscritto, è incasinata a gestire da sola sedici stanze dove i gruppi di Avventure d’estate si susseguono senza sosta. E capitano cose così… Prendiamo le stanze, usciamo in sei a fare due passi e bere qualcosa, sono le 23 ed è quasi tutto chiuso così ce la caviamo con una pastina e una bevanda poi andiamo a dormire.

Lunedì 31 luglio andiamo in giro con calma per riprenderci dal viaggio. La visita alla città inizia dal vicino Mercado do peixe e, a pensarci bene, anche alla fine ci sarà un (diverso) mercado do peixe dove lascerò il cuore. Il mercato, inteso come piazza e luogo d’incontro per definizione dei locali, è sempre un luogo da vedere in viaggio, se poi ai banchi campeggia pesce freschissimo e cheap io sono ancora più contenta, se avessimo un appartamento con cucina ci sarebbe da divertirsi a cucinare… Compriamo acqua, frutta e snack poi lascio andare in città il gruppo e mi faccio portare da Fatima in auto all’Atlantico line. Ho un pensiero fisso, acquistare i biglietti dei traghetti con cui ci sposteremo su Sao Jorge, Pico e Faial, le prossime tre isole centrali. Chiacchieriamo a più non posso, ha una storia travagliata fatta di strappi, riunioni, separazioni anche definitive e premature, una storia come tante forse alle Azzorre. Vorrei conoscerle tutte, mi attaccherò a ogni azzorriano che vuole parlar(n)e. Quando lei mi molla al porto e risale a casa mi accorgo che la biglietteria aprirà tra un’ora e mezza, salgo in centro dove trovo il gruppo in giro e subito lo saluto. Piove, pare autunno inoltrato, la prima delle quattro stagioni che sperimentiamo alle Azzorre. Arrivo nell’agenzia che mi hanno consigliato di utilizzare per i biglietti… ci passo due ore al mattino e due ore al pomeriggio in cerca delle tariffe più convenienti per il gruppo, ogni persona va registrata coi dati anagrafici, non è una cosa semplice. A noi conviene, all’agente gentilissimo resta una percentuale e spero che lo utilizzino anche i prossimi gruppi perché è proprio comodo, molto meglio che mettersi in fila al porto dove c’è sempre una coda pazzesca.

Mangio crackers mentre cammino sotto la pioggia, il gruppo su whatsapp mi informa che alle 14,15 vorrebbe salire a Monte Brasil, il mio orologio dice che manca poco all’orario prestabilito e mi affretto a raggiungere il luogo dell’appuntamento ma non vedo nessuno. A passo svelto salgo questo promontorio boscoso dove si vedono continuamente scorci di Angra affascinanti, seppure seminascosti dalla nebbiolina mista a pioggia. Passo delle belle case colorate, una caserma, un bosco bellissimo con alberi ad alto fusto, arbusti e fiorellini, una cava di pietra, una piccola caldeira (la prima di una lunga serie di crateri vulcanici spenti). In meno di un’ora sono su, possibile che il gruppo sia così tanto avanti a me? Altro messaggio wapp. Partiamo! Riguardo l’orologio che era rimasto all’ora di Lisbona, ho fatto casino col fuso, sono in anticipo di un’ora. In futuro lascerò l’ora italiana per essere sicura delle due ore di differenza. Punto. Li aspetto passeggiando su una spianata con resti di edifici militari e posti di avvistamento. Un obelisco ricorda i i 500 anni dalla scoperta dell’isola, 1432 – 1932, in tempo di pace si saliva quassù per vedere navi e balene, in tempo di guerra per avvistare aerei da colpire. Essere in mezzo tra Europa e America è sempre stata una croce e delizia. Oggi però siamo in pace e in pace osservo gabbie con pappagalli colorati, fagiani, caprioli in semi cattività, galli e galline, gatti, insomma una piccola arca di Noè. Molti locali salgono in auto che peccato, però tra questi c’è un grosso gruppo di testimoni di Geova (volete che vi racconti la mia esperienza di lavoro con questa gente?) sistemati sotto una tettoia che cucina carne e pesce sulla griglia. Che profumino! Vuoi partecipare? Uhm resisto, i miei sono in arrivo. Rifacciamo il giro tutti insieme e trovo questo luogo a suo modo magico, sono contenta di riavere il gruppo, siamo dei chiacchieroni c’è chi parla persino più di me, incredibile! Scendiamo a passo svelto poi questi rompini (ecco non mi ero ancora resa conto di questa loro esigenza) vogliono andare in spiaggia. Andate pure, io torno in agenzia.

Ci diamo un puntello in centro per le 18,30, io concludo le macchinose prenotazioni, esco dall’agenzia con la cassa trasporti alleggerita e un pacco di biglietti. Intercetto cinque pax (rassegnatevi, chiamerò così i partecipanti) con cui vado a cercare il ristorante per la cena. O Chico è la prima scelta ma è pieno, riserviamo un tavolo da 16 per domani. Birretta (1,20 euro) e via, stiamo seduti vicino alla cattedrale e ci portano pop corn adattissimi al nostro primo happy hour. Ne seguiranno molti altri alle ore più disparate. Cin cin, che bel posto. Ma è proprio necessario prenotare per cena? A me non va molto, almeno lo spirito di avventure non lo prevede, vedremo. Rientro in hotel – doccia veloce – uscita. Andiamo al porto e ci fermiamo da Cais (Porto) do Angra un ristorante bello in bella posizione, son quasi le 21 ci fanno aspettare poi ci sistemano in quattro tavoli quasi vicini, mangiamo dell’ottimo pesce e le scorpacciate sono solo all’inizio, così come le discussioni su cosa mettere e non mettere in cassa comune. Io dico sempre che ognuno deve mangiare quel che gli pare ma per rispettare chi è parco o astemio, le bevande e i piatti più cari vanno pagati a parte. Chissà se ci capiamo! E dopo cena? Per prima cosa Francesca la cassiera più brava dell’universo compie gli anni e le consegniamo i nostri regalini – souvenir. In secondo luogo ci raggiunge al ristorante il gruppo parallelo, un giorno doppo di noi sono arrivati altri sedici avventurieri la cui coord è anche mia amica. Si chiama Simonetta e insomma faremo grandi cose insieme, non tutto ma di tutto. Presentazioni. Chiacchiere e rientro. Domani andiamo a… camminare! Boa noite!

 

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