A Tenerife c’è l’eterna primavera come nelle altre sei isole che compongono l’arcipelago delle Canarie. Dopo essere stata a Gran Canaria nel 2015, come ho raccontato qui, ho scoperto Tenerife lo scorso maggio ed è stato amore a prima vista. Le due isole con le due capitali si assomigliano molto, alternano zone molto urbanizzate (anche troppo) alla natura primitiva, selvaggia, primordiale, con le piante endemiche e l’energia ancestrale della terra. Las Palmas e Santa Cruz hanno una vibrante vita culturale e tutti i divertimenti notturni che possiamo desiderare. A meno di cinquanta chilometri di distanza si ergono montagne strepitose come il Roque Nublo, e un vulcano maestoso che i locali chiamano “Padre Teide”. Perché sono andata a Tenerife? Era la settimana del TBM – Travelbloggers Meeting, l’incontro annuale dei blogger spagnoli, quasi 200, ai quali mi sono unita con piacere. Due giorni di formazione e per il resto tante visite culturali e un’immersione totale nella natura. Tra qualche giorno sapremo dove si svolgerà il TBM 2018, intanto sappiate che è l’incontro più aperto e democratico della mia settennale esperienza di blogger, che non ha nulla a che vedere con le riunioni e gli incontri formali ma è molto formativo, istruttivo e divertente. Mi ha molto arricchito sia dal punto di vista professionale sia delle relazioni umane, e non posso mancare alla prossima edizione. Sea donde sea voy a unirme, glie l’ho scritto. Nell’attesa di sapere dove e quando si svolgerà il TBM 2018, leggete cosa abbiamo fatto a Tenerife nel maggio 2017. Dimenticavo, i blogger spagnoli assomigliano molto ai blogger italiani: sono soprattutto donne, competitivi quanto basta, caciaroni, aperti, social – addicted…

 

Sbrigo rapidamente le questioni logistiche: prendo un volo diretto da Treviso di durata quasi cinque ore, in offerta si trova anche a meno di 100 euro, io ne ho spesi 200 perché ho aspettato, pazienza. Alloggio a Santa Cruz in centro ma non troppo, in una vietta di fronte a un parco verdissimo accanto alla fermata del tram che sale a La Laguna, la seconda città dell’isola, la più antica e ricca di storia. La pension Milema mi costa, per una settimana, meno di 150 euro di pernottamento in una stanza semplice ma pulitissima, con il bagno nel corridoio. C’è il bollitore per farmi il tè al mattino, tengo frutta cereali e yogurt. Prendo il caffè al baretto sottostante gestito da due fratelli, vestiti con camiciole a quadretti, provenienti da el Hierro, una delle tre piccole isole Canarie (assieme a la Palma e la Gomera) a ovest di Tenerife. Il tipico bar di provincia ha una vecchia macchina espresso, arredi di formica e accessori che sembrano venire da un film degli anni Settanta. Chiacchieriamo (ehm), sono venuti a lavorare qui perché le condizioni di vita nella loro isola erano troppo dure ma sono fortunati, in meno di un’ora ci possono tornare, in traghetto. I trasporti mi costano in totale 50 euro incluso il transfer da e per l’aeroporto, con le card da 15 euro ho accesso a tutti i bus pubblici della compagnia Titsa, a prezzo scontato e scalando il credito. Mangio frutta e crackers per pranzo e la sera spendo meno di 10 euro cenando con tapas o piatti semplici della tradizione canarina, le solite cose buone: papas arrugadas, mojo, pulpo e altri pesci. Accompagnati da una birretta, semplice e cheap.

 

Questo per metà settimana, l’altra metà è tutta una festa, aperitivi e cene con fiumi di birra e musica. Una sera si esibisce per noi addirittura la reginetta del carnevale di Santa Cruz, il più importante dopo quello di Rio de Janeiro: stesso clima, stessa voglia di trasgredire e divertirsi.

