Continuiamo la nostra scoperta di Palermo citando per prima cosa le parole del suo sindaco Leoluca Orlando, instancabile, pieno di energie, un grandissimo diplomatico capace di mettere il diavolo e l’acqua santa allo stesso tavolo con la sua dialettica trascinante e l’entusiasmo travolgente. Il sindaco è un grande conoscitore del mondo e ha deciso di attivare tutte le risorse della città, sue e dei collaboratori, per renderla migliore, sicura, ospitale, internazionale. Palermo ha sempre avuto tale vocazione, è stata un crocevia di tutti i popoli che hanno abitato le differenti sponde del mare Mediterraneo incontrandosi per mare e per terra, praticando commerci e scambi culturali che ne hanno fatto una vera culla di diverse civiltà. Ma poi cosa è successo? In Sicilia abitano persone squisite, sincere, che fanno di tutto per farti stare bene come ospite, eppure la Sicilia e Palermo hanno acquisito la cattiva fama di “Capitale della Mafia”. L’anno che verrà invece vedrà Palermo nella veste di “Capitale della Cultura”, un bel salto non c’è che dire.
Lo scorso due dicembre, durante il Meetup di AITB a cui ho partecipato assieme ai miei colleghi blogger, il sindaco ci ha ricevuti per quasi un’ora nella sala consiliare di Palazzo delle Aquile. Abbiamo visto i suoi sontuosi saloni, i tesori e i cimeli, e infine abbiamo ammirato San Cataldo e Piazza Pretoria dall’alto. Orlando ha incastrato diversi impegni istituzionali per vederci e presentarci la sua idea di città, nei giorni del nostro incontro è stato in Germania (nazione a cui è visceralmente legato e usa spesso a modello virtuoso) e a Pistoia, per raccogliere il testimone ed effettuare il passaggio di consegne tra le due capitali della cultura italiane degli anni 2017 e 2018. Ha fatto riferimento ad antiche capitali come la mia amata Gerusalemme, una sensazione che ho provato più volte a Palermo come in una serie di inaspettati déjà-vu: nei rumori lievi e irruenti dei mercati, negli odori e nei colori, nelle facce della gente. Era come se fossi nella culla delle tre religioni, invece che nel capoluogo siciliano. Il sindaco ha sintetizzato il ruolo di ponte tra passato e futuro, paragonando la sua città a Francoforte, Berlino e altre capitali dell’epoca moderna, citandole quali modelli da imitare, esempi di buona gestione della cosa pubblica. Ed ha in mente esattamente questo, una Palermo proiettata verso il mondo con un insieme di progetti da condividere con la cittadinanza, che le daranno lustro e la faranno vedere come una potenziale capitale del futuro. Nelle sue parole “Palermo città con radici e ali”.
Per venire ai temi a noi cari come l’ospitalità e l’accoglienza (turistica e non solo) ha confessato che fino al 2015 Palermo non aveva sviluppato tale vocazione quindi gli ospiti in visita c’erano ma non si notavano, erano pochi ed avevano pochi servizi dedicati. Ora il wifi a banda larga con open fibre funziona bene come a Milano e – ricordiamolo – serve a tutti, in primis agli abitanti. Idem le aree pedonali in centro e le quattro linee di tram: il sindaco ideale per me è una persona come Orlando, che apre la città agli ospiti e migliora i servizi per i suoi cittadini creando una convivenza tra chi ci vive sempre e chi ci passa solo alcuni giorni. La trasformazione del porto merci in porto crocieristico è un altro obiettivo ambizioso per portare qui nuovi ospiti: con questo arriviamo al mare che, con le attuali vicende dei migranti in arrivo dal Nord Africa, ha mostrato al mondo intero Palermo e la Sicilia in una duplice veste. Paradossalmente i drammi di chi scappa dalla guerra hanno dato l’opportunità di accoglierli e aprire ulteriormente la città al mondo esterno. Tale processo appena iniziato vede Palermo e il sindaco Orlando in prima linea, per garantire agli uni e agli altri condizioni dignitose e la possibilità di costruirsi un futuro a partire da qui. Il Gay Pride ha portato a Palermo 300.000 persone a festeggiare l’amore e a chiedere pari diritti, in una città libera e laica. Un altro grande evento del 2018 è Manifesta, dedicato all’arte contemporanea, dove si attendono due milioni di visitatori al pari delle maggiori biennali che si svolgono nelle grandi città. Con queste premesse il ruolo di capitale della cultura sembra sudato e meritato, ora spetta a noi scendere nel 2018 per vedere coi nostri occhi. Faccio un grande in bocca al lupo a questo sindaco lungimirante e illuminato che ha condiviso sui suoi profili social le foto scattate con noi (non il mio selfie che vedete qui), spero che i suoi sogni si realizzino e continuino anche dopo il suo mandato, con chi ne vorrà cogliere l’eredità.

