Raccontare le migrazioni degli italiani mi piace un sacco, dopo Calabria e Sicilia è il turno del Molise ma questa storia di emigrazione è speciale e diversa dalle altre. Non so se ne troverò una simile.

Sono emigrati tutti quelli con cui ho parlato, dalla sera alla mattina. Francesca e Giovanni sono tornati, idem Corrado, titolari di bar e alimentari vicino alla piazza di Bonefro. Ma degli anni all’estero non hanno molta voglia di parlare, nemmeno quando mi piazzo al bancone del loro bar e prendo un calice di vino rosso, dicono solo questo. Era molto meglio in Svizzera, funzionava tutto, c’era tanto lavoro che eravamo impegnati dal mattino alla sera e volendo pure la notte. Non come qui in Italia dove non funziona nulla, ha visto come ci hanno ridotto. Non so se queste parole escono dalla bocca di Francesca perché siamo in campagna elettorale ma lo dicono in molti. Non so a cosa si riferisca, certo non è contenta del suo paese dove hanno dovuto tornare a un certo punto, in treno o in auto non so. La Svizzera non è poi così lontana dall’Italia, è più vicina della Germania, della Francia e del Belgio dove tanti italiani sono andati a lavorare nel secondo dopoguerra. Lavori umilissimi e mal pagati, puro sfruttamento come accade oggi agli stranieri che vengono a cercare lavoro qui da noi. E mi fermo qui. Il loro bar (dove faccio aperitivo la sera e colazione la mattina) è sempre affollato da gente di ogni età che non solo consuma, ma conversa e partecipa alla vita della comunità locale. Una bella comunità non c’è che dire, stretta attorno al suo centro che va avanti nonostante avversità antiche legate alle dure condizioni di vita, e avversità nuove come il terremoto. Il terremoto, questa parola risuona misteriosa nella mia mente…

Non per niente il flusso migratorio è un tubo ancora aperto, da cui escono persone di ogni età svuotando le case e l’anima di Bonefro, un paese stupendo che ha molto da offrire al visitatore. Un castello e due chiese, diverse fontane e decine di palazzi antichi con nobili facciate e ricchi portali. Ma anche casette con finestre e balconi dai colori pastello, semplici come si conviene in questi paesi del sud dove il tempo sembra essersi fermato. Mi fermo per fare foto nel tardo pomeriggio e non temo i saliscendi, nonostante abbia camminato per sedici chilometri per arrivare qui. Affacciata dai balconi delle case, come il BB La Locanda del Buongustaio dove alloggio, vedo boschi e vallate che al tramonto sono accesi di mille colori, è finalmente tornato il sole dopo due giorni di cammino in condizioni meteo invernali, abbastanza impegnative. Ma ce l’ho fatta, sono a metà percorso! Peccato che ci siano tanti cartelli alle porte VENDESI – AFFITTASI – CEDESI. In questi paesi è la norma, ci vorrebbe un bel capofila a costruire un albergo diffuso per tenere accese le luci e aperte le porte, non solo in agosto quando i migranti vicini tornano a casa per un mese, e i migranti lontani vengono a vedere i luoghi d’origine della loro famiglia. E poi c’è il convento medievale, la destinazione finale della mia passeggiata bonefrana, di cui parlerò tra poco, forse qualcosa si sta muovendo proprio da qui, per promuovere il territorio in chiave di condivisione e partecipazione.

Oggi Bonefro ha poche centinaia di abitanti, gli altri se ne sono andati e se ne vanno da quasi duecento anni. L’esodo è iniziato nell’Ottocento con i viaggi in nave verso l’America del sud (Argentina e Brasile) e del nord (Usa e Canada), è continuato a varie riprese per tutto il Novecento. Anche in Europa verso nazioni più ricche e moderne dell’Italia, in cui i nostri connazionali hanno contribuito fattivamente allo sviluppo delle infrastrutture e dell’economia. Alcuni sono tornati altri no, sono quasi sempre persone silenziose e schive ma tutti hanno un grande cuore. Uno di loro però ha una storia diversa che ha incrociato più volte le due sponde dell’Atlantico, è diventato una star del reportage di guerra e poi del costume. A novantasei anni è un punto di riferimento della fotografia, ha lo studio a New York ma la sua casa è qui a Bonefro. E non lo conoscevo fino alla mia discesa in Molise. Si chiama Tony Vaccaro, nasce negli USA nel 1922 da oriundi molisani e, per una brutta storia che riguarda persino Al Capone, torna qui da piccolo con la famiglia. Pensate, un migrante di ritorno all’inizio del Novecento quando l’Italia stava per sprofondare nell’orrore del fascismo. I suoi genitori muoiono improvvisamente e lui, che non vuole aderire al fascismo né combattere in guerra, torna negli USA ma per poco, nel 1943 riparte per l’Europa al seguito dell’esercito americano. Partecipa allo sbarco in Normandia e prosegue in Europa centrale sino alla Germania, dove tutto è iniziato e tutto finisce nel 1945. Vaccaro documenta la guerra nei suoi aspetti tremendi di morte, dolore e distruzione, ma anche negli aspetti umani. I sorrisi delle persone, l’unione e solidarietà umana, la gioia di quando le armi sono deposte ed è tutto da rifare. Ricostruire, rinascere. La seconda metà del Novecento lo vede più impegnato a mostrare la bellezza nei volti della gente, si occupa di moda, lifestyle, il suo mondo ora è un altro. Decine di mostre documentano la sua immensa opera in Europa e America, attorno a lui ci sono una bella moglie svedese, modelle attori politici e tanti artisti. Potete vederli nella mostra permanente che alla fine del 2016 è arrivata a Bonefro e ci resterà per sempre.