 

Le sessioni formative si svolgono al TEA – Tenerife Espacio de Artes. I locali sgomitano per ospitarci e sponsorizzare gli incontri in seno al TBM, noi li rilanciamo con migliaia di tweet e siamo sempre in TT. Abbiamo accesso libero o scontato ai musei – lo sapevate? In queste destinazioni di mare ci si può fare una grande cultura sulla Spagna coloniale, l’epopea della conquista dell’America e tutto ciò che ha significato per queste isole nell’oceano Atlantico, sulla rotta dove sono state protagoniste per cinquecento anni prima di diventare soprattutto un luogo di divertimento per tutto l’anno, per turisti europei e non solo. Coloniale è lo stile che dalla Spagna è arrivato nel Nuovo mondo passando da qui, in ogni isola troverete un monumento a Cristobal Colon, una sua casa, una chiesa dove si è fermato al ritorno dai viaggi in America. I palazzi in stile coloniale mi ricordano l’America centrale e Cuba perché da qui vengono, con il legno, il patio, le ceramiche e il mobilio affascinante. Idem chiese e conventi dal fascino latino, dal profumo di incenso che entra nelle narici e annebbia la mente. Faccio una scorpacciata di musei che sono collocati in questi palazzi sontuosi e meritano una visita non frettolosa. Museos de Tenerife è la rete che ne raccoglie quattro, situati a Santa Cruz, La Laguna e un paesino sperduto (l’ultimo) che mi diverto a cercare sulla cartina e ancor più mi diverto ad andarci in bus. Si chiamano:

Museo de la Naturaleza y del Hombre (MNH),

Museo de Historia y Antropologia (MHAT),

Museo de la Ciencia y el Cosmos (MCC),

Museo Casa de Carta.

Quest’ultimo si trova a Valle de Guerra, un puntino oltre La Laguna verso la costa occidentale dell’isola. Non è un palazzo nobiliare ma una dimora di campagna settecentesca con vista mare, in cui ciascuna stanza riproduce uno spazio ricostruito secondo gli usi quotidiani. Come tutte le case ha cucina, sala da pranzo, camere da letto, gli arredi sono particolarmente ricchi e c’è una bella raccolta di utensili e abiti tradizionali. Una notevole collezione dedicata alla cultura popolare in mezzo a un’area rurale che mi catapulta oltreoceano, nella Cuba più genuina che la vidi nel lontano 2000 al mio primo viaggio nella Isla Grande. All’esterno c’è una esplosione di natura nel frutteto ben tenuto, nella serra ancora in uso e nel giardino con piante tropicali e grasse. Dal sito principale dei musei potete accedere ad info e orari generali, e ai siti dei quattro musei che in alcuni casi sono visitabili con una comoda guida multimediale multilingua scaricando la app sul vostro dispositivo. In un museo ci sono le mummie dei guanches, peccato che non le abbia viste ma incredibilmente non ho avuto tempo, o meglio mi sono accartocciata con diversi impegni e la visita è saltata. I guanches: gli antichi abitanti, i primi esseri umani che arrivarono alle Canarie dalle coste dell’Africa. Già i Greci e i Romani fantasticavano sull’esistenza delle “Isole Fortunate” e le descrivevano come luoghi paradisiaci, come sono rimaste tuttora in piccoli angoli, dove la mano dell’uomo moderno e la speculazione non sono arrivati. Il Sahara occidentale al sud del Marocco è il punto sulla terraferma più vicino alle isole da dove sono partiti, comunque navigare nell’oceano per oltre cento chilometri non doveva essere banale, chissà cosa è venuto in mente a questi umani di cercare oltre l’infinito orizzonte del mare? Non lo sapremo mai, anche qui gli spagnoli hanno fatto una strage quando sono venuti da colonizzatori e di loro hanno lasciato sparute testimonianze come le mummie, le case scavate nella roccia e ricostruzioni nei parchi divertimenti (!!!).

 

Non sembra ma ho visto pochissimo di Tenerife in una settimana, stranamente ho voluto assaporare i luoghi e rilassarmi a modo mio senza correre. Ho messo pochissimi puntini sulla cartina, tutti a nord est tralasciando la parte ovest e soprattutto il sud dell’isola, che mi aspettano al prossimo viaggio. Al sud avrei potuto andare l’ultimo giorno, c’era un tour fotografico in auto con soste nei punti panoramici di cui mi hanno mostrato immagini stre-pi-to-se. Ho preferito invece una cosa slow: il trekking sulla punta orientale, di cui vi parlerò nel prossimo post che sarà dedicato alle bellezze naturali di Tenerife… Hasta luego!

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *