Quando devo raccontare un’esperienza profonda che mi ha toccato nell’intimo fatico molto a iniziare, perché ci sono in gioco emozioni da elaborare oltre a immagini e sensazioni, non è per niente facile. Ma il mio piccolo blog è nato anche per questo, che di diari di viaggio sono piene le librerie e pure il web. Diamo spazio alle emozioni quindi, che camminare in fondo è cercare spazio, uno spazio fuori di sé e un momento di unione tra corpo e spirito, tra terra e cielo. Iniziare l’anno in cammino in un luogo selvaggio e autentico come il Molise è stato il modo migliore per acquisire pace interiore e consapevolezza delle forze e dei limiti, non solo fisici, che la vita in città e le rincorse quotidiane difficilmente permettono di mettere a fuoco. Ne sono consapevole e ne farò tesoro. Troverete quattro post come diari quotidiani del cammino sulle vie della lana, siccome in un trekking i dati tecnici servono, per ogni giornata ho COPIATO tal quale la scheda tratta dal sito Molisetrekking ok? Seguita dal mio racconto di viaggio. A volte sono pigra abbiate pazienza. Buona lettura e mettetevi in cammino che fa tanto bene!

PRIMO GIORNO Dalla Taverna del Cortile (Ripalimosani) alla Villa di Centocelle (Sant’Elia Pianisi)

Trasferimento in auto dal centro di Campobasso in località Taverna del Cortile. Dalla Taverna del Cortile si segue ciò che resta del Braccio tratturale Cortile-Centocelle, per immergersi nel silenzio della campagna molisana. Si costeggia il paesino medievale di Matrice, si visita la Chiesa romanica di Santa Maria della Strada e si sale al valico di Campolieto. Si cammina ancora in direzione del colle di Femmina Morta (898 metri s.l.m.), per scendere, successivamente, verso la bellissima ed elegantissima Villa di Centocelle. Trasferimento in auto a Ripabottoni. Pranzo al sacco. Cena in trattoria. Pernotto in B&B.

Caratteristiche tecniche della tappa

Durata: 4/5 ore.

Lunghezza della tappa: 21.3 km.

Dislivello totale in salita: +523 metri.

Dislivello totale in discesa: -484 metri.

Livello di difficoltà: media.

Partiamo dalla Taverna del Cortile, antica stazione di posta per i pastori e le loro greggi che, come altre strutture, sta tornando agli antichi splendori e fruibilità, una costante che vedo spesso con piacere in Molise. Spero di vederla a posto, pienamente funzionante, quando ci tornerò. Siamo io e la mia guida Antonio Meccanici, anima e mente di Molise Trekking, che mentre camminiamo mi racconta tutto ma proprio tutto della sua regione. Invece di prendere appunti immagazzino le informazioni nella mia testolina. Siamo sul braccio tratturale Cortile – Centocelle, abbiamo Campobasso dietro di noi. Vicino c’è la zona industriale e commerciale, lontano il Matese coi suoi 2.050 metri slm e le alte vette degli Appennini, all’incrocio tra Lazio Abruzzo e Molise, innevati e bianchissimi. Non ci passiamo in questi giorni proprio per evitare la neve che trasformerebbe il nostro cammino in una ciaspolata (Molise Trekking fra gli altri propone percorsi nel Parco Nazionale omonimo). Il tratturo fa la stessa cosa, incrocia strade e si interseca con le opere dell’uomo, anzi è l’uomo che spesso lo ha maltrattato costringendolo in margini più stretti di quelli naturali o primordiali. Qui andiamo ancora bene, meglio che nelle regioni limitrofe, grazie a un’attenta gestione demaniale, finché dura. Il tratturo è come un largo tappeto steso per chilometri in direzione nordovest – sudest, largo 111 metri per la precisione, che cambia colore ai bordi passando da grigio a marroncino e verde, in diverse tonalità, secondo la stagione. Antonio a volte mi chiede se lo riconosco e non indovino sempre, di solito sbaglio quando mi sembra troppo facile riconoscere l’ampia striscia sul nostro orizzonte. L’aria è fredda, il meteo prevede pioggia e neve, è importante procedere con costanza per arrivare a destinazione nel primo pomeriggio.