Salendo sulla parte alta del centro storico trovate il convento con un interessante museo etnografico, assolutamente da visitare, che raccoglie cimeli e testimonianze di storia locale. Alcuni sono vecchi di duemila anni e altri più recenti, come le attrezzature afferenti alle pratiche agropastorali e la ricostruzione, stanza per stanza, di una vecchia casa rurale. Al piano di sopra, dove si hanno le migliori visuali sul paese e i dintorni, il comune sta effettuando dei restauri con un allestimento che mi ricorda tanto un rifugio del pellegrino. Perché no? Sarebbe una splendida idea per chi arriva fin qui a piedi come me, oltre alle necessarie strutture di accoglienza per mangiare e dormire: un letto in camerata e un bagno per farsi una doccia calda. Pare che sia quasi pronto per l’apertura, bravi!

Qui accanto c’è palazzo Miozzi che ospita Shots of life, la retrospettiva su Tony Vaccaro composta da novanta fotografie divise in tre sezioni, con il famoso ritratto di Sophia Loren sulla locandina. E con una carrellata di personaggi famosi da far rabbrividire, vi dico solo alcuni nomi poi voi indovinate i cognomi, è facile. John FK. Leonard (questi sono due, B e C). Anna M, Marcello M, Ursula A colleghi di Sophia. Peggy G (pure questa è facile) con gli amici artisti Alberto B. Giorgio DC. Jackson P. Pablo P e da nordest Afro B e Tina M. Anzi voglio aiutarvi, di Tina Modotti si sta costruendo un archivio proprio qui, e presto avrà una sistemazione migliore, ma è già tanto che il materiale sia stato messo a posto. Due anni fa le è stata dedicata una mostra a Udine a Casa Cavazzini e gli amici di Bonefro sono saliti a visitarla, quando l’ho vista io non sapevo che lei ci fosse, anche nel profondo sud.

Desidero ringraziare Carmen Lalli assessore alla cultura del comune di Bonefro che mi ha guidato nelle stanze e nelle storie della mostra e del convento, spero di ricambiare presto! La mia fugace visita ha lasciato tanti interrogativi aperti e la curiosità di approfondire la conoscenza del territorio che mi accoglierà ancora a braccia aperte, lo so… E il terremoto? Il terremoto ricorre come un mantra in tante conversazioni, mi chiedo se gli amici molisani parlino di quello in Irpinia del 1980 (potrebbe essere, non siamo tanto distanti), Abruzzo 2009, centro Italia 2016, ho l’imbarazzo della scelta. E invece i molisani parlano del terremoto del 2002 che con un flashback mi ritorna in mente così…

Lunedì 31 ottobre 2002 sono a Seattle, lavoro nell’ufficio di un’azienda con cui ho rapporti in Italia e rientrando in hotel nel pomeriggio, come sempre accendo la televisione sulla CNN. Ho un immediato sussulto, ci sono le breaking news e arrivano dall’Italia, anzi ho un doppio sussulto. “Earthquake in San Giuliano” recitano i titoli che fanno un esplicito richiamo alle numerose comunità italiane risiedenti negli USA. In Italia è appena iniziata la mia vita milanese che durerà un decennio, a questa nuova vita è abbinato questo viaggio oltreoceano lavoro più vacanza. Dopo Seattle per lavoro, andrò una settimana a Miami in Florida, in vacanza con MM, compagno di viaggio e amico dell’epoca. Ho preso casa a San Giuliano Milanese, per un attimo penso sia caduto tutto poi sento che il terremoto è al sud e il mio sollievo personale si trasforma in uno sgomento generale. Mi vesto per uscire e unirmi agli americani nei festeggiamenti di Halloween, ma non basta vederli imbacuccati e mascherati a chiedere “trick or treat”, per distrarmi dal pensiero che ventotto persone sono morte nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia. Una ferita insanabile e un dramma evitabile. Che si spera non debba accadere mai più.

Per saperne di più:

http://tonyvaccaro.studio/

http://tonyvaccarofilm.com/

https://www.sonodibonefro.it/

http://www.nadir.it/recensioni/VACCARO/Tony-Vaccaro.htm

http://www.repubblica.it/r2-fotorep/2017/06/05/news/tony_vaccaro_il_fotografo_che_immortalo_il_d-day-167286358/

http://www.corriere.it/foto-gallery/la-lettura/maschere/16_ottobre_28/tony-vaccaro-fotografo-war-peace-beauty-6a9ac6d6-9cf1-11e6-baae-ba981bf8dcd8.shtml

http://www.panoramitalia.com/it/arts-culture/fine-arts/le-foto-di-tony-vaccaro-l-arte-istante/2956/

https://www.ilpost.it/2017/10/31/terremoto-molise-2002/

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