 

Torno ora a raccontare le bellezze di Palermo facendo un salto indietro nel tempo, in questo post ho parlato dei palazzi nobiliari oggi adibiti a musei. Altra cosa sono i suoi tesori più antichi, tutelati come patrimonio UNESCO con il percorso arabo normanno e i suoi inestimabili tesori, in città e fuori. A Monreale dove ci sono il duomo e il chiostro unici nel loro genere purtroppo non sono arrivata, per oggettiva mancanza di tempo. Mi sono concentrata su Cattedrale, Cappella Palatina, palazzo dei Normanni che necessitano almeno di tre – quattro ore per la visita, li raggiungo ogni giorno dal mio B&B in Piazza Marina con una bellissima passeggiata lungo via Vittorio Emanuele. Botteghe e vetrine nuove e vecchie ammiccano ai passanti invitandoci a rimirarle ed entrare, per acquistare non solo ricordini più o meno autentici, ma beni di ogni genere e cibi invitanti. Confesso che non sono una fan dei classici dolci siciliani, ho assaggiato cannolo e cassata ma a un boccone per volta. Non me ne abbiano a male i cultori di queste prelibatezze, non è un fatto personale, anche i maritozzi alla crema e le trabordanti torte nuziali non fanno per me (ma questa è un’altra storia), idem le creme e altre cose fredde o troppo dolci come granita e pasta di mandorle. Datemi invece il pistacchio in qualsiasi forma e sarò felice. Vi ho avvisati… I cultori della materia sappiano invece che vi sono cannolerie ovunque in via Vittorio Emanuele, andateci e divertitevi!
Ho già scritto che piove quasi sempre, nel nostro soggiorno palermitano di inizio dicembre? Ogni volta che un raggio di sole fa capolino da dietro le nuvole fotografiamo Palermo con la luce, per il resto collezioniamo chiaroscuri e varie tonalità di grigio, peccato, vedete la differenza delle immagini in diverse condizioni.

 

 

Della Cattedrale posso dire che ha un respiro immenso nel piazzale di accesso principale, dove appare in tutto il suo splendore. Assunse le forme attuali nel XIV secolo dopo essere stata una basilica e una moschea, mentre l’interno è del XVII secolo e la parte absidale, del XII, è la più antica. L’interno neoclassico è imponente con le sue tre navate e noi lo vediamo nella tranquillità di metà mattina, mentre due attori silenziosi la percorrono al centro davanti alle telecamere. Il Palazzo dei Normanni presenta uno stile architettonico assai ricco per la sua epoca, era una reggia e come tale è arrivato a noi, visitiamo il primo e secondo piano, un museo con stanze ricche di cimeli e arredi antichi, oggi sede dell’assemblea regionale siciliana. Eppure il vero inestimabile gioiello del palazzo è uno spazio relativamente piccolo, la Cappella Palatina che non si può spiegare perché è di una bellezza unica e travolgente, una sintesi mirabile di architettura e arti figurative dove si alternano archi e colonne, elementi orizzontali e verticali, marmi, mosaici, intarsi. Come se i migliori artisti del XII secolo si fossero trovati qui e avessero fatto a gara per mettere insieme il romanico e il bizantino, immagini del Vecchio e del Nuovo Testamento accanto ad elementi arabi, dorature e colori sgargianti. La prima visita da effettuare a Palermo!! Tra una sosta e l’altra sbirciate nelle piazze che si aprono sul vostro cammino, le due più scenografiche sono Piazza Vittoria con il suo grande giardino di palme e Piazza Pretoria con la fontana omonima e le statue, la cui corporeità è stata oggetto di scandalo in passato.

 

 

In città le chiese sono tantissime e spaziano dall’epoca arabo normanna come la Martorana e San Cataldo, al Barocco e oltre come San Domenico e San Giuseppe dei Teatini. Fermatevi ad ammirarle, non vi deluderanno né fuori né dentro anche se io preferisco sempre gli esterni che meglio mantengono lo stile originario. La mia chiesa preferita è San Giovanni degli Eremiti di forma squadrata, le cui cupole rosse tradiscono l’impianto arabo. Il percorso di visita è arricchito con i ritrovamenti archeologici esposti, e il pezzo forte è all’aperto: il mirabile piccolo chiostro con colonne binate e l’adiacente giardino dell’impianto benedettino iniziale.
Oltre il palazzo dei Normanni c’è un altro bel giardino in Piazza Indipendenza che vi porta in via Calatafimi, verso quartieri esterni meno nobili ma altrettanto affascinanti per la loro vitalità e ricchezza di storia. Ci vuole un’altra mezza giornata per visitare i siti fatta di misteri, amore e morte. In uno di questi luoghi si provano brividi di paura per tutto il tempo di visita. Nessuna sorpresa se non si possono fare foto, correreste il rischio di essere poi inseguiti dai fantasmi nei peggiori incubi notturni! Di cosa sto parlando? Delle catacombe dei Cappuccini, che accolgono 8000 corpi scheletrici e mummificati di Palermitani di ogni età e ceto sociale, “raccolti” e classificati con dovizia di dettagli tra il Cinquecento e l’Ottocento. Tale luogo è assai macabro ma da vedere, io avevo pochi turisti accanto a me nella visita e in alcuni momenti percorrevo da sola corridoi dove la corrente d’aria muoveva i cartellini e le vesti dei morti, giuro che ho avuto momenti di brividi e terrore. Tutt’altra suggestione vi darà la semplice e misteriosa sagoma della Cuba, con tanti lavori ancora da fare per recuperare il bel giardino che circonda l’edificio cubico, esempio di architettura fatimida utilizzato dopo la fondazione come lazzaretto e caserma. Il terzo “tesoro” di questa parte di Palermo è la Zisa, la splendida come dice la parola araba “aziz”, un gioiello di architettura fatimida che risplende davvero nella luce ed è tenuto così bene da avermi provocato il secondo déjà-vu. Per un attimo infatti mi sono ritrovata al Taj Mahal di Agra in India, una delle sette meraviglie del mondo con cui la Zisa condivide le fattezze del giardino d’accesso e soprattutto la magia.

 

 

La sagoma rettangolare esterna cela un interno tutto a pizzi e merletti, chiaroscuri, colonne istoriate e mosaici. Era la residenza stagionale dei re normanni, una seconda casa insomma… A me è sembrata invece un inno all’amore e alla bellezza di questa città, Palermo, tutta da scoprire.
Più di così non potevo certo vedere nei miei tre giorni di visita e sono contenta di avere lasciato da parte tanto altro, con il sincero auspicio di tornarci nel 2018 e continuare la mia scoperta, magari assieme ai palermitani squisiti che mi hanno fatto compagnia. Grazie e a presto!

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