 

 

 

Gli scarponcini affondano nella terra soffice e umida, è più sicuro procedere sul bordo guardando dove si mettono i piedi. Margheritine, crochi e bucaneve fanno capolino nell’erba sfidando le temperature, avranno sentito caldo nei giorni scorsi ma è un attimo che faccia una gelata e allora addio, la natura e l’agricoltura ne soffriranno. L’ambiente è selvaggio, il silenzio totale e seppure capiti di incrociare strade asfaltate non c’è proprio traffico. Andiamo su e giù costeggiando Ripalimosani e Matrice, paesi a forte impronta medievale, e facciamo una deviazione per visitare una chiesetta romanica deliziosa che purtroppo troviamo chiusa (pare che custodisca tesori enormi all’interno). Santa Maria della Strada è usata oggi per matrimoni e cerimonie familiari, ma anche semplicemente per trascorrere una domenica nel bel parco che la circonda. Secondo la leggenda la chiesa fu costruita in una sola notte come pegno da Re Bove aiutato dal diavolo, ma queste storie d’amore finiscono in tragedia, si sa. Non solo Romeo e Giulietta, pure in Molise si sono svolte storie analoghe. Il bove è ritratto nella facciata in arenaria, che immagino all’epoca della sua costruzione avesse il classico protiro romanico e le fattezze longobarde, popolo tanto presente qui quanto nel nord Italia, un fatto che mi affascina e che lega fra loro regioni come il Sannio e l’Irpinia,fuori dagli attuali schemi amministrativi. Anticamente passavano di qua in tanti, animali e persone, inclusi i pellegrini che scendevano verso la Puglia su vie che stanno tornando di moda, come la Via Micaelica, da percorrere proprio in cammino.

 

 

Si respira aria di montagna, arriviamo al massimo a 900 metri slm per prevenire il rischio di neve, almeno per ora… Siamo in un ambiente tipicamente appenninico montano, nei prossimi giorni i panorami cambieranno totalmente. Case in pietra isolate, piccole aziende zootecniche punteggiano il profilo di colline e montagne. I cani che fanno la guardia abbaiano da lontano ma più che altro per salutarci e avvisare della loro presenza, non sono minacciosi e più tardi altri cani ci accoglieranno scodinzolando. Poiane sorvolano il cielo sopra di noi, accoppiate come si conviene a questi uccelli rapaci che, quando si trovano, trascorrono tutta la vita insieme. Saliamo al valico di Campolieto (nella variegata toponomastica locale molti paesi hanno il nome che inizia per Campo-) costeggiando una ferrovia dismessa poco tempo fa, di cui la struttura appare efficiente: rotaie, luci d’ordinanza, passaggi a livello. Vogliamo farla rinascere? Per uso quotidiano (immagino ci sia l’utenza) o per scopi turistici? Lo hanno fatto con la Transiberiana d’Italia nel vicino Abruzzo, di cui ho percorso un pezzetto su un vecchio treno alla fine del 2014, che di norma partirebbe proprio qui in Molise, a Isernia per essere precisi. Giusto? Antonio oggi mi fa un regalo fuori programma: un pranzetto tipico al Tratturo, bel nome e bel locale con la classica sala banchetti, pronta ad accogliere i commensali che arriveranno con la bella stagione. Ci sediamo in una piccola sala tutta arredata in legno e scaldata dal caminetto. Se voleva mettere alla prova la mia capacità in cammino finora tengo bene, facciamo quattro chilometri l’ora come previsto. Della mia capacità di assaggiare le specialità locali deve essersi già reso conto ma a pranzo facciamo i bravi: mangio “solo” il tagliere di antipasti, più una pasta e fagioli bella calda. E ci rimettiamo in cammino.

 

 

Ho detto che oggi è San Valentino? Non potevo festeggiare in modo migliore questa giornata comunemente votata al consumismo, più che al romanticismo. L’ultima fatica del giorno è la salita al colle di Femmina Morta, dove vedo le prime pale eoliche che significa una sola cosa: vento! Il vento ci accompagnerà soprattutto domani in diverse condizioni meteorologiche. Nomen omen questa femmina morta, salire mi è davvero faticoso ma è fattibile, come tutte le fatiche di questo splendido cammino. La larghezza del sentiero e l’assenza di precipizi o arrampicamenti o rocce da affrontare in modo diverso dal camminare, rendono necessaria solo l’attenzione e il rispetto per la montagna. Con questi si affronta tutto e io arrivo al termine del percorso, stanca ma contenta. I primi venti chilometri sulle vie della lana sono andati. Dove ci fermiamo? L’ultima discesa dal colle ci porta alla sontuosa Villa di Centocelle in comune di Sant’Elia a Pianisi, e alla settecentesca Cappella di Santa Maria delle Rose adiacente. Una fonte antica, decorata con lo stemma del casato proprietario del fondo, ci ricorda che questa era una stazione di posta. Ci apprestiamo a prendere il Regio Tratturo Celano – Foggia come testimonia un ormai raro cippo, una pietra miliare con la sigla RT e la numerazione riferita allo stesso. Ci accolgono il padrone in persona e i suoi due fedeli amici a quattro zampe. Miro è un pastore abruzzese bianco, maschio, di due anni e 53 chili, Lady è un cane da caccia, una femmina di taglia più piccola. Entrambi sono affettuosi, ci riconoscono come amici del padrone e ci riempiono di coccole. Domani la scena si ripeterà…

 

 

Carlo Pisani è il padrone di villa Centocelle e dell’ampio terreno circostante, fa l’imprenditore agricolo e si divide principalmente tra Napoli, dove vive la sua nobile famiglia, e le campagne molisane che coltiva a olive, cereali e legumi. L’agricoltura come impresa è un’idea che dovremmo tutti considerare per il futuro dell’Italia, anche in piccolo. Fatta nel rispetto dell’ambiente e nella consapevolezza che rimanga qualcosa di buono e bello, per chi verrà dopo di noi, può davvero fare la differenza verso lo sfruttamento a cui abbiamo costretto piante e animali fino a pochi anni fa. Carlo Pisani l’ha capito alla perfezione, lui possiede abbastanza terra da potersi permettere le rotazioni come una volta e le zone di rispetto, con adeguati sforzi produttivi. Ma chi ha terreni più piccoli non sempre ragiona a questo modo. Per un’ora abbondante ci racconta le vicende familiari, ci tiene così tanto che poi mi scrive la storia della villa che leggerete in un post dedicato, scritto tutto di suo pugno. Ci porta alla chiesetta che sovrasta la villa e al viale di platani secolari che della villa (in restauro dopo il famigerato terremoto dell’ottobre 2002) rappresenta una “uscita laterale”. Ospitale e generoso, come si conviene a un uomo di una volta, si sta preparando per accogliere in questa dimora antica gli ospiti di passaggio, come di passaggio è l’area di Villa Centocelle collocata all’incrocio tra due tratturi e un braccio tratturale. Noi lo salutiamo all’imbrunire, quando iniziano a scendere i primi fiocchi di neve, andiamo a Morrone del Sannio (invece che a Ripabottoni come previsto) dove passerò la notte al BB le Cinque Spighe. Ci sarebbe molto da visitare ma sono stanca, fa buio e freddo, vedremo domani cosa fare!

Per saperne di più:

http://www.morronedelsannio.com/

http://www.francovalente.it/2014/12/28/s-maria-della-strada-una-basilica-longobarda-in-agro-di-matrice/

http://www.lecinquespighebb.it/

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