Dedichiamo ben due giorni a facili trekking nel centro di Terceira, ci affidiamo ad autisti locali che ci scarrozzano in giro a bordo di robuste jeep 4 x 4 e di un pulmino, più capiente ma anche fragile…

Ruiz il capobanda mi avvisa che dovremo prepararci a continui cambiamenti del meteo, sull’isola si sono abbattute forti piogge al nostro arrivo. Per camminare in sicurezza ci vogliono le scarpe giuste, ombrello e mantella nello zainetto. Io ho pure i bastoncini quindi cammino non con due ma con quattro gambe, non potete capire il sollievo per la mia schiena. Darei il premio Nobel ai due inventori del trolley con ruote… e dei bastoncini.

Martedì 01 agosto partiamo da Angra in 32, due grupponi che scalpitano per camminare ma… con calma. Appena usciamo dalla città vediamo paesaggi strepitosi, dopo la pioggia il cielo si è fatto limpido e attorno a noi scorrono immagini di ortensie blu fiorite, prati e boschi verdi punteggiati da greggi di ovini e mandrie di bovini, con cui faremo numerosi incontri. Raggiungiamo l’attacco della Serra do Chambre al centro dell’isola, un percorso insolito per i nostri gruppi. Col senno di poi lo consiglio incondizionatamente! I cammini sono ben segnati all’inizio con mappe esplicative, altimetria, difficoltà, indicazioni gialle e rosse chiarissime. X per il sentiero sbagliato, frecce per girare a destra e sinistra, insomma non dovremmo perderci. Massimo tre ore c’è scritto sul cartello, si percorre un anello allungato e si torna al punto di partenza.

I miei quindici pax camminano lesti sulla strada sterrata in piano, alzando lo sguardo per fotografare gli scenari bucolici che ora vediamo meglio con i nostri occhi, verde e blu, aria terra acqua, una meraviglia. Per un’ora camminiamo in piano poi su un saliscendi all’ombra di alberi e arbusti, dove dobbiamo fare attenzione perché non calpestiamo più la terra e il fango, bensì ciottoli di lava nera che per me sono la cosa più sicura per non scivolare purché si guardi bene dove mettere i piedi. Sto più indietro dei miei che forse pensano di fare una gara, poco male, spero mi aspettino da qualche parte per quanto in cammino ognuno deve procedere col suo passo. Mi mescolo con il gruppo parallelo, finché in un passaggio dove ci vuole un po’ più d’attenzione sento dietro di me una persona che scivola e cade. Cavolo siamo partiti da meno di un’ora! Sto in silenzio e sento che i suoi le stanno vicino e la soccorrono, il polso fa molto male, non può proseguire. Penso un attimo a come pormi, decido di proseguire e cercare i miei ormai parecchio più avanti, chissà se hanno già iniziato a salire. Mi raggiunge Anna (Rita) l’ultima dei miei che per fortuna ama fotografare e prendere le cose con calma, sarà la mia compagna e la mia salvezza di oggi asieme a un altro partecipante.

Quando finisce il cammino sulla lava nera inizia forse il tratto più bello ed emozionante, un bosco incantato di criptomerie che proteggono l’ambiente con l’apparato radicale “assorbente” e la folta chioma, da percorrere lentamente, da assaporare con tutti i sensi (il profumo del muschio è fantastico, il silenzio rigenerante). Qui potrebbero vivere fate e folletti (ma non li vediamo), c’è fango e le radici affioranti sono scivolose. Attenzione! A piccoli gruppi i ci raggiunge e ci supera il gruppo parallelo, quasi tutti. Piano piano supero questo sentiero in salita facendomi aiutare, Anna è un tesoro, evidentemente essere insegnante la costringe ad essere paziente e disponibile. Più su la faccenda si complica, il sentiero sarebbe ancora più ripido e per non farci scivolare vi hanno predisposto un aiuto per le mani (le vecchie corde, un ottimo appiglio) e per appoggiare i piedi (grate di metallo a mo’ di gradoni). E insomma, questo sarebbe un facile sentiero?? Certo che abbiamo una gran bella vista oltre il bosco, siepi di ortensie ci guardano in alto a sinistra, non dovremo mica arrivare lassù? I miei pax si fanno sentire poco più alti di noi ma non ho fiato per chiamarli, ci aspetteranno no? Quante domande senza risposta!

Cammina cammina ci troviamo al punto in apparenza più alto, una spianata con vista fantastica sulla valle e il mare, presumo la costa nord di Terceira. Non è il punto più alto invece, volendo si sale ancora dove vedevamo le ortensie. Stanchissime, ci stendiamo su un prato con erba alta e soffice, salutiamo coloro che arrivano e proseguono finché l’ultimo pax dell’altro gruppo ci raggiunge con un bastone e due ortensie in mano, si presenta così. Ciao sono Riccardo. Per fortuna che c’è Riccardo, ricordate la canzone delle Zecchino d’oro? Lui è il secondo angelo che oggi mi viene in aiuto. Posso sedermi qui con voi a riposare? Certo. Riposiamo e chiacchieriamo, Anna e Riccardo erano giù al momento della caduta della ragazza e me la raccontano bene, una volta accertato che bisognava portarla in ospedale ad Angra loro non potevano aiutarla e sono ripartiti, ognuno col suo passo, fin quassù. Lui vuole proseguire e ci mostra la mappa sul cellulare, io sono sfinita ma non ho voglia di ridiscendere nel fango. Con la promessa che manca poco ripartiamo su un costone erboso, dove incrociamo delle frisone al pascolo (vacche) che ci guardano, non sono minacciose ma mi ripeto per l’ennesima volta: come potrei affrontare un safari in Africa se ho paura dei nostri animali?

Salgo aiutandomi coi rami e i bastoncini e sono in cima prima dei miei due amici, che bello quassù! E vogliamo parlare delle ortensie, siepi che si stendono davanti a noi per centinaia di metri e per un’ora ci accompagneranno in discesa? Sono uno spettacolo della natura e dell’uomo, pensate che vengono dal Giappone quindi sono una specie alloctona, che però si è ambientata così bene da diventare il simbolo estivo delle Azzorre, tanto quanto le azalee ne sono il simbolo primaverile. E in agosto sono in calo, chissà come si presentano all’inizio dell’estate! Con gli occhi e la bocca aperti scendiamo facendo sempre attenzione a dove posiamo i piedi, siamo sul bordo di quello che sembra un canale di scolo dell’acqua simile alle levadas di Madeira, ma potrei dire una corbelleria. A sinistra abbiamo una centrale termoelettrica da cui escono sbuffi di vapore. Chiacchieriamo vorticosamente e ci facciamo foto stupide, ormai il più è fatto. Ecco che ci raggiungono gli ultimi sei pax del gruppo parallelo. Ci siamo tutti, un poco sfrangiati ma ce l’abbiamo fatta. I miei avvisano con un sms, vanno in spiaggia con le jeep e ci troviamo giù, tutto OK. Peccato rientrare, anche l’ultimo tratto è bello selvaggio, molto simile all’interno della Sardegna un poco brullo con pietre e arbusti. Comunque in tre ore proprio non era fattibile, nemmeno per i “montagnini”.

Saliamo in nove sulla jeep e presto siamo a Biscoitos, un luogo ad alta densità di turisti, ben attrezzato, con piscine naturali e le onde che si infrangono sugli scogli scurissimi davanti a noi, spruzzando acqua freddissima fin quasi alle gettate di cemento dove si può stare stesi. Non è il mare che piace a me nonostante sia molto bello e io ammiri chi si tuffa e sguazza. Al baretto mi faccio un caffè e dopo avere negoziato con gli autisti il rientro alle 18 tutti insieme, provo a rilassarmi. Non metterò mai piede in queste acque gelide… Saliamo sui mezzi e andiamo a vedere il miradouro di Quatro Ribeiras con un panorama pazzesco fatto di scogliere selvagge, potremmo girare ancora in fuoristrada ma preferiamo rientrare ad Angra per farci una doccia veloce ed uscire presto per cena. O Chico è un’ottima scelta come ristorante di pesce e ci passiamo tutta la serata.

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